entro, divago, esco

Entro
“Quest’anno missitalia ne hanno eletta una trentina”, mi dice.
“Perché, una non bastava più?”, rispondo.
“Una sola, del Trentino”, mi spiega, e mi lascia lì a chiedermi se conosco qualche ragazza del Trentino che magari me la posso tirare che conosco tipo la cugina di missitalia.

Divago
Una volta in agosto sono stato in Trentino con Alberto e ne ho conosciute tre di fila, in un pub che ora non mi ricordo come si chiamava ma mi ricordo benissimo che fuori nel posteggio si sentiva puzza di merda.
Neanche loro mi ricordo come si chiamavano, anche perché da subito le avevamo soprannominate Naso, Miralanza e Massimo. Naso e Massimo erano orrende, la prima aveva una proboscide in mezzo alla faccia, l’altra sospettavamo la nascondesse in mezzo alle gambe. Miralanza era carina, piccola bionda e coi boccoli, non somigliava affatto all’Olandesina simbolo della nota fabbrica di detersivi, ma essendo nati negli anni settanta ci veniva più facile associarla a un personaggio della pubblicità che a Scirlitempol.

Fu proprio il suo fascino televisivo a farci vincere la tipica ritrosia ligure, e a tentare l’approccio con le nostre vicine di tavolo, subito dopo un breve consulto su quale fosse la frase migliore per attaccare bottone:

  • Scusate, non siamo del posto, sapete dove possiamo trovare un negozio di fumetti aperto a quest’ora di notte? Perché siamo dei collezionisti e abbiamo perso l’ultimo numero di Dick Drago, e se non scopriamo come farà il protagonista a liberarsi di quelle spore che emanano un “fetore puzzolente” non riusciamo ad addormentarci ci sembrò da subito troppo pretenziosa;
  • Senti, ma non sarà mica un naso quella roba che hai in faccia, vero? poteva richiedere una confidenza che se ce l’avessimo avuta non avremmo avuto più bisogno di studiare una strategia di approccio, quindi la scartammo. “Al limite possiamo tenerla come seconda domanda”, suggerì Alberto;
  • Sei la ragazza più carina del locale, e te lo dico perché ho bevuto due cuba avrebbe potuto usarla solo un decerebrato, e nessuno dei due aveva preso alcunché di più forte di una birra.

A quel punto Naso si voltò verso il nostro tavolo e ci chiese se conoscevamo una discoteca che in quel momento non si ricordava come si chiama, e io subito pronto “Nel posteggio si sente puzza di merda?”. Per fortuna Alberto conosceva bene quei posti e rispose “Si, è nella valle qui dietro, bisogna percorrere il Verdecammino fino alla Breccia di Rohan, poi si costeggia l’Entalluvio fino alle Cascate di Rauros, si gira a destra al semaforo e si prosegue finché non si incontra un enorme cartellone pubblicitario di Forza Italia. La discoteca è proprio lì dietro”.
“E com’è? Ce ne va gente?”.
“Poca, in genere si fermano tutti fuori a pisciare contro il cartellone”.

Le ragazze erano affascinate dalla conoscenza da fantascienza di Alberto, e lo invitarono al loro tavolo per conoscerlo meglio. Io mi accodai senza ritegno alcuno.
“Ma quante cose sai”, gli mormorò Miralanza con voce vellutata e occhioni da cerbiatta tipo Bambi ma non quando gli hanno appena sparato la madre, più verso la fine. “Sei un professore?”.
“No, siamo due collezionisti di Dick Drago, non ci ricordiamo più qual era la sua frase abituale e abbiamo scommesso a chi la indovina per primo. La penitenza è bere una bottiglia di grappa con la vipera fino a vomitare”.

Le tre ragazze mi guardarono schifate, ma era solo perché non avevano mai assaggiato la grappa con la vipera. Io a casa me ne bevo dei litri, di nascosto da Marzia, che non vuole che porto animali in casa, e pretende che la vipera la metta dentro la bottiglia. Ci ho provato a spiegarle che non si può, sennò si beve tutta la grappa, ma non vuole sentire ragioni. La vipera naturalmente ha dato ragione a lei, così adesso la grappa me la bevo da solo, alla facciazza dei rettili voltagabbana e di chi ne dice bene.

