apì

Ciao Pi.

Mi sono permesso di cancellare il tuo ultimo post, spero che non ti arrabbierai.

È che non credo fosse necessario.

Stai imparando un sacco di cose su te stesso, in questi ultimi anni. Certe volte ti guardo e davvero mi sembra di guardare un uomo adulto.
Sei intelligente, diverse volte hai dimostrato una sensibilità che non è così scontato trovare in una persona. E in certe situazioni difficili ti ho trovato diverso dal te stesso di prima, migliore. Più solido. Che non vuol dire più duro, anzi, ogni tanto può voler dire proprio il contrario.

Certo, hai ancora parecchio da fare, angoli da smussare, e c’è tutto un capitolo sull’empatia che andrebbe approfondito, ma ritengo che si debba guardare indietro oltre che avanti, e rispetto a dov’eri hai fatto un sacco di chilometri.

Sei anche fortunato, hai amici capaci di consigliarti quando ti fermi e aiutarti a correggere i tuoi errori, hai un’ironia ben oliata che ti evita di cadere nell’autocommiserazione, e credo che se ti lasciassi guidare di più dalla pancia riusciresti ad abbandonare i vecchi schemi rigidi a cui ti ostini a rimanere aggrappato.

È per questo che ho cancellato il tuo post. Era come urlare in faccia a qualcuno che non vuole capire il tuo punto di vista.
Spesso, se uno non capisce, la colpa è nostra, che non siamo stati capaci di spiegarci. Non tutti parlano la nostra stessa lingua, e accanirsi non serve a niente. Devi lasciarli liberi di comunicare a modo loro, e se occorre di farlo coi loro simili.

Non hai più bisogno di scrivere cose del genere, di portarti sulle spalle pesi inutili, di avere ragione a tutti i costi.

Volerla vinta significa non sapere accettare i propri sbagli, a che ti serve trascinarti dietro un vecchio errore? Guardalo, impara a non ripeterlo e lascialo lì.
E lasciaci tutto quello che ti fa male, è altro peso inutile che ti toglie il sorriso.

E a me piaci molto di più quando sorridi che quando mugugni.
Ti voglio bene,

Il tuo ombelico

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il buco

Mi considero una persona abbastanza equilibrata. Ho i miei punti di forza e le mie debolezze, come tutti. Diciamo che sono nella media, che non vuol dire niente, è dove sta chiunque tranne Pietro Pacciani e il Dalai Lama.

Però ho un buco. Mi manca un pezzo. Non è una debolezza, qualcosa che si può rinforzare, è proprio che non c’è. Se un medico potesse guardarmi con una macchina che legge lo spettro psicologico, emotivo, il software toh, vedrebbe in un punto non meglio determinato, un punto che chiameremo comodamente “laggiù”, una grossa macchia nera. Se fosse una tac ci sarebbe da cagarsi addosso, ma per fortuna non è una presenza aliena, è piuttosto un’assenza. È un buco. Ci guarderebbe attraverso e vedrebbe il suo assistente di laboratorio fare lo stesso dall’altra parte.

In quella casella vuota ci dovrebbe stare la sicurezza di sé. Dico ci dovrebbe, perché in realtà nel mio caso non ci ho mai messo niente. Più o meno. Da ragazzino mi è venuto il dubbio che tenersi un buco laggiù non fosse una cosa sana, così ci ho lasciato nidificare una colonia di topi. Però squittivano, non mi lasciavano dormire, e dopo un po’ l’ho liberato di nuovo. Credevo che con la maturità sarebbe arrivata anche la sicurezza. Un po’ come i peli, no? Non è successo. Però ho ricevuto doppia razione di peli, e forse avrei dovuto reclamare allora, ma non sapevo a chi rivolgermi, e poi quando sei in piena pubertà hai un sacco di altre cose da scoprire, mi sono distratto, ho lasciato perdere. Ho sperato che non succedesse niente a tenermi il buco.

Devo dire che sono stato un po’ in ansia, certe notti mi svegliavo e mi chiedevo se mi stavo ammalando, mi toccavo la fronte, mi ascoltavo il cuore, muovevo le dita dei piedi. Mi sembrava tutto in ordine, trovavo solo qualche pelo nuovo.
Passa un anno, ne passano venti, e sono sempre vivo. Nessuna malattia psicosomatica, nessun organo marcito. Vabbè, tranne il fegato, ma quello dice il dottore che basterebbe uscire meno il sabato sera.
Mi sono rilassato, ho pensato che un buco laggiù non è una cosa così grave, e dopo un po’ ho anche smesso di pensarci.

Quando si sono manifestati i primi effetti non li ho collegati al buco, a tutti capita di non avere il coraggio di buttarsi da uno scoglio, e non provarci con una che ti piace è un po’ la stessa cosa: è vero che nessuno sbatte sugli scogli, ma se ogni tanto qualcuno muore vuol dire che è solo una questione di probabilità.
Poi è stato il momento di continuare gli studi, e mi sa che non me la sento. Io mica ne ho voglia, magari mi trovo un lavoro, che è più facile. Poi il lavoro che avevo trovato mi sembrava troppo complicato per me, e ne ho cercato uno più alla mia portata, solo che neanche quello mi andava bene, e scendi che ti riscendi sono finito a farne uno dove ci lavorava anche il mio compagno di scuola ritardato. Va detto che lui lo fa meglio di me, comunque.

