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		<title>Festival di Sanremo</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 21:56:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grugef</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Io che domani comincia il festival di Sanremo l&#8217;ho scoperto stasera. Dal mio limbo senza televisione non sono tanto preparato su quel che succede sui vari palinsesti, e ultimamente ho anche smesso di leggere i giornali. Ho una specie di piano: sono convinto che lo strato di realtà che ci circonda sia molto sottile, e che spingendo con sufficiente insistenza si può riuscire a strapparlo e a passare di là. Cosa ci sia di là non lo so, ma credo che si stia meglio, così mi sto impegnando per staccare ogni legame con questo piano dell&#8217;esistenza e vedere se mi riesce il trucchetto. Anche fare le lavatrici è un legame con la realtà, perciò ho smesso.</p>
<p>Con queste premesse non dovrei neanche cagarmelo il festival, ma è una di quelle cose che mi riportano all&#8217;infanzia, e il mio istruttore di irrealtà dice che devo assecondare i ricordi, aiutano a sganciarsi. Un professore di irrealtà è quella figura che ti insegna a strappare lo strato di realtà e passare nel mondo al di là; il mio è Gonzo del Muppet Show, se volete saperlo.</p>
<p>Quand&#8217;ero bambino ricordo che a scuola le mie compagne di classe guardavano tutte il festival di Sanremo, e la mattina cinguettavano emozionate con i professori commentando l&#8217;esibizione di questo e quell&#8217;altro. Mi ricordo che la Lucia si era innamorata di Luis Miguel e per una settimana non aveva parlato d&#8217;altro.</p>
<p>Io ci avevo provato a guardarlo il festival, mia mamma lo seguiva abitualmente, mi sedevo lì e lo guardavo, ma di solito mi sbriciolavo le balle al secondo minuto della prima canzone e tornavo in camera mia a giocare coi soldatini, perdendomi anche la comicità irresistibile del corvo Rockfeller.</p>
<p>Questa idiosincrasia nei confronti del festival non mi è mai passata, e se qualche volta sono riuscito ad assistere a qualche pezzo di serata è sempre stato in maniera incidentale. Ricordo una sera, era la finale e si aspettava il verdetto, e io stavo sul soppalco del Quaalude a bere una piñacolada con alcuni amici. Sullo schermo alle spalle del palchetto un Pippo Baudo gigante scherzava con la valletta in attesa dell&#8217;agognato responso, ma non si sentiva cosa le stesse dicendo di così arguto, i Clash sparati dalle casse a un volume da denuncia coprivano qualunque cosa. Capimmo chi aveva vinto quando salì sul palco a ringraziare, in lacrime. Non ricordo chi fosse, ma sono abbastanza sicuro che era una donna e che piangeva.</p>
<p>Forse ho assistito ad altre edizioni del festival, forse sono uscito con ragazze che adoravano Sanremo e non mettevano il naso fuori casa durante tutte le ventisette serate, obbligandomi ad andare a casa loro e subire il supplizio in silenzio, sperando di trascorrere il dopofestival nella clandestinità delle loro lenzuola, ma ho rimosso qualunque ricordo, anche quelli piacevoli, forse non ce n&#8217;erano.</p>
<p>Mi ricordo di un Beppe Grillo che insultava un giornalista che aveva intervistato un bambino che era stato sequestrato dai rapitori, e mi ricordo che poi in televisione non c&#8217;era più andato, e neanche il bambino, ma il giornalista si, e può darsi anche i rapitori, la televisione lasciava molto a desiderare già allora.</p>
<p>Comunque niente, volevo dire che anche quest&#8217;anno come i precedenti mi terrò a buona distanza da quella fetta di realtà fatta di rime baciate in quattro quarti, cercando magari di limitare l&#8217;accesso alla rete, che su questi eventi mondani ci batte più della televisione. Se non doveste vedermi più vuol dire che ho finalmente trovato quel che stavo cercando. Voi provateci lo stesso a passare da casa, può darsi che il mio corpo sia rimasto su questo piano dell&#8217;esistenza, Gonzo non è molto chiaro a questo proposito, e in quel caso potrei aver bisogno che qualcuno mi pulisca la bavetta dall&#8217;angolo della bocca.</p>
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		<title>Anatre</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 16:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grugef</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Negli anni &#8217;80 la percentuale di giovani che abbandonavano gli studi era altissima, eppure Doppio Slalom riuscivamo a girarlo lo stesso”.</em></p>
<p align="RIGHT"><strong>Corrado Tedeschi</strong></p>
<p align="RIGHT">
<p align="LEFT">“Io la Valsecchi la voglio morta. Ce l&#8217;ha con me, capisci? Mi ha preso di mira! Sono sicuro che domani mi interroga, sicuro!”, esclamava Stefano mentre attraversava la stanza del suo amico con larghe falcate, agitando le braccia.</p>
<p align="LEFT">Simone non lo ascoltava, sfogliava la rivista Paninaro con occhi sognanti e sospirava.</p>
<p align="LEFT">“Oh, ma mi ascolti?”</p>
<p align="LEFT">“Secondo te se mi presentassi in classe con un piumino Moncler la Cerelli mi noterebbe?”, chiese Simone uscendo dalla trance ipnotica che il giornaletto gli procurava.</p>
<p align="LEFT">Stefano si fermò in mezzo alla stanza e lo fissò severamente.</p>
<p align="LEFT">“A parte che mi stavo lamentando di problemi di importanza vitale, che se domani prendo un brutto voto in storia mi va a puttane la pagella del primo quadrimestre e i miei non mi lasciano andare in settimana bianca, ma ti pare che la Cerelli si interessa a uno come te? Quella c&#8217;ha il grano, mi ha detto mia sorella che suo padre è un allevatore.”</p>
<p align="LEFT">“Suo padre è quello che somiglia a Kabir Bedi? Credo di averlo incontrato una volta qui fuori.”</p>
<p align="LEFT">“Ma va, stanno in una fattoria fuori città, vedessi che posto.”</p>
<p align="LEFT">“..”</p>
<p align="LEFT">“..”</p>
<p align="LEFT">“Ma se avessi un piumino Moncler mi noterebbe per forza.”</p>
<p align="LEFT">“Se potessi permetterti un piumino Moncler non vivresti in un condominio alla Ghisolfa.”</p>
<p align="LEFT">“..”</p>
<p align="LEFT">“..”</p>
<p align="LEFT">“Uno piccolo?”</p>
<p align="LEFT">Ad un tratto Simone venne attraversato da un&#8217;illuminazione, come un gatto che ti finisce fra i fari della macchina.</p>
<p align="LEFT">“Aspetta! Chi l&#8217;ha detto che il piumino dev&#8217;essere originale?”</p>
<p align="LEFT">“Simo, quelli tarocchi fanno schifo, e quelli che non fanno schifo costano tanto che alla fine ti conviene comprarti l&#8217;originale!”</p>
<p align="LEFT">“Non se te lo fai fare da Angelo Cutrona, il mago del ricamo!”</p>
<p align="LEFT">“Chi?”</p>
<p align="LEFT">“Cutrona, il sarto calabrese che sta al sesto piano. È bravo, dice mia mamma che saprebbe fare qualsiasi cosa. Lavorava per una sartoria famosa, sai? Sono sicuro che potrebbe farci un Moncler identico all&#8217;originale con due lire.”</p>
<p align="LEFT">Coi corpi invasi dall&#8217;adrenalina i due amici si precipitarono dal sarto e gli spiegarono il piano.</p>
<p align="LEFT">Cutrona era un omino dai capelli ricci legati in una coda di cavallo che gridava vendetta, i baffetti spavaldi e lo sguardo da playboy, che viveva da solo in mezzo a rotoli di stoffa buttati ovunque, manichini sdruciti e scampoli di ogni colore possibile a ricoprire il pavimento come macerie dopo un bombardamento. Sarebbe stato un ambiente perfino allegro con tutti quei colori, ma i cumuli di spazzatura che emergevano dal casino e quel giallo malato diffuso da una lampadina da 30 watt davano al quadro un aspetto deprimente, come prendere la Notte Stellata di Van Gogh e virarla seppia.</p>
<p align="LEFT">Non fece domande, non era certo la prima volta che falsificava un marchio, e per la stoffa non c&#8217;era problema, ma la difficoltà sarebbe stata reperire l&#8217;imbottitura.</p>
<p align="LEFT">“Il piumino d&#8217;oca è caro, mi ci vorranno un&#8217;ottantina di mila..”</p>
<p align="LEFT">“Ce ne occupiamo noi!”, lo interruppe Simone.</p>
<p align="LEFT">“Ah si?”, chiese Stefano.</p>
<p align="LEFT">Il sarto non fece una piega. “Questo abbasserà parecchio i costi”, disse.</p>
<p align="LEFT">Cinque minuti dopo i due ragazzi erano per strada, e con passo da bersagliere puntavano l&#8217;edicola in fondo alla via.</p>
<p align="LEFT">“Perché questa dell&#8217;inserzione su Secondamano mi sembra una cazzata?”, sbuffava Stefano.</p>
<p align="LEFT">“E&#8217; geniale invece!”, ribattè l&#8217;amico, “Ci facciamo regalare un&#8217;oca, la spenniamo e portiamo le piume a Cutrona, e in un paio di giorni abbiamo un Moncler originale a ventimila lire!”</p>
<p align="LEFT">“E credi che siano tante le persone a Milano che regalano oche?”</p>
<p align="LEFT">Simone si arrestò di colpo e puntò un indice carico di minacce sul petto dell&#8217;amico:</p>
<p align="LEFT">“Allora chiederemo di farci regalare un&#8217;anatra!”.</p>
<p align="LEFT">Stefano non insistette oltre.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><strong>2.</p>
<p></strong>La signora al telefono aveva una voce profonda da cantante, ma il difetto di pronuncia che le faceva dire le effe al posto delle esse le avrebbe precluso un&#8217;eventuale carriera artistica. E poi piagnucolava, ma quello doveva essere legato allo scopo della telefonata.</p>
<p align="LEFT">L&#8217;anatra gliel&#8217;avrebbe regalata, ma era una separazione dolorosa, e non l&#8217;avrebbe mai fatto se non ci fosse stata costretta: da qualche giorno una faina aveva preso di mira la sua fattoria e ogni mattina doveva sopportare lo strazio di trovare un cadavere mutilato nel pollaio. Era bastato un consulto breve coi suoi familiari per decidere che gli animali superstiti andavano portati via, compresa Anna, l&#8217;anatra preferita di sua figlia. Ma dovevano prometterle che l&#8217;avrebbero trattata con tutte le attenzioni, e che mai e poi mai l&#8217;avrebbero ficcata in una pentola.</p>
