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rimedi contro la caduta dei capelli

Succede che un bel giorno, finita la partita in televisione, state tornando a casa tenendovi per mano come sempre, sorridete, che la vostra squadra ha vinto, c’è un bel sole caldo nonostante l’approssimarsi dell’autunno, e lei ti dice “Domani vado in Africa”.
“Non sarebbe più consono Lourdes?”, le rispondi ancora seguendo col pensiero la vittoria all’ultimo minuto.
“No, davvero, voglio vedere il deserto”.
“E c’è bisogno di andare fino in Africa? Non ti basta riaprire le Cappe?”

Non aggiunge altro, e tu non torni sull’argomento, non ci pensi più e una volta a casa accendi la tele per ascoltare il commento dell’allenatore su quella vittoria pazzesca.
Lei se ne va di sopra e la senti armeggiare, ma sono quei rumori di sottofondo che hai imparato a ignorare, come quando ti rimprovera per qualcosa che hai combinato mentre non c’era.

E’ quando torna giù con la valigia in mano che capisci che non stava scherzando.

“Ma dove vai con quella valigia?”
“In Africa”
“Ma sei fuori? Perché?”
“Ho bisogno di stare un po’ sola a riflettere su noi due”
“EH?”
“Voglio andare a insegnare cos’è la libertà a quei popoli ridotti in schiavitù”
“I beduini del deserto?”
“I camerieri del villaggio vacanze. E gli animatori. Lo sai quanto guadagna al mese un animatore di villaggio? Una miseria!”

Si mette a raccontarmi di dipendenti ridotti alla fame, obbligati a lavorare fino a quindici ore al giorno senza ferie nè riposi, e la prima frase che ha detto viene coperta da orari di treni, programmi di conferenze, liste del bagaglio. Potrebbe sparire sotto tutte quelle parole, ma la sento sempre riaffiorare, gliela posso leggere sulle labbra, anche se non la ripete più ce l’ha ancora in bocca, la fa girare fra i denti per assaporarne il sale.

“Ma parti ora?”, mi resta da chiederle. Non sono mai stato capace a reagire prontamente a una frase che non mi aspettavo, le mie discussioni si concludono ogni volta accettando le ragioni del mio interlocutore. Ho bisogno di rimuginare da solo su quel che ci siamo detti, per afferrarne il senso e trovare la risposta. Sono uno scacchista del dibattito, il meglio lo dò nelle liti per posta.
Marzia non ha alcuna intenzione di scrivermi per farmi capire che va via, il suo treno parte fra un’ora.

“Vabbè, ma aspetta, scusa.. Te ne vai così.. Posso almeno accompagnarti?”

E’ la porta di casa a sbattermi in faccia la risposta, chiudendosi fra me e la mia fidanzata. Quando la riapro e corro fuori non c’è più nessuno in giardino, nè in strada. Oltre non vado, sono in ciabatte, metti che qualcuno mi veda rincorrere la fidanzata in ciabatte giù per la strada e acchiapparla per la valigia e implorarla di tornare a casa con me. Che quadro potrebbe farsi della nostra situazione?
Quello giusto probabilmente, sono solo io che non riesco a capire e resto lì a borbottare frasi senza senso.
Se almeno mi spedisse un’email spiegandomi.. Ma non credo che la riceverò prima di qualche giorno, torno a casa e mi metto pazientemente in attesa davanti al pici.

Questo domenica. Ieri, martedì, il programma di posta elettronica mi mostra un messaggio col suo nome sopra. Lo apro di corsa, è lei, mi scrive che è arrivata la sera precedente, stanca morta, e solo quella mattina ha cominciato a girare per il villaggio, per prendere contatto coi dipendenti e farsi raccontare delle loro frustrazioni professionali. “E delle mie frustrazioni sentimentali non ti frega?”, le chiedo a voce lamentosa. Ovviamente non mi sente, continuo a leggere.
Scrive che il posto è carino, gli animatori sono dei rompicoglioni che continuano a invitarla a giocare a pallone, e sta quasi pensando di escluderli dal suo programma di liberazione operaia.
“Vadano a farsi fottere”, mi scrive.
E poi mi saluta.
E basta.
Non dice se le manco, se mi ha pensato, se ha intenzione di farlo nei prossimi giorni, se tornerà più innamorata, se tornerà.

E’ vero, per chi parte la distanza è diversa da chi resta. Il primo la vive nei ritagli di tempo, per il secondo è un lavoro a tempo pieno. Guardare una relazione attraverso la cartina geografica ti permette di coglierne la struttura, le fondamenta su cui si regge il castello di carte che è una coppia. La lontananza si porta via tutti gli orpelli che ci siamo appesi intorno a riempire il silenzio della quotidianità, e riporta a galla l’essenziale. E’ una prova pericolosa, rischi di scoprire che sotto i riti di ogni giorno non esiste più alcuna base, e il castello in un attimo viene giù.

