di quando è già martedì

È già martedì? Sorbole come passa il tempo quando ci si diverte! E io questi giorni me la sono proprio spassata, altroché! Feste sulla spiaggia, rassegne d’arte contemporanea, cinemi e orgasmi collettivi, non mi sono fatto mancare niente. Lo dice il vecchio Mario Tirsotto, “vivi come se ogni giorno fosse l’ultimo”, ma nessuno lo capisce, dopo la quarta birra biascica che sembra lappone, se anche dicesse “me li presti venti euro?” non se ne accorgerebbe nessuno.
E venerdì sera il buon Mario era al meglio di sé, ciondolava per la spiaggia di Cala Delle Cappe col suo animaletto domestico appollaiato alla spalla, e per ognuno aveva una parola buona, un consiglio, un rutto in faccia.
Anche Isa, la cameriera esotica, è rimasta affascinata da quel lupo di mare, gli ha donato uno dei suoi bellissimi ritratti, “appenditelo in camera e pensa a me”, gli ha detto. Lui l’ha guardata, ha bofonchiato qualcosa che poteva somigliare a un grazie, ed è caduto faccia in avanti sulla sabbia, sfondando la tela che teneva in mano. Lo hanno portato via in tre, mentre PG il filosofo, steso sulla sdraio, osservava la scena col distacco che solo una profonda saggezza può donare.

O un mononeurone, sostiene il mio amico Pino, presente alla scena con un negroni in mano. Che venerdì sera si festeggiava la fine dei lavori all’appartamento nuovo, la conquistata indipendenza, se arriva anche un pici nuovo torna a scrivere sul suo blog, giura, ma non ci crede nessuno.
Cambiamo abilmente discorso e torniamo a commentare il film di giovedì, bello, bellissimo, perofiniscemale, noègiustocosì, amenommepiaciuto. L’unico che poteva parlare in quanto esperto di neorealismo italiano, commediola francese, espressionismo tedesco e cazzate internazionali, ha provato a esprimere un giudizio attendibile, ma l’ho bloccato e distratto chidendogli a che ora la partita domani.
È stato il caos, la passione sportiva si è riaccesa al tavolo, forzavecchiocuorerossoblù e via di cori, tanto che si pensava avrebbero cacciato anche noi dalla spiaggia. Allora ci vediamo alle sei e partiamo, prendiamo posto, sventoliamo il bandierone, chi porta lo striscione, io vado nella nord con mio cugino, sei il solito rottonelculo, che ore sono, ci scappa una brioscia alla panetteria di Corso Europa, si ma facciamo un salto in edicola che devo comprare il dvd di Fight Club, bello l’hai mai visto? Si, l’ultima volta all’ostello di Londra, quella prima al bordello dietro il mercato del pesce. Io l’ho visto sei volte, io dodici, io ho letto il libro, io sono il cugino di Eddie Norton.

E sabato la partita del cuore del fiato e del coraggio, l’ansia di novanta minuti in svantaggio, la sfiga solita ci vorrebbe un esorcista ce ne vorrebbe treoquattro, duecento tiri in porta pali traverse fuorigioco fuorigioco un cazzo arbitro di merda, il sinistro di Stellone al novantatreesimo, orgasmo collettivo, boato rilevato dai sismografi di La Paz, c’è un sismografo a La Paz? Si, se n’è comprato uno mio cugino che vive lì, ma tuo cugino non è Eddie Norton? Quell’altro. Quello che andate insieme nella nord? Quell’altro.
Una festa per la strada neanche avessimo vinto il campionato, dove andiamo, andiamo al solito posto che ho fame, dai, due panini due birre, via a casa gonfio come un’anatra che domenica si va a Torino a vedere Guttuso. Guttuso il calciatore? No, il pittore, l’altro non si chiama Guttuso, si chiama Vieri. No, intendo l’altro. Perché, Vieri non è un calciatore? È stato anche con una velina, è un calciatore per forza. No, io intendevo, vabbè è lo stesso.

E la mostra di Guttuso, l’altro che si chiama Lauretta, Lauretti, uno che fa iperrealismi grossi così, con la gente che in testa ha pure il berrettino griffato, le negre colorate sulla spiaggia che ti sembra di entrare nel quadro, le ragazze in processione illuminate dai lumini che è di un suggestivo, guarda, che io a momenti ci resto secco, e si vabbè, ma Guttuso?eh Guttuso c’era il funerale di Togliatti, pieno di bandiere rosse, Lenin che sbuca dappertutto come il tizio delle Cappe col berrettino, poi c’era la crocifissione che la Chiesa l’aveva anche proibito ma lui se n’è sbattuto le balle che tanto era tutta pubblicità, e poi si, ce n’era anche degli altri, e anche belli, ma a me Guttuso piace poco.
E a Torino c’era un caldo che si stava troppo bene in maglietta, peccato che la gyroseria sotto la Mole era chiusa, che un piattino come quello dell’altra volta me lo sarei mangiato volentieri.
Domenica prossima se riesco vado a Bergamo a vedere Renoir, così finalmente la vedo sta casso di città, che son tre anni che ho scoperto dov’è e non ci son mai stato. Chi viene?

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