ggioventù bruciata

Ora ci rido, ascolto la musica mentre scrivo, e “What’s really happening?”, mi domanda il signor David Robert Jones con la sua inconfondibile voce scolpita nel mercurio.  “All the clouds are made of glass, and they’re slowly sinking. Falling like the shattered past, were we built to last?”, e non posso che rispondergli che non lo so, io sento una voce che dice “fai una strage”. Ma poco fa, sulla statale, non ero così ilare.

Mentre venivo a casa dopo un giorno di lavoro, l’ero stanco come un mulo, mi ha sorpassato la classica golf satura di gioventù, finestrini aperti, musica spinta fuori a badilate, e non ho potuto fare a meno di buttare un occhio dentro. Era inevitabile, ti sorpassa un mezzo che starebbe bene in mezzo al carnevale di Notting Hill, guardi se ci sono dei giamaicani sopra, anche se ammetto che i caraibici hanno gusti migliori in fatto di musica. La prima cosa che ho visto mi ha fatto pensare che neanche un giamaicano pieno di erba avrebbe il coraggio di indossare un cappellino con visiera come se fosse una tuba, appoggiato sopra la testa. Questi sbarbati invece li sfoggiavano come medaglie, indifferenti dell’aspetto ridicolo che offrivano al paese. Forse ne ho già parlato precedentemente, ma non posso fare a meno di ripetermi, ogni volta che incontro qualche rappresentante della moda “conehead” mi viene da ridergli in faccia.

Oggi l’ho fatto, e la golf traboccante di pubertà ha fatto inversione e mi è venuta dietro. Essendo io in Vespa, lasciarmela alle spalle in mezzo al casino di Busalla è stato semplice, ma quasi a Ronco me la sono vista nello specchietto, nell’unico che funziona.  Arrivava al galoppo come un bisonte, soffiando fumo dalle narici, a testa bassa, e la faccia delle teste a cono sui sedili non prometteva niente di buono.

Non so se sottrarmi alla pugna sia stato buonsenso o codardìa, ma lì per lì non me lo sono chiesto troppo, ho messo la freccia e mi sono infilato in un caruggio. La golf ovviamente mi è venuta dietro, ma come prima in mezzo al casino mi trovavo su un terreno sfavorevole alle quattro ruote, e ho allungato abbastanza da poter raggiungere indisturbato la prima strada che mi permettesse di defilarmi.
Pericolo scampato, mi sono detto, e canticchiando me ne sono tornato a casa.

Davanti al cancello una sorpresa, i tre tizi di prima, senza la macchina, ma con la stessa espressione bellicosa che hanno certi SUV quando ti si piantano dietro in autostrada e cercano di passare.

Se questo fosse un racconto di fantasia finirebbe con me che me ne torno a casa tranquillo e pettinato.. no, pettinato neanche in un racconto di fantasia.. mentre loro arrancano verso la Golf con tutte le ossa fuori posto, domandandosi come può una persona muoversi così velocemente e picchiare così forte senza essere Bruslì.

Purtroppo non è un racconto inventato, e quando me li sono trovati davanti ho pensato prima “Come cazzo hanno fatto a trovarmi?”, e poi, dopo aver riconosciuto in uno di loro un ragazzino che vive nella mia strada, “Bastardo, ma ti beccherò da solo..”, quindi, immediatamente dopo, “Questi mi fracassano di botte”. Perché è vero che erano poco più che ventenni, ma erano comunque tre, e io sono da sempre poco avvezzo al combattimento all’arma bianca. Di solito tendo ad avere qualche possibilità di non prenderle se ho in mano un lanciarazzi e il mio avversario è Rita Levi Montalcini.
Li ho comunque squadrati da capo a piedi senza mostrare incertezze: uno indossava il cappello conehead di cui sopra, un altro era a testa scoperta, i capelli biondi tagliati cortissimi e la carnagione chiara gli conferivano un aspetto da pedofilo olandese smentito in parte dall’età, che di solito i pedofili olandesi stanno intorno ai trentacinque quaranta, prima sono “vittime di pedofili olandesi” e poi sono in galera; il terzo aveva la pelle molto scura, non sembrava italiano, senonché la maglietta “De puta madre” lasciava pochi dubbi riguardo le sue origini nostrane. E se devo dirla tutta anche riguardo il suo Q.I.