<p align="LEFT">I ragazzi promisero ridacchiando, e si organizzò il ritiro presso una stazione della metro dalle parti di Bovisa.</p>
<p align="LEFT">“Secondo me è una cicciona”, azzardò Stefano.</p>
<p align="LEFT">“Ricordati la promessa, niente pentola”, rise Simone.</p>
<p align="LEFT">“Allora spero che mia mamma abbia una padella abbastanza grande!”</p>
<p align="LEFT">Poche ore dopo nella camera da letto di Simone sembrava stessero girando un remake in economia de I Predatori Dell&#8217;Arca Perduta, con loro due nei panni dei nazisti e una scatola di cartone in quelli dell&#8217;Arca dell&#8217;Alleanza: Stefano sollevò il coperchio con la stessa sacralità di Paul Freeman, mentre Simone assisteva a poca distanza brandendo due coltelli da cucina così grossi che parevano appartenere a un altro film, un horror ambientato in un campeggio.</p>
<p align="LEFT">Ciò che accadde a quel punto rispecchiò fedelmente la sceneggiatura originale, l&#8217;anatra saltò fuori dalla scatola con la stessa furia degli spiriti nel film di Spielberg, e come quelli si mise a imperversare per tutta la stanza, spargendo piume ovunque; i due ragazzi cercarono invano di acchiapparla, l&#8217;anatra era veloce, scartava a destra e sinistra come un calciatore brasiliano, dribblava gli inseguitori e li beccava alle caviglie, si liberava da una presa come un cane dall&#8217;acqua sul pelo e li sbeffeggiava da sotto il letto, tornava pancia a terra sul tappeto e dichiarava la sua assoluta superiorità liberandoci proprio nel mezzo una cagata da pellicano.</p>
<p align="LEFT">Da pellicano con problemi intestinali, peraltro.</p>
<p align="LEFT">“Nooh! Il tappetoooh! Mia madre mi ucciderà!”, gemette Simone.</p>
<p align="LEFT">Stefano decise che l&#8217;inseguimento era durato anche troppo e col braccio a spazzaneve rovesciò sul pennuto tutta la collezione di oggetti che stavano sul comodino.</p>
<p align="LEFT">“Nooh! I soprammobili di cristalloooh! Mia madre mi ucciderà!”</p>
<p align="LEFT">“E quante volte hai intenzione di morire?”, lo canzonò Stefano, mentre estraeva libri da uno scaffale e li tirava contro l&#8217;anatra.</p>
<p align="LEFT">Quella non si faceva intimorire, l&#8217;aver assistito al crudele assassinio delle sue compagne di pollaio doveva averla resa dura e fredda come un iceberg, schivava i proiettili con facilità e intanto continuava a disseminare il suo percorso da un mobile all&#8217;altro di chiazze grigiastre.</p>
<p align="LEFT">Alla fine saltò sull&#8217;armadio.</p>
<p align="LEFT">“Dobbiamo tirarla giù prima che torni mia madre! Guarda che casino!”, gemette Simone osservando il campo di battaglia che fino a cinque minuti prima chiamava camera da letto.</p>
<p align="LEFT">“Spostati!”, gli intimò Stefano. Era invasato, catturare quell&#8217;anatra era diventata la sua missione, sembrava aver raccolto in quell&#8217;azione lo scopo di tutta un&#8217;esistenza; trascinò la scrivania dell&#8217;amico contro l&#8217;armadio senza curarsi di quel che cascava a terra. Per fortuna l&#8217;era dei personal computer era lontana, o l&#8217;entità dei danni avrebbe superato il prezzo di un intero guardaroba da paninaro.</p>
<p align="LEFT">Simone osservava l&#8217;assalto al suo armadio con l&#8217;attenzione di un catatonico. Ormai non si trattava più di dare una scopata al pavimento, per far tornare la stanza alle condizioni originarie sarebbe servita un&#8217;impresa di pulizie. E sua madre sarebbe tornata entro un paio d&#8217;ore.</p>
<p align="LEFT">Andò ad aprire la finestra con l&#8217;intenzione di buttarsi di sotto.</p>
<p align="LEFT">“Noo! Chiudii!”</p>
<p align="LEFT">L&#8217;anatra non aspettava altro che una via di fuga da quei due deficienti, si gettò nel vuoto senza esitare e atterrò nel giardino sottostante con la sicurezza di uno stuntman navigato.</p>
<p align="LEFT">I due ragazzi si guardarono un secondo, poi optarono per la via più lunga.</p>
<p align="LEFT">
<p align="LEFT"><strong>3.</strong></p>
<p align="LEFT">Si schiantarono fuori dal portone con la violenza di una slavina, ma si fermarono di colpo dopo due passi.</p>
<p align="LEFT">Quello che avevano davanti era sbagliato. Completamente sbagliato. Come vedere Gianfranco D&#8217;Angelo con un pugnale in mano e il costume da Tenerone imbrattato di sangue, quel livello di sbagliato lì.</p>
<p align="LEFT">C&#8217;era l&#8217;anatra, viva e incolume come l&#8217;avevano vista l&#8217;ultima volta da quattro piani più su, ma non stava scappando all&#8217;ineluttabile destino, non sembrava affatto la belva che era saltata fuori dalla scatola, se ne stava accoccolata in braccio all&#8217;uomo come se fosse l&#8217;unico suo amico in questa vita crudele e li guardava con aria di sfida. Forse era di quelle che subiscono il fascino della divisa, ma in quel momento il carabiniere del primo piano non la stava indossando. L&#8217;espressione sul suo volto era comunque minacciosa come al posto di blocco.</p>
<p align="LEFT"><span style="font-family:'Adobe Caslon Pro Bold', serif;">L&#8217;appuntato Loscalzo stava uscendo di casa per recarsi al consueto lavoro presso la caserma di Porta Sempione sita in via Tolentino, quando un animale di grossa taglia di colore marrone bianco e grigio identificato come oca o forse anitra lo colpiva sulla spalla sinistra in seguito a una chiara caduta da luogo da accertarsi, ma certamente situato entro uno degli appartamenti del palazzo affacciantisi sul cortile. L&#8217;appuntato Loscalzo prontamente catturava l&#8217;animale e procedeva a una più accurata identificazione quando dal portone del suddetto palazzo fuoriuscivano due ragazzi riconosciuti come Grisanti Simone del quarto piano e un suo amico con la faccia da delinquente ignoto agli inquirenti, visibilmente alterati. L&#8217;appuntato subito collegava la loro presenza e lo stato di agitazione in cui versavano con la caduta dell&#8217;animale, e provvedeva ad interrogarli.</span></p>
<p align="LEFT">“Grisanti, documenti!”</p>
<p align="LEFT">Tutta la foga scomparsa, Simone e Stefano stavano impalati di fronte all&#8217;appuntato come quei tizi che non sanno farsi fare le foto e non hanno idea di dove mettere le mani. Quando hai diciassette anni l&#8217;ordine costituito intimorisce quasi come le sfuriate di tuo padre.</p>
<p align="LEFT">“Non.. non ce l&#8217;ho i documenti.. cioè.. ce li ho, ma.. dovrei..”</p>
<p align="LEFT">“E&#8217; vostra quest&#8217;oca?”</p>
<p align="LEFT">“..ee.. ee..”</p>
<p align="LEFT">“Anatra!”, si intromise Stefano. “E&#8217; la nostra anatra, si. Ci è scappata dalla finestra, ma per fortuna l&#8217;ha trovata lei, maresciallo, grazie al cielo!”</p>
<p align="LEFT">“Appuntato. E lei chi sarebbe? Favorisca i documenti.”</p>
<p align="LEFT">“Stefano Della Rosa, per servirla. Purtroppo anche i miei documenti si trovano in casa di Grisanti, ma se mi dà due minuti vado su a prenderli!”</p>
<p align="LEFT">Simone assisteva allo show dell&#8217;amico e gli veniva da vomitare: quel cretino ostentava una sicurezza da teleimbonitore assolutamente fuori luogo, da un momento all&#8217;altro il carabiniere se ne sarebbe accorto e li avrebbe arrestati. Doveva fermarlo.</p>
<p align="LEFT"><span style="font-family:'Adobe Caslon Pro Bold', serif;">L&#8217;appuntato Loscalzo, provveduto all&#8217;identificazione dei due soggetti, passava all&#8217;accertamento delle cause che avevano condotto l&#8217;uccello anitra a scontrarsi con la sua spalla sinistra.</span></p>
<p align="LEFT">“eee”, disse Simone con la bocca impastata e la fronte che colava sudore come una bibita ghiacciata sotto il sole d&#8217;agosto.</p>
<p align="LEFT">“Si tratta di un esperimento scientifico-letterario che ci hanno affidato a scuola”, riprese Stefano con un sorrisone da ergastolo stampato in faccia, “Stiamo cercando di dimostrare che le anatre di Central Park quando il laghetto gela vengono a svernare al Parco Sempione”.</p>
<p align="LEFT"><span style="font-family:'Adobe Caslon Pro Bold', serif;">Loscalzo non faceva in tempo a formulare la domanda successiva, che un uomo veniva fuori dal portone imprecando in un forte accento del sud Italia. L&#8217;appuntato questa volta era in grado di riconoscere il soggetto come Angelo Cutrona, già iscritto nel registro degli indagati per casi di truffa, contraffazione ed evasione fiscale. Il Cutrona non dava segno di avere a sua volta riconosciuto il carabiniere e si rivolgeva direttamente al Della Rosa apostrofandolo con l&#8217;appellativo di “coglione testa di cazzo”.</span></p>
<p align="LEFT">“Appunto, il Giovane Holden”, lo indicò Stefano, sempre sorridendo.</p>
<p align="LEFT">“Ma non sapete riconoscere un&#8217;oca da un&#8217;anatra, brutti cazzoni? Ma checcazzo vi insegnano a scuola?”</p>
<p align="LEFT">Simone non cercò neanche di minimizzare, ormai si vedeva piegato a novanta nella doccia di un carcere di massima sicurezza, tanto valeva giocare a carte scoperte. “Credevamo che fosse la stessa cosa”, rispose.</p>
<p align="LEFT">“E non è la stessa cosa neanche per il cazzo! Se fosse la stessa cosa si userebbe il piumino d&#8217;anatra, no? E io cosa credete che ci sto a fare, la figura del cazzone? Io sono un professionista, cosa credete? Quant&#8217;è vero che mi chiamo..”</p>
<p align="LEFT">“Angelo Cutrona”, lo anticipò il carabiniere, sempre con l&#8217;anatra in mano.</p>
<p align="LEFT">Il sarto sembrava lusingato di quella dimostrazione di notorietà, e si rivolse al portatore d&#8217;anatra con un sorriso e la mano tesa. “E con chi ho il piacere di parlare?”</p>
<p align="LEFT">“Anna!”, esclamò qualcuno dall&#8217;ingresso del giardino. Si voltarono tutti, sarto, carabiniere e ragazzini, e tutti insieme esclamarono all&#8217;unisono “Minchia!”.</p>
<p align="LEFT">Perché non c&#8217;è estrazione sociale o divario culturale o generazionale che tenga, quando ti volti e davanti a casa tua c&#8217;è Sandokan non puoi che esclamare minchia!</p>
