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il primo bacio non si scorda mai

Stasera non avevo in mente di scrivere, nè di stare alzato fino a tardi. Ho inaugurato il programma delle mie ferie e contavo di seguirlo alla lettera, e infatti ho giocato un po’ a uno dei giochi nuovi, storcendo il naso perché nonostante ne abbiano parlato come di un capolavoro a me questo Matrix Path Of Neo sembra ripetitivo come una riunione alla Camera, poi ho spento e mi sono messo a girare per la rete, ma giusto per abitudine, senza una meta precisa.

Dovrei saperlo, non cercare niente è il modo peggiore per finire intrappolati in giri che possono durare una notte intera! Cominci cercando un cappellino con la visiera e senza il bottone sulla testa, e ti ritrovi a sfogliare pagine di alta finanza alla ricerca di una foto.

Era l’alba degli inutili anni ’90, o il tramonto dei puerili ’80, insomma, un periodo intermedio fra un nulla e un altro, preludi entrambi della pochezza infinita che pervade questo nuovo millennio, e il buon vecchio zio Renzy se ne andava bel bello in quel di Exeter, città di international schools of english, disperdendo il tempo libero fra una lezione e l’altra in negozi di dischi, alla ricerca di preziosi vinili da riportare in patria come teste di tigri.
Ancora non sapeva che di lì a poco si sarebbe consumato il suo primo psicodramma sentimentale, o film autoprodotto senza montaggio e con pessima trama, sennò invece che in quarantacinquegiri dei Queen avrebbe speso le preziose sterle in boccette di tranquillanti e anfetaminici.

Tant’è lei era in agguato, bionda studentessa nordica, che poi trovandosi molto più a nord rispetto alle proprie terre poteva definirsi sudica, ma che comunque per via che il nostro complicato protagonista abitava più a sud rispetto a lei risultava comunque nordica, o perlomeno, visto che entrambi domiciliavano sopra il 50° Parallelo, ugualica.
Seppur stagisti presso il medesimo istituto di inglese per foresti, se mi si passa la bestemmia e volendo anche la rima, i due condividevano soltanto pochi spazi, il baretto della scuola, il giardino, il pub nei pressi gestito da barista italiano ma in incognito per ragioni di full immersion, diceva, e ci credetti fin quando non capitò a me di trovarmi italiano fra italioti e preferirmi muto d’albione.

I rari incontri furono tuttavia galeotti di un’attrazione violenta che andò manifestandosi nel giovane virgulto di basilico, e vorrei ben vedere, non gli era capitato spesso di trovarsi di fronte ragazze di siffatta perfezione, e soprattutto di tale straordinaria luminosità oculare, che detta con le sue parole di allora all’allora compagno di banco e di avventure, suonava così: “Ha degli occhi così verdi che i prati delle sue montagne diventan gialli d’invidia”. “Eh si”, faceva il compagno scettico. “Eh no”, insisteva lui. “Vai a vedere, vai!”, e quello andava, e quando tornava aveva gli occhi strabuzzati e commentava “Belin!”, che comprende tutte le risposte possibili, ma se non sei ligure non puoi capire la pienezza del significato.

Ma il destino tramava bene, e in veste di compagne di scuola maliziose e un po’ bagasce, spinse la bionda montagnina a cercare compagnia accanto a quello strano individuo spettinato e straocchialuto.
Difficile dire cosa la spinse a tale insano gesto, se curiosità zoofila, attrazione perversa o simpatia epidermica, ma il palese gesto di interesse penetrò come pesce nell’acqua le difese ancora incellofanate del nostro pudico eroe, mandandogli, come si dice, a puttane quel poco equilibrio che faticava a mantenere.