Penso che glielo scriverò, in risposta alla sua email. Lo leggerà domani e si farà un bell’esame di coscienza, e ci penserà se alla fine conto davvero qualcosa o ci stiamo solamente raccontando di stare insieme.
Riordino le idee, pigio il tasto Rispondi, e comincio.

“Qui tutto bene”, la prendo larga. “Il maledetto cane miope mi è corso contro come un siluro e si è scordato di evitarmi, sbattendomi su una gamba e buttandomi dritto in terra”, la prendo molto larga.
“Quella stronza della gatta si è leccata l’uovo sbattuto che avevo condito col pepe per farmi la carbonara, spero che le bruci il culo tutta la notte, e il suo degno compare dorme tutto il giorno sul letto e mi riempie di peli il cuscino”.

E sorrido. Perché non c’è davvero bisogno di aggiungere altro, la distanza che c’è oggi fra noi mi ha mostrato chiaramente su cosa stiamo appoggiati, è qualcosa che spogliato del superfluo basta a reggere la casa in cui abitiamo, è una prova pericolosa, ma la superiamo tutti i giorni.
E’ bello vivere con lei, ed è bello stare ad aspettare sapendo che aspettiamo insieme.
Anche se lei nel frattempo si diverte molto di più.


ci salverà Veltroni?

L’altra sera il Subcomandante è arrivata a casa e si è precipitata davanti al pici a trafficare. Si trattava dell’ennesimo proclama, così ho sbirciato da dietro la sua spalla.
Stavolta ce l’aveva coi produttori del videogioco Prince Of Persia. Essendo la Persia l’antico Iran, gli invasori che devi eliminare sono per forza iracheni. Il fatto di averli resi così sanguinari e difficili da uccidere non può che essere un messaggio propagandistico a favore della campagna militare americana in quel paese: del tipo “vedete che gli iracheni sono bastardi? Bisogna ucciderli tutti!”.

Mi sa che in quelle saponette nuove che sta usando ci sono delle sostanze che picchiano in testa, ho provato a spiegarle che la Ubisoft, casa di produzione del gioco, non è americana, ma francese, ma secondo lei ciò avvalora maggiormente la sua teoria, è in atto un piano di destabilizzazione oscuro e tentacolare, che si estende in ogni parte del mondo.

Alla fine del proclama vedo che firma E.C.R.N, e le faccio notare l’errore ortografico.

“No, è giusto, Ejercito Cadigattista di Revoluciòn Nacionàl!”
“Guarda che è Liberaciòn Nacionàl”, insisto.
“Ma a me piace di più Revoluciòn.”
“La revoluciòn è finalizzata alla liberaciòn!”, le faccio.
“La liberaciòn comincia con una revoluciòn!”, obietta.
“C’è un tempo per combattere e uno per ragionare!”
“Siete solo dei parolai!”
“La sinistra radicale deve adeguarsi alla linea politica della coalizione!”

Insomma che siamo a un passo dalla crisi politica. Per evitare una scissione decidiamo di metterla ai voti, chi otterrà la maggioranza deciderà il nome del movimento.
Un’ora più tardi la casa è tappezzata di manifesti.

ecln vota  ecrn vota copia

La sede dell’Ejercito Cadigattista di Qualcosasarà Nacionàl è abitata da cinque elementi: El Bastardo vota subito come lo consiglia il proprio ruolo di fedele luogotentente, mentre Jack viene convinto ad appoggiare la mia causa sotto la minaccia di non portarlo più a passeggio. A questo punto l’ago della bilancia diventano gli indecisi, composti esclusivamente da Morelia Toñita De La Selva De Lacandona.

Il Subcomandante Marzia la rimpinza di croccantini, io le faccio leccare i coperchi dei barattoli di yogurt, ma nessuno sembra avere la meglio sull’altro. L’unica a godere dello scontro è la stessa Morelia, che in un paio di giorni ha già messo su una pancia tonda come una cornamusa.

cameraNel frattempo in casa non si riesce più a vivere, ci sono manifesti anche in bagno, e ogni volta che apri un cassetto saltano fuori volantini elettorali.

Io e il Subcomandante non ci parliamo più, comunichiamo solo attraverso la lavagna, lo facciamo il meno possibile e solo per necessità di sopravvivenza, ma anche così non riusciamo a non litigare:

“Compra l’olio che è finito”
“L’avevo comprato IERI, l’hai usato tutto per fare le PATATINE FRITTE?”
“No, semmai sei TU che ti ci sei condito L’INSALATA!”
“Le patatine fritte sono da FESTA DELL’UNITA’!”
“L’insalata è SCIAPA come le vostre PROMESSE rinsecchite!”
“Voltagabbana!”
“Parolaio!”

salottoE tutto questo casino non sembra essere destinato a risolversi finché quella bagascia di Morelia Toñita non prenderà una decisione. Ieri sera è venuta a dormire con me sul divano (e si perché di dormire insieme al Subcomandante non se ne parla), ma stamattina a colazione era lì che faceva le fusa al nemico. sospetto fortemente che faccia il doppio gioco per interessi personali.
Di questo passo non si sa dove andremo a finire,
siamo al punto che sia io che il Subcomandante abbiamo pensato di accogliere in casa un altro animale per accaparrarci la maggioranza. Lei ha progettato di accogliere un altro gatto, dove sa di avere un vantaggio, io sto cercando di convincere Ugo e Gina a venire a vivere in casa con noi.

