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una promessa è una promessa

Lo sapevo, ne ero certo, succede tutti gli anni, a Natale c’è sempre qualche grande vecchio che tira le cuoia. Mi viene il sospetto che ormai la stampa ci marci e renda pubblica il giorno di Natale la morte di qualche personaggio famoso deceduto un paio di giorni prima. O forse li tiene vivi fino all’ultimo, attaccati a un respiratore, solo per lasciarli morire nel momento che fa più effetto.
Stavolta è toccato a James Brown, e scrivo per saldare una promessa fatta tanti anni fa.

Monica, sei una stronza. Perché lo sapevo, l’ho sempre saputo che sarebbe finita così, sono dieci anni che vivo con questa consapevolezza, e oggi finalmente posso rinfacciartelo.
Era l’agosto 1996, io e te eravamo fidanzati, e avevamo organizzato la nostra prima vacanza insieme nel sud della Spagna, in un paesino vicino Estepona, in Andalusia.
Ti ricordi? Quel giorno davanti alla Plaza De Toros, di ritorno dalla spesa, vedemmo i manifesti del concerto di James Brown: avrebbe suonato proprio lì, dopo alcuni giorni, avevamo la possibilità di vedere di persona una delle più grandi icone della storia, io ululavo dalla gioia. Che vacanza sarebbe stata, in giro con la mia ragazza, in un posto pieno di sole, a vedere un concerto che avrei ricordato per sempre!
Io poi James Brown l’ho sempre visto come uno di famiglia, mia nonna materna, una donna molto energica, era nata a Catania, e aveva consevato i lineamenti di una donna del sud, forte, scura di pelle. Quando la feci diventare mia nonna non era vecchia, ma l’età aveva scavato alcune rughe sul suo volto, donandole una straordinaria somiglianza col cantante R&B. Ancora oggi quando guardo una foto di uno dei due mi viene in mente l’altra, è inevitabile. E già allora tenevo particolarmente ad assistere al concerto, perché era un po’ come andare a vedere mia nonna su un palco che faceva uno dei suoi soliti show. Magari alla fine mi avrebbe anche regalato diecimila lire, chissà..
Ma tu non volesti venirci, dicevi che non ti piaceva, e di lasciarmici andare da solo non se ne parlava neanche, “che senso ha fare le vacanze insieme se poi te ne vai a un concerto da solo?”, mi rimproverasti.
E il concerto passò, ripassammo davanti ai cancelli poche ore prima dell’apertura, io avevo il muso lungo da cocker, tu cercasti di consolarmi dicendomi “Dai, andremo a vederlo quando verrà in Italia”.
E non ci sono più andato a vederlo! Anche quand’è venuto a Genova, qualche anno fa, e io non c’ero! La mia occasione l’avevo avuta dieci anni fa a Estepona, e me la sono lasciata scappare per non litigare con te! E poi abbiamo litigato lo stesso, litigavamo continuamente, meno male che ci siamo lasciati, o prima o poi uno dei due avrebbe ucciso l’altro.crocodile
Oggi James Brown è morto, senza che io abbia mai assistito a un suo concerto. E’ morto il giorno di Natale, per ricordarmi, sebbene neanche mi conoscesse, che dobbiamo essere più buoni, e redimerci dei nostri peccati. Sono certo che tu lo farai, ripenserai a quel giorno in cui non mi hai lasciato andare a vedere James Brown, e dentro di te mi chiederai scusa; e voglio farlo anch’io, perché ho anch’io qualcosa per cui chiedere perdono.
Ti ricordi qualche giorno dopo il concerto, a Gibilterra, quando avevi chiesto a quella punk inglese di applicarti un dreadlock nei capelli, e io mi ero ricordato di averla vista mentre entrava al concerto, e le avevo chiesto com’era stato? Tu non parlavi inglese, aspettavi paziente che finisse, e io la ascoltavo raccontare quello che era stato uno dei più bei concerti della sua vita. Mi chiese perché me l’ero lasciato scappare, e glielo spiegai, le dissi che tu non avevi voluto che ci andassi. Ricordi che ti tirò i capelli e ti fece male? Fui io a chiederglielo.
Buon Natale,