<p align="LEFT">“Anna!”, ripetè Sandokan precipitandosi verso l&#8217;appuntato. L&#8217;anatra si mise a sbattere le ali, il carabiniere la lasciò e tutti restarono ammutoliti quando la videro correre incontro al nuovo arrivato, saltargli sulle scarpe emettendo squittii di gioia, lasciarsi abbracciare. Sembrava un documentario, di quelli che trasmettevano al cinema prima dei cartoni di natale, che ti facevano deglutire spesso e ti lasciavano gli occhi lucidi.</p>
<p align="LEFT">“Lei conosce quell&#8217;anatra?”, chiese l&#8217;appuntato Loscalzo spezzando l&#8217;incantesimo.</p>
<p align="LEFT">“Certo, è l&#8217;anatra di mia figlia!”</p>
<p align="LEFT">“Lei è.. il signor Cerelli?”, balbettò Simone, pallidissimo.</p>
<p align="LEFT">“Ci conosciamo?”, rispose lui.</p>
<p align="LEFT">“Ma volevate farmi spiumare l&#8217;anatra di Sandokan?”, chiese Cutrona, completamente a sproposito.</p>
<p align="LEFT">“Insomma, documenti, tutti quanti!”, intimò l&#8217;appuntato Loscalzo.</p>
<p align="LEFT">Venne fuori che il signor Cerelli si trovava spesso in quella parte della città per questioni di lavoro, e aveva riconosciuto l&#8217;animale passando sul marciapiede; gli venne restituito dalle mani dell&#8217;appuntato con tante scuse per il disturbo. Angelo Cutrona non fu altrettanto fortunato, un&#8217;ispezione al suo appartamento portò alla formulazione di nuovi ed emozionanti capi d&#8217;accusa, fra cui detenzione di sostanze stupefacenti e ricettazione. Stefano e Simone abbandonarono la scuola quel giorno, andando a incrementare le statistiche sulla mancata scolarizzazione nella provincia di Milano.</p>
<p align="LEFT">L&#8217;anatra Anna tornò a casa, accolta dagli onori che si riservano ai reduci, e visse il resto della sua vita circondata dall&#8217;affetto della famiglia Cerelli; della faina non si seppe più nulla.</p>
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		<title>and through foggy London town the sun was shining everywhere (2)</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 14:14:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[The John Snow 39 Broadwick Street Uno dei pub più antichi della città, consigliato anche dalla Santa, ma noi ci andiamo solo per poterci bullare coi nostri amici lettori di George Martin. Jon Snow è infatti il nome di uno dei protagonisti (mi piace che lo spiego, come se avessi altri lettori oltre i soliti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lepablog.wordpress.com&amp;blog=21615587&amp;post=24367154&amp;subd=lepablog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://fancyapint.com/Pub/london/john-snow/216">The John Snow</a></strong></p>
<p><em><strong>39 Broadwick Street</strong></em></p>
<p>Uno dei pub più antichi della città, consigliato anche dalla Santa, ma noi ci andiamo solo per poterci bullare coi nostri amici lettori di George Martin. Jon Snow è infatti il nome di uno dei protagonisti (mi piace che lo spiego, come se avessi altri lettori oltre i soliti quattro, di cui tre sono gli amici di cui sopra), anche se non proprio la figura celebrata da questo pub. Il personaggio in questione, infatti, ha una sua <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jon_Snow">pagina</a> dedicata su wikipedia, e vi consiglio caldamente di andarvela a leggere, perché se aspettate che ve lo racconti io state freschi. Il pub sta nella media dei pub londinesi, pochi turisti, atmosfera tranquilla. Al ritorno in patria scopriamo che l&#8217;anno scorso il locale si è reso protagonista di un brutto <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/apr/21/john-snow-shuts-again-gay-kiss">episodio</a> di omofobia, cui sono seguite le proteste della vasta comunità gay cittadina, e la sua successiva colorita reazione.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="Tu non sai niente, Jon snow!" src="https://lh6.googleusercontent.com/-UtgCY6X_spg/Tw3wFUU3ZpI/AAAAAAAAIPE/SSw6X9F5CZA/s400/P1090265.JPG" alt="" width="400" height="300" /></p>
<p><strong><a href="http://www.nicholsonspubs.co.uk/thewhitehorsecarnabystreetlondon/">The White Horse<br />
</a></strong><em><strong>16 Newburgh Street<br />
</strong></em>Questo locale si trova a due passi dal John Snow, e a differenza del primo offre anche il classico menu da pub per chi vuole aver qualcosa di solido da vomitare dopo la sesta pinta.</p>
<p>Appartiene alla catena dei <a href="http://www.nicholsonspubs.co.uk/">Nicholson&#8217;s</a>, che si vanta di offrire buona cucina e ospitalità in locali che si distinguono uno dall&#8217;altro per la loro storia e cazziemazzi.</p>
<p>Marzia si butta sul fish &amp; chips, io preferisco evitare i fritti e mi prendo un roast shropshire chicken (mezzo pollo arrosto senza tante pretese) con le patatine e la salsa peri peri che sa di bruciato. E altre due birre, che ci fanno tornare in albergo belli allegrotti.</p>
<p>Da qui in avanti stabiliamo che gli spostamenti in autobus per i rientri in camera sono preferibili a quelli in metro, che ti lascia più distante di un bel po&#8217;.</p>
<p><strong><a href="http://www.nationalgallery.org.uk/">National Gallery</a></strong></p>
<p>C&#8217;è poco da dire, i musei londinesi sono fichi. Intanto non ti chiedono soldi per entrare, si limitano a suggerire un obolo di 4£ all&#8217;ingresso e uno di 1£ per la mappa, ma non sei obbligato, e neanche ti guardano male se fai finta di niente e tiri dritto. Poi non sono pieni di roba da doverti prendere due giorni per girarli o essere costretto a scelte dolorose, in un paio d&#8217;ore la National Gallery l&#8217;hai vista tutta, e hai pure di che lamentarti perché alcune sale erano chiuse. Dico, al Louvre avrei pagato per trovare chiusa un&#8217;intera ala del museo, che mi sentivo i piedi caprini da tanto avevo camminato, qui ho fatto anche la faccia seccata e sono andato dal guardiano a chiedere spiegazioni e lui non ha capito bene o più probabilmente io non mi sono spiegato, ma c&#8217;è una forte possibilità che fosse proprio rincoglionito di suo, perché mentre mi spiegava che la sala alle sue spalle era chiusa perché non c&#8217;era personale sufficiente per controllarle tutte, guarda te che brutta influenza che gira &#8216;sti giorni, una signora si è intrufolata fra le transenne e se n&#8217;è andata a spasso da sola fra le tele; immediatamente un altro guardiano è intervenuto a farla uscire, e quando ha ripreso il mio interlocutore con un tono cazzofai questo non l&#8217;ha minimamente cagato e ha continuato a ripetermi che poverini i suoi colleghi tutti a casa con la febbre.</p>
<p>Comunque le opere principali erano tutte visibili, e a me bastava il piccolo <a href="http://www.nationalgallery.org.uk/paintings/pierre-auguste-renoir-at-the-theatre-la-premiere-sortie">Renoir</a> vicino alla porta, davanti al quale ho meditato per i soliti dieci minuti con un sorriso scemo in faccia.</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="Esci dalla National Gallery e c'è la statua senza un braccio di Nelson che manco ti caga" src="https://lh3.googleusercontent.com/-vmnNH1tS490/Tw3wIhGn7jI/AAAAAAAAIPM/YaxYN3UQ50c/s400/P1090267.JPG" alt="" width="400" height="300" /></p>
<p><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Covent_Garden">Covent Garden<br />
</a></strong>Una delle piazze più visitate della città, anche se probabilmente non la più bella. Il quartiere circostante è quello che preferisco in assoluto, pieno di stradine e negozietti, dove la massa di turisti si spalma, rendendosi pressoché invisibile. Ci puoi trovare la boutique esclusiva dove la tua fidanzata si ferma in preda a convulsioni, ma anche il <a href="http://www.orcsnest.com/">negozio</a> di giochi da tavolo con le ricariche di Munchkin (Steve Jackson è un genio del male). La piazza in sé è carina, c&#8217;è questo grosso edificio centrale che ricorda una stazione ferroviaria, ci sono gli artisti di strada che si cantano sopra uno con l&#8217;altro, c&#8217;è il teatro dell&#8217;opera e il museo della metropolitana dove puoi comprarti le mutande con scritto sopra Mind The Gap. E c&#8217;è tanta tanta gente. Brrrr!!</p>
<p style="text-align:center;"><img class="aligncenter" title="Che palle a Covent Garden!" src="https://lh3.googleusercontent.com/-KvWWU1kCZ7Y/Tw3wSZGcVOI/AAAAAAAAIPc/yqeh8_UvazM/s400/P1090282.JPG" alt="" width="400" height="300" /></p>
<p style="text-align:center;">
<p><strong><a href="http://www.muffinskis.co.uk/">Muffinski&#8217;s<br />
</a></strong><em><strong>Covent Garden<br />
</strong></em><em><strong>5 King St<br />
</strong></em>Piccola pasticceria di Covent Garden, la commessa è carina, la connessione wi-fi gratuita, il muffin alla banana e cioccolato non sa di molto, forse gli altri sapori sono migliori. Chissà. Date le condizioni in cui ci troviamo al momento di servirci del locale (e del suo gabinetto, i cazzo di cessi di Covent Garden erano chiusi quel giorno) non andiamo tanto per il sottile. Però il locale è gradevole, poteva andarci molto peggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="http://www.geronimo-inns.co.uk/theadamandeve/">The Adam &amp; Eve<br />
</a></strong><em><strong>77a Wells Street,<br />
</strong></em><em><strong>Soho<br />
</strong></em>Questo pub si trova appena sopra Oxford Street, e appena giri l&#8217;angolo sembra di essere in un&#8217;altra zona della città, non c&#8217;è più casino, anche perché non ci sono più negozi. L&#8217;aspetto del locale è più moderno del solito, odora di nuovo, i colori sono chiari, non c&#8217;è la tappezzeria della Famiglia Addams che trovi praticamente ovunque e non ti aspetti di venire ricevuto da Lurch come succede nella maggioranza dei casi. Il menu, al contrario, è piuttosto classico, preparato bene, la cameriera ha la facciona simpatica ed è molto gentile.</p>