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Ugo

Gina


nelle belle giornate si riesce a vedere la Corsica

Giornata di duro lavoro alla sede dell’Ejercito Cadigattista di Liberaciòn Nacionàl, mentre il Subcomandante tinteggia i bagni, e l’artificiere naturalizzato gringo Jack Ojo Tuerto si dedica come di consueto a sminare il giardino, il sottoscritto sottoposto si dedica allo stressante lavoro di segreteria, riportando le ultime dichiarazioni del suo generale comandante a beneficio dei posteri:

“Sei sempre davanti al computer! Mi vuoi dare una mano si o no??” (Domanda peraltro inutile, essendo la risposta enunciata con la prima frase);

“Guarda che brucia il sugo! Aggiungi l’acqua!”;

“Jack! Piantala di scavare buche in giardino!”.

Non che mi lamenti, il precedente incarico era peggio ancora, stirare le divise della truppa. Per fortuna gli scarsi risultati ottenuti, e le ulteriori critiche mosse da Frysimpson, hanno convinto il Satrapo a indirizzarmi verso faccende meno impegnative. Uno dei compiti più gravosi è riuscire a superare il quadro dei centauri al nuovo Tomb Raider, così da permettere al voivoda di fare bella figura col suo superiore. Così, mentre il tiranno se ne sta di là a spennellare di giallo uovo le pareti del bagno io devo rovinarmi le diottrie su un gioco nevrastenico al quale non giocherei mai di mia iniziativa.

Meno male che la porta è chiusa e la musica alta, così posso fingere di giocare, mettere in pausa e dedicarmi non visto a lavare i pavimenti e passare la cera, però questa clandestinità mi ammazza.


coming soon

direttivo eclnDoveva essere un giorno di festa per El Bastardo e la sua compagnaMorelia Toñita De La Selva De Lacandona. Una gita al prato dietro la sede dell’Ejercito Cadigattista di Liberaciòn Nacionàl era quel che ci voleva per rilassarsi un po’, dopo tanti giorni di barricate.
Loro due soli, un ambiente sereno, bucolico, chissà che la bella Morelia non decidesse di concesersi finalmente e si lasciasse portare dietro qualche fratta..

 

 

 

 

 


Ma il pericolo era dietro l’angolo, sotto le spoglie del terribile Gattogrì, capo delle squadracce reazionarie al soldo del regime.
Per difendere la bella Morelia Toñita El Bastardo non esitò ad affrontare quella belva sanguinaria, un tempo suo carissimo amico, prima che la revoluciòn li portasse sui fronti opposti della barricata.
Morelia Toñita, dal canto suo, non vedeva l’ora di svicolare, a casa qualcuno aveva riempito la ciotola di croccantini, e se si sbrigava poteva mangiare i suoi e quelli del compagno.

 

 

 

 

 

El Bastardo affrontò Gattogrì in uno scontro all’ultimo sangue, ma ebbe la peggio. Venne lasciato in mezzo al campo come morto, in una pozza di sangue, con le mosche che gli giravano intorno e gli avvoltoi che planavano in cielo pronti a ghermirne i poveri resti, su cui già aleggiava l’odore acre della putrefazione.

 

 

 

 

Ma non era morto, la puzza era quella che aveva sempre avuto. Venne soccorso dal Subcomandante Marzia e medicato, quando la sua vita era appesa a un filo sottile come quello che si usa per attaccare i bottoni e che te li lascia sempre un po’ ciondoloni, che lo sai che appena ti pieghi li perderai di nuovo, e ci stai attento a chiuderli, ma tanto è inutile.

 

 

 

 

 

 

El Bastardo trascorse un lungo periodo di degenza sulla sedia della cucina, allietato dalla compagnia di Morelia Toñita, che con la pancia piena era più disposta a sopportarne la puzza, e nel suo cuore covava desideri di vendetta. El Bastardo, non Morelia Toñita, lei nel cuore covava solo il desiderio di mangiare ancora, mangiare sempre, mangiare mangiare mangiare mangiare..

 

 

 

 

 

 

La ECLN Peliculas presenta una storia di unghiate e di pelo, di vendetta e di croccantini..

La storia di un guerriero che torna dalla tomba per vendicarsi di colui che gli ha portato via quanto aveva di più caro.

