los guajiros de Cuba y otras jiripolleces

buena vistaChe poi il concerto di ieri è stato anche molto bello, nonostante rimanga dell’idea che la salsa migliore sia quella di pomodoro, perché se non balli è dura far passare un’ora e mezza. I musicisti erano veramente bravi, ma non ho realizzato di trovarmi di fronte a dei mostri sacri finché non ho capito che quel teddy boy con le orecchie a sventola che sembrava uno spaventapasseri postmoderno era Manuel Galbàn, di cui possiedo anche un cidi. Anche a guardarlo suonare la chitarra non avresti detto che fosse ‘sto fenomeno, anzi: durante il suo assolo prendeva una nota ogni tanto, giusto per far vedere che stava suonando lo stesso brano del batterista, eppure quel signore lì ha vinto anche un Grammy Award, proprio come Homer Simpson.

È che se un musicista non è bravo qui da noi finisci per non sapere neanche chi sia, con l’invasione di icone pop un tanto al chilo che c’è in Italia la qualità finisce per soccombere. Barbarito Torres, Guajiro Mirabal e il suo fazzoletto giallo, Amadito Valdès che picchia come un ossesso sulle congas, ho dovuto andarmeli a cercare per rendermi conto del tutto di chi ho avuto di fronte. Ieri sera erano dei vecchietti scatenati che suonavano, chi più chi meno, un son onesto.

Però anche da ignorante qualcosa l’ho capito:
– nella musica cubana le canzoni si costruiscono tutte con poche parole, guajiro, bomberos, guaguancò, ay mamà.
per un cubano è segno di grande virtuosismo suonare la chitarra dietro le spalle, perché evidentemente laggiù nessuno è capace di ricordare gli accordi e si suona guardandosi le mani.
– indossare una giacca bianca fa un casino centroamerica, ma il basco bianco è veramente oltre.

E poi mi sono comprato un libro di un tizio che si chiama Emanuele coverPodestà che fa lo scrittore giovane genovese e il direttore editoriale di una nuova casa editrice molto giovane e molto genovese che cerca autori. Il libro si intitola “La sindrome Di Bob Dylan” e la trama è un po’ complessa, ma quando Marzia ha saputo che c’è uno che squarta Alessandro Baricco ha voluto comprarlo a tutti i costi. Abbiamo chiacchierato un po’, ma non gli ho detto chi sono per non sentirmi ripetere come al solito “Mii! Pablo Renzi! Probabilmente il più grande scrittore contemporaneo!”, come recita la pagina del mio fan club su feisbuc, o “Mai sentito nominare”, come mi viene risposto altrettanto frequentemente, al che io rispondo “Cosa come? Non hai mai sentito parlare di Pablo Renzi? È lo scrittore che ha fatto la rotta di Kessel in meno di dodici parsec!”.

Adesso vorrei andare a vedere Elio lì a Villa Serra, ma sono da solo, che la fidanzata ci ha il suq, e inoltre quando leggerà come ho tradotto "stronzate" nella sua lingua mi toglierà il saluto. Chi viene con me?

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9 responses to “los guajiros de Cuba y otras jiripolleces

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