La mia vita sentimentale non è andata meglio, per evitare di sbattere sugli scogli mi sono sempre accontentato di stare fermo in spiaggia ad aspettare che qualche ragazza meno sveglia delle altre mi inciampasse addosso. Non che mi lamenti, eh? Ho avuto una sfilza di fidanzate straordinarie dalle quali ho imparato un sacco di cose utili. Per esempio so cucinare il gallo pinto, che sarebbe un piatto a base di fagioli neri e riso, e adoro Calvin & Hobbes. Però, ecco. Per esempio quella di terza A che mi piaceva tantissimo non sono mai riuscito a parlarle, neanche quando ho scoperto che mi stava dietro. Bloccato, proprio. E allora ho capito che quel buco lì non ci doveva stare, che la sicurezza di sé è importante per spronarti a cercare il meglio per te stesso e non accontentarti di quel che arriva, perché se ti accontenti di quel che arriva non otterrai mai niente di buono. E mi sono detto che avrei cambiato le cose e sarei diventato finalmente padrone della mia vita!

È stato allora che ho scoperto il demone della procrastinazione. Perché io la volevo cambiare la mia vita, cazzo! Solo che prima dovevo scrivere delle cose, perché nel frattempo avevo scoperto di essere bravo a scrivere, o perlomeno che senza alcuno sforzo potevo tirare fuori delle cose decenti. Se ci fosse stato da sforzarmi non l’avrei mai fatto, perché tutti gli sforzi che faccio per portare a termine qualcosa finiscono rigorosamente nel buco, e pianto lì.

Sono arrivato a tre anni fa che mi era rimasto ancora qualcosa da scrivere, ma avevo quasi finito eh, poi mi sarei dedicato a cambiare la mia vita, e la mia fidanzata ha deciso che la vita me la cambiava lei, e mi ha spedito di casa. L’ho presa malissimo, ho fatto scenate, rotto le balle a tutti i miei amici e ai suoi, l’ho insultata, le ho detto che non la volevo vedere mai più, ma la verità è che avevo solo paura del mio buco. Cosa potevo fare se non sapevo fare niente? Chi lo avrebbe voluto uno con un buco laggiù? No, stavolta avrei fatto qualcosa di buono. E qualcosa di buono l’ho fatto, mi sono scelto un passatempo, e piano piano il buco è sembrato rimpicciolire, e col passatempo ho trovato anche una ragazza che il mio buco non l’aveva notato, oppure sì ma non sembrava dargli importanza, perché ne aveva uno grosso anche lei.

Fico! Magari riusciamo a riempirceli insieme! Poi mi sono reso conto che la frase si prestava a un casino di malintesi e sono arrossito. Lei ha riso e io mi sono innamorato del suo sorriso, perché era il sorriso più bello del mondo. Siamo stati innamorati come due adolescenti per esattamente 54 giorni, 17 ore, 51 minuti e 10 secondi, e sono stati il periodo più felice della mia vita, perché per una volta non ero stato fermo a farmi scegliere come nell’ora di ginnastica quando il prof decideva due capisquadra e loro chiamavano a turno quelli bravi, poi quelli decenti, poi gli stazzi, poi quelli che proprio non si potevano guardare, poi la bidella, poi il quadro svedese, e poi finalmente io. No, finalmente avevo voluto una cosa e mi ero sbattuto per ottenerla! Poi vabbè, sbattuto, le avevo detto che mi piaceva e lei aveva risposto anche tu, capirai, è stato più che altro culo, ma non toglie che sia stato un periodo in cui vedevo la mia vita a una svolta e mi sentivo pronto a raddrizzare ogni cosa, avrei cambiato lavoro, avrei cambiato città, animale domestico, marca di automobili, titolo di film, sarebbe stato fighissimo!!
Lei si è limitata a cambiare fidanzato. Ma neanche, si è ripresa quello che aveva prima.

È stato il momento in cui il mio buco che si era ridotto fino a sparire è diventato così grosso che ci sono caduto dentro, e per tirarmene fuori ho dovuto buttare via tutto quello che avevo nelle tasche, e poi tutto quello che avevo nella pancia, e poi tutto quello che avevo in testa, ed era veramente tantissimo. Ci ho buttato cose di me che neanche pensavo di avere, ci ho buttato altre persone, ci ho buttato mio padre, ci ho buttato famiglie di rospi e la colonia di topi che credevo se ne fosse andata e invece era ancora acquattata dietro la bile, ci ho buttato anche la bile, e il fegato, che tanto era da cambiare. C’è voluto un sacco di tempo, ogni volta che mi sembrava di riuscire a tirar fuori la testa scivolavo di nuovo e dovevo ricominciare, ma alla fine mi sono liberato, e mi sono sentito più forte di prima. Sarà che il buco era talmente pieno di roba che ci avevo buttato dentro che credevo si sarebbe limitato a sparire.

Mi sono messo a fare altre cose da capo, pensando che se era servito la prima volta sarebbe servito di nuovo, e infatti ho trovato altri stimoli, conosciuto altre persone, e quando è stato il momento di rimettermi in gioco ho sentito muovere delle cose laggiù, e ci ho trovato il mio amico buco. Si era mangiato tutto quello che ci avevo buttato dentro, e mi sorrideva. “Che c’è per cena?”, chiedeva.

