breve omaggio a Muzio Carosso, scacchista straordinario

Estate 1955, il sole picchia forte su Canelli, e sotto un pergolato il signor Gregorio Carosso, militante del Pci, rimbrotta il figlio dodicenne:
“Muzio, tu devi fare qualcosa di comunista!”
“Tipo mangiare i miei compagni di scuola?”
“No! Qualcosa che onori la Grande Madre Russia! Imparerai a giocare a scacchi!”
“Ma a me piace la briscola in cinque!”
“E chi se ne frega! Tu diventerai un grande scacchista! Guarda, ti ho comprato questo libro per insegnarti le regole del gioco che tutti in Russia praticano con successo!”

scacchi celtiE così, seguendo le lezioni di “Scacchisti in 24 ore”, Muzio Carosso intraprese i suoi primi passi in un mondo più vasto, diciamo 64 caselle.

Soltanto quattro anni più tardi è un Muzio Carosso molto diverso quello che si iscrive al torneo provinciale di scacchi. Ha la barba di pelomatto che lo fa somigliare a un mugik spelacchiato, sa recitare perfettamente l’internazionale comunista, e soprattutto ha battuto ogni avversario della sua scuola durante l’ora di ricreazione, guadagnandosi il nomignolo di “Gran maestro della scuola superiore di agraria Rino Gaetano”.

Data la giovane età gli iscritti al torneo non lo considerano un avversario temibile, loro provengono tutti da circoli prestigiosi dei dintorni, qualcuno arriva addirittura da Cuneo, sono abituati a scontrarsi con giocatori ben più sgamati.

Il primo incontro ufficiale Muzio lo gioca contro un certo Anselmo Giribauda, un professore col pizzetto e degli occhialini tondi che al giovane e indottrinato Carosso ricordano quelli di Trotzkij. Perscacchi incelti tutta la partita lo osserva affascinato, e quando mezz’ora più tardi il professor Giribauda gli impone il matto Muzio salta in piedi, gli stringe la mano ed esclama: “Grazie! La prego, venga a collettivizzarci l’orto!”

Per fortuna il torneo non prevede l’eliminazione diretta, e Muzio può ancora affrontare l’avversario che verrà in seguito ricordato come “Colui che subì la prima sconfitta da Muzio Carosso”, Enzo Scariello.
Dopo avergli mangiato l’alfiere a costo del cavallo, la torre perdendo la regina e la regina sacrificando una scarpa del padre, che indispettito dall’andamento della partita gliela scagliò addosso dalla tribuna, Muzio passò al contrattacco e ficcò il rimanente alfiere nell’occhio di Scariello, obbligandolo a ritirarsi.

scacchi delle apiEra una buona tecnica, e Muzio cercò di affinarla. Nella partita successiva si trovò presto in difficoltà e decise di arroccare, ma invece di depositare la torre accanto al re la serrò forte nel pugno e colpì l’avversario al setto nasale, mandandolo al tappeto.

Nessun regolamento prevedeva ancora il reato di violenza ai danni di un giocatore, quindi Muzio restò impunito e solo al tavolo di gioco, passando il turno.

Aveva creato l’arrocco violento, mossa per cui divenne celebre. In poco tempo nessuno voleva più battersi con lui, e quando lo facevano fuggivano urlando appena gli vedevano posare la mano sul re.
La fama dell’Arrocchino divenne internazionale, e nella graduatoria mondiale la sua posizione saliva sempre più.
Muzio Carosso cominciò ad arricchirsi coi tornei, e sentendosi finalmente importante scrisse libri e fondò scuole di scacchi in cui insegnava la tecnica che l’aveva reso famoso e altre, come quella del “Cavallo incaprettato”: prima dell’incontro mandava due sgherri a sequestrare un parente dell’avversario, quindi lo invitava a lasciarsi battere se non voleva subire conseguenze.scacchiccazzosiete

Fu una gloria che durò una decina d’anni, finché la Federazione istituì una regola che vietava l’uso della violenza e dell’intimidazione durante le partite, e la rese retroattiva.
Di punto in bianco Muzio Carosso si trovò privato dei titoli accumulati e della possibilità di partecipare a qualsivoglia manifestazione in cui comparisse una scacchiera, compresa la dama, il carnevale di Venezia e le rievocazioni medievali.

Impossibilitato a dedicarsi ancora alla sua attività preferita non gli restò che convertire le sue numerose scuole di scacchi in palestre di pugilato, e di lì in avanti non si sentì più parlare di Muzio Carosso lo scacchista, ma dell’ottimo trainer “Arrocchino pugno d’acciaio”.

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3 responses to “breve omaggio a Muzio Carosso, scacchista straordinario

  • cattiverio

    ho una scacchiera con cui si gioca in 4. Ma nessuno ci vuole giocare(perche’ i miei amici sono dei gonzi). Credo che l’abbia inventata un fiorentino.

  • roja30cr

    Io vorrei comprarmi la mitica scacchiera di star trek, quella a più livelli di gioco; l’ho vista una volta su un catalogo di prodotti per feticisti di stronzate costosissime e ho pensato che mostrarla agli amici e invitarli a una partita sarebbe stata una cosa impagabile. Poi mi sono chiesto quanti dei miei amici avrebbero potuto riconoscere in quel meraviglioso oggetto una riproduzione originale di qualcosa intravisto in un episodio stradatato di una serie di fantascienza che forse neanche guardavano, e ho deciso che la mia vita avrebbe potuto continuare lo stesso senza traumi anche rinunciando alla mitica scacchiera multidimensionale.
    Da allora sbavo sulla riproduzione a grandezza naturale della divisa da guardia imperiale, valutata su quel vecchio catalogo 9 milioni di lire.
    Pablo loggato in famiglia.

  • anonimo

    L’ho sempre detto io che gli scacchi sono un gioco per gente spietata..or ane ho una conferma grazie a te Pablo..Racconto fantastico, ciao Matte

E dimmelo dai, lo so che ci tieni!

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