stasera cena fuori!

Crisi in cucina, quando la ricetta per un piatto semplice semplice da far trovare pronto al capo al suo rientro si rivela una trappola mortale. Avrei dovuto immaginare che il libro “In cucina con Mr.Bean” non è indicato per un consulto credibile.
Quando me ne sono reso conto il danno era fatto, mezzo frigo era già assemblato in un tegame dall’aspetto orrendo, e privo di sapore, roba che neanche One Eyed Jack, sebbene abituato a saltare pasto per giorni, e quindi disposto per fame a mangiare qualunque porcheria, si è azzardato ad assaggiare. Me l’ha liquidato con uno sguardo che riassumeva il concetto di “Piuttosto mi mangio una zampa”.
Ochei, rifacciamo, butta via tutto e nascondi le tracce prima del ritorno a casa del Subcomandante. Se c’è una cosa che la fa imbestialire è che qualcuno le faccia casino in cucina. Intruglio nella spazzatura, spazzatura nel bidone dei rifiuti umidi in fondo alla strada, bidone dei rifiuti umidi giù nel fiume, che non si sa mai. Poi la cucina, che sembra l’inizio di Lost. Qui c’è poco da fare, un’impresa di pulizia a pieno regime non la riporterebbe agli antichi splendori in meno di mezza giornata, e io ho solo un’ora scarsa.
Che fare? L’unico modo perché non si noti il disordine della cucina è coprirlo col disordine del resto della casa. Per ottenere questo un’ora è più che sufficiente!
Venti minuti più tardi la casa è in condizioni inimmaginabili, letto disfatto, vetri sporchi e roba fuori dai cassetti, il gabinetto tappato e puzzolente, gli specchi pieni di ditate, tutti i cuscini del divano in terra, e sporcizia e polvere e ragnatele ovunque posi lo sguardo. Non per vantarmi, ma ho un certo talento per queste cose.
E adesso preparare di nuovo la cena, via!
Con quel poco che ho salvato della dispensa, vale a dire delle castagne mezze secche, la buccia di una patata e un pezzo di salsiccia ancora congelato, non ci si può realizzare un piatto da gourmet, ma una volta a militare il cuoco della caserma mi rivelò che il segreto per mascherare la scarsità di ingredienti è coprire tutto con un sapore forte, perciò caccio tutto in una pentola e ci vuoto dentro un barattolo intero di cannella, uno di curry e delle noci moscate. Pepe non ce ne metto, che dicono faccia male al cuore.
Viene su un odore che impregna le pareti e ti si avvinghia alla gola, striscia lungo il soffitto e si spinge ad annidarsi su tende e poltrone. Dopo questa ricetta la casa sarà ridotta alla pari di un tugurio di Calcutta, devo impedirlo! Spalanco le finestre e lo faccio uscire, ma la vicina si affaccia a chiedermi se per caso non stiamo ospitando un santone.
“No, signora, sto cucinando”, le rispondo.
“E checcazzo stai bollendo, Sandokan?”
Quando ritengo che il mio intruglio sia diventato commestibile spengo la fiamma e avvicino le narici prudentemente.
La zaffata mi stordisce per alcuni secondi, nei quali immagino di essere l’addetto alla pulizia del recinto degli elefanti al circo.
Troppo speziato, meglio diluirlo con qualcosa. Il tempo stringe, e sottomano ho solamente dell’olio e una bottiglia di birra. L’alcool è meglio tenermelo per dopo, quando dovrò doparmi per sostenere l’estenuante predica della mia fidanzata. Vada per l’olio allora, mezza bottiglia dovrebbe bastare, una bella mescolata e via, servire caldo.

Marzia arriva un quarto d’ora più tardi, gli occhi le lacrimano per l’odore acre che permea le stanze, ma è talmente intenso da rincoglionirla quel che basta perché non noti il caos. Mi saluta con l’espressione della ciucca migliore, poi crolla sulla sedia. Ochei, o la va o la spacca, e non dico in senso figurativo.
Con un cucchiaio di legno servo la “pietanza”, che scivola nel piatto come un cobra di bitume rimasto coinvolto nel crollo di un negozio di spezie.
Marzia guarda prima il piatto, poi me. Io guardo lei, poi il piatto, poi di nuovo lei. La mia coscienza è divisa in due, una parte di me vorrebbe evitarle di avvelenarsi, in fondo è la persona con cui voglio trascorrere il resto della mia vita, ma nello stesso tempo il mio orgoglio di cuoco esige soddisfazione.
I sentimenti riguardanti il mio stomaco invece sono chiari, e ruotano intorno all’istinto di conservazione: stasera salto pasto.

In uno stato mentale decente non ci sarebbero dubbi, Marzia salterebbe in piedi e caccerebbe prima un urlo, poi la cena nel cesso, poi me di casa, ma coi sensi ottenebrati dalle spezie resta pacifica, e diligentemente prende il cucchiaio e lo infila nel blob che ha davanti.
E’ troppo unto perché si riesca a tirare su, ci riprova una, due, tre volte, poi l’aria pesante e carica di sostanze ha la meglio, e si accascia priva di sensi sul tavolo.

E’ andata, la lascio priva di sensi in cucina, con le finestre spalancate, e me ne vado a dormire: voglio dimenticare quest’incidente quanto prima.
Ahimè, non ho considerato che le spezie indiane possiedono un’altra caratteristica, oltre a quella di coprire i sapori. Me ne accorgo a luce spenta, quando una sagoma scura si avvicina al letto mimando una danza erotica, e mi sussurra con voce suadente di prepararmi alla venuta di Kalì.
Non ricordo chi sia questa Kalì, ma immagino la protagonista di qualche pornazzo indiano.
Questa serata la ricorderò a lungo, penso, già soddisfatto dell’inaspettata svolta che ha preso, ma quando la mia fidanzata entra nel cerchio di luce proiettato dalla finestra le vedo gli occhi iniettati di sangue, e soprattutto il pugnale che tiene in mano, e ricordo tutti insieme i romanzi di Salgari, e il culto della dea, e mi sa che il ricordo della serata sarà brevissimo.

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2 responses to “stasera cena fuori!

E dimmelo dai, lo so che ci tieni!

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