“Eh, ci sarebbe questa ragazza..”
“Un’altra? Devo ricordarti com’è finita l’ultima volta?”
“Ma questa è diversa, dai. Mi sta dando prove certe che.. insomma.. sembra che ci tenga davvero”
“Certo, come quell’altra. Te lo sei fatto lasciare un curriculum?”
“Bah, non mi sembrava il caso..”
“Bravo scemo! E il libretto sanitario? E la fedina penale? E le referenze dei fidanzati precedenti? Che ne sappiamo che non è una scammurriata che scappa col malloppo appena ti giri?”
“Per quel che c’è da rubare, oramai. Ti sei mangiato tutto tu.”
“Metti che è una ladra di buchi!”
“Mi pare che ne abbia uno bello grande anche lei, se devo dirti.”
“Ah! Pure! E allora lo fai apposta! Hai visto cosa succede con quelle lì! Perché non te ne trovi una diversa, per cambiare?”
“Eh, non tutte le ragazze escono col buco.”

A dire il vero non lo sapevo se qualche ragazza si sarebbe detta disposta a uscire con un portatore non troppo sano di buco, mi ero di nuovo messo lì da una parte ad aspettare di vederne inciampare qualcuna, avevo notato questa e mentre ero lì che decidevo se ero pronto a buttarmi mi era crollata addosso, decretando così l’inizio della nostra relazione e anche un’ottima ragione per terminarla.
E sì perché la sicurezza di sé è una roba che quando costruiscono le persone non ce n’è mica abbastanza per tutti. Sarà che qualcuno fa il giro due volte e se la frega, ma secondo me il conto non torna comunque, perché quelli che non ce l’hanno sono troppi, e sembra che li incontro tutti io. Nella gara delle insicurezze certe volte arrivo secondo, ma non vinco un cazzo ugualmente.

C’è questo buco, laggiù, che si mangia qualunque cosa. Si mangia i tentativi che fai di vivere una vita normale, di avere una relazione stabile, un lavoro appagante. Si mangia la dignità di dire basta quando ti rubano dalle tasche, quando ti trattano come un cretino, quando ti usano. Si mangia il futuro perché non ti permette di immaginarne uno, si mangia il passato e te ne lascia una copia falsificata male, dove tutto era migliore di ciò che hai, anche quello che volevi buttare via.
L’unica cosa che non si mangia sono i topi, quelli non se ne vanno mai, e squittiscono e ti mordono le dita, e di notte non ti lasciano dormire più.


je ne sais pas conduire pas même un cerf volant

Siamo arrivati al 2016 con una tecnologia talmente evoluta da poter fotografare un alieno su Plutone e taggarlo su facebook, possiamo ricostruire il passato del nostro pianeta con una precisione tale da riuscire ad affermare che i dinosauri si sono estinti un lunedì mattina di febbraio, abbiamo robot che si costruiscono da soli, software di riconoscimento vocale, tattile, anche facciale, sebbene mi confondano sempre col mio amico Francesco, eppure il nostro mondo interiore è governato da leggi che non sappiamo gestire. Siamo più in grado di orientarci in mezzo a Pechino senza conoscere una parola di cinese che nella nostra sfera affettiva.

Guardo una foto della mia ex su facebook e non sono in grado di definire l’emozione che mi suscita: è astio o desiderio? Da una parte vorrei strangolarla, ho preso più calci con lei che in una partita a calcetto fra ubriachi, ma dall’altra mi sento ancora disposto a sedermi a un tavolo e capire cosa si può aggiustare. E non è che quando stavamo insieme fosse più facile, il mio pendolo emotivo si spostava senza sosta dalla voglia di costruire qualcosa insieme a quella di correre il più lontano possibile dai pericoli di una relazione. Che poi era la ragione per cui mi pigliava a calci, sostanzialmente.

E se mi guardo intorno non vedo una situazione migliore. Una mia conoscente si è innamorata del bello e dannato dei fumetti giapponesi, quello talmente finto e pieno di sé che perfino l’autore ad un certo punto lo odia e gli fa fare una fine orrenda. Peggio per lei, mi ha rifiutato e per questo si merita le ragnatele nelle mutande, ma il punto è che il disagio è diffuso e nessuno ha idea di come arginarlo.

Quelli bravi pongono il limite molto in alto, e salvo evidenti ragioni per chiudere e andarsene, tipo tendenza al tradimento, scarsa igiene intima, genocidio, investono in ciò che hanno e lo fanno diventare la storia della vita, quella che ti completa e ti fa morire sentendoti una persona fortunata.

Gli altri, quelli come me, come la mia ex, come Ragninellemutande, vogliono tutto e subito, e rifiutano il compromesso, la costruzione. Ma quello non è amore, è egoismo, paura e coda alle poste. Che poi sono una grossa fetta degli ingredienti che la compongono, quella cosa che per convenzione definiamo amore.

Ci siamo imbevuti di racconti fantastici di persone che sbattono contro qualcuno sulla porta di una libreria e la loro vita è cambiata. Non dico che non possa succedere, ma è molto raro che avvenga, e se stai ad aspettare l’incontro magico rischi di trovarti a quarant’anni con tanto trucco sulla faccia da somigliare più a Bozo il clown che a una donna, nel vano tentativo di nascondere le rughe e il terrore di restare da sola. Nel caso di un uomo il passaggio a Bozo è più facile perché non usi cosmetici, devi solo fare il cazzone e sbattere torte in faccia ai conoscenti, haha, sei proprio una sagoma.

Sto parlando di amore perché tutto il mio ragionamento è scaturito da lì, ma la nostra incapacità si manifesta in un sacco di altri campi, ed è sempre letale. Non c’è bisogno di essere una cellula dormiente di Al Qaeda per sapere che la nostra condotta ci rovinerà la vita, basta un lavoro insoddisfacente o vivere in un posto orrendo. Non sto parlando necessariamente di me, sono sicuro che Ronco Scrivia sia un paese meraviglioso e ricco di cose da fare; se non sono un cinghiale il problema è soltanto mio.

