di quando il diavolo ha posseduto la mia doccia

La mia doccia fa paura. Ma non perché sia sporca, benché dopo che ne sono uscito resti uno strato di moquette piuttosto stomachevole a chi non è abituato. No, la mia doccia fa paura per il suo misterioso funzionamento. La manopola dell’acqua calda fa uscire un getto di liquido a 99° C, suppergiù, e se ti ci trovi sotto ti lascia delle strisce rosse dalla faccia alla coscia che per farle sparire ci vuole il miele per rigenerare i tessuti. Uno dice, chi se ne frega, apro l’acqua fredda e miscelo, come si fa in tutte le docce normali. Il problema si presenta lì, quando devi aprire la manopola dell’acqua fredda quel tanto da ottenere una temperatura soddisfacente. È praticamente impossibile, lo scarto fra il gelo e la lava è compresso in uno spazio che non si può misurare neanche con l’apparecchiatura più sofisticata.

La settimana scorsa abbiamo chiamato un prestigioso centro di ricerche giapponese, perché venissero a regolarci la temperatura della doccia. Sono arrivati tre ghostbusters con gli occhi a mandorla e un aggeggio al laser in grado di calcolare l’infinitesimale.
Ci sono stati attaccati due giorni, con computer e calcolatrici e foglietti e collegamenti con non so quale satellite che elaborasse tutti i dati che gli inviavano, e dopo due giorni sono usciti, tutti sudati. Avevano delle pippe che sembravano a un funerale, uno piangeva sulla spalla di un altro, mi hanno rivelato che non ci sono riusciti. La distanza fra il punto di fusione e quello di congelamento è così piccola che non è più matematica, ma filosofia.

Allora ho chiamato un filosofo. Mi ha spiegato che per i greci esisteva questo problema, di misurare l’infinitesimale, mi ha parlato di Euclide, di Eudosso di Cnido, mi ha spiegato una teoria secondo la quale il punto non ha spazio, perciò una linea che contiene infiniti punti non dovrebbe avere spazio eppure ce l’ha, ma due segmenti di lunghezze diverse contengono lo stesso numero di punti. Non ci ho capito una sega, io volevo solo farmi una doccia, per queste cose difficili di solito mando un’email a qualche amico ingegnere.
Me l’ha spiegato come lo spiegherebbe al suo cane.

“Facciamo finta che il punto in cui la tua doccia butta fuori acqua bollente si chiami A, e che quello in cui viene fuori gelida si chiami B. Attraverso il segmento AB passano infiniti punti, siccome il punto non ha dimensioni. Quindi potremmo dire che un segmento, essendo costituito da infiniti punti privi di dimensione, è privo di dimensione esso stesso. Perciò il punto che serve a te, quello che si trova fra A e B, che chiameremo X, si trova in uno spazio che non esiste in natura, essendo situato in un luogo privo di dimensione. Ne deriva che il punto X è Dio. D’altronde, ti avranno insegnato a catechismo, Dio è ovunque, qui, sotto il divano, in camera da letto, e allora perché non nel punto della manopola compreso fra A e B?”
“Allora è per quello che quando non riesco a far venire giù l’acqua tiepida bestemmio?”
“Non l’ho mai considerata sotto quest’aspetto. Essendo il punto X Dio l’unico modo per poter trovare la temperatura ideale è farsi regolare la manopola da un uomo di chiesa”

Ecco che la faccenda si fa complicata, nella casa in cui vivo è molto difficile farci entrare un prete, e ancor di più convincerlo a restare una volta varcata la soglia. Non è tanto per la candela a forma di Stalin che campeggia sopra il caminetto, né per il manifesto di Lenin appeso alla porta del bagno, il più grosso deterrente per un religioso è dato dalla padrona di casa. Marzia, infatti, quando ne vede uno avvicinarsi al cancello comincia a ringhiare e gli abbaia contro. Se mi trovo nei pressi mi basta prenderla per il collare e chiuderla nella legnaia, ma è capitato che il parroco del paese venisse a benedire la casa una mattina che mi trovavo al lavoro. Non sono mai riuscito a sapere cosa sia successo, ma la settimana successiva è tornato il parroco accompagnato da due carabinieri e da un esorcista. Adesso Marzia ha ricevuto un’ingiunzione dal giudice che le proibisce di avvicinarsi a meno di dieci metri dalla chiesa, ma non se ne fa un cruccio, anche prima le era impossibile transitarvi a meno di venti senza mettersi a ululare.

Ho approfittato del primo sciopero dei treni, quando Marzia deve fermarsi a dormire a Genova. Ce n’è uno ogni tre quattro giorni, basta scegliere quello più comodo. Per convincere il parroco a tornare a casa nostra ho avuto bisogno dell’intercessione di quel mio amico in odore di santità di cui parlavo tempo fa. Gli ho fatto dire che volevo convertirmi, che la promiscuità con una comunista mangiabambini mi ha fatto capire l’importanza della religione. Una pecorella da riportare al gregge è un bocconcino troppo invitante per qualunque prete, il giorno dopo era seduto nel mio salotto e mi parlava con la voce vellutata e gli occhi pieni di dolcezza. Se non fossi stato certo che i preti certe cose non le fanno avrei giurato che ci stava provando.
Nonostante le mie certezze mi sentivo un po’ appiccicoso, non so se per i modi del parroco o perché ormai da giorni non mi lavavo, e portai la conversazione sull’idraulica. Gli ho spiegato il mio problema, ho fatto apparire il suo ruolo come fondamentale nella lotta fra il bene e il male, dove il male è rappresentato dal boiler incandescente, certo riscaldato dal demonio.

“Non temere, figlio. Se Mosè ha separato il Mar Rosso non credo che per me sarà più difficile farlo con l’acqua della doccia”, e si è chiuso in bagno.
Cinque minuti dopo è venuto fuori e mi ha detto “prova”. Ho allungato un dito titubante, ma il parroco mi ha afferrato il braccio e me l’ha buttato sotto il getto. Ho gridato di paura, ma l’acqua non scottava. Era alla temperatura perfetta, quella che non ti fa sentire i brividini e non ti fa ritrarre ustionato. L’ho abbracciato, euforico.
“Provala, figlio”, mi ha invitato, sollevandomi la maglietta.
“Magari dopo”, ho risposto, spingendolo fuori dal bagno.
“Allora chiudiamola, che sprecarla è peccato”.
“NO, PERDIO!”
Il parroco mi fissava, sconcertato.
“Volevo dire.. non importa, domenica vengo a confessarmi. Adesso però è meglio che vada, Marzia potrebbe tornare da un momento all’altro”.
Per convincerlo a venire gli avevo detto che sarei stato solo per tutto il giorno, e quest’ultima affermazione mi contraddiceva, ma il don non si è preso il tempo di riflettere, ha fatto su la borsa di pelle nera, il cappotto, e si è dileguato giù per la via.

Oggi avevo la stufa che buttava fuori fumo nero, e non so come interpretare la cosa: sarà una questione di tiraggio o devo preoccuparmi seriamente?

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