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			<media:title type="html">Che palle a Covent Garden!</media:title>
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		<title>letture</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 22:21:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho deciso poco fa, intanto che portavo il cane a pisciare, che era venuto il momento di scrivere qualcosa sui libri che sto leggendo in questo periodo. E&#8217; una bella iniziativa, se uno legge molto, e può dare dei suggerimenti utili a chi non sa dove indirizzare i suoi momenti d&#8217;ozio e magari finisce a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lepablog.wordpress.com&amp;blog=21615587&amp;post=24367137&amp;subd=lepablog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho deciso poco fa, intanto che portavo il cane a pisciare, che era venuto il momento di scrivere qualcosa sui libri che sto leggendo in questo periodo. E&#8217; una bella iniziativa, se uno legge molto, e può dare dei suggerimenti utili a chi non sa dove indirizzare i suoi momenti d&#8217;ozio e magari finisce a sedersi davanti al grande fratello di maria de filippi e in men che non si dica diventa un italiano medio che odia gli stranieri e vota lega, anche se per esempio oggi quindici di quelle merde hanno fatto ricorso contro il nuovo <a href="http://www.ilpost.it/2012/02/02/lista-deputati-ricorso-vitalizi/" target="_blank">sistema</a> pensionistico per i parlamentari. Quindici su ventisei, e ancora stanno a fare i cori romaladrona. Morissero di pruriti al cazzo.</p>
<p>Ma dicevo dei libri, che c&#8217;è un mio amico che tiene una <a href="https://buonipresagi.wordpress.com/category/libri/libri-del-mese/" target="_blank">rubrica</a> sul suo blog dove recensisce tutti i libri che legge, e sono parecchi, tanto che li ha raccolti in un <a href="http://buonipresagi.wordpress.com/2011/10/19/by-its-cover/" target="_blank">e-book</a> scaricabile gratuitamente, che ti dà un sacco di dritte, ma che però ci manca secondo me un indice alfabetico, che una guida così non puoi imparartela a memoria, te la tieni lì e ogni tanto la consulti come l&#8217;elenco del telefono, e se non sai più dove hai letto la critica di quel libro là che ti interessava devi scartabellare tutto ogni volta e così finisce che te lo impari a memoria e allora l&#8217;indice alfabetico non ti serve più. Volevo dirglielo di persona, ma non ci vediamo da un po&#8217; e faccio prima così, ma tanto lo so che mi risponderà che l&#8217;indice non serve perché l&#8217;e-reader ha la finestrella di ricerca tipo google, che in effetti non ci avevo pensato, mi è venuto in mente ora, ma magari poi non è neanche vero e me lo dice solo per minchionarmi.</p>
<p>Io una rubrica così non potrei tenerla, perché ogni volta che ho provato a gestire un impegno fisso ho resistito sei mesi e poi è finito tutto a puttane. Qualunque cosa, rubriche, racconti a puntate, la piscina.. Meno male che non sono nato donna o dopo le terze mestruazioni avrei trovato il modo di interrompere anche quelle.<br />
E con questo non voglio affatto pararmi il culo per aver lasciato la mia recensione di Londra ferma alla prima puntata, ma stasera c&#8217;ho da scrivere altro, e mi spiace per quei turisti fermi da settimane ai giardini di Kensington. L&#8217;avete visto il cazzo di cancello? E i giardinetti di Lady Diana? Beh, trovatevi un cesso e un baretto e aspettatemi, fra un po&#8217; arrivo.</p>
<p>Nonostante le mie letture siano drammaticamente inferiori alla media degli italiani che leggono, sebbene di molto superiori a quelle degli italiani di cui alla terza riga di questo post, ma è come picchiare uno che caga, ho pensato di scrivere due righe su quello che sto leggendo/ho letto/leggerò in questi giorni, perché sono cose che mi provocano sentimenti diversi, e quando la causa è un libro e non i risultati dell&#8217;esame istologico vale la pena soffermarcisi un momento.</p>
<p><a href="http://makkox.it/wp-content/uploads/2011/11/zc-minicop.jpg"><img class="alignleft" title="profezia" src="http://makkox.it/wp-content/uploads/2011/11/zc-minicop.jpg" alt="Zerocalcare" width="199" height="281" /></a>Il primo l&#8217;ho cominciato e terminato stasera, si chiama <strong><a href="http://www.comicus.it/recensioni/recensioni/item/50673-la-profezia-dellarmadillo" target="_blank">La Profezia Dell&#8217;Armadillo</a></strong>  e l&#8217;autore è <strong><a href="http://zerocalcare.it/" target="_blank">Zerocalcare</a></strong>.<br />
E&#8217; una raccolta di fumetti brevi che compongono un racconto che si snoda fra ora e il millenovecento-quando-eravamo-tutti-ragazzini, e parla di tutte quelle cose che oggi ci fanno sentire diversi, &#8220;nerd&#8221;, diciamo con una certa supponenza, come se fosse una bella cosa; ancora fingiamo di non ricordare che vent&#8217;anni fa, quando quel termine esisteva solo in qualche film americano, l&#8217;aggettivo che ci veniva appioppato più frequentemente era il suo esatto omologo italiano, &#8220;sfigato&#8221;.<br />
Ma sarebbe limitativo definirlo un fumetto per appassionati di cinema e fumetti e cartoni animati giapponesi, perché alla base c&#8217;è quell&#8217;altra cosa che accomunava tutti quanti e su cui sono stati scritti libri e canzoni, l&#8217;infatuazione impossibile segreta e non corrisposta verso una ragazza che poi però. Ed è raccontato con un&#8217;ironia devastante, e quando si vanno a toccare corde più amare viene fuori una profondità e uno spessore che per esempio nei telefilm de <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Whiz_Kids_(TV_series)" target="_blank">I Ragazzi Del Computer</a> Richie non aveva e Alice sotto sotto secondo me ci stava male. Dei disegni non ne parlo, che raccontata ci può perdere (cit.), vi rimando al suo blog così vi fate un&#8217;idea. E andateci, che ne vale la pena.</p>
<div></div>
<p>Il secondo libro lo sto leggendo sul cellulino, ed è la conseguenza di un altro libro che ho letto sul cellulino.</p>
<p><img class="alignright" style="border-color:initial;border-style:initial;" title="22/11/63" src="http://m2.paperblog.com/i/82/827484/recensione-221163-di-stephen-king-L-NM_4OV.jpeg" alt="" width="207" height="311" /></p>
<div>
<p>Del libro di King dirò solo, per chi non lo conosce, che è un incrocio fra <a href="http://www.imdb.com/title/tt0088763/" target="_blank">Ritorno Al Futuro</a>, <a href="http://www.imdb.com/title/tt0107048/" target="_blank">Ricomincio Da Capo</a> e <a href="http://www.imdb.com/title/tt0102138/" target="_blank">JFK</a>. E che è bello, lo ripeto, ma tanto.Quell&#8217;altro si chiamava <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/22/11/'63" target="_blank">22/11/63</a></strong> ed è l&#8217;ultima opera di <strong>Stephen King</strong>. E mi è piaciuto di brutto. Non che fosse il primo libro di King che leggevo, ma da un po&#8217; mi ero scoglionato dei suoi finali con gli psicomostri che sconfiggi solo accettando che fare la pipì  letto quando hai tre anni è normale e nell&#8217;armadio ci vive solo il maglione brutto che ti ha fatto la nonna e che ti punge il collo, e l&#8217;avevo mollato. Poi è uscito questo, ho letto un paio di recensioni positive, ho letto due righe di trama e ho pensato che i viaggi nel tempo hanno sempre il loro fascino, e ho deciso di provare. E me lo sono scaricato a babbo in inglese per leggerlo sul telefono. E poi anche la sua traduzione in italiano, per le parti che non capivo in originale. E poi si, signora SIAE, me lo sono anche comprato in cartaceo con tanto di ricevuta fiscale, ma è solo per averlo nella libreria. E comunque da quando si è presa le piattole dovrebbe abbassare un po&#8217; il tariffario, lasci che glielo dica sinceramente.</p>
<p>L&#8217;altro libro è citato da Stephen King in coda al romanzo e viene definito uno dei migliori romanzi sui viaggi nel tempo, e dato che l&#8217;argomento mi intriga sempre, anche e soprattutto dopo la lettura di questa roba qui sopra (ma ammetto che l&#8217;essermi svegliato l&#8217;anno prossimo cinque minuti fa mi ha influenzato non poco) ho pensato di procurarmelo. Si intitola <strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788871683867/finney-jack/indietro-nel-tempo.html" target="_blank">Indietro Nel Tempo</a></strong> e l&#8217;ha scritto <strong>Jack Finney</strong>, che in Italia non conosciamo soprattutto come l&#8217;autore de L&#8217;Invasione Degli Ultracorpi, che ricordiamo giusto io, i miei amici e Zerocalcare.</p>
<p>Non posso raccontarvi molto a riguardo perché l&#8217;ho appena cominciato e interrotto per divorarmi l&#8217;armadillo, e per adesso non è successo niente, ma comincia a New York sulla 54ma strada, e già per questo mi è simpatico. Però mi piace di più come scrive King.</p>
<p><img class="alignleft" title="Hanno tutti ragione" src="http://www.yesnews.it/wp-content/uploads/2010/09/Hanno-tutti-ragione.jpg" alt="" width="192" height="301" /> E passiamo all&#8217;ultimo, che non lo sto leggendo anche se ce l&#8217;ho lì sul comodino, ma me lo sto ascoltando in macchina.<br />
Si chiama<strong> Hanno Tutti Ragione</strong>, di quel regista stralunato che è <strong>Paolo Sorrentino</strong>, e in questo caso va citata anche la straordinaria voce narrante di <strong>Toni Servillo</strong>.<br />
Non lo so se letto con la voce della propria mente questo libro renderebbe così bene, ma da una settimana, nel tragitto casa-lavoro e ritorno, accendo l&#8217;autoradio e stacco il piede dall&#8217;acceleratore per godermi qualche minuto in più di quel presuntuoso cialtrone di Tony Pagoda. Il tono è a metà fra l&#8217;ironico e il drammatico, un momento ti costruisce la più raffinata delle metafore per spiegarti il vuoto che si porta dentro l&#8217;animo il protagonista e in quello successivo ti spara una cazzata talmente cafona e volgare da farti spruzzare sangue dal naso dal ridere. Gioca sugli accostamenti Sorrentino, e lo sa fare bene, la storia scorre piacevole, su toni di grigio interrotti qua e là dalle colorate descrizioni dei personaggi di contorno o dalle strisce bianche che Pagoda si tira di continuo.</p>