E anche qui ci sono persone che si scrollano di dosso l’apatia e lavorano sodo per correggere ciò che non funziona, e altre che il momento più alto della loro giornata è quando litigano col tizio che vuole essere l’unico a portare a spasso il cane senza guinzaglio.

È come essere avvolti da una pellicola trasparente, che ci permette di percepire quel che avviene all’esterno, ma ci blocca i movimenti, e certe volte anche le emozioni, e tutto quello che ricevi e trasmetti è attutito.

Ci è nevicato dentro. All’inizio è figo, fai i pupazzi, ti prendi a palle da solo, e il freddo impedisce alle terminazioni nervose di farti provare dolore, ti scivola tutto addosso, possiamo restare così per sempre? Alla peggio quando mi stufo vado a farmi una cioccolata calda e rimetto a posto, tanto è solo acqua, no? Se alzi la temperatura asciuga da sola..

Oymyakon è un villaggio della Siberia, dove la temperatura media durante l’inverno è -45°, e l’inverno dura più o meno tutto l’anno, visto che il ghiaccio sulle strade non si scioglie mai. Tu ci arrivi e pensi di aver trovato il paradiso dello slittino, ma quando scopri che c’è gente che il sole l’ha visto l’ultima volta venticinque anni fa e che per far partire la macchina devi accenderci un fuoco sotto capisci che forse avresti dovuto informarti meglio del perché la casa che hai comprato in pieno centro costava così poco.

Dicevi, della cioccolata calda?

Eppure dovrebbe essere facile. Cosa ci impedisce di attivare le misure necessarie a migliorarci quando sono bene evidenti e si tratterebbe solo di seguire i punti da A a Ndatevenaffanculo? In milioni di anni di evoluzione non siamo stati in grado di sviluppare un rilevatore di cazzate che ci avvisi quando la nostra vita sta andando a puttane, eppure dovrebbe essere più facile che farsi crescere un pollice!

E invece andiamo avanti a caso, sperando che vada bene, e non ci rendiamo conto che magari il nostro comportamento sta facendo male a qualcuno, finché un giorno non riceviamo un messaggio riassumibile in “sei un bastardo, muori”.

Dovesse capitarvi di ricevere un messaggio del genere vi consiglio un esame di coscienza piuttosto dettagliato, partendo dalle seguenti domande:

  • Alla persona in questione ho sterminato la famiglia a colpi d’ascia?
  • L’ho abbandonata in autostrada?
  • Mi sono intrattenuto con altre donne/uomini/cavalli?
  • L’ho offesa, maltrattata, obbligata ad accompagnarmi al cinema a vedere Deadpool?

Se la risposta a tutte le domande è no è probabile che anche voi siate stati vittima del Comportamento Del Cazzo Involontario, una conseguenza diretta di tutti i discorsi qui sopra e di altri fattori non meno importanti, quali paura di assumersi una qualsivoglia responsabilità, esperienze negative pregresse, aridità di spirito, secchezza delle fauci.

Pare determinante anche il fatto che la vostra ragazza sia una testa di cazzo. Perché non è mica facile mettere d’accordo due personalità già formate e inquadrate, gli angoli si smussano meglio finché sono teneri, poi ti tocca tenerli così, e l’unica possibilità per non sbucciarti le caviglie è ricordarti dove sono e tenertici alla larga. Le persone complicate si somigliano tutte, e generalmente non vanno d’accordo fra loro, perché i problemi non si escludono a vicenda. Non è impossibile, è anche divertente e di sicuro non ci si annoia mai, ma ci vuole tempo e parecchio impegno. Se ti aspetti di trovare la strada spianata e una storia da romanzo rosa è meglio che cerchi altrove, le possibilità non mancano.

Già. Ho detto che ci sono due categorie, quelli bravi e quelli come me, ma ne esiste una terza, la più ampia, quella che comprende tutti gli altri, gli ignari, quelli che leggono questo post e commentano “ma quanti problemi inutili ti fai!”. E hanno ragione, perché se appartieni a quella categoria non contempli l’esistenza di nessun’altra, è inutile crearsi dei problemi dove non ci sono.

Sono quelli che per insegnare a un muto a parlare gli dicono che basta aprire la bocca e parlare, e il muto vorrebbe potergli rispondere graziealcazzo, ma la sua condizione di muto non glielo permette, così li ignora. Lo facciamo anche noi, e ci stanno pure sul cazzo, così proiettati verso una vita serena. “Troppo facile avere la lucidità di quelli che non sanno camminare”, diciamo, e torniamo a sbirciare le foto dell’ex, chiedendoci se a loro sarebbe andata diversamente.

“Nah, la mia ex fidanzata è troppo sofisticata per cascare fra le braccia di questi cialtroni”, ti dici. Poi la incontri dopo un mese avvinghiata a uno con la felpa AVIAZIONE o PALESTRADACICCIO o quello che andrà di moda in quel momento, basta che sia scritto gigante, sennò dall’altra parte della città non lo capiscono che sei un fico, e pensi che allora non avevi capito proprio un cazzo, e ricominci a porti le stesse domande da capo.


le pablog au cinéma: Macbeth

Questa cosa delle barbe me la dovete spiegare.

Perché fino a ieri un uomo con la barba lunga era considerato alla stregua di un mugik afgano o, al limite, di un pastore amish, insomma, due categorie non propriamente appetibili per l’immaginario femminile, e all’improvviso lo stesso individuo vi scatena un arrunchio da groupies?

