this corner of the Earth is like me in many ways

Dopo una settimana di scazzi soffusi, allegrie soffocate, rotturedipalle ben delineate, eccoci arrivati al momento della risalita, quando metti il sigillo sulla porta e ti lasci alle spalle qualche giorno di tempo instabile che sembra che ci sia un bel sole da andare al mare e invece sta per piovere.
A tirare su il termometro umorale è, come sempre, una bella serata musicale.

L’appuntamento è alle seiequaranta per un aperitivo in Piazza Rossetti, arrivo miracolosamente in orario e ancor più miracolosamente trovo posteggio immediatamente in un posto paraculo senza dischi orari zetaesseelle carrozzelle stampelle malattieveneree caricoscarico, uno di quei posteggi di cui si vocifera l’esistenza ma nessuno ha mai visto.

La figlia del Subcomandante Marcos e la sua amica sono già pronte, appena arriviamo ci subissano di richieste, abbiamo fame, vogliamo lasciare la borsa in macchina, non abbiamo trovato nessuno che ci tocchi le tette, quelle robe lì che ripetono sempre le ragazze noiose.
Troviamo un tavolino al bar all’angolo, quello con la contraerea fuori a forma di ragazza con lo spazzolone per tener lontani i piccioni. Il mio amico alcolizzato ordina il solito cuba, a scuola quando hanno spiegato “ordinare da bere” era distratto e ha imparato solo quello, e io che faccio, lo lascio bere da solo? Non sia mai, così ne ordino uno anch’io, mentre il Primo Ministro Del Chapas va di mojito e la sua amica che vuol mostrarsi virtuosa prende un crodino. Si vede che non si è depilata e vuole entrare meglio nella parte del gorilla della pubblicità.
Cinque minuti più tardi la Rivoluzionaria è già storta come la ringhiera di casa sua, e offende la cameriera che non ci ha portato ancora niente da mangiare. Davanti a lei ci sono otto piattini vuoti, si è sparata tre porzioni di pasta, nove pizzette e un quantitativo imprecisato di frittata, ma è convinta che sia stato io. Per punirmi di non averle lasciato neanche le olive, che peraltro non c’erano, mi versa addosso il bicchiere. Non mi macchio i pantaloncini solo perché la sua ingordigia le ha fatto bere tutto quel che c’era dentro compresa l’acquetta del ghiaccio, però è seccante lo stesso.

Dopo l’aperitivo le due donne organizzano la solita spedizione di gruppo al bagno, perché non si ricordano più dove l’hanno messa e sperano che almeno una salti fuori. Ci si saluta e si va al concerto.
I bagarini comprano biglietti a uno, poi si girano e li vendono allo stesso prezzo a un altro, secondo una strategia commerciale che mi sfugge. Noi i biglietti li ritiriamo allo sportello mostrando un foglio stampato male, la foto di mia zia e l’abbonamento del Genoa.
Le magliette non sono neanche brutte, peccato che su tutte ci sia stampato quel buffo omino con le corna, chissà chi è.

Dentro si ballucchia aspettando l’ora, si saluta il nostro amico Amanda che è stato al laiveit a Londra e non l’ha visto nessuno, si deride l’omino al banco delle magliette ufficiali che si belle, ma 30 euri per una maglietta non te li do neanche se me la fai autografare da tutto il gruppo compreso il produttore e il tecnico delle luci. La felpa invece costa 90 euri, però ci giura che quando è sporca si infila in lavatrice da sola e non si restringe neanche troppo.

Poi si spengono le luci, sale il gruppo e attacca a suonare, sale Geichei e si avvicina al microfono e parte la voce prima che lui apra la bocca, e io e Hardla ci guardiamo inorriditi.
Poi ci convinciamo che non è in playback, SICURAMENTE ha delle basi con la sua voce per aiutarsi nei cori, non è assolutamente possibile che abbiamo pagato diciassette euri a testa per un concerto cantato per finta, e siamo stati anche fortunati perché quelli che hanno pagato intero hanno speso il doppio.
Ci convinciamo tanto che alla seconda canzone siamo già lì che ce la balliamo come dei forsennati, e arrivati all’ultimo pezzo non abbiamo più voce, piedi, polpacci, brutti pensieri, umidità in corpo e dubbi di ogni sorta.
La chiusura con Deeper Underground è una figata.

E domani a Rapallo si vanno a vedere i Subsonica.

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