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ci risiamo

Uno dice che non c’è due senza tre, e dovrei anche starlo a sentire uno che dice una cosa così, perché deriva dal greco nonceduesenzatreeus che vuol dire saggezza. E uno che dice una cosa così va ascoltato, che chissà quanti saggi consigli mi potrebbe dare, tipo che se cambi piattaforma per il tuo blog è opportuno cercarne una che ti permetta di fare un po’ quel che ti pare senza dover per forza comprarti un dominio, un carattere, un editor, una pizza, un set di pentole, HAAANFF! questa bellissima parùr di smeraldi rubini e pongo comprendente HAAANFF! unanello unacollana unbraccialetto unacavigliera dueorecchini uncollareperilcane unmanubriodibici unamanigliamanonsodichecosa HAAANFF! e ve la do per dite voi quanto! Mille miliardi di euri? NOOH! Quattrocentomilionidieuri? NOOH! Quarantasettecentesimi!! Non esiste!! È l’offerta dell’anno!!

Comunque wordpress dev’essere una piattaforma parecchio figa e sono sicuro che a trovare uno che mi aggiusti il template a capire come funziona mi toglierò delle belle soddisfazioni, ma per ora ci sono solo rimasto malissimo che non ho potuto utilizzare il mio bel tahoma a cui sono abituato fin dal lontano novembre duemilaettrè, quando ho aperto il primo pablog su splindermerd.

A proposito, perché mi sono trasferito? Credo di doverlo spiegare a coloro che non hanno seguito i passaggi precedenti e sono finiti qui solo perché attratti dalla pubblicità in televisione.

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la carogna del lunedì

21/03/2011, a dirla tutta un lunedì mattina, quindi un post breve, che il lunedì mattina si va a lavorare incarogniti, e forse è questa la ragione per cui mi sento come un appartamento vuoto, col cartello affittasi appeso alla fronte e tutte le persiane chiuse a rimbombare il silenzio. Si, probabilmente è quello, e non l’effetto della prolungata esposizione a me stesso senza gli scudi termici e i deflettori da astrocaccia che la presenza di Marzia mi garantisce. Perché quando sono da solo mi trasformo in una specie di riassunto dei Fantastici Quattro, divento invisibile anche ai vicini, mi allungo a prendere la parte di casa che ho a portata di braccio senza alzarmi dalla sedia, mi si infiammano gli occhi per le eterne sessioni di videogiochi e a non lavarmi la pelle si ricopre di un roccioso strato di sporcizia.

Al di là delle considerazioni fumettistiche, oggi dovrebbe essere una bella giornata, che quando tornerò a casa la troverò abitata da creature con cui posso parlare. No, meglio, da cui posso aspettarmi una risposta. E pazienza se mi aspetterà una scudisciata per aver lasciato la casa in condizioni tali da far ribrezzo a un libico di ritorno dal Giappone, sarà bello riaverla in giro a lamentarsi. Un po’ meno sarà dover preparare cene socialmente accettabili a orari prestabiliti, che l’unico vantaggio del vivere soli è il panino improponibile delle cinquemmezza, che ti fa un po’ da pranzo e un po’ da cena.


il Fantastico Quattro

21/03/2011, a dirla tutta un lunedì mattina, quindi un post breve, che il lunedì mattina si va a lavorare incarogniti, e forse è questa la ragione per cui mi sento come un appartamento vuoto, col cartello affittasi appeso alla fronte e tutte le persiane chiuse a rimbombare il silenzio. Si, probabilmente è quello, e non l’effetto della prolungata esposizione a me stesso senza gli scudi termici e i deflettori da astrocaccia che la presenza di Marzia mi garantisce. Perché quando sono da solo mi trasformo in una specie di riassunto dei Fantastici Quattro, divento invisibile anche ai vicini, mi allungo a prendere la parte di casa che ho a portata di braccio senza alzarmi dalla sedia, mi si infiammano gli occhi per le eterne sessioni di videogiochi e a non lavarmi la pelle si ricopre di un roccioso strato di sporcizia.

Al di là delle considerazioni fumettistiche, oggi dovrebbe essere una bella giornata, che quando tornerò a casa la troverò abitata da creature con cui posso parlare. No, meglio, da cui posso aspettarmi una risposta. E pazienza se mi aspetterà una scudisciata per aver lasciato la casa in condizioni tali da far ribrezzo a un libico di ritorno dal Giappone, sarà bello riaverla in giro a lamentarsi. Un po’ meno sarà dover preparare cene socialmente accettabili a orari prestabiliti, che l’unico vantaggio del vivere soli è il panino improponibile delle cinquemmezza, che ti fa un po’ da pranzo e un po’ da cena.


pollo ai peperoni

Il pollo ai peperoni non è il piatto più indicato per la cena, almeno non se si intende dormire entro le successive ventiquattro ore comodamente sdraiati in un letto. Dato lo stato di pesantezza in cui ti lascia sarebbe necessario addormentarsi in una posizione meno orizzontale, così da agevolare lo stomaco nel suo lavoro, già tanto difficile. Per esempio in piedi come i cavalli potrebbe essere una posizione conveniente, o appesi a una gruccia nell'armadio.