Perché proprio adesso che mi sono comprato i pantaloni da punk rocker e il mio sex appeal è passato da zero a centotrenta voi avete deciso che va di moda l’eremita squilibrato innamorato della propria pecora, annullando le mie possibilità di rimorchio?

Mi sono posto queste domande alla fine di Macbeth, quando si sono accese le luci in sala e tutte le donne presenti stavano sbavando con gli occhi a girandola.

forse dovrei andare in giro anch’io con le righe in faccia

Cioè, io e Muffin avevamo lo stesso sguardo, ma per ragioni diverse dall’ormone, nonostante la presenza di Marion Cotillard facesse supporre il contrario: intanto la presenza di Magneto sullo schermo, che non può lasciare indifferenti gli appassionati del cattivone col pitale in testa. È curioso il legame fra il thane di Glamis e i mutanti: Fassbender è il quarto attore ad aver interpretato sia Macbeth che un personaggio della saga degli X Men, dopo i due Professori X e l’altro Magneto.

Al di là del protagonista, Macbeth è un filmone, ha una regia impeccabile e il direttore della fotografia è quel signore che ci ha regalato True Detective, non so se avete presente, sarebbe quella serie tv dove il protagonista senza barba faceva muggire le donne che stavano con voi sul divano. No, mi spiace, non era il vostro deodorante.

Ma perché le bambine che compaiono dal nulla nella nebbia insieme a tre streghe devono risultare sempre così inquietanti, mannaggia a loro?

La colonna sonora rientra nella categoria “colonne sonore di film successivi a Inception”, ci sono diverse variazioni, ma il tema principale è quasi sempre POOOOOHHHH. Qui lo fanno dei violini, ma l’idea è quella, e comunque funziona. O forse è la gratitudine di non avere utilizzato delle maledette cornamuse, benché la storia sia ambientata in Scozia.

La storia è ambientata in Scozia, ed è quella raccontata nella tragedia di Shakespeare, con le tre streghe che predicono il futuro al
nobile Macbeth e lui il destino se lo crea da solo come pare che alla fine facciamo tutti, alla faccia di Rob Brezny.

Anche i dialoghi sono gli stessi della tragedia, quindi se vi piacciono i film con le frasi a effetto tipo “Nessuno mette Baby in un angolo” forse dovreste vedere qualcos’altro.

Visivamente il film deve molto a certe pellicole giapponesi, prima di tutto Kurosawa. Questa parte l’ho letta, io di Kurosawa ho visto solo un film con Richard Gere tanti anni fa al cinema di Ronco, e per una svista le bobine erano state proiettate invertite. Non so se vedere prima il secondo tempo del primo sia stata la causa della mia avversione verso questo regista, ma da allora mi sono tenuto distante dalle produzioni giapponesi, per sicurezza. Giusto una volta ho provato a forzare il blocco leggendo Kitchen, di Banana Yoshimoto, ma l’edizione di cui entrai in possesso era stata impaginata a rovescio e non ci capii nulla.

È per quello che quando mi proponete un film di Miyazaki vi rispondo che devo andare a trovare mia nonna, anche se è morta dieci anni fa.

Insomma, Macbeth miglior film del 2016, seguito da A Perfect Day. Ma adesso escono i pezzi grossi, la situazione potrebbe cambiare.


il ritorno di Gesù

Una domenica apro internet e leggo che Gesù è tornato sulla Terra e va in giro per Torino.

Sarà un amico della ballerina Anna, penso, e passo oltre, che a me dei matti frega solo quando me li trovo davanti armati. Solo che questo non è matto, è Gesù, e per dimostrarlo si mette subito a fare proselitismo per strada, ma nessuno lo caga, tranne la polizia che lo porta in questura per accertamenti. È senza documenti, lo mettono in cella, ma il giorno dopo lo rilasciano, dopotutto non ha fatto niente di male, se vuole andare in giro vestito con un lenzuolo sono cazzi suoi.

Così Gesù torna in strada, e dopo qualche giorno che se ne va in giro evitato da tutti si avvicina una ragazza e gli chiede se possono farsi una foto insieme da mettere su facebook.

“Cos’è facebook?”, chiede Gesù.

“Minchia raga, questo non conosce facebook!”

In un attimo tutti vogliono incontrare Gesù, parlare con lui e farsi la foto insieme a quella bestia strana che non ha mai visto facebook. Il giorno dopo lo conoscono tutti come “l’uomo che non è su facebook”, e i giornali cominciano a parlare di lui. Adesso che è diventato famoso bisogna aprirgli una pagina facebook, che viene chiamata “la pagina facebook dell’uomo che non è su facebook”, ma siccome è un po’ troppo complicato lui suggerisce di chiamarla semplicemente Gesù.

Sembra funzionare tutto per il meglio, in un attimo si fa dodici amici coi quali condivide parabole brevi ed efficaci che diventano subito virali. Il suo video in cui cammina sulle acque fa il botto su youtube, Fazio lo invita in trasmissione, l’hashtag #messia è il più utilizzato ovunque. Impennata di conversioni, la popolarità della chiesa è alle stelle. Gesù ci prende gusto, si apre un blog, passa le giornate su twitter, sulla sua pagina instagram le foto di pane e pesce si moltiplicano.

Finché.

