a proposito di titoli banali

No, perché io poi mi formalizzo, e dico sta a vedere che non sono più capace di scrivere un titolo decente, che poi è anche vero che non sono mai stato capace di scrivere titoli decenti, che di solito i titoli li considero una cosa che serve a me a ritrovare il pezzo dopo che l’ho messo via nella memoria confusionaria del mio pici, e difatti quando vedo un pezzo con un bel titolo azzeccato tante volte mi piace di più il titolo del pezzo stesso, soprattutto quando il pezzo in questione fa cagare e l’ho letto solo attirato da titolo.

Per dire, il post precedente l’ho scritto solo per motivare il titolo, che mi piaceva un casino fin da quando l’ho trovato sul libro, diciamo che è stato un omaggio.
Per dire, a me uno che è bravissimo a scrivere i titoli è Cinelli, che una volta ho scritto un racconto partendo dal titolo e ce ne ho messo uno tipo quelli che scrive lui, ed è stato un successo. Vabbè, il racconto non era male, ma il titolo non c’entrava una cippa, però non se n’è accorto nessuno, e tutti a dire machebelracconto.
Per dire, un altro che secondo me fa dei bei titoli è Alberto, anche se questo non lo giustifica a rompermi le balle quando ne faccio di banali.

E’ che io i titoli.. ah no, l’ho già detto questo..

Comunque poco fa ho aperto la pagina del brause per vedere se mi aveva commentato qualcuno il post precedente a questo, e come al solito mi è comparsa la prima pagina di Repubblica, che ce l’ho come pagina di apertura finché non ne trovo una più interessante. Per esempio quella del Clan dei Grifoni non ce la metto perché la aggiornano solo la mattina, e per tutto il giorno che la riapro resta uguale.
E poi un minimo di pudore ce l’ho ancora e almeno ci provo ad apparire come una persona che si interessa un po’ di quello che succede nel mondo.
Beh, dicevo che mi si è aperta la pagina di Repubblica, e bello grosso lì davanti c’era il titolo più banale e finto e assolutamente coerente con quello che credo siano i giornalisti di oggi.

titoli idioti

Perché io lo so come ragionano i giornalisti, me li vedo lì a scrivere il loro pezzo, conformisti e barocchi, tanto per dimostrare che dei pensieri associativi sono schiavo, e appena capita loro l’occasione di fare un titolo che etichetti la notizia e la rimandi a un’altra etichetta più grande gli viene duro. Anche se sono donne, gli viene duro lo stesso.

Il 14 febbraio 1929, in una New York coperta dalla neve, Al Capone si sbarazzò in un colpo della concorrenza, facendo giustiziare i capi di alcune bande rivali in un garage, e battezzando per sempre quel giorno come quello della “Strage di San Valentino”.
Da allora non c’è giornalista che non provi a ripetere la genialata, e appena da qualche parte nel mondo ci scappa l’ammazzamento in concomitanza di una festa comandata, si assiste a una gara a chi si aggiudica per primo il titolo clone. Ne ammazzano tre a natale? E’ la strage di natale, ovvio. Non importa il numero delle vittime, basta che siano plurali. Se qualcuno facesse fuori tre persone il dodici gennaio i giornali titolerebbero “Tre morti a Crebini Cazzuli”, e finirebbe lì.

Provate ad andare su un motore di ricerca, e ad associare Ferragosto a qualunque altro avvenimento degno di nota che non sia ovviamente un “esodo”. Non esiste alcun terremoto di ferragosto, incidente di ferragosto, o alcunché capitato il 15 agosto. A pasqua. a natale, qualcosa si trova, ma come la strage.. La strage di natale commemora la bomba sull’Italicus, nell’84, per  pasqua Israele fornisce quasi una strage all’anno con cui riempire i giornali, e a voler essere pignoli ho trovato anche una “strage della befana”, riguardante una famiglia di lupi avvelenata in Basilicata (bastardi, aggiungo).
C’è poco da fare, il fatto di sangue tira, lo sappiamo,  ma non potrebbero sforzarsi un po’ di più quando scrivono un pezzo?

Il Manifesto non è un giornale che mi piace granché, sebbene mi arrivi a casa tutti i giorni. Alla lunga mi rompo le balle a sentire sempre solo una campana, ma la prima pagina, ragazzi..
C’è sempre una foto su cinque colonne, e il titolo che la commenta mostra che in redazione ci sono persone con le palle. Qualche tempo fa è uscita una raccolta con le migliori prime pagine degli ultimi anni, un’opera imperdibile (che io ho perso, ma questa è un’altra faccenda), ironica, acuta, e spesso arricchita dal lavoro di uno dei migliori vignettisti in circolazione, Vauro, e dai pezzi di Robecchi, che quando è in vena è bello sagace.

Adesso aspettiamo che qualcuno regoli i conti il due novembre, e vediamo se qualche genio avrà l’intelligenza di titolare “La strage dei morti”.

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3 responses to “a proposito di titoli banali

  • hardla

    questo nuovo spassky che dopo più di tre anni dall’apertura s’è finalmente rassegnato a fare il blogger per davvero, mi piace parecchio.

    però ora scendi che c’è la partita.

  • spassky

    Ci ho messo un po’ perché dovevo riuscire a bruciare il minestrone. Ora che l’ho tutto attaccato posso mettermi in moto. Arrivo!

  • seaweeds

    Il mio titolo preferito di Repubblica è stato (lo trascrivo perché non c’ho voglia di caricare lo screenshot):
    “Sei gay”, sedicenne suicida. La madre: “Scuola sapeva”. Fioroni: “Serve educazione”.

E dimmelo dai, lo so che ci tieni!

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