<p>Per la verità ce ne sarebbero altri di libri, la biografia di Butch Cassidy che ho interrotto per colpa dei viaggi nel tempo, quello che ho interrotto per colpa di Cassidy e via risalendo, ma non voglio rubare il mestiere a chi i libri li recensisce (e li legge) con maggiore disciplina, e poi ho davvero una guida di Londra da terminare.</p>
</div>
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		<title>sono successe delle cose in questi giorni</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 05:57:40 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono successe delle cose in questi giorni che era da un po&#8217; che non succedevano, e quando non sei abituato all&#8217;imprevisto rimani sempre un po&#8217; colpito, ma d&#8217;altronde se si chiama imprevisto è proprio perché non succede tutti i sabati, sennò si chiamerebbe abitudine e non ti smuoverebbe di un dito. E sarebbe pure una bella rottura di cazzo, visto che le cose che sono successe comprendono una nevicata massiccia, il mio quarantesimo compleanno e un terremoto.</p>
<p>E con questo non voglio affatto pararmi il culo per aver lasciato la mia recensione di Londra ferma alla prima puntata, e mi dispiace se adesso ci sono dei turisti che dormono nei giardini di Kensington perché sono partiti contando sui miei preziosi consigli e ora non sanno più dove andare. Che vadano a vedere i cazzo di cancelli, per cominciare, che hanno una storia alle spalle che vale la pena di essere raccontata, anche se non adesso, perché adesso è il momento di mugugnare per le cose che succedono quando non te le aspetti e anche quando le aspetti da quarant&#8217;anni e la volta che arrivano ti lasciano comunque così, come una nevicata, che è bella da vedere ma sotto sotto rompe il cazzo. Si, mi ha rotto un po&#8217; il cazzo avere compiuto quarant&#8217;anni, anche se in fin dei conti il mio trentasettesimo compleanno mi ha trovato identico, e immagino che anche per i prossimi due o tre non si registreranno cambiamenti rilevanti.</p>
<p>Però è un po&#8217; come quando hai diciotto anni e passi l&#8217;ultimo dell&#8217;anno a casa da solo perché i tuoi amici sono tutti a una festa in discoteca dove se entri hai paura che ti marchino a fuoco come le mucche e piuttosto che andare coi genitori te ne stai in casa a giocare col commodore 64: una di quelle date piene di aspettative imposte, alle quali non vuoi credere ma sotto sotto ci speri. Anche perché lo sai che il giorno dopo i tuoi amici ti diranno che in discoteca hanno conosciuto delle tizie che poi ci hanno pure limonato sui divanetti.</p>
<p>E&#8217; una data che ti lascia lì a dire cose tipo &#8220;e adesso?&#8221;, anche se lo sai che adesso niente, adesso come prima, e probabilmente è proprio quello, il fatto che adesso niente, tutto uguale, meh.</p>
<p>E intanto che sei lì che ci pensi viene il terremoto e tutti si agitano, e ti chiedono &#8220;l&#8217;hai sentito? l&#8217;hai sentito?&#8221; e tu neanche stavolta sei riuscito a sentire niente, ed è di nuovo come per i quarant&#8217;anni appena compiuti, una cosa che tutti vivono come l&#8217;evento dell&#8217;anno e tu invece meh. Perlomeno nessuno dei tuoi amici ti racconterà di nessun divanetto limonario, ma intanto che rifletti su quest&#8217;ultima fortuna si mette a nevicare, la tua fidanzata parte per Barcellona e il tuo cane si spezza un&#8217;unghia, che a vederlo deve fare un male della madonna, e infatti lo consoli, ma quel pignolo di Oscar Luigi Scalfaro ci tiene a dimostrarti che un&#8217;unghia rotta non è niente, e per farti vedere che ci sono cose peggiori nella vita muore.</p>
<p>La morte di una persona famosa è sempre una cosa che ti lascia turbato, tranne quando proprio non te ne frega un cazzo, e infatti mi metto a spalare la neve in giardino, ma è un lavoro che non ha senso, appena ho finito ce n&#8217;è di nuovo altrettanta, roba da farti perdere interesse nella vita e affogare i tuoi dispiaceri nell&#8217;alcool, ma in casa non ne ho, ci sarebbe del vino, ma è vino da pasto di quello buono, non si può sprecare per affogarci dei dispiaceri a stomaco vuoto, e se mangio mi passa la tristezza e allora cosa bevo a fare?</p>
<p>Meno male che oggi torno a lavorare, così potrò scazzarmi per qualcosa di concreto.</p>
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		<title>and through foggy London town the sun was shining everywhere (1)</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 21:17:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per evitare i tediosissimi resoconti di viaggio cui ho abituato i miei lettori (due o tre, gli altri seimila che erano soliti passare di qui sono scappati via urlando quando hanno capito di che si trattava) ho deciso questa volta di limitarmi a piccoli paragrafi slegati fra loro, come farebbe una guida turistica per persone [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lepablog.wordpress.com&amp;blog=21615587&amp;post=355&amp;subd=lepablog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;">Per evitare i tediosissimi resoconti di viaggio cui ho abituato i miei lettori (due o tre, gli altri seimila che erano soliti passare di qui sono scappati via urlando quando hanno capito di che si trattava) ho deciso questa volta di limitarmi a piccoli paragrafi slegati fra loro, come farebbe una guida turistica per persone che non hanno voglia di leggere.  Auguri.</p>
<p style="text-align:left;"><strong><br />
Low cost<br />
</strong>Viaggiare con i low cost è generalmente una merda: non puoi portare bagaglio da stiva se non paghi, non puoi sceglierti il posto se non paghi, parti e arrivi dalla periferia dell&#8217;aeroporto e per giungere a destinazione, una volta atterrato, devi prendere un altro aereo. RyanAir o EasyJet fa poca differenza, la prima ti lascia a Stansted, la seconda a Gatwick, per arrivare in centro ci metti quasi quanto il volo fin lì. Va bene, Londra dista solo un&#8217;ora e mezza, non è un gran sacrificio e il prezzo è decisamente inferiore a quello proposto dalle compagnie di linea, però una volta che ti abitui a viaggiare comodo è difficile tornare indietro. Inoltre quella del bagaglio a mano è una gran rottura di balle, devi infilare il trolley nella vaschetta per misurarne il volume: se ci passa puoi caricarlo, sennò va nella stiva.<br />
Se però al check-in ti trovi in fondo alla coda può essere che il tuo bagaglio a mano finisca nella stiva comunque, perché le cappelliere sono tutte occupate. Com&#8217;è possibile, se il volume a disposizione è uguale per ogni passeggero? Non lo so, forse qualcuno si porta dietro le valigie disidratate, che una volta riposte nel loro vano si gonfiano come le spugne e rubano il posto a quelle degli altri.</p>
<p style="text-align:left;">La menata più grossa è che se vuoi comprarti qualcosa nel luogo di destinazione devi sempre considerare lo spazio che occuperà al ritorno, oppure pagare il supplemento bagaglio, che sono comunque quei trenta euri.</p>
<p style="text-align:left;"><strong><br />
Ostello<br />
</strong><span style="text-align:left;">Se per viaggiare mi piace la comodità è un bel paradosso che sull&#8217;alloggio mi faccia così pochi problemi: lo </span><a style="text-align:left;" href="http://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g186338-d577548-Reviews-Smart_Hyde_Park_View_Hostel-London_England.html">Smart Hyde Park View</a><span style="text-align:left;"> ci offre una stanza minuscola all&#8217;ultimo piano con l&#8217;ascensore rotto. Non c&#8217;è il tavolino, ma se è per quello non c&#8217;è neanche l&#8217;armadio, e lo spazio intorno al letto è così esiguo che per alzarti devi scavalcare il bagaglio. Il bagno però è in camera ed è pulito, e se per arrivare al lavandino devi stare in piedi nella doccia è solo perché il piatto è molto largo.</span></p>
<p style="text-align:left;">Il personale è disponibile, la camera viene rimessa in ordine tutti i giorni, ma per farti cambiare le lenzuola probabilmente devi chiedere. La colazione è essenziale, tè, latte, cereali, marmellata, pan carrè, prosciutto e formaggio. Pagando ottieni anche qualcosa di più.<br />
La posizione è interessante, Leinster Terrace si trova a Paddington, fra le stazioni di Queensway e Lancaster Gate, una zona molto tranquilla incuneata fra i ristoranti cinesi e le botteghe indiane e i palazzoni eleganti appena dietro. C&#8217;è una fermata dell&#8217;autobus proprio in fondo alla via, e il ristorante greco che incontri appena la imbocchi manda un profumo di carne alla brace che ti fa venir voglia di cenare anche alle tre del pomeriggio.</p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;"><strong>Clima<br />
</strong>A Londra fa freddo e piove sempre, bisogna vestirsi pesante, giaccone e scarponcini, poncho impermeabile e cappellino, e speriamo che non nevichi.<br />
Poi arrivi e ci sono sedici gradi, non cadono mai più di due gocce e c&#8217;è gente che gira in sandali. Il due gennaio. Coi sandali. Vabbè, ma quelli sono malati, la maggior parte delle persone si copre, che quando si alza il vento e cala il sole la stagione si sente eccome. Però gli scarponcini erano di troppo, guarda. E anche il poncho, che a parte quei dieci minuti di pioggia vera quando siamo andati alla National Gallery non ce n&#8217;è mai stato bisogno.</p>
<div id="attachment_357" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://lepablog.files.wordpress.com/2012/01/392590_3020989322374_1191901907_3257492_1446838099_n.jpg"><img class="size-medium wp-image-357" title="The Serpentine" src="http://lepablog.files.wordpress.com/2012/01/392590_3020989322374_1191901907_3257492_1446838099_n.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Estate in gennaio a Hyde Park</p></div>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;"><strong>Portobello Road</strong><br />