Il 28 gennaio 2007 El Bastardo ucciderà Gattogrì.

kill gattogri

aggiornamento di uno stato qualunque

Oh bentornato! Ehilà, che piacere rivederti! Finalmente! Oh ma dove cazzo eri finito?
Che uno per tornare bisogna che se ne sia prima andato, e ciò non è sempre vero, a meno che non si consideri anche l’andar via di testa, che allora belin che viaggi ci si è fatti. Anche se a dire il vero qualche andarvìa ce lo si è fatto anche qui, in questa parentesi di nonscrivoniente nonchiamonessuno, che è vero poteva ricordare i bei (?) vecchi tempi quando ci si chiudeva talmente a fondo in sè stessi da portarsi anche da mangiare perché laggiù in fondo c’era da fare parecchie scale a piedi e con la spesa avanti e indietro sai che braccia che ti vengono.
E invece no, non si trattava dei bei (?) vecchi tempi, stavolta non ci sono musi da bracco ad accompagnarci per la strada, sguardi fissi al pavimento, pensieri che si accavallano in testa così veloci da risultare incomprensibili anche a noi stessi, bestemmie digrignate sottovoce, che in quei bei tempi lì ce n’è una fioritura che manco all’euroflora. No, stavolta ci si dimentica di scrivere telefonare farsivedere allimiteunmessaggiomanonèdetto a causa dei bei tempi quelli senza punto interrogativo fra parentesi, che ci fanno scordare che esiste un mondo al di fuori di noi esattamente come quelli belliproprioperuncazzo, ma con la differenza che stavolta lo sguardo spazia ovunque, e il muso se proprio dev’essere da bracco almeno ha una palla in bocca e scodinzola felice.
Palla nel senso di giocattolo, non di testicolo, che sennò la felicità del bracco andrebbe di passo col dolore di un mammifero di sesso maschile non meglio specificato.
E si perché in questi giorni di vuoivederechecihannoilpicirotto forsesonostatisequestrati è successo quanto segue:

  1. Siamo stati in turnè a Parma, presso la Biblioteca Clandestina Errabonda tirata su da quel vecchio volpone dell’Alessandrocinelli, dove la parte meno produttiva dell’Ejercito Cadigattista di Liberaciòn Nacionàl ha presentato un paio di quadri letto un paio di racconti strappato un paio di applausi vuotato un paio di bottiglie. Bello, lo rifarei tutti i giorni, approfitto della parentesi per ringraziare chi mi ci ha voluto e spero di ricambiare al più presto l’ospitalità in quello che presenterei come punto 2.
  2. Abbiamo quasi terminato i lavori alle Cappe Rosse, anche se dovrei dire che il Subcomandante Marzia ha quasi terminato, visto che io, in qualità di parte meno produttiva dell’Ejercito Cadigattista di Liberaciòn Nacionàl, mi sono limitato a brevi quanto inefficaci comparsate. Chiedo le attenuanti signor giudice, quella grossa cagna per cui lavoro non mi permette di usufruire delle ferie arretrate per contribuire in manodopera a ciò che si appresta a diventare la mia occupazione principale, se non in tempo almeno in ambizioni. Anche in questo caso vorrei aprire una parentesi per ricordare ad amici, nemici e visitatori occasionali che, che senza una tessera ARCI non possiamo farvi entrare, e che siete nemici le consumazioni si pagano.
  3. El Bastardo e Morelia Toñita De La Selva De Lacandona, la sua nuova subalterna, hanno mangiato una scatoletta al tonno e salmone e hanno scagazzato per tutto il sottoscala, costringendoci a un lavoro ignobile di pulizia, col risultato che alla fine tutta la cucina puzzava di merda tonno salmone e candeggina. La prossima volta che si azzardano a fare una cosa del genere li sotterro in giardino.
  4. Ci siamo ricordati di quanto sia bello restare abbracciati sul divano a guardare la prima stupidaggine che passa in televisione, senza neanche guardarla davvero, giusto per il piacere che dà spegnerla e ascoltarsi respirare. Sono innamorato di questa ragazza, e alla fine i punti uno due e tre non sono altro che macchie di colore in un quadro, e non è certo stando col naso appiccicato alla tela che riuscirai a decifrarne il disegno. Oltretutto se il colore è ancora fresco ti macchierai tutta la faccia..

“I am Vinz Clortho, Keymaster of Gozer, are you the Gatekeeper?”

E questo era il titolo che volevo usare per un post comune, dedicato ai numerosi che avevano raggiunto il mio blog cercando parole tipo “brigata speloncia” o “origini di devil”. Poi la mia attenzione è stata attratta da qualcosa di più urgente: mi sono trovato un nido di calabroni in solaio!
Non un nido piccolo, piuttosto una roba delle dimensioni di una grossa oca, pieno di insetti all’apparenza pacifici, ma troppo grandi per provare a stuzzicarli. Che fare?

