divertente come la festa di Bosio

Ho la fortuna di abitare in una zona dove i paesini si sprecano, e in ognuno di questi d’estate fioriscono le sagre. Lasagne, ravioli, carne alla brace, ditanegliocchi, dalla fine di maggio alla metà di settembre tutti i fine settimana c’è la possibilità di sedersi a un tavolaccio e mangiare pastasciutta al ragù riscaldata, accompagnati dall’orchestra Mohammed E Gli Amici Della Mazurca.
Ieri sono stato a Bosio, al Komplikazione Festival, o come accidenti hanno deciso di chiamarlo.
Non era la prima volta che mi spingevo fino a quella remota località, già a maggio avevo superato gli impervi passi montani che separano la Valle Scrivia dalle sponde del Lemme, attirato dalla pubblicità di una festa di primavera che prometteva sfracelli. Vino e degustazioni in primis, vendita di prodotti tipici, sembrava una di quelle fiere gastronomiche dove con una spesa minima ti imbibini peggio che a un matrimonio.
Avevo convinto fidanzata, sorella, cognato e cane, e tutti insieme ci eravamo messi per strada, già pregustando i vini del Monferrato.
Non c’era niente. Ma non niente nel senso che quel poco che c’era non era all’altezza, non c’era proprio niente, i prodotti tipici stavano tutti su un banchetto quadrato ancora chiusi nelle loro confezioni, le bottiglie erano tappate, e se provavi ad avvicinarti il sommelier ti guardava grifagno.
“Scusi, ma la festa di primavera?”
“E’ questa, no?”, ci aveva risposto sgarbatamente.
“Ma sul manifesto c’è scritto degustazione di prodotti tipici”
“Si, ma per voi quattro non vorrete mica che apra la bottiglia”

Quel giorno lo ricordo con sgomento, abbiamo girato ore in cerca di un ristorante aperto, un agriturismo che da quelle parti ce ne sono a centinaia ma che quando ci vuoi andare a mangiare si vanno a nascondere nell’erba alta, alla fine siamo tornati a casa e ci siamo fatti una grigliata in giardino.

Ieri sarebbe stato il giorno della redenzione per il comune di Bosio, i manifesti erano enormi, e attaccati fin sui muri di Genova. I nomi in cartellone invitanti, il logo accattivante, ci siamo fatti convincere. La formazione era la stessa meno il cane, due vespe sostituivano la macchina, l’itinerario più avventuroso, su strade in costa ai monti.

I primi dubbi sono sorti in fondo a uno sterrato, davanti a un chiosco dove due indigene ci chiedevano di pagare l’ingresso. A che cosa non si capisce, dato che la strada proseguiva alle loro spalle dentro un bosco.
“Ragazzi, l’ingresso costa dieci euro ma fino alle nove c’è l’eppiàuar”
“Dieci euro? Ma sui manifesti giganti non c’era scritto niente!” “Dieci euro? Per infilarci nel bosco? Dietro casa mia ne ho quanti ne voglio gratis!” “Dieci euro? Ma è una cifra esorbitante!”
Abbiamo pagato, sei arrivato fino lì davanti, vuoi mica tornare indietro?
Timbro sulla mano come in discoteca, metti che uno voglia fare un giro fuori e poi rientrare. Non si capisce perché dovrebbe voler uscire, una volta che sei rotolato giù per lo sterrato voglio vederti a risalire..
Sbuchiamo su un prato desolato, c’è uno stand che vende panini e birra, quattro bancarelle quattro che sono sempre

  1. quella del tizio alternativo che vende le magliette che ha fatto lui
  2. quella del gruppo che suona stasera
  3. quella delle collanine che le trovi a tutte le fiere del mondo sempre le stesse
  4. quella della roba indiana che lo credo che l’India è diventata un colosso economico, esporta ciarpame in tutto l’universo.

Davanti ai prodi musici ci sono quattro persone, altre tre sono al bar, una osserva pigramente le collanine, un gruppetto di cinque sei sta sdraiato sul prato a bere. Questi ultimi sono quelli che suoneranno dopo, non contano come pubblico.
Non c’è veramente nessuno. Il tizio alternativo fumato come una ciminiera mi dice che ieri sera sono arrivati tutti a mezzanotte, ma graziealcazzo, ieri sera c’era Tonino Carotone e Gli Arpioni, stasera ci sono tutti nomi scritti piccoli, chi vuoi che venga? A confermare la mia teoria il bar vende panini che conserva in un frigo. Ne conto una trentina. Vabbè, potrebbe essere che tutti quelli che vengono lì non hanno fame, però mi inquieta.
Alle undici e mezza abbiamo già girato tutti i banchetti parecchie volte, abbiamo fatto amicizia col tipo alternativo, con la brasiliana delle collanine, mia sorella si è comprata del ciarpame indiano, il Subcomandante sfoggia la sua nuova maglietta mafiosa, ma solo perché quelle rivoluzionarie non c’erano della sua taglia, il pubblico è salito da quindici a ventidue, i gruppi si susseguono in un clima di disillusione, e decidiamo di andarcene.
Tornando verso le vespe qualcuno ci ricorda che la settimana prossima a Bosio si terrà la sagra delle lasagne, non perdetela!
A fatica riusciamo a staccare le mandibole del Subcomandante dalla caviglia della sventurata, ma è solo perché siamo in tre e mio cognato è grosso.

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