“Quante stupende sorprese ci son, troverai cose oltre l&#8217;immaginazion alle bancarelle di Portobello Road”. Ve la ricordate? La cantava lo Spazzacamino in Pomi D&#8217;Ottone E Manici Di Scopa. Boh, forse non era lo Spazzacamino.. Forse non era neanche quel film lì e mi confondo con Mary Poppins. Vabbè, tanto la canzone è scaduta, a Portobello Road ci sono gli stessi negozi di ciarpame fabbricato in Thailandia che puoi trovare a Camden Town, a Barcellona, a Genova e ovunque ci sia un po&#8217; di movimento. Gli stessi prodotti si ripetono vetrina dopo vetrina, cambia solo la fantasia del negoziante nell&#8217;esporli, e forse un po&#8217; il prezzo; perfino i turisti sono fatti con lo stampino: coppie sulla cinquantina e ragazze molto truccate dall&#8217;accento romano.<br />
L&#8217;unica eccezione è un negozio di prodotti scozzesi dove mi sono fatto tentare da una coppoletta, ma non c&#8217;era la mia taglia.</p>
<div id="attachment_356" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://lepablog.files.wordpress.com/2012/01/407501_3020978202096_1191901907_3257479_618198192_n.jpg"><img class="size-medium wp-image-356" title="Portobello Road" src="http://lepablog.files.wordpress.com/2012/01/407501_3020978202096_1191901907_3257479_618198192_n.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Londra o Roma o Parigi o Barcellona o</p></div>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;"><strong>Saldi</strong><br />
A Londra il due gennaio di quest&#8217;anno sono cominciati i saldi. Ogni negozio, dal buco merdoso al grande magazzino, espone il suo bel cartello col numero a due cifre e il simbolo di percentuale. French Connection in Oxford Street ha tirato su una scritta cubitale tipo insegna di cinema che recita “I am the sale.”, quello di fronte ne ha messa una in risposta che dice “No, the sale it&#8217;s me, go fuck yourself!”.</p>
<p>Fra parentesi, French Connection in Gran Bretagna abbrevia il proprio nome in <a href="http://www.frenchconnection.com/">FCUK</a>, che sta ovviamente per French Connection United Kingdom, ma avrei preferito leggere French United Connection Kingdom, fa più ridere.</p>
<p>Sui marciapiedi dello struscio non cammini, e io vado in giro con un&#8217;ossessa che sbava davanti a ogni vetrina e guaisce per ogni cappotto colorato a metà prezzo.</p>
<p>Per me invece è un dramma, vado da <a href="http://hmv.com/hmvweb/home.do">HMV</a> e sono assalito da orde di cofanetti di dvd a meno di dieci sterline (il cofanetto definitivo di Father Ted te lo mollano a dodici, tipo), e non li posso comprare perché a casa non ho posto dove metterli. Da quando ci siamo sbarazzati della televisione, poi, diventa superfluo anche l&#8217;acquisto di videogiochi, perciò non ci passo neanche davanti allo scaffale che mi dice SuperMegaOffer, e corro fuori asciugandomi gli occhi.</p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;"><strong>Oxford Street<br />
</strong>La via dello struscio economico, dei grandi magazzini, dei vestiti a badilate, dei pachistani che regalano borse e telefonini, dei negozi di cianfrusaglie per turisti; la via dei turisti, dei ragazzetti di periferia, delle orde di londinesi con una mano bianca dipinta in faccia e i canini che sporgono dalla mandibola, di gente che entra ed esce e si incrocia con quella che va avanti e indietro, e se ti trovi in mezzo alla corrente non c&#8217;è neanche il bagnino a salvarti; la via dei bigmac, dei bigwhoopers, dei kingroyal, dei cibi di polistirolo e della puzza di fritto e detersivo. Non ci ho mai trovato niente di interessante in questa strada, mai niente di appena originale, le uniche cose che ti fanno capire di essere a Londra e non a Parigi, tipo, sono le bandiere inglesi esposte nelle vetrine di souvenirs.</p>
<p>Vorrei che ti aprissi, Oxford Street, e ti portassi via tutta questa marmaglia. Io la odio questa strada.</p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;"><strong>Eat.<br />
</strong>Londra è piena di ristoranti legati a qualche catena, e trovare da mangiare quando hai delle esigenze particolari non è per niente difficile. Capita così che ci si infili in un locale che si chiama Eat., nel senso di Eat-punto, e ci si abbuffi di cibi appartenenti a quella categoria salutista che va un casino negli ultimi tempi. I prezzi sono contenuti, sulle confezioni sono ben visibili gli ingredienti e l&#8217;avviso se sono compatibili con la dieta vegana, o celiaca o di quelli che hanno solo i cazzi loro ma ci tengono a ribadirli ovunque.</p>
<p>Uno zuppone low fat con dentro pollo, germogli di soia, spaghetti e del peperoncino incredibilmente piccante garantisce un&#8217;ottima parentesi nella città del fish&amp;chips, e permette al tuo fegato di rimandare un pochino la disintegrazione.</p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;"><strong>Notting Hill<br />
</strong>Mi ricordo che c&#8217;era questa strada in salita piena di negozietti e bancarelle di frutta e verdura, che sembrava di essere sul set del film con Hugh Grant, che fra parentesi è stato girato quasi tutto negli studios compresa buona parte degli esterni, però non l&#8217;ho trovata. In compenso ho trovato un negozio di ciarpame thailandese Notting Hill con l&#8217;insegna che riprendeva la locandina del film, e una ragazza molto truccata dall&#8217;accento romano che la fotografava.</p>
<p>Però nei pressi di Notting Hill Gate c&#8217;è un bel <a href="http://www.allinlondon.co.uk/directory/1277/3317.php">negozietto</a> di libri e fumetti usati, dove si ascolta del buon swing e la proprietaria sembra competente: ha uno scomparto apposta per Alan Moore e uno per Garth Ennis, e nel reparto “decidi tu se vale la pena o è una cazzata” c&#8217;è una vecchia ristampa di Tex.</p>
<p>Per poche sterle mi porto via <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hitman_(fumetto)">Hitman</a> di Ennis, che mollo a metà, il primo volumone di una serie in bianco e nero che alcuni anni fa ha vinto un Eisner Award e si chiama <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Queen_&amp;_Country">Queen &amp; Country</a> (questo lo divoro proprio) e un libretto per un amico che potrebbe trovarci qualche spunto interessante.</p>
<p style="text-align:left;">
<p style="text-align:left;"><strong>Kensington Gardens<br />
</strong>Ve lo dico subito, Peter Pan lo trovate sulla sponda del Serpentine, il lago che divide i Giardini di Kensington dal più selvatico Hyde Park; sta poco più giù dell&#8217;Italian Fountain, e francamente potrebbe tornarsene all&#8217;Isolachenonc&#8217;è, è molto più bella la statua di Alice a Central Park.</p>
<p>Un&#8217;altra delusione di questo posto è rappresentata dal cartello riguardante la fauna del laghetto, che ti elenca fra le specie presenti la bellissima anatra mandarina, e invece puoi passarci la giornata a cercarla, e quella stronza non si fa vedere. Secondo me l&#8217;ultima è finita nella pentola di uno dei tanti ristoranti cinesi della zona.</p>
<p>L&#8217;ultima grande delusione è rappresentata dal Princess Diana Memorial Playground, un grande parco giochi pieno di meraviglie, fra cui voglio ricordare il tepee degli indiani e il galeone dei pirati, accessibile ad un prezzo ragionevole, ma ahimè, solo ai bambini e agli adulti che li accompagnano. Il fastidio di non avere mai un figlio quando serve!</p>
<p>Per il resto il parco è più curato del suo vicino di fronte, il laghetto rotondo è sempre al sole (oddio, per quanto si possa essere sempre al sole in Inghilterra) ed è un piacere sedersi a guardare gli uccelli, e laggiù in fondo c&#8217;è il Kensington Palace, che è più bello dei bagni pubblici di Hyde Park.</p>
<div id="attachment_358" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><a href="http://lepablog.files.wordpress.com/2012/01/383188_3020988282348_1191901907_3257490_1197983314_n.jpg"><img class="size-medium wp-image-358" title="Peter Pan e Wendy" src="http://lepablog.files.wordpress.com/2012/01/383188_3020988282348_1191901907_3257490_1197983314_n.jpg?w=300&#038;h=200" alt="" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Peter Pan e Wendy ricordano i vecchi tempi ai Giardini di Kensington</p></div>
<p style="text-align:right;">
<p style="text-align:right;">(continua)</p>
<p style="text-align:right;">
<p style="text-align:right;">Foto del Subcomandante Marzia.</p>
<p style="text-align:right;">Tutti i diritti riservati.<br />
Guarda che non scherzo.<br />
Sono tutti cazzi tuoi.<br />
No, davvero.<br />
Tu non hai idea.</p>
