schegge

Di nuovo. Mi siedo per raccontare di cose che sanno di gioia, e qualcuno mi scombina i piani.
Che poi siamo tanto abituati a considerare la guerra un evento codificato da regole, dichiarazioni, movimenti chiari, da non renderci conto che coi tempi cambiano anche le abitudini belliche, e alla fine la guerra non si fa più col metodo tradizionale dei due eserciti che si fronteggiano. Quello che manca però è il piatto. Una volta c’erano in ballo territori da occupare o da liberare, interessi evidenti, qui ci sono esplosioni in mezzo alle persone col solo scopo di generare paura, che alimenta sé stessa e nient’altro.
Probabilmente una persona più attenta mi mostrerebbe le conseguenze economiche di un clima di terrore, e saprebbe indicarmene i beneficiari, io posso giusto stare a guardare con l’espressione ottusa di chi vede il mondo cambiargli intorno e non sa perché.

E allora fanculo, io lo racconto lo stesso il mio ritaglio di gioia, è l’unica difesa che ho.

Allora, giovedì notte, quando sono tornato a casa, ero felice. Intanto perché ero tornato sano e salvo, e con Sara alla guida non è una cosa così scontata, guida la macchina come sugli autoscontri, e in autostrada sono cose che disturbano un po’.
Poi ero felice perché avevo appena assistito a un gran bel concerto, tanto più bello perché inaspettato. L’ultima volta che ho visto un concerto degli U2 mi sono rotto le balle e li ho mandati a cagare loro e i loro atteggiamenti da rockstar esagerate.
Quello di giovedì è stato un concerto caldo, tutto giocato sulle corde dell’emozione, e lo so benissimo che l’unica differenza erano gli otto anni di distanza dal precedente, allora me n’ero scoppiati tre in fila, l’ultimo mi aveva proprio annoiato. Lo so ma non mi frega, questo concerto è stato straordinario, le pose da rockstar dei miei coglioni non mi hanno disturbato per niente, il palco era enorme, sul prato si stava larghi, le orecchie non mi fischiavano, e anche se le canzoni dell’ultimo disco non mi dicono molto, quando sono rientrati sulle note di Zoo Station ho fatto un salto all’indietro di quattordici anni, mi sono rivisto sui gradini del Forum di Assago al mio primo concerto, pelle d’oca. E poi avere Edge a un paio di metri è comunque un’emozione.

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