E come doveva comportarsi di fronte a una ragazza bellissima che lo abbracciava e gli proponeva un luogo appartato? Cioè, a mente si era girato il film innumerevoli volte, con tanto di multiangolo e sottotitoli in cinese mandarino e wolof, ma un conto è muovere tutti i burattini a proprio piacimento, un altro esserne uno e avere tutti i fili attorcigliati intorno al collo.
Risolse per una soluzione compromissoria, l’avrebbe portata a una panchina solitaria e lì sarebbe svenuto.
Così fece, e al suo risveglio la ragazza gli era ancora accanto, che chiedeva di essere riaccompagnata a casa.
Vuoi mica lasciare una giovane da sola ad attraversare tutta la città di notte a piedi? Non sia mai! E poi era l’ultima sera che lei britanneggiava, l’indomani mattina sarebbe ripartita per le Alpi.. le Alpi.. ma-con-gran-pe-na-le.. le Alpi Graie! E non si sarebbero certo rivisti mai più.

Camminò ore e ore, si perse pure sulla via del ritorno, ma la giovane varcò la soglia di casa illesa e, ahilui, inviolata.
Fu l’ultima volta che la vide, e il rimorso di essere svenuto prima di poter condividere con lei il suo primo bacio lo tormentò per anni. Anche perché chi ben comincia è a metà dell’opera, ma se uno cominciava così di merda c’era il rischio che la sfiga lo perseguitasse in eterno!
Le scrisse anche una lettera appassionata, ma di lei non restò traccia che nella sua memoria. Giusto una cartolina, una volta, che chissà dov’era andata a finire, che la memoria, fra l’altro, era fallace.

E neanche una foto. Strano destino il suo, che lo porta sempre ad accompagnarsi a donne che temono l’obiettivo. Questa si era opposta per tutta la durata del suo soggiorno a ogni tentativo di immortalazione da parte del nostro o dei di lui prodi compagni, che in molti desideravano di portarsi a casa un ricordo di siffatta pulzella (disse re carlo scendendo veloce di se-eh-lla). L’unica che aveva tentato comunque di scattarle l’aveva beccata con la testa girata, e si era dovuto accontentare, una volta sviluppata, di sospirare davanti a una testa ricoperta di riccioli biondi.
Ce n’era stata in verità una, quella sera, scattata da una compagna di scuola della giovane, con bionda accondiscendente. Un caso più unico che raro, tantopiù che si trattava dell’ultima foto della macchinetta, ma destinoporcobbastardo era stata rovinata da un di lui goffo movimento impallatorio.

Sono state queste vicissitudini a farmi venire in mente che la rete, sempre generosa di frammenti del passato proprio e altrui, mi avrebbe potuto aiutare a ricostruire un volto riemerso dalla memoria.
“Chissà che fine ha fatto”, mi sono detto, “quella misteriosa figura che aveva arricchito la mia prima esperienza all’estero di nuove emozioni, e di tetre anticipazioni il mio futuro sentimentale?”

Che fine ha fatto l’ho scoperto, ha fatto una certa carriera, è diventata un personaggio di spicco all’interno di una grossa finanziaria, ha pubblicato un libro che immagino venda qualche copia più del mio (ma è anche vero che per confrontarne l’appeal reale dovrei cercare di distribuirlo in una banca), ed è diventata una persona molto ma molto diversa da quella che allora immaginavo persa su per qualche valle. Ma la sua diffidenza verso l’apparecchio fotografico dev’essere rimasta identica a quando la conobbi una ventina di anni fa (Quanti?? Madonna come passa il tempo!!), dato che i suoi colleghi sfoggiano sorrisi da pescecane e abbronzature catramate, mentre di lei ho trovato solo un indirizzo e-mail che non intendo certo utilizzare; sposterebbe inevitabilmente la curiosità di una sera a un cerimoniale di spiegazioni e saluti e giustificazioni e domande e risposte che mi ricordo troppo bene il timbro strappacore della prima lettera per aver voglia di scriverne un’altra al medesimo destinatario.