<br />Filed under: <a href='http://lepablog.wordpress.com/category/viaggiatori-doccidente/london/'>london</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/category/pablife/'>pablife</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/category/viaggiatori-doccidente/'>viaggiatori d'occidente</a> Tagged: <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/book-comics-exchange/'>Book &amp; Comics Exchange</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/eat/'>Eat.</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/french-connection/'>French Connection</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/garth-ennis/'>Garth Ennis</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/hmv/'>HMV</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/kensington-gardens/'>Kensington Gardens</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/lancaster-gate/'>Lancaster Gate</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/leinster-terrace/'>Leinster Terrace</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/london-2/'>London</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/low-cost/'>low cost</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/notting-hill/'>Notting Hill</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/oxford-street/'>Oxford Street</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/paddington/'>Paddington</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/peter-pan/'>Peter Pan</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/portobello-road/'>Portobello Road</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/queen-country/'>Queen &amp; Country</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/queensway/'>Queensway</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/smart-hyde-park-view/'>Smart Hyde Park View</a>, <a href='http://lepablog.wordpress.com/tag/subcomandante-marzia/'>subcomandante marzia</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/lepablog.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/lepablog.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/lepablog.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/lepablog.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/lepablog.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/lepablog.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/lepablog.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/lepablog.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/lepablog.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/lepablog.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/lepablog.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/lepablog.wordpress.com/355/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/lepablog.wordpress.com/355/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/lepablog.wordpress.com/355/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lepablog.wordpress.com&amp;blog=21615587&amp;post=355&amp;subd=lepablog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 15:35:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel mio post precedente mi sono permesso di suggerire un gradito regalo di compleanno, che quaranta non sono come trentasette o quarantuno, e vanno celebrati come si conviene, e sarà anche bello passarlo al bar con gli amici a farsi una birretta, ma se quel bar è a Porto, o a Stoccolma, o a Edimburgo, o [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lepablog.wordpress.com&amp;blog=21615587&amp;post=303&amp;subd=lepablog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mio post <a href="http://lepablog.wordpress.com/2011/12/29/buoni-propositi-per-lanno-nuovo/" target="_blank">precedente</a> mi sono permesso di suggerire un gradito regalo di compleanno, che quaranta non sono come trentasette o quarantuno, e vanno celebrati come si conviene, e sarà anche bello passarlo al bar con gli amici a farsi una birretta, ma se quel bar è a Porto, o a Stoccolma, o a Edimburgo, o a Istanbul, o a San Pietroburgo, o se mi viene in mente un altro posto casomai vi aggiorno, beh, capite anche voi che è molto meglio. Ovviamente sono invitati anche gli amici, e non c&#8217;è neanche bisogno che facciano quarant&#8217;anni il 21 gennaio, basta che abbiano le ferie in quel giorno lì, ci si dà appuntamento tipo verso le sei seiemmezza sulla Ribeira davanti alla fontana asciutta, o davanti alla stazione della metro di un posto pieno di å e di ø, o di fronte alla trattoria &#8220;Da Conor &#8211; Haggis anche da asporto&#8221; e si va a bere anche se al posto della birra magari ti danno la vodka o il caffè nel pentolino.</p>
<p>In questo post, che è la continuazione di quell&#8217;altro, vi spiego come fare a partecipare al mio regalo. Lo faccio solo per gli irriducibili dei regali, che anche quando dici loro che no, davvero, non ce n&#8217;è bisogno, magari andiamo a cena fuori tutti insieme e sono contento uguale, ti si presentano comunque col pacchettino, e la cornice portafoto di lupoalberto-che-fa-le-pernacchie ne ho già buttate via un paio, non posso più dire che è un peccato ma i gatti me l&#8217;hanno fatta cadere di proposito dopo averci pisciato sopra.</p>
<p>Per partecipare al mio regalo avete due modi:</p>
<p>- Tramite accredito sulla postepay a me intestata, il cui numero mi dicono essere 4023 6004 4476 5806;<br />
- Tramite versamento su IBAN  IT65S0760101400000077282358.</p>
<p>Se poi siete dei feticisti dei rapimenti e vi sentite più a vostro agio lasciandomi il regalo in banconote di piccolo taglio dentro una borsa di tela il luogo migliore per abbandonarla è a Ronco Scrivia, sotto il terzo lampione a sinistra partendo dal ponte di Villavecchia in direzione Arquata, fra le tre e le quattro di sabato mattina. Un mio incaricato provvederà al ritiro. Ricordatevi di metterci una busta anche per lui, se poi devo pagarlo per il fastidio che razza di regalo è?</p>
<p>E&#8217; che a me queste cose del domandare soldi mettono più in imbarazzo di quella volta che sono uscito senza le mutande e tutti si giravano a guardarmi e ridevano.<br />
Per fortuna che poi mi sono svegliato.<br />
Però mi sono svegliato nudo in mezzo al settore distinti allo stadio durante il derby.<br />
Per fortuna che in quel momento aveva appena segnato il gol del vantaggio la mia squadra, e nel casino sarei passato inosservato.<br />
Però io stavo fra i tifosi della squadra avversaria.<br />
Per fortuna che, essendo nudo, non indossavo niente che potesse farmi odiare.<br />
Però il mese prima mi ero fatto tatuare sulla schiena DORIAMERDA a lettere di un palmo. Volevo farmelo tatuare sul pisello, ma ci stava solo la grazia della d.</p>
<p>Insomma, un imbarazzo così.</p>
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		<title>buoni propositi per l&#8217;anno nuovo</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 19:46:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[che poi buoni propositi fa troppo cara mamma ti prometto che l&#8217;anno prossimo sarò più bravo e terrò in ordine la mia cameretta senza arrivare a farmi chiudere per una settimana nel ripostiglio senza mangiare né bere, mentre in realtà io volevo solo scrivere una lista di spunti di cose che mi piacerebbe veder realizzate [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lepablog.wordpress.com&amp;blog=21615587&amp;post=297&amp;subd=lepablog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">che poi buoni propositi fa troppo cara mamma ti prometto che l&#8217;anno prossimo sarò più bravo e terrò in ordine la mia cameretta senza arrivare a farmi chiudere per una settimana nel ripostiglio senza mangiare né bere, mentre in realtà io volevo solo scrivere una lista di spunti di cose che mi piacerebbe veder realizzate in questo 2012 che sta arrivando.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">E scusate se comincio col mio compleanno, ma cadrà a gennaio, non è che c&#8217;è tutto questo tempo per organizzarsi e le cose da fare sono molte. Per il mio quarantesimo anniversario vorrei evitare di ricevere dai miei amici un mucchio di regali che lo so, sono sentiti, lo capisco, sono destinati a una persona dai gusti particolari e non è facile azzeccarli, lo apprezzo tantissimo che vi siate ricordati e abbiate voluto celebrarlo al meglio, ma davvero, DAVVERO, non ho bisogno di nessun oggetto/apparecchio/libro/capo d&#8217;abbigliamento che giustifichi la vostra spesa. Davvero. Grazie, ma no grazie.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">L&#8217;unica cosa che potreste fare, se proprio non riuscite a resistere alla voglia di rinfacciarmi che compio quarant&#8217;anni e sono probabilmente a metà della mia vita e quella più divertente era la prima, sarebbe aiutarmi a realizzare il secondo desiderio: bermi una Sagres seduto al tavolino di un bar. Non è molto, dite? Basta trovare un bar che tenga la birra portoghese, dite? Ecco, il fatto è che il bar io l&#8217;avrei già scelto: ha i tavolini fuori, è poco frequentato e soprattutto si affaccia sulla Ribeira, il lungofiume di Porto. Capito adesso? Se proprio non resistete alla voglia di farmi un regalo regalatemi un pezzettino di vacanza a Porto. Non mi interessa starci quindici giorni, mi bastano due o tre, il tempo di camminare per le strade e ascoltare i gabbiani, andare a mangiare ad Afurada e bermi la mia sagres guardando i barconi ormeggiati. Sarebbe il miglior regalo per i miei quarant&#8217;anni, ve l&#8217;assicuro.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Un altro degli impegni che ho preso con me stesso per il prossimo anno è quello di vendere il vecchio vespino 125 (monomarcia, non quei gloriosi pezzi da esposizione). Non che sia da buttare, intendiamoci, nonostante gli anni e i chilometri è ancora in grado di portare due persone oltre i Giovi senza neanche il fiatone, ma con l&#8217;anno nuovo erediterò (pagandomi il passaggio, che intenderei appunto ammortizzare con la vendita della vespa) un Beverly 500 con cui conto di andare a spappolarmi contro un muro, sopraffatto dalla velocità, entro aprile, e mi piacerebbe che il fedele vespino andasse a stare a casa di qualcuno che lo sappia apprezzare.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Il quarto proposito viene via col terzo, perché se non prendo la patente A il Beverly lo posso guidare solo a Napoli, e fare avanti e indietro tutti i giorni per andare a lavorare a Busalla diventa lunga. Non dovendo studiare per l&#8217;esame di teoria conto di riuscire a cavarmela senza troppa fatica, al limite nascondo dei criceti ammaestrati sotto i birilli e li faccio muovere a comando.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Restando in tema di motori come non ricordare che quest&#8217;anno dovrò anche cambiare macchina, che duecentomila chilometri e un minaccioso sibilo alla distribuzione pesano più di un incentivo statale? Per questo spero che il 2012 mi porti una massiccia dose di culo e mi faccia trovare una macchina usata pochissimo a un prezzo bassissimo, ma credo che farò meglio a rivolgermi al solito rivenditore di famiglia.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">E le vacanze? Le vacanze quest&#8217;anno mi sa che saltano, oscure nubi si addensano all&#8217;orizzonte e minacciano spesone. Naturalmente una piccola pausa portoghese non è proprio una vacanza, non va contata nei sacrifici, soprattutto se regalata dagli amici, che amici!</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">E poi direi basta, l&#8217;ultimo proposito del 2012 è di andare allegramente in culo ai maya e ritrovarci qui fra 365 giorni per tirare le somme e farsi promesse per l&#8217;anno a venire. Buon anno a tutti!</span></span></p>
