aggiornamento di uno stato qualunque

Oh bentornato! Ehilà, che piacere rivederti! Finalmente! Oh ma dove cazzo eri finito?
Che uno per tornare bisogna che se ne sia prima andato, e ciò non è sempre vero, a meno che non si consideri anche l’andar via di testa, che allora belin che viaggi ci si è fatti. Anche se a dire il vero qualche andarvìa ce lo si è fatto anche qui, in questa parentesi di nonscrivoniente nonchiamonessuno, che è vero poteva ricordare i bei (?) vecchi tempi quando ci si chiudeva talmente a fondo in sè stessi da portarsi anche da mangiare perché laggiù in fondo c’era da fare parecchie scale a piedi e con la spesa avanti e indietro sai che braccia che ti vengono.
E invece no, non si trattava dei bei (?) vecchi tempi, stavolta non ci sono musi da bracco ad accompagnarci per la strada, sguardi fissi al pavimento, pensieri che si accavallano in testa così veloci da risultare incomprensibili anche a noi stessi, bestemmie digrignate sottovoce, che in quei bei tempi lì ce n’è una fioritura che manco all’euroflora. No, stavolta ci si dimentica di scrivere telefonare farsivedere allimiteunmessaggiomanonèdetto a causa dei bei tempi quelli senza punto interrogativo fra parentesi, che ci fanno scordare che esiste un mondo al di fuori di noi esattamente come quelli belliproprioperuncazzo, ma con la differenza che stavolta lo sguardo spazia ovunque, e il muso se proprio dev’essere da bracco almeno ha una palla in bocca e scodinzola felice.
Palla nel senso di giocattolo, non di testicolo, che sennò la felicità del bracco andrebbe di passo col dolore di un mammifero di sesso maschile non meglio specificato.
E si perché in questi giorni di vuoivederechecihannoilpicirotto forsesonostatisequestrati è successo quanto segue:

  1. Siamo stati in turnè a Parma, presso la Biblioteca Clandestina Errabonda tirata su da quel vecchio volpone dell’Alessandrocinelli, dove la parte meno produttiva dell’Ejercito Cadigattista di Liberaciòn Nacionàl ha presentato un paio di quadri letto un paio di racconti strappato un paio di applausi vuotato un paio di bottiglie. Bello, lo rifarei tutti i giorni, approfitto della parentesi per ringraziare chi mi ci ha voluto e spero di ricambiare al più presto l’ospitalità in quello che presenterei come punto 2.
  2. Abbiamo quasi terminato i lavori alle Cappe Rosse, anche se dovrei dire che il Subcomandante Marzia ha quasi terminato, visto che io, in qualità di parte meno produttiva dell’Ejercito Cadigattista di Liberaciòn Nacionàl, mi sono limitato a brevi quanto inefficaci comparsate. Chiedo le attenuanti signor giudice, quella grossa cagna per cui lavoro non mi permette di usufruire delle ferie arretrate per contribuire in manodopera a ciò che si appresta a diventare la mia occupazione principale, se non in tempo almeno in ambizioni. Anche in questo caso vorrei aprire una parentesi per ricordare ad amici, nemici e visitatori occasionali che, che senza una tessera ARCI non possiamo farvi entrare, e che siete nemici le consumazioni si pagano.
  3. El Bastardo e Morelia Toñita De La Selva De Lacandona, la sua nuova subalterna, hanno mangiato una scatoletta al tonno e salmone e hanno scagazzato per tutto il sottoscala, costringendoci a un lavoro ignobile di pulizia, col risultato che alla fine tutta la cucina puzzava di merda tonno salmone e candeggina. La prossima volta che si azzardano a fare una cosa del genere li sotterro in giardino.
  4. Ci siamo ricordati di quanto sia bello restare abbracciati sul divano a guardare la prima stupidaggine che passa in televisione, senza neanche guardarla davvero, giusto per il piacere che dà spegnerla e ascoltarsi respirare. Sono innamorato di questa ragazza, e alla fine i punti uno due e tre non sono altro che macchie di colore in un quadro, e non è certo stando col naso appiccicato alla tela che riuscirai a decifrarne il disegno. Oltretutto se il colore è ancora fresco ti macchierai tutta la faccia..
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