epi berdi

Lediiis eeen gentelmeeen!
Izz uidd greeeit plesgiuuuur
detai introdiusiu
maaaai
berdeeeeeeiiiiiiii

(bottiglie di spumante che pop pap parapap scoppiettano ovunque, spettacoli pirotecnici, donne che tirano i reggiseni, uomini che tirano le mutande, altri che le schivano disgustati sbottando “ma che schifo! stai un po’ attento!”, roba del tipo collera divina, fuoco e zolfo che piovono dai cieli, fiumi e oceani che bollono, quarant’anni di tenebre, eruzioni, terremoti, morti che escono dalle fosse,saacrifici umani, caani e gatti che vivono insieme, maasse isteriche!)
Sfortunatamente questo fausto giorno mi vede in uno stato di salute piuttosto precario, con un buco in bocca (graziealcazzo, ce l’hanno tutti un buco dove c’è la bocca!), un metro di filo per tenerlo chiuso (dovrebbero legarti anche le mani, così sei tagliato fuori da ogni forma di comunicazione), ferite diffuse su tutta l’area orale (se dici che sei sempre stato meglio nello scritto ti meno), che mi impediscono di mangiare, ma soprattutto sto seguendo una cura di antibiotici e non posso bere alcolici!!!!
Capite che dramma? E’ il mio compleanno e non posso neanche bere fino a dimenticarmi chi sono e far vergognare di me tutti quelli che mi conoscono compresi quelli che mi conoscono solo di vista e quelli che mi hanno solo sentito nominare!! E che razza di compleanno sarebbe? No no, meglio chiudersi in bagno e piangere fino a farsi venire gli occhi a palla come quelli dei Simpson..
“Ma no, dai”, mi diranno gli amici, “le cose importanti sono altre, stare insieme a chi ti vuole bene, celebrare con loro questo giorno di festa, godere delle piccole cose, condividere con tutti la tua gioia e il piacere di stare al mondo, di essere arrivato a tagliare questo traguardo senza aver perso i capelli o avere subìto menomazioni, poter guardare indietro a quello che eri fino a sei sette mesi fa e celare un brivido di disgusto per quella vita dissoluta e priva di scopi in cui ti arrabattavi allora”, mi diranno. E io capirò, si, mi renderò conto che ho ricevuto un grande regalo, e che sarei uno stupido a non ammetterlo, a non ringraziare la fortuna, il cielo o il destino, che mi ha permesso di arrivare a ciò che sono oggi, e mentre intorno a me si alzeranno le note dell’inno nazionale, e tutti i flash dei fotografi illumineranno la notte e mi faranno venire le farfalle negli occhi, io, con una lacrima che scenderà lungo la guancia, mormorerò con voce rotta:
“Grazie, grazie a tutti, al mio regista che ha creduto ciecamente in me, che ha saputo tirar fuori quel personaggio che si nascondeva nel mio animo e che non sapevo di possedere, grazie alla truccatrice, al tecnico del suono, a mia madre, alla mia Patria, al mio Presidente (e qui naturalmente mi riferisco a Enrico Preziosi), grazie a tutti, dio benedica gli stati uniti d’america!”.
Sarà in quel momento che verrò urtato da un beone che esce dal bar con una tequila in mano, e tutto il mio bel film di uomo redento si frantumerà come il soprammobile di cristallo che mia madre teneva sulla credenza quand’ero piccolo. Lo guarderò e un’espressione di orrore mi si dipingerà in volto. Correrò via senza voltarmi indietro, senza curarmi degli amici, dei parenti, di nessuno, correrò e correrò, e quando mi ritroveranno sarò solo l’ombra di quella persona proba, li guarderò con occhio vitreo e non riconoscerò nessuno, biascicherò qualcosa di incomprensibile, mi rivomiterò addosso, e tornerò a infilare la faccia nel bicchiere, in culo all’antibiotico, al mondo migliore e a tutte le palle che mi volevate propinare brutti stronzi neanche il regalo mi avete fatto.

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probably the worst novelist in the world, supposing Federico Moccia was an alien. Vedi tutti gli articoli di grugef

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