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e i marò?

E niente, il tempo passa, sono andato in ferie e ho visto dei posti incantevoli. Ci tenevo a usare la parola incantevoli, non ho molte occasioni di farlo, non posso dire a una ragazza che è incantevole, si monta la testa e corre a pungersi con un fuso, e per altri cent’anni non la vedi più. Le scrivi su whatsapp e non compare neanche la doppia spunta, le scrivi su facebook e non riceve i tuoi messaggi, provi a chiamarla e il cellulare è spento. Il dubbio che ti abbia bloccato ti viene, anche se non ne vedi la ragione, le hai solo detto che è incantevole, maledizione, vedi a non saper scegliere bene le parole? E ti nascono un sacco di fisime che finiscono per condizionare le tue storie successive.
Io per evitare queste situazioni imbarazzanti sfogo il bisogno di parole inusuali sul blog, così posso continuare a mandare a puttane relazioni soddisfacenti col solo fatto di essere una testa di cazzo.

Essere una testa di cazzo è un lavoro a tempo pieno, non te la cavi in otto ore, e ti sfianca parecchio, così quest’anno ho accettato l’invito di una coppia di amici e sono andato con loro in Puglia, a Rodi Garganico, che si distingue dall’altra Rodi per non avere nessun colosso di guardia al porto, solo Peppino che vende la verdura con l’ape, che non è un particolare ortaggio addizionato di insetti melliferi da accompagnare con un ottimo mezcal col verme, ma sono cassette di vegetali trasportate da un veicolo a motore dotato di tre ruote e una marmitta particolarmente molesta, specie quando ti transitano tutta la notte sotto la finestra e tu non puoi chiudere per non rinunciare a quell’unico refolo d’aria che forse ti permetterà di dormire, forse no, c’è pure il gatto Paposcia che si aggira per le stanze e viene a farsi le unghie sul tuo materasso.

Il viaggio fino a Rodi è stato lungo ma piacevole, tranne quando Paola ha voluto ascoltare la musica irlandese. La musica irlandese è stata classificata molto nociva in una scala di pericolosità sociale che va da “non condivido la tua opinione ma mi batterò affinché tu possa esprimerla sempre liberamente” a “Heil Hydra!”, e quando viene diffusa all’interno di una Yaris che sta facendo Ferrara-Poggio Imperiale la conversazione prende pieghe filosofiche e si finisce inevitabilmente per chiedersi cosa c’è dopo la morte.

Per fortuna Paola ha accettato di ascoltare qualcos’altro e non abbiamo dovuto scoprirlo, e dopo sei ore di viaggio monotono più una di giri a vuoto sui colli bolognesi cercando di ritrovare la retta via senza imbatterci in Gianni Morandi, che da quelle parti ha il proprio feudo e ci sono i suoi tirapiedi che ti fermano per strada e ti chiedono se ti sei perso e ti dicono “ciao, un abbraccio”, siamo arrivati a destinazione, e ci siamo ricongiunti con l’altra metà del gruppo, quella che comprendeva una sedicenne e non voglio pensare a cosa abbia dovuto penare la loro autoradio. Era ancora presto e il sole picchiava come il protagonista di Banshee, ma senza la sua espressione ebete, e ce ne siamo andati a vedere com’è tuffarsi nel mare garganico, le cui acque cristalline ce le invidiano perfino i Greci, che però va detto che in questo periodo non hanno tutta questa voglia di andare al mare.

Tuffarsi nel mare garganico è difficile, non esistono onde e l’acqua t’arriva alle ginocchia anche quando sei così lontano dalla riva che la guardia costiera croata ti chiede i documenti, ma se ti porti la paperella e la spazzola puoi sentirti come nel bagno di casa tua.
Io mi ci sono proprio sentito, come nel bagno di casa tua, e ho fatto quel che faccio sempre nel bagno di casa tua, ho cagato nel lavandino. O credevi davvero che fosse il gatto?

Poi questo non è un post sulle vacanze, sono successe un mucchio di cose, se le elenco tutte devo scriverne sei, e chi ne ha voglia di scrivere così tanto? Ho un ukulele da suonare, perché mi sono comprato un ukulele una sera che sono andato a vedere De Gregori e i suoi arrangiamenti erano così noiosi e banali che ho pensato che perfino io sarei stato capace di fare meglio, e in realtà me lo volevo già comprare prima, ma vuoi mettere la scusa di imparare per migliorare gli arrangiamenti a vecchi cantautori?

