Così vediamo dove siamo e dove stiamo andando, così impariamo ad imparare e a sbagliare sbagliando.

In Italia siamo 60 milioni di persone. Di queste meno della metà (23 milioni) ha accesso a internet. Di queste solo 2.5 milioni legge articoli di informazione non provenienti dalle grosse testate, si fa un’idea più libera dai condizionamenti (sarà poi vero?). 2.5 su 60 milioni. Dove vogliamo andare?
È bello mettersi lì e condividere l’articolo del “giornalista indipendente che dice la verità”, ci fa sentire parte di un movimento di risveglio collettivo del Paese, ma la verità è che siamo quattro poveretti, che leggono, si incazzano e condividono sempre fra loro quattro. Una piccola comunità di rancorosi che si fa le seghe sognando la rivoluzione. Perché gli italiani sopportano tutto senza lamentarsi? Come fanno a non rendersi conto che la merda li ha sommersi? Come respirano? La repubblica è diventata un’oligarchia, un sistema feudale in tutto simile a quello di mille anni fa, col signore che comanda i vassalli, che dai loro ministeri e commissioni gestiscono la selva di valvassori, portaborse, che dirigono aziende in cui assumono con contratto a lacrime i servi della gleba.
Ma va tutto bene, siamo in fondo alla piramide, abbiamo la libertà di spostarci per il Paese e mugugnare quanto ci pare, perciò siamo liberi. Non importa che ci sia stata tolta la possibilità di essere rappresentati in politica, di avere dei diritti come lavoratori, di nascere, di non nascere, di morire quando ci pare, di curarci come vogliamo, di pregare chi vogliamo o di non pregare affatto, di migliorarci, di sentirci uguali ai nostri vicini europei se non di quell’uguaglianza verso il basso.
Va tutto bene, dedichiamo a chi si lamenta un’occhiata infastidita, come al bambino capriccioso sull’autobus, e continuiamo a giocare col nuovo telefonino senza tasti che con meno di un euro ti fa anche da navigatore, con meno di un altro euro fa le foto vintage, con meno di un altro euro ti fa vedere gli highlights della partita, tutte spese ridicole che ci fanno sentire parte di una grande comunità felice. Poi in macchina ringhiamo a chiunque ci attraversi la visuale, a quello che sorpassa e dove cazzo avrà da correre, a quello che rallenta e allora fermati già che ci sei, a quello che svolta e la freccia te l’hanno insegnato a cosa serve o no, a quello che posteggia in doppia fila e ci vorrebbe un vigile, al vigile che proprio te doveva fermare perché non se ne stava al bar come tutti i suoi colleghi.
Siamo un popolo strano noi italiani, e a quanto pare ci va bene così, ne siamo anche fieri, tanto che quando andiamo all’estero ci offendiamo se qualcuno ci tratta meno che da popolo eletto e libero di schiamazzare sporcare pretendere obbedienza, però quando incontriamo degli altri italiani fingiamo di non conoscerli, scuotiamo la testa e rispondiamo in un’altra lingua quando ci chiedono dov’è un bar che trasmetta la partita della Nazionale.
E a quelli cui non va bene così? Alla segretaria che si chiede perché il suo stipendio sia la metà di quello di un’inglese, perché il treno che la porta in ufficio debba avere sempre un quarto d’ora di ritardo, perché bisogna prendersi mezza giornata di ferie per rinnovare la carta d’identità, perché bisogna sempre accontentarsi del poco perché “vai a vedere come stanno in Cina prima di dire che stai male”. Ma che c’è solo l’Italia e la Cina? Perché non ci confrontiamo un po’ con l’Olanda, per dire?Gli scontenti se ne stanno seduti a leggere, non si accontentano della visione ottimistica della televisione, e credono che si possa migliorare, e che le cose come stanno non stanno bene, e si rodono e si pongono le stesse domande che mi sono posto io oggi. E come me non si rispondono, si limitano a far girare l’articolo del giornalista controcorrente che dice che sarebbe ora di ribellarsi, dicono che si, sarebbe ora di ribellarsi cazzo, scrivono anche due pagine piene di livore sul loro blog dove ripetono che oh, ma ci vogliamo svegliare cazzo, e..

..

..

..e basta. E non succede altro. Loro continuano a stare incazzati a leggere i blog dei loro simili, e il resto degli italiani, il 97.5% che non si pone questi problemi fa altro, va al mare, pulisce casa, guarda la tele, si prepara per uscire con gli amici, prenota al ristorante. È felice, in genere, e gli va bene così, fintanto che il suo stipendio gli permette di organizzarsi le ferie e cambiare macchina se ce n’è bisogno.

Ochei, ho buttato delle percentuali a cazzo, ma non credo di allontanarmi tanto dalla realtà, e comunque non mi interessa quanti, ma chi, e soprattutto come, vorrei capire come si può uscire da questo torpore, da questa dimissione civica, come l’ha chiamata Saramago, possibilmente senza armare un esercito o andare a mettere bombe sui treni.

Ho pensato che bisognerebbe stampare le cose che leggiamo, gli articoli che ci fanno incazzare, quelli che consideriamo utili a una causa, quelli che raccontano le cose come stanno, bisognerebbe stamparli e fotocopiarli e abbandonarli in giro sui treni sugli autobus nelle stazioni, appenderli alle vetrine, prendere l’abitudine di tirar fuori dalla rete i pensieri importanti e portarli a chi la rete non la usa. Magari uno se li legge intanto che va a lavorare, magari si fa qualche domanda, chissà che uno non lo convinci a mangiarselo il prosciutto, invece di stenderselo sulla faccia.

Perché secondo me la maggior parte delle persone non è stupida o cattiva o egoista, è solo troppo pigra per rimettersi a ragionare, e lascia che siano altri a dir loro cosa fare, a chi dare fiducia e chi considerare una minaccia. Le persone sono troppo prese a fare troppe altre cose per cercare la verità dietro le parole scritte grosse, per leggere anche quello sotto il titolo, andiamo avanti a comprare mucche su facebook, a condividere appelli per la bambina malata di leucemia che ci fa sentire tanto buoni senza perdere più di un minuto, e peccato che sia una cazzata che gira da quindici anni, e che sarebbe bastato perdere un altro minuto per verificarlo, non ce l’abbiamo anche il tempo per quello. Una zingara ha cercato di rapire una bambina? Zingari di merda. Era una palla, ma non importa, intanto zingari di merda resta. Le moschee sono pericolose per i cittadini, gli immigrati sono pericolosi per i cittadini, l’influenza suina, i comunisti, la magistratura, da chi dobbiamo guardarci fra una partita di calcio e l’altra? La maggior parte delle persone è questo che fa, segue la regola alla base dell’economia, il massimo risultato col minimo sforzo (cerebrale).

Svegliateli. Ma non su internet, là fuori, dove le pecore vivono e mangiano e si incontrano. Scrollateli, mostrate loro dove stiamo andando, obbligateli a guardare nel buco dove vivono, spingeteli ad alzare la testa, convinceteli che si può.

E già che ci siete rigategli il suv.

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