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		<title>ma gli androidi, quando le pecore elettriche non sono a norma, ci fanno le crene?</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 21:07:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando abiti in una casa vecchia capita spesso di dover mettere le mani in posti dove non avresti mai pensato di. Anche quando abiti in una casa con tre gatti, ma è un&#8217;altra faccenda. Per esempio il mese scorso mi sono trovato a dover cambiare la lampadina del bagno; niente di serio, chissà quante volte, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lepablog.wordpress.com&amp;blog=21615587&amp;post=289&amp;subd=lepablog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Quando abiti in una casa vecchia capita spesso di dover mettere le mani in posti dove non avresti mai pensato di. Anche quando abiti in una casa con tre gatti, ma è un&#8217;altra faccenda.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Per esempio il mese scorso mi sono trovato a dover cambiare la lampadina del bagno; niente di serio, chissà quante volte, direte, solo che una volta cambiata la lampadina la stanza è rimasta al buio. Emmaccheccaz, ho detto io, e ho provato a sostituire la lampadina del bagno con quella del salotto, immaginando che forse stavo usando un ricambio fallato, ma anche così..</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Il giorno seguente, al lavoro, un collega esperto di quello che succede dentro i fili nei muri mi spiega che se non è la lampadina nove volte su dieci è l&#8217;interruttore, che è vecchio e va sostituito. C&#8217;è anche l&#8217;eventualità che un elettrone sia inciampato nel neutrone e abbia cozzato nel protone scatenando il Caos Primordiale Di Ohm, ma è talmente complicato da capire che decido di andare a comprare un interruttore nuovo.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Lo sostituisco al buio, che quando torno da lavorare non splende più il sole su queste terre dimenticate da Dio, e quando ho finito pigio, e poi ripigio, e poi ripigio ancora, e avrete capito anche voi che Dio in questa frase non è stato citato a sproposito, che prima che si arrivi al punto viene tirato in ballo diverse volte.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">A questo punto ho fatto ciò che chiunque al mio posto, ho consigliato al mio collega di trovarsi una fidanzata e ho chiamato un elettricista vero, e nel fare ciò, senza saperlo, ho anche dato una svolta radicale al mio destino. </span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Arriva Paolo, il mio amico elettricista, butta un occhio alla scatoletta dei fili incassata nel muro e mugugna qualcosa che suona come “estinzione della razza umana”, poi tira fuori il cacciavite e comincia a svitare. Quando tira via il coperchio notiamo una massa di plastica e rame e materia annerita di probabile origine extraterrestre, e io ingenuamente gli chiedo se sia il caso di far decollare gli astrocaccia. No, fai decollare un astroassegno, che qui non te la cavi con due euri, ti ci posso mettere una pezza, ma hai un impianto elettrico che se non vai a fuoco oggi ci vai domani, vai tranqui.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Vai tranqui, mi dice. C&#8217;è da cambiare l&#8217;impianto elettrico in tutta la casa e vado tranquo. Già.</span></span></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-299" title="san-salvavita" src="http://lepablog.files.wordpress.com/2011/12/san-salvavita.jpg?w=185&#038;h=300" alt="" width="185" height="300" /></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Insomma che chiamiamo il padrone di casa e gli spieghiamo la faccenda, e lui dice che se c&#8217;è da fare si fa, pochi cazzi, che il mio padrone di casa è differente, mica come il vostro che vi fa piovere in casa e se ne batte il cazzo. Dice che però farà venire il suo uomo di fiducia su questo piano dell&#8217;esistenza (perché una delle ragioni per cui non vedo mai il mio padrone di casa è che abita in un&#8217;altra dimensione) a visionare i lavori e parlare con l&#8217;elettricista.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Così succede che lunedì ho in casa l&#8217;elettricista a capire cos&#8217;è successo, martedì torna col suo aiutante a prendere le misure e farmi un preventivo, mercoledì torna col suo aiutante per incontrare l&#8217;uomo di fiducia del padrone di casa, giovedì torna l&#8217;uomo di fiducia del padrone di casa col suo aiutante per vedere se quanto calcolato dall&#8217;elettricista corrisponde a verità, venerdì mettiamo dei tavolini in giardino e compriamo un blocchetto e una penna per segnare le ordinazioni, sabato si ritrovano tutti compreso il padrone di casa per stabilire una volta per tutte cosa ci sia da fare e domenica scopriamo che il nostro impianto elettrico è stato inserito in un tour europeo di luoghi sacri e riceviamo la visita di un pullman di suore.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Per non farmi cogliere impreparato stampo dei santini simpatici a tema elettrico, come la lampadina che ti illumina il cammino o il Santo Salvavita. Le suore non apprezzano, ma se una fosse anche spiritosa non si voterebbe a una vita di castità, no?</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Comunque ad un certo punto le visite calano, i tour operators che organizzano le gite nei santuari hanno scoperto che in casa mia la Madonna non è proprio apparsa, nel senso più tradizionale del termine, è piuttosto precipitata dall&#8217;alto in diverse occasioni, e pare che non conti; adesso i pellegrinaggi vengono deviati al Santo Sasso di Sarissola, gemellato con <a href="http://craggytours.blogspot.com/p/st-kevins-rock.html">St. Kevin&#8217;s Stump</a>, e gli affari vanno a ramengo.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Come se non bastasse da un paio di giorni sono finalmente cominciati i lavori, e via via che le crene si aprono nelle pareti la casa somiglia sempre più alla Sarajevo post-assedio: ieri è venuto a suonarmi alla porta un ambulante marocchino, e quando ha visto che non gli compravo niente mi ha chiesto qualcosa da mangiare; l&#8217;ho invitato ad entrare e dividere la mia pastasciutta, ma appena ha visto in che condizioni mi trovavo mi ha invitato lui in trattoria, e ha pure pagato il conto.</span></span></p>
<p><span style="color:#000000;"><span style="font-family:Times New Roman,serif;">Per fortuna domenica partiamo, e fino all&#8217;8 gennaio non ci facciamo vedere. Dice Paolo che per quando torneremo a casa i lavori saranno finiti, ma non credo che questo significhi trovare la casa nelle sue condizioni originarie. Oppure si, ma nel senso di quando al suo posto c&#8217;era un enorme montagna di detriti. Ho paura che una volta rimesso tutto in ordine avremo bisogno di un&#8217;altra vacanza.</span></span><br />
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		<title>ristampe</title>
		<link>http://lepablog.wordpress.com/2011/12/20/ristampe/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 19:08:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>grugef</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Credo di dovere delle scuse a qualcuno. Ogni tanto mi lascio prendere dall&#8217;entusiasmo e faccio delle cose senza curarmi di come queste possano andare a toccare le persone che ho intorno, e quando finalmente ritorno in me il più delle volte la frittata è fatta. Da un paio di giorni, infatti, sto pubblicando su queste [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=lepablog.wordpress.com&amp;blog=21615587&amp;post=277&amp;subd=lepablog&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo di dovere delle scuse a qualcuno. Ogni tanto mi lascio prendere dall&#8217;entusiasmo e faccio delle cose senza curarmi di come queste possano andare a toccare le persone che ho intorno, e quando finalmente ritorno in me il più delle volte la frittata è fatta.</p>
<p>Da un paio di giorni, infatti, sto pubblicando su queste pagine i vecchi post del blog precedente, quello che tenevo su splinder e che si sta avviando verso la dipartita lentamente come un malato di cancro. Madonna che brutto esempio! Ma è perché il cancro fa paura a tutti, e il solo nominarlo ci fa temere che possa accorgersi di noi e ghermirci, ma se ci pensate bene ci sono malattie che mietono molte più vittime eppure non ce le caghiamo. Perché?</p>
<p>Vabbè, tanto se avessi scritto che il mio blog sta morendo lentamente come un malato di infarto avrei fatto un casino semantico.</p>
<p>Comunque dicevo che i post non compaiono sulla pagina principale, ma su quelle vecchie, essendo pubblicati secondo la vecchia datazione, e questo può dare a chi capita a visitarmi un&#8217;idea di immobilità, ma contemporaneamente può scassare parecchio le balle a chi mi segue sui feed, perché con venti post alla volta gli occupo tutta la bacheca e gli faccio venir voglia di cancellarmi dalle amicizie su facebook, oppure di aggiungermici per poi cancellarmi, nel caso non ci fossi già.</p>
<p>Ecco, è con loro che volevo scusarmi; prometto che dopo i duecentoquaranta post che compongono l&#8217;archivio di splinder tornerò all&#8217;apatia consueta.</p>
<p>Basta, credo di non dovere scuse a nessun altro.</p>
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