Che poi De Gregori non lo suono neanche, mi limito al ritornello di Honolulu Baby come lo faceva Oliver Hardy, che sarebbe Ollio di Stanlio e Ollio, ma la mia vocazione segreta è imparare la colonna sonora di Into The Wild, solo che la cosa si complica perché mi hanno regalato un violino, e su youtube ho trovato delle lezioni di violino, e sai cosa viene benissimo col violino? La musica irlandese.

Capisci perché non esco più di casa? Ho paura di essere finito in un episodio di Ai Confini Della Realtà, se apro la porta mi trovo davanti un occhio gigante che poi sarebbe quello di Paola che mi scruta minacciosa e mi vuole picchiare col suo flautino irlandese, che a dimensioni normali non fa male, ma così sarebbe grosso come il Chrysler Building!

Per prepararmi allo scontro ieri sera sono andato a vedere Ant Man, e ho scoperto che cambiare dimensioni modifica tantissimo anche il peso e la massa di un oggetto: se una persona diventa piccolissima mantiene la stessa forza di una normale, mentre se un trenino di plastica diventa gigante diventa pesante come un treno vero; i carri armati saltano giù dal secondo piano di un palazzo ma sono ancora leggeri come quando avevano le dimensioni di un portachiavi, perciò non si danneggiano assolutamente, e le formiche grosse come un labrador perdono la loro voracità di formica e diventano mansuete come gattini, ma quest’ultimo è uno dei principi fondanti della fisica Disney, qualunque animale compaia nei suoi film diventa un pacioccone pigolante, speriamo che non produca mai un film su Cthulhu.

Insomma, io non lo so dove volevo arrivare con questo post, sono confuso, vado a dormire.


do you realize this world is totally fugazi?

Sei a Milano, non importa a fare cosa, diciamo che capiti da quelle parti e ti viene voglia di andare a vedere il Cenacolo di Leonardo. Lo hai studiato a scuola, l’hai usato per la tua rubrica domenicale di arte, sei già stato lì sotto a guardarlo con la bocca aperta diverse volte, ma ti fa piacere ogni tanto fare la fila e tornare a buttarci un occhio.

Quando entri nella sala rimani sconcertato, l’affresco è sempre al suo posto, i colori sono quelli che ricordavi, ma i personaggi hanno cambiato posizione! Non è un cambiamento radicale, ti ci vuole un momento per accorgertene, ma è evidente che è successo qualcosa. Ora gli apostoli parlottano fra loro, qualcuno beve il caffè, qualcuno l’amaro, Gesù sta chiedendo il conto al cameriere. Gli affreschi non cambiano posizione così, dall’oggi al domani, di una cosa simile ne avrebbero parlato i giornali di tutto il mondo per mesi, invece qui sembra che tu sia l’unico ad averlo notato.

Con tutti i puntini esclamativi dritti in testa ti volti verso la coppia di tedeschi vicino a te, e la signora in sandali e calzini sembra capire il tuo stupore, ma non lo condivide, ti sorride sorniona, come a metterti al corrente di una specie di segreto.
Non va bene, Ai Confini Della Realtà lo trasmetteva italia uno d’estate in seconda serata, tanti anni fa, nessuno ne ha mai vissuto un episodio in pieno centro a Milano.
Cioè, andrebbe bene se con te ci fosse un supereroe a caso e ti trovasti a litigarci, ma questa è un’altra storia, non ci sono aerei invisibili parcheggiati in strada; qui si vivono situazioni normali, o almeno è quello che credevi un momento fa. Hai bisogno di ancorarti alla realtà, ti avvicini alla comitiva di giapponesi e indichi loro la parete con l’affresco:
“Avete visto cos’è successo? È incredibile!”.
“Kutabare!” ti rispondono gli omini gialli, riponendo in fretta la grossa borsa piena di scarpe e brandendo la macchina fotografica. Sei già soddisfatto di riscontrare una reazione normale in qualcuno, ma dura solo il tempo di scoprire che il loro obiettivo sei tu, ti si piazzano tutto intorno e ti scattano una bella foto.

Osservi ancora il dipinto sul muro, è una sensazione strana, ma adesso che ci hai fatto l’occhio c’è una parte di te che non ci vede niente di incredibile, il seguito ideale all’Ultima Cena è per forza l’Ammazzacaffè.

Ragione e sentimento, una voce nella testa si chiede come hai fatto a finire in una situazione del genere, deliziosamente irreale, la osserva dall’esterno, disegna diagrammi in un quadernino nero, l’altra chiude gli occhi e delimita un confine fra sé e il mondo, ascolta le mani sulla schiena raccontare una storia antica, torna lentamente a respirare.