senza capo nè coda

Queste righe avrei potuto scriverle tranquillamente stamattina alle quattro, visto che quel maledetto scavabuche sporcabraghe quadrupede tourettico con cui ho la (s)fortuna di convivere, vedendomi in salotto, ha pensato che fosse già ora di pranzo, o di uscire, o entrambe. Non gli è neanche passato per il piccolo cervello che si ritrova, che quando una persona è sdraiata al buio sul divano, sotto una coperta, e non si muove, probabilmente ha solo deciso di dormire lì e non nel suo letto, ma sta certamente dormendo, e non ne ha neanche per le balle di alzarsi per giocare con un cane di origini incerte come lui.
Le scrivo ora perché alla fine ho preso la salomonica decisione di lasciare il cane a guardia del salotto buio e sono andato a finire di dormire nel mio letto, ochei che scrivere sul blog è divertente, ma alle quattro di mattina c’è altro da fare, soprattutto se di lì a poco ti alzerai per andare a lavorare.

E poi stamattina alle quattro non so se avrei potuto scrivere di questa cosa che mi è capitata, perché me ne sono accorto ora. Mi ha scritto un tizio, col quale ho avuto un breve scambio di commenti su nube e sul suo blog, di natura squisitamente derbystica.
Mentre Bjork fa il suo sporco lavoro di batteria elettronica dentro le casse, io apro la finestra di splinder e trovo un messaggio privato. “Ohibò!”, faccio subito, e vado a vedere chi è il mittente. Sarà l’amica di Matteo che mi ringrazia per il libro? O l’amica dell’amica, visto che alla fine il libro non era per lei ma per un’altra? O l’amica che mi dice che l’amica? Vabbè, no, così la smetto. Era questo ragazzo, tifoso di una squadra ligure che non è il Genoa, sebbene giochi nello stesso campo. Ne ho anche sentito parlare della sua squadra, ma ho sempre creduto che si trattasse di un’associazione sportiva non agonistica.
Mi scrive in privato quasi per scusarsi del tono aggressivo usato in un suo commento, specificando che non ha niente di personale contro di me, e ci mancherebbe, mi viene da dire, manco mi conosci.. ma certi accostamenti fra sostantivi puzzolenti e la sua squadra gli hanno fatto salire lo stesso sostantivo al cervello, e non ci ha più visto.

Scrivo qui perché ci ho anche provato a rispondergli che non c’è nessun problema, che figurati se mi offendo per un commento, e soprattutto per un commento di natura calcistica, e soprattutto se alla base del commento c’è la rivalità storica fra la squadra di Genova e quell’altra che credevo fosse dilettantesca, e sennò non mi spiego quei colori sgargianti alla paliodisiena.
Gli ho scritto una bella letterina, breve, che non è il caso di dilungarsi, ironizzando sul difensore che ci hanno fregato e che si spaccherà secco prima che se lo possano godere, e ne ho approfittato per seppellire l’ascia prima ancora che venga estratta, invitandolo alle Cappe a bersi una birra.

Gliel’ho scritto, ma quando ho cliccato “invia” mi è comparso un messaggio che diceva che non ci sono cazzi, a quell’utente lì i messaggi privati non glieli posso mandare. Con le balle che mi giravano per aver buttato via dieci minuti a scrivere qualcosa andato irrimediabilmente perso, sono andato sul suo blog per lasciargli almeno un sunto della mia lettera nei commenti.
Niente, ha bloccato sia i commenti pubblici che quelli privati, privandomi del piacere della replica.

Pazienza, nel frattempo Bjork ha finito di strillare, il Subcomandante è rientrato dalla missione in Bolivia, o dove è andata stavolta non so, quella lì è sempre in giro.  Stavolta ha riportato doni di popoli lontani, un tappeto, delle tende, un colapasta, delle forbici, qualcosa mi dice che il Paese lontano era la Svezia, quartiere di Campi.

Mi accoglie con un sorrisone, meno male, temevo che mi facesse una testa così perché stanotte ho dormito sul divano e non ho rimesso a posto nè la coperta nè il cuscino. Si vede che ai punti lavare bene la bistecchiera vale più che tenere in ordine un divano.
Alla fine è come negli scacchi, un alfiere e un cavallo si equivalgono, ma per una torre si possono anche perdere. Negato al nobile gioco, credo che convenga imparare, chissà che non mi risparmi qualche cicchetto.

Ma torniamo a questo racconto senza capo nè coda, che avviene mentre lo scrivo, neanche fossi il Vecchio della Montagna Vagante. Il Subcomandante Marzia mi presenta un elenco spaventoso di lavori da fare in casa, traslochi, riparazioni, roba che si fa prima a buttare giù tutto e rifare. Lo credo che sorrideva quando sono arrivato, mi stava indorando la pillola.”Non c’è problema”, le rispondo, se non so giocare a scacchi sono bravo a bluffare a poker,  “Appena abbiamo un giorno libero da spese, inviti a pranzo cene matrimoni battesimi funerali divorzi, ci mettiamo lì e facciamo tutto, tanto cosa vuoi che ci voglia, un pomeriggio!”.
Marzia mi abbraccia, contenta che l’uomo di casa si dimostri così solerte nelle fatiche.
L’uomo di casa non lo so, io sto solo prendendo tempo, e mentre scrivo approfitto della sua assenza nella stanza per buttare un occhio alle offerte di appartamenti sfitti: tempo una settimana e i lavori durissimi da fare qui saranno solo un tenue ricordo.

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One response to “senza capo nè coda

  • Secchin

    Ti riporto un commento dell’amica di un Matteo (quello che conosco anche io hihi):
    “@ Secchin: ecco. ovviamente, nelle giornate dai lenti risvegli, la sera mi prende questa iperattività… mannaggia.
    adesso mi finisco acapistrani (mi piace un sacco!)”

    Per la cronaca, anche l’amica dell’amica (i libri erano due) aveva già, il giorno stesso che l’hai conosciuta alle Cappe, iniziato “Acapistrani” e apprezzato molto. E detto di dirtelo.
    Poi sai come sono le Poste in Italia.. con un filo di ritardo eccoti recapitati i complimenti.
    Sarebbero 2 euro e cinquanta, mancano i francobolli.

    Il doriano avrà fatto la stessa cosa come su nube in giro per blog genoani. Non mi stupisce che poi sia stato costretto a bloccare mail e commenti.
    Chissà cosa non gli hanno tirato dietro !! ;-)

E dimmelo dai, lo so che ci tieni!

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