Inutile consultarsi col Subcomandante Marzia, secondo lei non c’è bisogno di intervenire, basta lasciarli stare lì, dopotutto non l’hanno mai punta, poverini..
Ho provato a chiamare i vigili del fuoco, ma mi hanno detto che loro non si occupano più di disinfestazione, ora bisogna chiedere all’Asl.
Ho chiamato l’Asl. La centralinista andava di fretta e mi ha chiesto da dove chiamo, poi mi ha passato un interno.
Qui un tizio mi ha interrotto dicendo che loro si occupano di vaccinazioni. No, neanche a me sembra una buona idea catturare ogni singolo calabrone e fargli una puntura, molto meglio cercare altrove.
Richiamo la centralinista di prima e le chiedo di passarmi l’ufficio ambiente, o qualcosa di simile.
E’ sempre scoglionata, mi passa un altro ufficio dove faccio squillare a vuoto una decina di minuti.
Non provo più a richiamare, sarebbe inutile. Cerco il numero di un disinfestatore privato, ma non mi risponde nessuno.
Allora chiedo a mio padre, che mi suggerisce di farmelo da me.
Certo, rispondo, basta avere sottomano l’occorrente, qualcosa che faccia del fumo con cui allontanare gli insetti, un sacco per metterci dentro il favo, una siringa piena di cortisone e un defibrillatore in caso di punture.. Meglio cercare ancora.
Mia sorella ha avuto un problema analogo, ma erano api, e stavano in giardino, e il giorno dopo sono andate via da sole.
Mia madre mi suggerisce di chiedere a un ragazzo del paese che alleva api, forse ha l’attrezzatura per proteggersi e farselo da soli.
Nel frattempo trovo il numero della Asl che si occupa di questi problemi, e chiamo.
Mi dice uno che loro non lo fanno, chiedere ai vigili del fuoco. Ancora? Guardi che sono stati loro a dirmi di chiamare qui! Mi suggerisce di telefonare a un gruppo di ex vigili del fuoco, membri in pensione della protezione civile e volontari, che si occupano di queste cose a un prezzo abbordabile, che le imprese di disinfestazione sono carissime.
Mi dà il numero. Risponde una signora anziana che si tiene sul vago, dice che l’interessato non c’è, che mi farà richiamare.
Qualche ora dopo mi squilla il cellulare, una voce camuffata mi dice “Fra dieci minuti in stazione, binario tre, in fondo al marciapiede. Vieni solo.”
Dieci minuti sono lì, ci sono alcune persone che aspettano il diretto per Genova. Le supero e arrivo fino in fondo al marciapiede. Un tizio con gli occhiali scuri mi segue. Ha un sigaro in bocca. Immagino che sia lui il mio contatto, oppure sono di nuovo incappato in un maniaco.
Mi lascio raggiungere ostentando indifferenza, è proprio lui. Mi parla sottovoce, forse teme che abbia addosso qualche cimice. Si sa, quando hai in casa un gatto è facile prendersi dei parassiti.
“Mi chiamo John Smith, per gli amici Hannibal. Posso risolvere il suo problema”.
“Buongiorno, mi chiamo Pablo, ho dei calabroni in solaio. Come operate voialtri?”
“Siamo in quattro: io, Murdock, Sberla e Baracus. Arriviamo, affumichiamo ed estirpiamo il problema alla radice”.
“E se tornano?”
“Non tornano, abbiamo un sistema sicuro per dissuaderli. Facciamo saltare il solaio con una carica di esplosivo”.
“Mi sembra un po’ drastico. quanto costate?”
“L’intervento si aggira intorno ai 250 euri”.
Minchia! Mi costa di meno una puntura di cortisone e un defibrillatore, grazie. Dico al tizio che non se ne fa niente e lo guardo salire sul treno con l’aria scontenta. Semmai lo chiamerò quando in solaio ci farà il nido un tirannosauro. No no, niente da fare, me ne occuperò io con mezzi artigianali come facevano i nonni. Nel caso qualcosa dovesse andare storto non mantenete questo blog aperto in mia memoria, e soprattutto NON VENITE AL MIO FUNERALE CON LA MIA FACCIA STAMPATA SULLA MAGLIETTA!
Per la cronaca, Devil ha acquisito i suoi superpoteri da piccolo, quando per salvare un vecchio che stava per essere travolto da un camion è stato investito da una sostanza radioattiva, che lo ha reso cieco e gli ha accentuato gli altri sensi. Quando suo padre è stato ucciso dai cattivi lui ha deciso di diventare un paladino della giustizia, si è fatto chiamare Daredevil e quando non fa l’avvocato cerca di complicare la vita al signore del crimine di New York, Kingpin.


è la Liguria una terra leggiadra, il sasso ardente, l’argilla pulita, e dei sentieri ripidi dove sbuffi come una locomotiva

Grande trasferta dell’E.C.L.N. quest’oggi, un’escursione premio alle Cinque Terre come ricompensa per non avere spaccato più niente negli ultimi tre giorni. El Bastardo era fra i premiati, ma è rimasto a casa a sorvegliare i suoi croccantini, perché dice che poi arriva quel randagio di merda e glieli frega. Poi si sa che i gatti e l’acqua non vanno granché d’accordo, e da quelle parti acqua ce n’è ben ben.

