sunday bloody sunday

Il titolo banale l’ho messo solo per far piacere a Seaweeds, anche perché spero che questa domenica si raddrizzi alla svelta da come è cominciata.
Prestissimo è cominciata, alle sette, col cane che si è svegliato e ha cominciato a fare le pulizie domenicali, e prima si è messo a leccarsi tutte le parti di sè che riusciva a raggiungere, con gran cigolare di brandina, quindi ha deciso che è inutile lavarsi se poi il letto dove dormi è sporco, e allora si è messo a leccare tutta la brandina.
Il cane non ha la lingua ruvida come i gatti, ma sfregata ripetutamente nel silenzio della stanza produce comunque un suono di grattugia, che alle sette potrebbe infastidire chiunque, figurarsi me, che quando mi sveglio non riesco più ad addormentarmi, che comincia a colarmi il naso, e devo andare in bagno, e vi vien da starnutire, e allora tanto vale che mi alzo, così almeno chi divide il letto con me può continuare a dormire.

E tanto dovevo fare ARTErnativa, e tempo che mi lavo, cazzeggio un po’, mangio qualcosa, mi metto a scrivere e suonano alla porta.

Di domenica. Mattina. Alle nove.

Chiunque sia non merita una risposta gentile, di domenica mattina alle nove nessuno ha il diritto di andare a suonare alla porta di nessuno, nella mente mi si profilano due possibilità, il solito marocchino o i testimonidigeova.

Spero vivamente che siano i testimonidigeova, avrei la possibilità di scaricare su di loro l’aggressività che non ho riversato sul cane. Potrebbero essere, non sanno che ho cambiato casa, questa non l’hanno ancora registrata come pericolosa, ma dentro di me lo so che è il solito marocchino, e per questo non mi meraviglio di trovarmi davanti Mohamed.

– Ciao amico!
– Ciao Mohamed – gli rispondo sedendomi con lui in giardino, in ciabatte e mutande.
– Dove moglia?
– Moglia dorma – biascico.
– A quest’ora? Domenica mattina! No dormire!

Potrei spiegargli perché non bisogna suonare in casa della gente la domenica mattina, ma lui lo fa per necessità, non per il piacere perverso di rompere il cazzo a fini religiosi, non mi permetto di infierire.
Apre il borsone e comincia a tirar fuori roba, lo so già cosa mi mostrerà, la volta scorsa gli ho chiesto di portarmi dei pantaloni per lavorare, ma prima che ci arrivi la trafila è lunga, ci sono i calzini (grazie, ma ne ho), le magliette (no, davvero, non mi servono), i pantaloncini corti (questi non vanno bene, li voglio lunghi), camicie di colori imbarazzanti (ma chi te le ha vendute?), e finalmente i pantaloni. Leggeri, con l’elastico in vita, i tasconi, un paio di braghe che al mercato potrei trovare tranquillamente a dieci euro me li porto a casa per una cifra superiore al doppio.

– Aiutimi! Andiamo Marocco!

Si, va bene, ci mancherebbe che non ti aiuto, però potresti portarti via anche il cane?

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probably the worst novelist in the world, supposing Federico Moccia was an alien. Vedi tutti gli articoli di grugef

4 responses to “sunday bloody sunday

E dimmelo dai, lo so che ci tieni!

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