fa niente dai

Il tema di Starsky e Hutch risuona nella stanza, penso a un amico che mi aveva proposto di scrivere degli sketch coi due personaggi che si esprimono come negli anni 70 dalle nostre parti, mie e sue, che non collidono ma quasi, con quei termini che usavamo allora, quando guardavamo il mondo dall’alto dei nostri sedici anni in due, bastinchio, stazzo, si giocava a ce l’hai e andava per la maggiore la barzelletta dell’italiano francese e tedesco alle prese con scommesse impossibili o fantasmi caseari. Mi ero anche scaricato del materiale da fotoritocchi, immagini dei due poliziotti, della macchina, loghi, scritte, poi non se n’è fatto più niente, è saltata fuori una coppia di comici che non fanno mai ridere ma qualcuno li definisce comici, che ci hanno mezzo rubato l’idea, quel poco che c’era da rubare, a parte il gergo da ragazzini anni 70 non c’era altro. Parlare di comici mi fa venire in mente che un altro amico mi ha proposto di scrivere un pezzo a quattro mani per il cabaret, ma io di cabaret so solo che è piatto, metallico e ci si mettono sopra le tazzine di caffè, e non ci trovo niente da ridere. Dovrei almeno rispondergli per dirgli che i suoi pezzi mi sono piaciuti, ma che non so cosa farci, io scrivere così non son capace, sono verboso, per quel genere di scrittura bisogna essere incisivi, sintetici. Poi la scrittura a quattro mani non la so fare, e non ho mai capito come hanno fatto quelli che ci sono riusciti, io ogni volta che attacco a scrivere un pezzo per uno con qualcuno finisce che ci si scogliona quando va bene, una volta ho anche litigato, va bene, non era per quello che si stava scrivendo, ma intanto abbiamo piantato lì di scrivere, ed era l’unico pezzo che mi stava venendo discretamente bene, vorrei vedere, c’ero dentro io con un altro nome, raccontavo di quand’ero frustrato pesante, che in quei giorni lì ero veramente messo male, altro che adesso, mi fanno sorridere quelli che mi scrivono che sono vittima di me stesso e che mi faccio i film, adesso ho una testa che è una e non cinque o sei, e quell’unica funziona poco ma sempre, abbastanza per infastidirsi di questa marea di demenza che sale sale fino a bagnarmi l’asciugamano e rubarmi le ciabatte, quando sei in spiaggia e l’onda ti bagna i piedi cosa fai, te ne vai, ti sposti, e allora io perché dovrei stare lì a prendermela, me ne vado più in là dove l’onda non arriva e aspetto che cali, inutile incazzarsi, chiunque farebbe lo stesso. Ho bisogno di stare dove le onde anomale delle teste alluvionate non mi possano travolgere, dove una persona non cambia identità a seconda di come si alza dal letto la mattina, dove se hai un’idea una sensazione una volontà te la porti così com’è almeno per qualche giorno, e se la cambi è perché hai capito che era sbagliata, non perché è girato il vento, eccheccazzo, non sono mica un contenitore per la raccolta differenziata delle stronzate. Poi a stare sempre sul chi vive si commettono degli errori, ne fanno le spese persone che non c’entrano, però è vero che c’è tempo per questo mare infinito di gente, fa niente dai.

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probably the worst novelist in the world, supposing Federico Moccia was an alien. Vedi tutti gli articoli di grugef

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