Una buona passeggiata dopo il pasto aiuta la digestione. La maratona di New York è particolarmente indicata per smaltire le porzioni bibliche che mi sono trangugiato poco fa. Sempre che corra da qui fino alla linea di partenza, naturalmente.
È che mi sento come se lo stomaco si fosse vestito da palombaro, con scafandro e scarponi di piombo, e si stesse immergendo in qualche abisso oceanico. Se chiudo gli occhi li vedo quei pesci orribili con la mandibola di fuori, piantati davanti a me a fissarmi con quelle bocce luminescenti che hanno ai lati della testa. Anche se li apro davanti a uno specchio li vedo, e in più sono spettinati e con la barba lunga, e si lamentano, dicono che no, il secondo piatto non avrebbero dovuto mangiarlo.

Di andare a dormire non se ne parla, mi rivolterei nel letto tutta la notte, alternando stati di veglia nervosa a brevi sonni costellati da incubi, ma di quelli brutti, tipo che lavoro ancora alla fabbrica di materassi e sono sposato con la mia collega, ma non quella un po' zoccola con le belle tette, sua sorella il cinghiale coi baffi, una specie di Maurizio Costanzo con la permanente alle setole. Neanche uno zombi che venga a salvarmi in quei sogni lì, mi sveglio sudato con un grido strozzato in gola: “Come sarebbe che non hai preso la pillola??”

Mioddio. Piuttosto che affrontare simili demoni passerei la notte sveglio, ma a fare cosa? I videogiochi me lo menano da un po', i porno neanche quello, mi tocca fare da solo, e in entrambi i casi dopo un paio di minuti compare la scritta game over.

Potrei scrivere, il libro è finito, ma ho già un altro progetto fra le mani, la storia di uno che.. no, un momento, non vi aspetterete mica che ve lo racconti, vero? Filate a comprarvi Acapistrani, piuttosto! Ce l'avete già? Traducetemelo in inglese, che ci faccio un ebook e mi ritiro a scrivere romanzi digitali invece di andare a lavorare in macchina.

Ma lo sapete che da casa mia al posto di lavoro ci vogliono venticinque minuti se esco di casa alle settemmezza, ma solo dieci se esco alle setteventicinque? Escono tutti di casa insieme da queste parti, e in un attimo intasano la strada, che è stretta e attraversa tre centri abitati piuttosto affollati prima delle otto di mattina. Quindi ho da scegliere, o arrivo alle otto in punto rischiando il ritardo o arrivo alle sette e trentacinque e sto a rompermi le balle fino alle otto insieme ai miei colleghi che sono bravi, ma basta.

Non ve ne ho ancora parlato dei miei colleghi? Dunque, c'è Muttley, un quarantacinquenne perennemente accigliato come il cane di Dick Dastardly, ha in antipatia tutti i suoi colleghi tranne me, in particolar modo odia Bradipo, che sfotte tutto il giorno facendogli il verso quando non lo vede. È bravo nel suo lavoro, è sicuramente quello che ci mette più impegno e si guadagna le lodi del titolare, che però non sopporta. Vive con la madre, non ha fidanzate né cellulare, esce il sabato sera con gli amici e vanno al pub sotto casa, a parlare di bici.

Poi c'è Bradipo, un ventierottenne pigro, grassottello e antipatico, col quoziente intellettivo di un fisico quantistico dopo che gli è passato sopra il pullman del fan club di Max Pezzali di ritorno da un concerto. Non parla praticamente con nessuno, tranne col suo telefono, con cui passa tutto il tempo prima e dopo il lavoro, spesso anche durante. Trascorre il resto delle sue giornate ciondolando dietro ai macchinari dove nessuno possa disturbarlo. È in grado di raggiungere stati di alienazione mistica osservando per ore un cestino uscire da una centrifuga e infilarsi in quella accanto. Se gli chiedi cosa sta facendo davanti a una macchina che va da sola ti risponde che controlla che non si fermi. Pare essere stato assunto per quello, e infatti non ha voglia di fare altro, ma la sua vera ambizione è lavorare in magazzino. Il magazzino esercita su di lui un fascino particolare, quando ha la possibilità di passarci del tempo cambia completamente aspetto, diventa veloce, estroso, intelligentissimo. Peccato che in magazzino ci lavori già io e l'idea di passare del tempo con un tale imbecille mi ripugni, così ogni volta lo spedisco via a calci nel culo e il suo talento si perde nell'oblio.