Restiamo io e il Subcomandante, a scarpinare per i sentieri da Riomaggiore a Vernazza. L’idea era di concludere a Monterosso, ma una spiaggia a metà itinerario ci ha obbligati a fare delle scelte: fare un bel bagno e rilassarsi un paio d’ore o arrampicarsi su per una scalinata da capre in mezzo alle rocce col sole a picco? Si conclude a Vernazza, punto.

Il primo tratto è semplice, sembra la passeggiata di Nervi più stretta e traboccante di tedeschi, da Manarola a Corniglia si va via bene, anche se la scalinata finale rompe un po’ le balle, l’ultimo pezzo è più insidioso, ma ce la puoi fare benissimo. A meno che non lo affronti da Vernazza in scarpette ballerine e borsetta, come ha fatto una squilibrata che abbiamo incrociato insieme al marito.

A Vernazza delle turiste d’alto bordo, o così tentavano di vendersi, interrogavano una vecchietta su quanto l’impatto dei turisti abbia cambiato le abitudini locali. Questa poveretta se ne stava su una panchina a godersi il fresco, cercando di non farsi travolgere dalla fiumana romanomilanese che le scorrazzava davanti. Mi piace pensare che il suo primo impulso sia stato di rispondere:
“M’ei ruttu u belin tutti quanti, nu possu ciù anà a cattà che me tucca fà n’ùa de cùa perché ghe sei vuiatri, nu possu ciù tegnì u barcùn avertu perché chì sutta fèi in casin du sacramentu, se vegnu zù duì menùti me vegnì a rumpì a mussa cun e vostre belinate, e a vostra amiga chi a me s’è assettà in sciu’u baccu, e se a ne se leva d’in ti pè ghe gìu na mascà che a cacciu pè tèra!”
Ha risposto educatamente, si è fatta restituire il bastone e se n’è andata. In compenso la risposta in dialetto l’abbiamo intonata noi, seduti sulla panchina a fianco, ma le turiste curiose non hanno capito.


giallo all’ECLN

Mentre su Ronco Scrivia calano le prime ombre della sera un coro di sirene rompe la quiete, e una squadra di poliziotti in assetto da combattimento irrompe nel mio giardino.

Il detective mi si para davanti, enorme, e il tanfo del suo sigaro mi fa bruciare gli occhi. “E’ lei il signor Renzi?”, mi chiede. Gli rispondo di si, e lui mi mostra un mandato di perquisizione. Sono rovinato, penso, non avrei mai dovuto visitare quel sito http://www.donnegiapponesinudeeopossuminatteggiamentiequivoci.com. E ora come farò a spiegarlo alla mia fidanzata? Che vergogna!
Il detective mi indica un lenzuolo steso in giardino, cui non avevo fatto caso. Alcuni poliziotti lo stanno circondando con striscie di plastica gialla polislaindunotcros. “Cosa c’è lì sotto?”, chiedo ingenuamente. “C’è un omicidio, lì sotto”, mi risponde avvicinandomi il sigaro alla faccia, ed è sufficiente a farmi sbiancare. Poco però, che un’accusa di pornozoofilia sarebbe stata ben più imbarazzante.