Una mattina, sul blog www.iocristo.it, compare un articolo contro i mercanti farisei, che hanno adibito il tempio cittadino a luogo dove concludere i propri commerci. Gesù sostiene che il comune dovrebbe fornire loro un edificio più consono, e restituire la chiesa alla propria funzione, che non è di certo quella di maneggiare denaro.

La reazione è immediata: per primi si alzano i sindacati di categoria, stanchi di fare da capro espiatorio, già ci fate pagare le tasse, cos’altro volete da noi, piuttosto convincete i turisti a girare nei giorni feriali, che la domenica siamo chiusi e non possiamo guadagnare.

Poi viene il comitato di quartiere: se ci mettete il mercato vicino a casa non sappiamo più dove parcheggiare, e i camion tutta la notte, qui siamo gente per bene che si alza presto.

Poi il centro islamico che reclama un luogo di culto per sé, ce lo siamo pagato, lasciatecelo costruire dove ci pare.

Poi di nuovo quelli del quartiere, che gli islamici no allora meglio il mercato.

Poi Salvini che le chiese ve le fate a casa vostra, ma non si capisce più a quale si riferisca, fra l’altro anche Gesù è arabo, tanto per aumentare la confusione.

L’unico che si tiene fuori dalla polemica è Gasparri, che quando ha visto la foto di Gesù su internet ha commentato “Avete rotto il cazzo con sto Jim Morrison”.

Gesù prova a difendersi: lo hanno già crocifisso una volta, non rifarà gli stessi errori. Scrive sulla sua pagina facebook un messaggio ai fedeli in cui li esorta al perdono e alla comprensione, ma ricorda loro che ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione in tutta libertà, e che il confronto civile è alla base della democrazia e stimola la crescita intellettuale.

Le risposte più garbate gli augurano di morire gonfio, c’è chi gli insulta la madre e chi mette in dubbio la sua discendenza divina. Danno del cornuto a San Giuseppe, alludono a un’amicizia particolare fra la Madonna e l’asinello, gli suggeriscono che se non vuole più risalire al cielo può ricreare la comunione celeste ficcandosi la cometa nel culo.

I filoisraeliani lo odiano in quanto palestinese, ma lo aggredisce anche la sinistra radicale perché comunque resta un ebreo.

Circolano delle immagini animate in cui John Travolta mostra la sua merce nel tempio e Gesù gli tira una scarpa.

La Chiesa, che prima lo aveva supportato con calore, gli volta le spalle: papa Francesco in un’omelia invita i fedeli a diffidare dei falsi profeti.

È un inferno, la popolarità di Gesù è ai minimi termini, il governo gli affida una scorta quando gli recapitano una busta con dentro un proiettile; la gente per strada lo ignora, poi in rete gli augura la peste nera.

Poi qualcuno gli tende una mano, inaspettatamente: Gianni Morandi gli scrive una lettera e la pubblica su facebook, visibile a tutti. Il cantante gli suggerisce di modificare la propria condotta: “se vuoi avere successo devi mostrarti amico di tutti! Spendi sempre una buona parola per i più deboli e soprattutto non criticare mai!”. Dice che non deve perdersi d’animo, che ha fatto del bene a tutti e che è certo, tutti se ne ricorderanno e gli perdoneranno una piccola svista. In fondo nessuno è perfetto, ed è giusto che non lo sia neanche lui, perché è un uomo come noi, coi suoi difetti e le sue debolezze, ed è proprio per questo che gli vogliamo tutti bene. Un abbraccio.

Tutte le critiche cessano, le cattiverie vengono spazzate via. Dall’oggi al domani tutti vogliono essere amici di Gesù e fanno a gara a chi gli mostra più comprensione. Gli stessi che davano della donna facile a Maddalena ora mostrano il petto in difesa del pover’uomo così ingiustamente bistrattato. Anche Gianni Morandi viene osannato, ma quello succedeva anche prima.

Dopo qualche giorno i due si fanno fotografare insieme mentre vanno al cinema a vedere l’ultimo Guerre Stellari.

Gianni Morandi gli suggerisce di scrivere qualcosa a riguardo, ma di non prendere posizioni, che i fans sono piuttosto suscettibili su quell’argomento.

“Scrivi un commento che metta d’accordo tutti, non ti sbilanciare troppo”.

Gesù pubblica un tweet: “Gran bel film! Peccato che non sia stato tenuto il miglior personaggio della saga, quel simpatico alieno con le orecchie da cocker!”.

Il giorno dopo internet esplode.


le pablog au cinéma: Francofonia

A parte che ogni volta devo cercare come va l’accento su cinéma, scrivere la recensione di un film come Francofonia non è facile per uno la cui comprensione dell’arte si ferma a questa è una statua e quello è un quadro. Fosse l’ultimo Guerre Stellari mi sentirei di esprimere un giudizio più approfondito, direi che JJ Abrams ha girato un film magnifico che ci restituisce l’epica della trilogia originale, ma resta un omino patetico.

Come patetico? Come sarebbe a dire?”
Avevi un fracco di soldi, un universo intero da cui prendere spunto e perfino gli stessi attori, potevi fare un capolavoro e ti sei limitato a riproporci le stesse situazioni. Non è un film, è un tributo.”
Oh, ho fatto un film magnifico che restituisce l’epica della trilogia originale, non è che posso pure inventarmi una storia!”
Se George Martin avesse pubblicato un romanzo in cui i personaggi rifanno le stesse cose del primo volume lo avremmo crocifisso. Ne ha pubblicati due dove fondamentalmente non succede un cazzo, ma almeno è stato onesto. Tu no, hai cambiato due facce, due sfondi, e ci hai riproposto lo stesso film. Sei un cialtrone.”