Il terzo personaggio ha la mia età e si chiama Atarumoroboshi. È un pazzo con due soli hobby, l'aeromodellismo e i cartoni animati porno giapponesi. Di entrambi conosce tutto, ma solo i secondi, quando te ne parla, gli fanno tremare la voce e muovere le mani come pinzette. Neanche lui, come Muttley, ha mai avuto una fidanzata, e questo lo ha portato a idealizzare la sua donna ideale in una ragazza vestita da scolaretta, con due tette come pentole a pressione Ariston formato ospedale da campo, gli occhi da manga e la possibilità di pilotarla tramite telecomando entro un raggio di due chilometri. Da quando Bradipo è entrato a far parte del gruppo l'aeromodellismo è un po' calato nei suoi interessi, ora nutre una curiosità viscerale verso il nuovo collega, che esamina minuziosamente da lontano, per poi commentarne il comportamento con Muttley. Lo odia in un modo che solo certi medici possono capire, ma secondo me la notte se lo sogna in topless, mentre gli svolazza attorno con un'antenna ficcata nel culo.

A completare il quadretto c'è Droopy, un ometto dell'età di Muttley, all'apparenza il più normale. Ha una famiglia in continua espansione, ogni anno fa almeno due figli, va in ferie, fa il pendolare, sul lavoro non ha grossi problemi con nessuno, pare andare d'accordo perfino con Bradipo. L'unica peculiarità su di lui è che vive a Civitanova Marche e tutte le mattine si smazza 560 chilometri per venire a lavorare. Quando gli chiedi perché non si trova un posto più vicino ti mostra il suo sorriso triste e se ne va.

Ecco, io lavoro in un posto così, e quando mi sveglio la mattina mi ritaglio venti minuti mezz'ora per frugarmi nella testa e trovare le parole. La mattina ci riesco meglio, perché nel sonno le parole ti scivolano tutte sul lato della testa che appoggi al cuscino, e quando è poco che sei sveglio riesci ancora ad acchiapparle prima che tornino a nascondersi nelle pieghe dei pensieri. Quando torno da lavoro è un casino scrivere, che il baccano che fanno le macchine mi fa un sacco di confusione in testa, e i miei colleghi mi fanno venir voglia di star zitto.

Come adesso, che l'unico rumore che si sente è il ticchettare delle dita sulla tastiera e quello della legna nella stufa. Il calore della cucina ce lo dividiamo io e Frida, come un segreto fra compagni di banco. È bello essere qui, stasera, ad ascoltare questo silenzio ticchettante. Fa venir voglia di mangiarsi dell'altro pollo coi peperoni.


mercoledimattina

Quello nello specchio ha una faccia da psicoticopatico preoccupante, con quella barba folta e i capelli sparati, hai voglia a passarti le mani in testa, tuttalpiù diventa uno psicotico pettinato, di quelli che c'è da averne paura doppia. Bisogna capirlo, viene da una giornataccia in cui ha schiacciato un parassita, ha pagato la multa di un altro, ha aspettato sei mesi per fare una visita e tutto senza neanche tornare a casa dal lavoro. Una volta fra le mura familiari, poi, ha cucinato un niente insipido e se n'è andato a dormire come i vecchietti.

E si che ne avrebbe avute da ridere, che il suo primo romanzo è finito. Pri-mo-ro-man-zo, che Spassky è un esercizio di stile di quando si correva dietro alle compagne di scuola e ci si mostrava con la penna e il quaderno a quadretti perché faceva più figo. Non serviva a un cacchio uguale, ma vuoi mettere lo sciallo? Poi romanzo è una parolona, si legge in due ore, tuttalpiù romanzetto, ma no, vaffanculo, è un romano, ed è pure scritto bene, il protagonista è disegnato a pennino, ci sarebbe da parlarne di uno così. È il mio solito problema, mio o di quello nello specchio, ma più mio, lui al limite ha dei imelborp: tendo a sminuire il mio lavoro, e già che ci siamo anche ad evitare lo scontro, che ieri il parassita non era da offendere e andarmene, era da offendere e spiegargli perché lo stavo offendendo, ma spiegarglielo lentamente e in maniera ancora più offensiva, come pestare uno scarafaggio con le ciabatte e dirgli “aspetta lì che vado a mettermi gli anfibi”.