Però mi spiace non averla trovata, l’avrei guardata dritto negli occhi stasera, e le avrei parlato con la sicurezza maturata in tutti questi anni, le avrei potuto mormorare sottovoce quello che allora non ero neanche riuscito a formulare, che mi balbettavano anche i pensieri. Avrei trovato un finale a un racconto cominciato vent’anni fa, sarebbe stato piacevole. Soprattutto sarebbe stato comodo, si sa che le foto non possono rispondere.


aggiornamento di uno stato qualunque

Oh bentornato! Ehilà, che piacere rivederti! Finalmente! Oh ma dove cazzo eri finito?
Che uno per tornare bisogna che se ne sia prima andato, e ciò non è sempre vero, a meno che non si consideri anche l’andar via di testa, che allora belin che viaggi ci si è fatti. Anche se a dire il vero qualche andarvìa ce lo si è fatto anche qui, in questa parentesi di nonscrivoniente nonchiamonessuno, che è vero poteva ricordare i bei (?) vecchi tempi quando ci si chiudeva talmente a fondo in sè stessi da portarsi anche da mangiare perché laggiù in fondo c’era da fare parecchie scale a piedi e con la spesa avanti e indietro sai che braccia che ti vengono.
E invece no, non si trattava dei bei (?) vecchi tempi, stavolta non ci sono musi da bracco ad accompagnarci per la strada, sguardi fissi al pavimento, pensieri che si accavallano in testa così veloci da risultare incomprensibili anche a noi stessi, bestemmie digrignate sottovoce, che in quei bei tempi lì ce n’è una fioritura che manco all’euroflora. No, stavolta ci si dimentica di scrivere telefonare farsivedere allimiteunmessaggiomanonèdetto a causa dei bei tempi quelli senza punto interrogativo fra parentesi, che ci fanno scordare che esiste un mondo al di fuori di noi esattamente come quelli belliproprioperuncazzo, ma con la differenza che stavolta lo sguardo spazia ovunque, e il muso se proprio dev’essere da bracco almeno ha una palla in bocca e scodinzola felice.
Palla nel senso di giocattolo, non di testicolo, che sennò la felicità del bracco andrebbe di passo col dolore di un mammifero di sesso maschile non meglio specificato.
E si perché in questi giorni di vuoivederechecihannoilpicirotto forsesonostatisequestrati è successo quanto segue:

  1. Siamo stati in turnè a Parma, presso la Biblioteca Clandestina Errabonda tirata su da quel vecchio volpone dell’Alessandrocinelli, dove la parte meno produttiva dell’Ejercito Cadigattista di Liberaciòn Nacionàl ha presentato un paio di quadri letto un paio di racconti strappato un paio di applausi vuotato un paio di bottiglie. Bello, lo rifarei tutti i giorni, approfitto della parentesi per ringraziare chi mi ci ha voluto e spero di ricambiare al più presto l’ospitalità in quello che presenterei come punto 2.
  2. Abbiamo quasi terminato i lavori alle Cappe Rosse, anche se dovrei dire che il Subcomandante Marzia ha quasi terminato, visto che io, in qualità di parte meno produttiva dell’Ejercito Cadigattista di Liberaciòn Nacionàl, mi sono limitato a brevi quanto inefficaci comparsate. Chiedo le attenuanti signor giudice, quella grossa cagna per cui lavoro non mi permette di usufruire delle ferie arretrate per contribuire in manodopera a ciò che si appresta a diventare la mia occupazione principale, se non in tempo almeno in ambizioni. Anche in questo caso vorrei aprire una parentesi per ricordare ad amici, nemici e visitatori occasionali che, che senza una tessera ARCI non possiamo farvi entrare, e che siete nemici le consumazioni si pagano.
  3. El Bastardo e Morelia Toñita De La Selva De Lacandona, la sua nuova subalterna, hanno mangiato una scatoletta al tonno e salmone e hanno scagazzato per tutto il sottoscala, costringendoci a un lavoro ignobile di pulizia, col risultato che alla fine tutta la cucina puzzava di merda tonno salmone e candeggina. La prossima volta che si azzardano a fare una cosa del genere li sotterro in giardino.
  4. Ci siamo ricordati di quanto sia bello restare abbracciati sul divano a guardare la prima stupidaggine che passa in televisione, senza neanche guardarla davvero, giusto per il piacere che dà spegnerla e ascoltarsi respirare. Sono innamorato di questa ragazza, e alla fine i punti uno due e tre non sono altro che macchie di colore in un quadro, e non è certo stando col naso appiccicato alla tela che riuscirai a decifrarne il disegno. Oltretutto se il colore è ancora fresco ti macchierai tutta la faccia..