Vabbè, non è che la trilogia originale fosse così originale, eh?”

Prendere delle idee altrui e adattarle al proprio lavoro è legittimo, è da quando dipingiamo bisonti nelle grotte che lo facciamo. Ma se prendi il tema del tuo compagno di banco e ci metti la tua firma sotto non si chiama più ispirazione, è plagio.”

Ecco, se avessi dovuto scrivere la recensione del Risveglio Della Forza sarebbe stato facile, avrei potuto riempire pagine solo insultando Abrams, ma qui stiamo parlando di un prodotto complesso, che viaggia tutto sul filo dell’interpretazione: cosa vuol dirci il regista quando ci mostra la nave nella tempesta e Napoleone che cazzeggia per il Louvre? Perché la critica considera più riuscito il suo film precedente, Arca Russa, che a me ha fatto venire voglia di arruolarmi nell’Isis solo per avere una cintura esplosiva?

Forse non dovrei accostarmi a queste forme di arte, ci sono un sacco di Topolini che aspettano di essere raccontati, ma quando sono uscito dal cinema avevo gli occhi pieni di quadri, tessuti e tetti di Parigi, e se non mi mettevo a scrivere queste righe correvo il rischio di mangiare crème brulèe fino alla fine dell’anno, e io non la so fare la crème brulée, ci vuole il lanciafiamme per formare la crosta di zucchero e non trovo nessuno che me lo venda di contrabbando. Mi sono messo con una fumatrice per poterle rubare gli accendini mentre dorme, ma non è la stessa cosa, se lo tieni verso il basso la fiamma lambisce lo zucchero ma ti brucia le dita, e se rovesci la tazza spargi tutta la crema sul tavolo e l’accendino si spegne.

a me comunque piace di più la locandina coi due protagonisti di spalle

francofònia o francofonìa?

Francofonia ci racconta del sodalizio di due uomini molto diversi, il responsabile di tutta la cultura francese durante il dominio nazista, il direttore del Louvre Jacques Jaujard, e il responsabile di tutta la cultura nazista durante l’occupazione francese, il conte Franz Wolff-Metternich. Entrambi vogliono salvare il museo e le sue opere, ma è il nazista che rischia di più: i gerarchi del partito vorrebbero mettersi in casa la Gioconda, e gli ordinano di requisirla, e lui che capisce l’inestimabile valore delle opere e la fine che andrebbero a fare, si inventa la scusa di non sapere il tedesco. Goebbels gli dice portami un quadro di Gericault che ci rifodero i quaderni di mia figlia e lui Uot? Himmler gli dice portami due mummie che le nascondo nel letto a Göring vedrai le risate e lui sge parl pà lallemòn. Alla fine Hitler in persona vuole visitare il Louvre, e Metternich glielo impedisce sfruttando il doppio piano narrativo del film: quando il cancelliere arriva all’ingresso sposta tutta l’azione al presente e ci mostra uno che comunica via skype con una nave portacontainer; nel successivo cambio scena la bigliettaia francese è stata sostituita con quella che sta alla cassa agli scavi di Pompei, che si mette subito in pausa pranzo. Tempo che torna e il film è finito, il Louvre è salvo!

lei sarà pure Marianne, ma l'avrei presa a testate

saranno bizzarri, ma almeno non fanno la bocca a culo di cane davanti ai quadri

I primissimi piani ti fanno notare delle opere che quando ci sei stato tu hai snobbato allegramente: “ah, questa statua ha novemila anni? Questo mi fa ricordare che ho ancora un branzino in congelatore”. L’inquadratura in notturna, lenta, della tomba di Philippe Pot mette i brividi, con quelle figure incappucciate che adesso si girano e ti dicono che sarai il prossimo. La Nike di Samotracia non indossa le scarpe omonime, lo capisci benissimo quando la inquadrano sotto la tunica.

Insomma, per me Francofonia è un grosso sì, l’Episodio VII un grosso vabbè e Macbeth una grossa erezione, e non solo per la presenza sullo schermo di Marion Cotillard, ma di questo parlerò la prossima volta.


due film buttati là

Due anni fa scrivevo quelli per il Quattordici appena incominciato, delle cose che mi riproponevo di fare non ne ho realizzata neanche una per sbaglio, e sono sicuro che quest’anno sarà lo stesso, perciò questo diventa un mero esercizio stilistico per farmi perdonare il post buttato là che lo precede. Che poi farmi perdonare da chi, questo blog lo leggono solo i miei quattro amici e quello che cerca foto delle gemelle Kessler nude, che continua a cercarle qui per una sua perversione francamente incomprensibile. Che poi questo verrà fuori buttato là tanto quanto, e non è che tutti i giorni posso scrivere un post di merda per farmi perdonare quello di merda scritto il giorno prima, devo anche vivere e fare cose di cui parlerò nei post di merda che seguiranno.