È che poi mi passa e mi dispiace infierire, solo che mi passa per poco, poi mi rimonta e mi incazzo anche per quello che avrei dovuto e non ho, e allora torno a casa nervoso e cucino di merda.
No, cucino sempre di merda, ma quello è un discorso a parte, e poi posso sempre dare la colpa a Marzia che mi lascia i piatti da lavare e mi fa perdere tempo, e a Jack che vuole uscire e mi fa perdere tempo, e al 44° Parallelo che in questi giorni ci lascia al freddo e mi tocca accendere la stufa ed è altro tempo che se ne va.

È un dato di fatto, se abitassi in un paese più caldo, in una tenuta con quaranta chilometri quadrati di parco e avessi uno stuolo di domestici a lavarmi i piatti sono sicuro che non cucinerei di merda, quindi non è colpa mia se mangi male, prenditela col deshtino porcobbashtardo che ci vuole male a tutti e due. Tre, che a Jack sarebbe tanto piaciuto vivere in una tenuta con quaranti chilometri quadrati di parco tutto intorno.


start spreading the news..

Insomma che ho fatto i biglietti, ad agosto si va a New York. Avevo pensato, dato che c'era il tempo, di vedere prima la vecchia York, ma mi hanno detto che non importa, tanto il sequel non ha nessun collegamento col primo episodio.

Io di New York so, per averlo imparato da Frank Sinatra, che è la città che non dorme mai, e che se puoi farla lì puoi farla dappertutto. Se dovessi collegare le due cose penserei che a New York i cessi sono così sporchi che la puzza ti tiene sveglio tutta la notte, spero di sbagliarmi, in ogni caso per sicurezza mi porterò il vasino.
Ogni altra informazione sulla città mi arriva dal cinema, quindi immagino di andare in una città piena di psicopatici che vogliono farla saltare per aria, di mostri che si aggirano fra i palazzi calpestando taxi (ma io li frego e giro in metro!), di aerei che ti portano direttamente in ufficio, insomma un gran casino. Spero che quindici giorni mi basteranno per vedere tutto e tornare vivo, ma devono bastarmi, il volo costa come due vacanze in Portogallo, non so quando potrò permettermi di tornarci.


distopia

Domani Berluscone muore e la Presidenza del Consiglio passa a Gianniletta che ci traghetta verso nuove elezioni. I festeggiamenti gioiosi sono inquinati dai funerali di stato a reti unificate, dagli stracciatori di vesti che ne chiedono immediata santificazione e dai progetti per dedicargli una strada in corso in tutto il Norditalia.

Nel frattempo Fini passa all’opposizione e si candida a leader del Pd, col solo D’Alema rimasto a sfidarlo, visto che Veltroni è scomparso dopo il funerale e già si mormora che lui e Berluscone fossero la stessa persona (un quotidiano ha pubblicato una ricerca in cui si dimostra che i due non si sono mai mostrati in pubblico insieme), e Bersani si è svegliato una mattina come un personaggio di Pirandello e ha trovato che guidare il PD era la cosa più stupida che potesse fare un uomo. Ha mollato baracca e soprattutto burattini e si è messo a coltivare cavolini di Bruxelles.

Naturalmente le elezioni le stravince la lega, Bossi lascia il premierato a Maroni e si candida per il Quirinale, che Napolitano se la sta vedendo brutta, Calderoli si prende il Ministero della Difesa e Borghezio l’Interno. Il Trota lo mettono alle Finanze quando Tremonti viene spedito a calci per aver dichiarato a Repubblica che il federalismo costa troppo e con questa crisi non ce lo possiamo ancora permettere.

Con la nuova gestione finanziaria l’Italia lancia il federalismo tuttoesubito, e come prevedibile dopo sei mesi non c’è neanche più abbastanza per pagare la pensione alle vedove del Cavaliere. E’ crisi nerissima, il Paese sull’orlo della bancarotta taglia tutte le spese superflue.

Calderoli ha un’idea alla Calderoli e propone di rimettere in sesto il bilancio invadendo la Svizzera. Confindustria è favorevole, se la Svizzera diventa italiana tutti i conti segreti che gli industriali hanno aperto nelle banche di Zurigo diventeranno legali. Anche i sindacati vedono una possibilità di aumentare i posti di lavoro convertendo la Fiat in una fabbrica di carri armati. Marchionne non ha niente da obiettare in proposito, la Multipla in America la credevano un tank anche prima.

Quando anche le televisioni si spengono la gente scende in piazza a reclamare ciò che le spetta, guidata dall’unica persona capace di incanalare l’insoddisfazione popolare verso la rivolta: Platinette.

Non vado avanti perché a questo punto mi sono spaventato anch’io.