Non si tratta di un omicidio qualunque, ci spiega il detective quando siamo tutti e tre seduti davanti a lui in salotto, io, El Bastardo e il Subcomandante. La vittima era molto conosciuta, un personaggio in vista nel mondo dello spettacolo, uno sulla scena da anni.
“Eccheccazzo ci faceva nel mio giardino?”, chiede il Subcomandante lasciando trapelare tutta l’antipatia che prova verso l’ordine costituito.
“E’ quello che stiamo cercando di scoprire”, fa il detective. “Evidentemente aveva dei rapporti con uno di voi tre, immagino qualcosa di illegale. Ma dev’esserci stato un problema, magari di denaro, ed è stato fatto fuori. E l’assassino è qui fra voi”.
“Ma si può sapere chi è?”, chiedo.
Il detective mi mostra un giornaletto che conosco bene. Il Subcomandante glielo strappa dalle mani con un’espressione sconvolta. “Pleimen? Avete trovato il cadavere di Rocco Siffredi nel nostro giardino?”, gli chiede.
“Quello era sotto la poltrona, dev’essere vostro. No, il morto è lui”, e tira fuori un altro giornaletto che conosco molto bene. Lo prendo io, il Subcomandante sfoglia la rivista con gli occhi a girandola. Sulla copertina di questo c’è l’immagine della vittima, coi classici pantaloncini rossi e i guanti bianchi. “Lui?”, “Lui”.
Il detective mi diventa all’improvviso familiare, vorrei chiedergli come sta il commissario Basettoni, ma mi interrompe: “Qui le domande le faccio io. Conoscevate la vittima?”.
“E chi non la conosce?”, rispondo. “Certo, da molti anni”, conferma il Sub, poi si volta verso di me e mi sibila “Con te facciamo i conti dopo, depravato!”. Anche El Bastardo dice di conoscerlo, benché nessuno di noi l’abbia mai visto con dei fumetti in mano.
Il detective vuol sapere se abbiamo mai fatto affari con lui, se ci sono mai stati problemi di denaro, e sia il Subcomandante che io restiamo leggermente interdetti, con lui direttamente no, ma con l’edicolante trattavamo regolarmente tutte le settimane, e questo a detta del detective è molto grave. “E cosa ne guadagnavate?”. “Beh, niente, si faceva per divertimento”. Si delinea una storia di tangenti pagate agli sgherri della vittima in cambio di prestazioni sessuali, e non c’è verso di spiegargli come funziona. Di certo la rivista pornografica non aiuta, e appena faranno una ricerca sul mio pici avranno di che sbizzarrire la fantasia.
Quando tutto sembra perduto El Bastardo ha un cedimento, scoppia a piangere e confessa. E’ stato lui ad ammazzarlo, in preda a un raptus omicida. L’ha visto gironzolare fuori dal cancello e gli è balzato addosso. Una volta compiuto l’insano gesto l’ha portato nel nostro giardino per cercare di seppellirlo, ma evidentemente qualcuno se l’è cantata con gli sbirri, che sono arrivati troppo presto. “Sarà stato il gatto grigio”, dice il Subcomandante fra i singhiozzi, mentre la polizia carica il luogotenente dell’Ejercito Cadigattista di Liberacion Nacional sul cellulare e se lo porta via.
Gli hanno dato trent’anni, ma l’avvocato pensa di riuscire a fargli avere la seminfermità mentale, e adesso con quest’indulto possiamo sperare di riaverlo fra noi in un paio d’anni. Il Subcomandante ha già attivato il Comitato Liberiamo El Bastardo, e sta cercando di scuotere l’opinione pubblica.
Coraggio El Bastardo, siamo tutti con te!

iniziativa


vacanze

Quest’anno basta mare, che di gente che fa casino ne vedo già troppa durante l’anno, quest’anno le vacanze si fanno in montagna, belle passeggiate, aria fresca, panorami da togliere il fiato, e sopratutto silenzio, voglio tanto di quel silenzio da sentire il rumore dei peli del naso che vibrano al contatto del mio indice.
La località scelta è un piccolo paese alle pendici del Monte Fratacchione, Pellicano, un comune di 1500 anime sito a 600 metri d’altezza, praticamente Ronco più piccolo e più freddo. Uno si chiederà se non avevamo proprio altri posti dove andare a perderci, che non ne abbiamo ancora abbastanza di bricchi, mortacci nostri, ma per coordinare l’attività invernale dell’Ejercito Cadigattista e tutte le manifestazioni che bollono in pentola, rivoluzioni, liberazioni di collaboratori prigionieri di qualche regime, dare il bianco in bagno, ci vuole un posto isolato, lontano da orecchie indiscrete e imperialiste, un posto che non dia nell’occhio, in grado di ospitare tutta la cianfrusaglia che il Subcomandante si porta sempre dietro, e sopratutto dove ci sia da mangiare bene e a poco, che le rivoluzioni a stomaco vuoto non sono mai durate a lungo.

Stanziatici in un punto sicuro del campeggio Catrame passiamo alle vie di fatto, impelagandoci in un’escursione sulla vetta del Fratacchione, a 2500 di cui gli ultimi 45 accessibili solo tramite motocarro Ape a cremagliera. Il clima in vetta è naturalmente freddo, naturalmente ventoso, e il Subcomandante naturalmente ha i piedi gelati e sbuffa. Quando comincia a nevicare sbuffo anch’io, anche perché lo sherpa che abbiamo pagato per portarci fin quassù gli son venuti i geloni e se n’è tornato a valle sull’Ape.

Ochei, bastava dirlo, basta escursioni in montagna. Passiamo il giorno successivo in paese, a visitare un’interessantissima fiera di antiquariato, dove quattro banchetti pieni di ciarpame attirano da tutti i paesi intorno un’enorme quantità di vecchiette. Il cigolio delle loro ginocchia copre qualunque rumore, così che quando una signora tremolante sviene per l’emozione di avere trovato in mezzo alle cianfrusaglie il cadavere imbalsamato di suo marito, nessuno riesce a chiamare l’ambulanza, e il povero ambulante non può fare altro che disporre la signora alla bell’e meglio sul suo banchetto e metterla in vendita a 75 euri, 120 la coppia.