“Cazzo ci avevi da ridere?”, mi chiede Testaacono.
“Quando?”, rispondo con fintissima ingenuità.
“Quando ci hai incrociato a Busalla!”, replica quello con la mamma zoccola.
“Non mi ricordo. E poi chi vi dice che stessi ridendo per voi?”
“Ridevi per il suo cappellino!”, mi accusa Pedofilo Olandese.

Lancio un’occhiata al presunto oggetto delle mie risate, e ne trattengo a stento una: l’espressione incazzosa che spunta sotto conferisce alla persona un aspetto che va ben oltre il comico. E’ come vedere Stanlio e Ollio fare una comparsata in un film di Bergman. “Perché? Cos’ha?”, chiedo con una smorfia che cerco di vendermi come preoccupata.
“Pensi che con questo cappellino faccia ridere il cazzo!”, esclama Testaacono indicandosi il copricapo.

La conversazione è andata fin troppo avanti perché questi tre siano una vera minaccia. Evidentemente sto assistendo a una sbruffonata. Finirà con loro che mi minacciano di violenze fisiche, e io che li mando a dare del culo, come da copione. Se non finirà a botte tanto vale che me la goda.

“Scusa, come fai a sapere che penso che il tuo cappellino faccia ridere il cazzo? Ti senti ridicolo a portare un cappellino così?”
“Checazzovuoi? Il mio cappellino è troppo figo, e tu devi farti i cazzi tuoi senza andare a guardare le teste degli altri!”
“Quel che voglio dire”, cerco di assumere un tono da fratello maggiore, in fondo potrei avere quindici anni più di loro. “Quel che voglio dire è che se pensi che io ti consideri ridicolo è perché tu stesso sospetti di esserlo, no?”
“Aspetta, c’erano dei congiuntivi nella frase?”
“Boh.. si..”
“Ah è per quello che non ho capito, quando hanno spiegato i congiuntivi ero in settimana bianca”

Perché recepisca quel che sto cercando di dire devo coniugare tutto all’imperfetto.
Intanto che il messaggio si fa strada attraverso l’oscurità della sua mente, gli altri due ragazzi confabulano, tirandomi delle occhiate in tralice.

Poi Madrezoccola mi fa: “Tu leggi?”
“EH?”
“Libri!”, aggiunge Pedofiloolandese.
“Si, perché? Tu no?”
“L’hai letto il Gatto Leopardo?”
“Pardo! Il Gatto Pardo!”
“Si, l’ho letto..”
“Ce lo fai un riassunto? La prof di lettere ce l’ha dato da leggere per l’estate, ma è una palla!”

Adesso tutti e tre mi guardano come se fossi il Messia, venuto giù dal cielo per indicare loro la via verso il cazzeggio estivo più sfrenato. Mi fanno tenerezza, poverini, non riesco a dire di no.

“Ce l’avete carta e penna?”
“Da scrivere? Ma sei fuori?”
“Scrivere è da sfigati!”
“Cazzo scrivi a fare se ci sono i cellulari!”
“Vabbè, li ho in casa. Aspettate qui, ve lo scrivo io. Quanto dev’essere lungo?”
“Corto!”
“Cortissimo!”
“Più corto che puoi, non abbiamo tempo di copiarlo, dobbiamo andare al mare!”
“Che stia su un sms!”

Ci metto due minuti, glielo riporto e li guardo andare via con in mano la chiave dell’eterna felicità.
Non vorrei essere al loro posto quando lo consegneranno all’insegnante..

riassunto

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4 responses to “ggioventù bruciata

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