Due sere fa ho visto A Perfect Day, un film con Benicio Del Toro e Tim Robbins che fanno i volontari umanitari in Bosnia alla fine della guerra. Il regista è quello de I Lunedì Al Sole, che era una pellicola splendida, se riuscivi a non suicidarti appena uscito dalla sala, ma qui l’atmosfera è un po’ più allegra, soprattutto grazie a Tim Robbins che fa lo splendido con le vacche morte. I titoli di testa ti catturano e ti fanno dire sì a voce alta, e per il resto della pellicola non fai che ripetere che sì, questo film è senza dubbio il migliore che ho visto quest’anno, ha una colonna sonora punk rock e mi ha fatto tornare la voglia di balcanizzarmi al più presto.
Ecco, non fatelo. Io sono stato rimbrottato dalla signora seduta dietro, che già è entrata in ritardo per colpa del cassiere in acido vatti a drogare a casa tua che non riusciva a stamparle il biglietto, ci manco solo io che commento a voce alta, e oltretutto il film è stato girato tutto in Spagna, che Balcani?
Io però voglio balcanizzarmi lo stesso, quindi il mio primo buonoproposito per il il 2016 sarà partire per i Balcani. Al limite anche con la signora seduta dietro, però la sua parte se la paga lei.

io comunque tengo per l’interprete

Mi è andata bene che il film di Woody Allen l’ho visto alla fine dell’anno scorso, perché avrei dovuto inserire fra i buoni propositi quello di uccidere Emma Stone, diventare un nichilista con la panza e trombarmi una milfona in cerca di sè stessa.
Poi il film non mi è neanche piaciuto, gli attori che parlano come nelle istruzioni per pulire il filtro della lavatrice mi hanno impedito di immedesimarmi nella storia, e i doppiatori di merda hanno fatto il resto.
Da un punto di vista cinematografico il 2015 non mi ha dato granché, spero che il prossimo sia migliore, e il secondo buonoproposito sarà andare più spesso al cinema, che i film ben fatti ci sono, sono io che poi vado a vedere Spectre.

una locandina sprecata, e sì che ci avevo creduto tantissimo

Ecco, di Spectre mi sento di parlare male, anche se l’inizio è spettacolare e ti fa dire dei grossi sì e anche battere i pugni sul bracciolo, almeno finché la signora seduta dietro non ti chiede di smetterla.
Capiamoci, i film di James Bond seguono delle regole molto precise che funzionano solo per loro, non sono “d’azione”, o “di spionaggio”, se dovessimo inserirli in una categoria specifica sarebbe “film di James Bond”, perciò quando vai a vederne uno sai già praticamente tutta la storia: c’è lui impegnato in una missione breve e spettacolare che porta a termine con successo e trova un aggancio per quella che sarà la trama principale; poi parte la sigla, un pezzo lento con arrangiamenti orchestrali su silhouettes di donne nude e proiettili che vanno a frantumare cose; durante il film Bond guiderà macchine di lusso, si farà donne bellissime, visiterà luoghi esotici e prometterà a Q di trattare bene i suoi costosi giocattoli ultrasofisticati. Il cattivo è sempre uno psicopatico che vuole conquistare il mondo, ostenta una sicurezza di sé che lo porta a cincischiare per ore invece di darci una botta e terminare con successo il proprio piano diabolico, e parla-sempre-lentamente. E sorride un casino. Io non ho mai visto un cattivo di Bond incazzato col mondo, che voglia distruggere tutto solo perché lo hanno licenziato e ha litigato con la moglie. Non ricordo di avere mai visto un cattivo donna, ma probabilmente c’è stato.
Il cattivo di James Bond vive in una base segreta, spesso subacquea, dove l’agente arriva quasi sempre prigioniero o invitato direttamente. Ogni tanto ci si infiltra, ma in realtà lo aspettavano e lo beccano in due minuti. Poi lui si libera grazie a qualcosa che è sempre nascosto nell’orologio, ma levaglielo, no?? Non l’avete ancora capito? Macché, gli prendono la pistola e gli lasciano l’orologio. Ma tanto se lo vuoi ammazzare a che gli serve sapere che ore sono?
Poi Bond scappa con la figa e fa saltare tutto per aria, battuta spiritosa e sguardo charmante, titoli di coda.

Anche questo segue la medesima trafila, solo che è una merda. Perché gli ultimi Bond ci stavano abituando a un rinnovamento della serie, era tutto più moderno, al passo coi tempi. Niente più donnine sceme che appaiono cinque minuti e solo per togliersi i vestiti, comprimari più interessanti, una trama più solida, Daniel Craig che fa traballare la mia eterosessualità. Qui no, si torna a Roger Moore che fa le facce ammiccanti, si fa la Bellucci-santodiorinchiudetelanonfatelarecitaremaipiù, cazzeggia col cattivo più inutile dai tempi di 007 contro l’allevatore di pulci, ad un certo punto sbadiglia pure lui.

Proseguendo sulla scia dei film che sembravano interessanti e si sono rivelati peggio di Cristina D’Avena ieri sera in piazza Matteotti coi tuoi amici nerd vestiti da puffo e hai finito le benzo vorrei segnalare Dio Esiste E Vive A Bruxelles, ennesimo prodotto del genere “Ho studiato il cinema di Tarantino e mi imbottisco di videoclip, ma non chiedetemi di scrivere una storia originale perché alle lezioni di sceneggiatura avevo la varicella”. Sinceramente, la gag di quello che prova a camminare sull’acqua? Nel 2015? E il pubblico in sala rideva. Roba che ti fa rivalutare Checco Zalone.

E fu così che, partendo da un post sui buoni propositi per l’anno a venire, quella vecchia volpe di Pablo si mise in pari con le recensioni non richieste, tirò via un po’ di polvere dal blog e preparò il terreno per le nuove incredibili avventure di cui avrebbe parlato in seguito, tipo quella volta in cui si addormentò durante la proiezione di Francofonia, quell’altra in cui si addormentò a teatro davanti a Paravidino e quella pazzesca in cui si addormentò in piedi a Torino alla mostra di Monet.

Restate nei paraggi, si prospetta un 2016 sensazionale!