È solo verso sera che ci rendiamo conto che le vecchiette hanno lasciato il posto a una folla più giovane, composta di ragazzini in piena esplosione ormonale. Ma che viene a suonare Nek qui intorno? Michelezzarrillo mica? Oddìomadonna, verrà mica Fabrifibra??
Niente panico, i manifesti ci rivelano l’entità ben più modesta del dramma in corso, stasera si elegge Miss Bravissima A Recitare Cantare Presentare E Pure Discretamente Gnocca 2006, concorso valido per i quarti di finale di Salsomaggiore Terme di Miss Italia. Le ragazze sono già pronte e scosciate sulla passerella, davanti a quattro giudici di provata esperienza: la parrucchiera Gigia, il sindaco Bertuzzelli, Nonno Carmelo che ha già ricevuto quattro denunce per molestie verso minori, e il dottor Pisapìa avvocato, che nessuno ha avuto il coraggio di dirgli di no.
Il pubblico sottostante è composto da diciassette ventenni che sbavano più di un cammellificio, mamme apprensive che gridano alle figlie di allungare un po’ la gamba tira su la testa abbassati un po’ la spallina che il giudice ti guarda, papà ringhiosi che minacciano i vicini dai commenti troppo audaci.

Noi preferiamo tornare al campeggio, che tanta mostra di carne giovane come fosse un oggetto è mortificante per chi guarda e per chi partecipa, e sopratutto per me che appena allungo l’occhio mi prendo delle mortificazioni nei fianchi che mi resta il livido dei giorni, che il Subcomandante cià le dita a punta.

Le vacanze in montagna sono belle e rilassanti, peccato solo che il terzo giorno ha fatto pioggia e dal Monte Fratacchione è venuto giù uno smottamento di terra che ha seppellito mezzo campeggio. Senza più lavanderia, cessi, bar e una trentina di roulottes la direzione ha preferito far sloggiare i superstiti e procedere a una accurata conta dei dispersi.

E così siamo tornati, rinfrancati nel corpo e nello spirito. Mentre scrivo il Subcomandante è stravaccato sul letto a guardare il Palio di Siena, la sento gridare fin da qui “Sorpassalo quel ronzino di merda!”. Si vede che ha di nuovo scommesso illegalmente. Speriamo che almeno stavolta vinca, così magari riusciamo a farci ancora una settimana al mare.


cose che si trovano nel giardino di casa

Dietro le continue insistenze del Subcomandante mi sono deciso a vangare un altro pezzetto di terreno, giù nell’orticello. Forse riusciremo a farci stare anche una piantina di basilico, ho pensato.

Dopo un paio di palate il mio attrezzo ha scontrato qualcosa di metallico. I cocci dell’ultimo oggetto che ho frantumato lottando col gatto li ho nascosti più in là, sotto il nocciolo. Vuoi vedere che il vecchio proprietario ha sepolto un baule pieno di monete d’oro ed è morto prima di riprendersele? Immaginando un futuro da multimiliardario ho ripreso a scavare con maggiore lena, e in breve ho dissotterrato una lastra di metallo con un oblò al centro: una botola.

Cosa ci fa una botola nel mio orto? Ci ho scavato tutto intorno, fino a rivelare le pareti di un pozzo che scendeva nel sottosuolo, ben oltre le mie capacità perforatorie. Non c’era che una possibilità per scoprire cosa si nascondesse al suo interno, aprirla.
Come la apri una botola senza maniglie nè serrature? Se nei pressi di casa mia ci fosse un relitto di nave contenente dell’esplosivo potrei pensare di servirmene, ma qui intorno ho solo una drogheria, e il proprietario non vende niente di più pericoloso del latte scaduto.

Consultatomi col Subcomandante decidiamo di non dire niente al padrone di casa, se ci fosse un tesoro non vorremmo certo dividerlo con qualcuno! Non abbiamo intenzione di raccontarlo a chicchessia, sarà il nostro segreto, e questo significa che ce lo apriremo da soli, anche a costo di sfondarlo a testate.
Alla terza il Subcomandante si ritira, ne ha le balle piene. Mi raccomanda di non camminare sulle piantine di pomodoro, sennò è la volta che mi caccia di casa.

Aspetta un attimo, esplosivo non ne ho, ma ho dei calzini sporchi di una settimana di utilizzo intensivo, contengono tanto gas che potrei usarli come dinamite.. Ne prendo un paio dalla cesta della biancheria da lavare, ignorando i commenti della coinquilina sul mio scarso utilizzo della lavatrice, e vado a sotterrarli accanto alla botola, lasciandone fuori solo un’estremità, a cui lego un pezzetto di spago imbevuto d’alcool, a mò di miccia.

Una volta a distanza di sicurezza accendo, e dopo un attimo BADABUUM!!

Ai vicini allarmati dico che dev’essersi rovesciato un camion in autostrada, e tutti corrono a vedere se c’è qualcosa da portarsi via. Guardo giù, e al posto della botola c’è una scala a pioli, che scende nell’oscurità..

Che faccio? Scendo subito o aspetto l’inizio della seconda serie?