Pablo Renzi was here

L’ultimo giorno in casa arriva senza che te ne rendi conto. Un momento prima stai organizzando la partenza per le ferie, quello dopo ti rendi conto che non hai più nessun bisogno di tornare in quelle stanze, potrai venire a prendere le tue cose quando ti serviranno.

I gesti consueti si vestono di malinconia, anche quelli più odiosi, e l’ultima volta che pulisci la stufa è come un’unzione.

C’è ancora tempo per ritrovare l’abbraccio del tuo letto, ed è strano sentirti al sicuro in quel nido che ti conosce così bene, perché quando ti rialzerai un’ora più tardi, per sbrigare le ultime faccende, sarai tu lo sconosciuto ospite. Ti scappa un sospiro, le emozioni di cui sono intrise quelle lenzuola sono forse il ricordo più difficile da mettere via.

Scrolli le spalle e te ne vai senza voltarti, raccogli la valigia e te ne vai per la tua strada:
una volta che ti sei preso l’anima delle cose che hanno rappresentato la tua vita, ciò che ti lasci dietro è un cumulo di sabbia e oggetti senza alcun valore.

So cos’ha rappresentato per me ogni centimetro di quella casa, ogni pagina di ogni libro, ogni granello di polvere sul pavimento. Quelli non me li porterà via nessuno, mai più.

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probably the worst novelist in the world, supposing Federico Moccia was an alien. Vedi tutti gli articoli di grugef

4 responses to “Pablo Renzi was here

E dimmelo dai, lo so che ci tieni!

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