tre motivi per cui bisognerebbe chiudere i circhi e una finestra illuminata di sole

C’è Cain Marko che ha respirato gasolio per troppi anni, e adesso che ha una bella casetta con una bella moglie, un bel lavoro e un futuro quantomeno positivo, non riesce più a distinguere la realtà dal suo ideale, ed è felice solo nei mesi dispari.

C’è Cesar Romero che ha smesso i panni che lo resero famoso. Non fa più paura a nessuno, non fa neanche ridere i bambini, si è creato una fama di cacciaballe e passa le giornate in un museo, a tenere i piedi nelle porte per impedire che si chiudano.

C’è una strofa di Atlantide che si è buttata da un ponte appesa all’elastico, va su e giù, e si chiede come mai non è ancora arrivata a terra. Nessuno le ha spiegato che l’elastico è corto, e sta lì col sangue che le va alla testa e i piedi freddi.

C’è Rafael Sebastián Guillén Vicente che dice di essere felice in quel piccolo angolo di mondo, a tirare cazzotti al papà di Heihachi Mishima, a cucinare risotti gorgonzola e pera, a pettinare il gatto, e io gli credo, che la posso vedere, dietro il velo di stanchezza di un’influenza che non vuol passare, quella luce soddisfatta di chi ha chiuso i conti con la vita. È la stessa che vedo tutte le mattine nello specchio del bagno.

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probably the worst novelist in the world, supposing Federico Moccia was an alien. Vedi tutti gli articoli di grugef

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