le ultime lettere di Jacopo Renzis

E ultimi aggiornamenti, intanto che il pici mi carica la musica per il viaggio sul tuttofonino. La scelta dei brani è stata dettata più dalla frequenza di ascolto che dal gusto, ho cercato di lasciare a casa le canzoni che girano sempre in macchina, dando la precedenza a quelle ancora nuove, album appena presi, roba dimenticata..
Però lo spazio a tema l’ho mantenuto, lasciando una buona fetta di memoria alla musica britannica.
London Calling la terrò in serbo per il viaggio in metropolitana..

Stamattina il fantoccio col turbante è riapparso in video, dichiarando che chi si legherà ad Al Qaeda non dovrà più pagare le tasse. Se arriva a promettere la tv via cavo gratis giuro che ci faccio un pensiero. Ma insomma, con tutti gli sceneggiatori pazzeschi che ci sono in america proprio dal più scarso dovevano fargli scrivere i testi?
Questo per arrivare a dire che se nel weekend appena cominciato salterò in aria grazie a qualche attentato, mi sto portando avanti per comunicare le mie ultime volontà.

Le mie ultime volontà sono che la smettiate di venire in pellegrinaggio su queste pagine a dire “poverino, guarda, non se l’aspettava mica una tragedia simile!”, e a lasciare messaggi idioti. Invece si, me l’aspettavo, anzi, ci sono andato apposta su quell’autobus, l’ho scelto fra tutti esclamando “Prendiamo questo, che puzza di plastico!”. Perché non ne potevo più di tutte le vostre menate, mi fate cagare, siete noiosi, brutti, poco divertenti e talmente prevedibili da dare la nausea! Andate a fare in culo!

..Ovviamente se non dovessi schioppare sbottando sangue dappertutto, il paragrafo di cui sopra è da considerarsi una simpatica burletta..

Vabbè, quanto manca? Ancora dieci canzoni, il tuttofono e il pici comunicano alla stessa velocità di un’impiegata dell’anagrafe di Ronco col proprio lavoro.  Perlomeno il mio pici non è un ciccione laido.

Il programma della giornata è pronto:
arrivo a Milano, mi infilo alla Borsa Del Fumetto a comprarmi due copie di Ratman (così avrò di più da leggere), faccio colazione al bar insultando milanesi e milanisti, torno in stazione, prendo la navetta e vado all’aeroporto;
mi infilo sullo scatolone volante, cerco di accaparrarmi il finestrino e passo l’ora e mezza successiva guardando fuori con la bocca spalancata sulla lettera o;
scendo all’aeroporto con un sacco di acca nel nome, prendo la tiùbb, mi faccio travolgere dalla nostalgia e scendo a Paddington, dove mi abbranca tutta la nostalgia rimanente;
passo davanti a tutti i negozi pub parrucchiere libanese in cui sono già entrato tante volte, attraverso la strada badando a non farmi arrotare, canticchio un pezzo di Jimi Hendrix in omaggio al B&B in cui è schiattato, che si trova nella via, sebbene ignori dove, e suono alla porta del Rhodes Hotel;
saluto Chris e Maria, ma più Maria che Chris, essendo lei storicamente più gentile e più pulita, saluto il buon vecchio Papà Papillo che mi avrà aspettato lì fuori imprecando per non essere in Berwick Street a sperperare il reddito familiare in dischi rari e cofanetti;
salgo in camera, poso la roba dove capita e mi fiondo in strada, pronto per il mio fine settimana londinese.

Il tuttofono ha finito, saluto e me ne vado.

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6 responses to “le ultime lettere di Jacopo Renzis

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