Alberto non si interessava delle mie storie di vipere, voleva solo concupire una delle tre, possibilmente non quella che somigliava a Massimo, e ci mise una pezza: “Siamo due autori della tele, scriviamo un programma comico che andrà in onda da ottobre, e cerchiamo di tenerci in allenamento”.
“Che bello! Chi ci recita?”
“Aleandro Baldi”, buttai lì io, senza sapere assolutamente di chi stessi parlando.
“Il cantante? Quello cieco?”, mi squadrarono le tre.
“E’ un irresistibile mattacchione nella vita privata”, sudava Alberto in piena scalata di specchi.
“In realtà gli facciamo credere di essere a Sanremo”, continuavo a svaccare io.

Le ragazze non sapevano bene se considerarci dei poveri idioti o due geni eccentrici, dato che eravamo in due riuscivano comodamente ad attribuirci entrambe le etichette. Fatto sta che ci chiesero di accompagnarle alla discoteca, e uscimmo tutti e cinque dal locale.
Non potei far notare la caratteristica principale di quel luogo perché Alberto mi mollò a tradimento un cartone in bocca.

Le accompagnammo alla loro auto, restammo d’accordo che ci saremmo dati appuntamento davanti alla discoteca e le guardammo partire, ancora increduli su ciò che ci era capitato.
“Perché, cosa ci è capitato?”, chiesi massaggiandomi la bocca.
“Tre esemplari dell’altro sesso potenzialmente interessate all’accoppiamento!”, replicò Alberto colpendomi allo stomaco, forse un suo modo bizzarro di mostrare entusiasmo.

Saltammo in auto e via, verso la discoteca dall’altra parte della regione, dove ci mettemmo ad attendere le nostre future concubine, davanti alla porta, ostentando indifferenza verso il buttafuori che ci guardava sospettoso.
Naturalmente non rivedemmo mai più le tre bastarde, avevano certamente optato per una serata altrove, e avevano voluto prendersi gioco di noi senza alcun riguardo. Oppure si erano cappottate e adesso giacevano in un lago di sangue in fondo a qualche scarpata buia, lontano da ogni possibile soccorso. Ben gli stava, così imparavano a pigliarci per il culo, bagasce.

Dopo un paio d’ore davanti alla discoteca cominciavamo a essercela intagliata anche noi, e sfoggiavamo la facciadilegno dovecazzoerifinito, tanto che anche il buttafuori si impietosì:
“Ragazzi, vi hanno tirato il pacco, eh?”
“Eh si”
“Che stronze”
“Già”
“Dai, non abbattetevi, ogni tanto succede a tutti”
“Si, però, non ci si comporta così”
“Coraggio, c’è pieno di ragazze al mondo. Qui dentro per esempio ci sono certe fighe che solo a guardarle vi passa la tristezza!”
“Davvero?”
“Giuro! Tutte le sere pieno! E tutte libere eh?”
“Eh in effetti mi pare di averne visto entrare qualcuna..”
“Qualcuna? Ce ne saranno duecento!”
“Certo che per stare qui fuori come due pirla..”
“Oramai le vostre amiche saranno chissà dove, non vorrete mica aspettarle per sempre, no?”
“E poi oramai che siamo qui..”
“Credetemi, io donne come quelle ne conosco, non vale la pena farsi degli scrupoli.”
“Ochei, ci hai convinti, entriamo!”
“Vestiti così? Ma che scherzi? Vai a farti un giro, vai!”

Esco
“Quest’anno missitalia ne hanno eletta una coi capelli corti”, mi dice.
“Ah se ha i capelli corti allora non la conosco”, rispondo.

Annunci

Informazioni su grugef

probably the worst novelist in the world, supposing Federico Moccia was an alien. Vedi tutti gli articoli di grugef

E dimmelo dai, lo so che ci tieni!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: