bottoni grigi con la scritta sigh non ce n’erano

Devo avere una data di scadenza scritta in piccolo in quel punto della schiena che non riesci a grattare né a leggere, e comincio a sospettare che ci sia scritto “da consumarsi preferibilmente entro due mesi dall’apertura del prodotto”, perché mi pare strano che la durata delle mie relazioni non superi mai l’ottava settimana. Poi dite la crisi del settimo anno, dilettanti.

Una volta era finita a causa di mia madre, che era entrata in camera mentre stavamo facendo quelle cose che si fanno in camera quando si pensa di essere soli. In effetti pensavamo di essere soli, ma mia madre aveva le chiavi di casa e ogni tanto arrivava a vedere se stavo bene, mi lavava i piatti, mi portava la cena, mi stirava la roba e faceva la lavatrice. Alla mia ragazza non piaceva, mi accusava di non sapermela cavare da solo, e diceva che lei voleva avere il controllo sulla mia vita; anche in quell’occasione la accusò di essere prevaricatoria, quando lei voleva solo darci dei consigli utili e si era seduta sul letto per stare più comoda. Forse è un bene che fosse finita, non mi capiva, e soprattutto non capiva mia madre.

Un’altra relazione breve era finita per un’irruzione, ma stavolta era stata la polizia, e cercavano la ragazza. Stavamo dormendo a casa sua, era domenica mattina, si apre la porta e mi trovo davanti dei tizi in divisa. La tirano giù dal letto e le leggono i capi d’accusa e scopro che non era una timida impiegata di una grossa azienda genovese, ma una criminale ricercata in mezza Europa per plagio, atti di violenza e furto con destrezza. Era anche incline a repentini sbalzi di umore che la portavano a ferire sé stessa e i suoi partners con lame affilate, mail suo psicologo le aveva fatto sostituire tutti gli oggetti affilati di casa con cucchiaini da caffè. Faceva tutto coi cucchiaini, ci tagliava le fiorentine, io non so come facesse, sembrava avere un dono nelle mani, che poi era la cosa che mi aveva fatto innamorare di lei, non so se mi spiego.

Stavolta le cause non coinvolgono direttamente nessuno dei due interessati, pare che gli elementi esterni abbiano avuto una grossa responsabilità sulla decisione, e noi siamo stati solo pedine inconsapevoli di un gioco molto più grande. Mettici gli astri, i saggi consigli di Rob Brezny e la crisi ucraina; dai la colpa alle porte che si chiudono male e agli spifferi che con questo freddo ti gelano i piedi e i pensieri; punta il dito contro lo sfacelo della rete ferroviaria italiana, contro i prezzi esorbitanti della benzina, contro la pessima musica che trasmettono le radio durante la notte e, non ultima, contro la Maria e il suo pesto fatto con la panna. Prenditela con chi ti pare, il risultato è che un martedì sera te ne vai tranquillo a fare le tue robe del martedì sera e scendi dalla macchina con un umore completamente diverso da quello con cui ci sei salito.

Credo che esistano oggetti in grado di traghettarti da un umore all’altro, come portali dimensionali: mi è capitato con automobili, ma anche con letti, tende da campeggio e una volta un coccodrillo gonfiabile da spiaggia. È un’esperienza singolare farsi lasciare su un coccodrillo gonfiabile, rende tutto meno doloroso, come vissuto sotto l’effetto di qualche acido. Ti fa sentire come in un episodio dei Teletubbies.

Insomma, il mio amico Muffin è stato profetico quando mi ha regalato il grosso bottone rosso con scritto PANIC, la settimana scorsa. L’ho appiccicato sul frigo e non mi ci allontano mai troppo, che se mi piglia quel desiderio improvviso di chiamare una ragazza per dirle che mi manca il suo buffo accento devo solo allungare una mano e schiacciare con decisione.

mai più senza

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9 responses to “bottoni grigi con la scritta sigh non ce n’erano

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