Pablo.


coccodrillo ARTErnativo

E’ morto questa mattina, alla venerabile età di 85 anni, il designer italiano Vico Magistretti, autore fra i ’60 e i ’70 di indiscussi capolavori nel settore, come la lampada Frate Indovino, omaggio al calendario del monaco saggio, per accenderla bisogna ruotarle il cappuccio fino a permettere alla testa di vedere dove si trova la bottiglia di amaro;

lampada Frate Indovino

la Sedia Scomoda, che tanto successo ebbe nelle sale riunioni delle principali aziende di tutto il mondo, quando ci si accorse che grazie a questo pratico oggetto i discorsi del caporeparto duravano molto meno;

la sedia scomoda

il Tavolo Basso, disponibile nelle versioni con gambe rigide e con gambe cedevoli all’improvviso, ideale per movimentare gli aperitivi noiosi spargendo sul pavimento bicchieri di mojito e ciotole di noccioline.

il tavolo basso

In quanto coautore di una rubrica dissacrante dedicata all’arte (che poi perché dissacrante? a me un quadro fa venire in mente delle cose diverse da quelle che intendeva l’autore, non è mica uno scandalo, con le canzoni succede a tutti) mi è sembrato giusto fare il Seaweeds della situazione e dedicare due righe a una persona che non c’è più.


coccodrillo

Rick Wright, tastierista dei Pink Floyd, era solito rimproverare i suoi figli, quando tornava a casa e li trovava con un ago nel braccio: “Se continui a drogarti così finirai come Syd Barrett!”, e loro gli rispondevano “Che palle papà, non esiste Syd Barrett, è una leggenda che avete inventato voi quando eravate ragazzi!”.
E invece il vecchio Syd esisteva davvero, almeno fino a un paio di giorni fa, e non si curava di essere preso come cattivo esempio dai suoi vecchi compagni d’avventura. Neanche quando gli telefonava David Gilmour, e gli raccontava che la moglie tornava dal supermercato con la Ferrari ridotta a un canestro, e lui la rimbrottava dicendole che guidava come Syd Barrett. O come quando arrivava Roger Waters nella sua casetta di Cambridge, e gli raccontava bestemmiando che Gilmour gli aveva chiesto di rimettersi a suonare insieme, e lui gli aveva risposto di andare a fare in Syd Barrett. Il vecchio Syd non si crucciava neanche un po’, stava lì a guardarli, sempre sorridente, gonfio come un’anguria.

Sandman

Aveva la testa piena di semini neri Syd Barrett, già nei primi anni ’60, quando convinse Wright, Mason e Waters a fondare i Pink Floyd e a suonare al Marquèe e all’UFO. E ce l’aveva ancora piena qualche anno più tardi, quando dopo due album tornò a proporre loro di fondare “un grandioso gruppo psichedelico destinato a diventare leggenda: i Pink Floyd!”
I compagni erano abituati alle sue stranezze, e si limitarono a ricordargli che l’aveva già fondati una volta, e di prendere le pastiglie di fosforo che gli aveva prescritto il medico, ma il vecchio Syd non si perse d’animo, e tornò alla carica la settimana seguente, proponendo loro di fondare le Spice Girls. Lui avrebbe fatto Geri, Waters poteva fare Victoria, per gli altri ci si sarebbe messi d’accordo.
Waters, tifoso dell’Arsenal, non sopportò l’idea di dovere un giorno sposare un giocatore del Manchester United, e lo mandò a fare in Syd Barrett.

Quel che successe dopo non è chiaro, nei Pink Floyd sopraggiunse David Gilmour e la strada del gruppo prese altre vie, il vecchio Syd si ritirò a vita privata, nauseato dallo star system che non gli permetteva di fondare un grandioso gruppo psichedelico destinato a diventare leggenda ogni settimana, nè di diventare Ginger Spice.

Syd Barrett se n’è andato serenamente due giorni fa, ma era tanto bollito che si è premurato di mostrare i classici segni del decesso solo oggi.
Ma a noi piace ricordarlo ancora dietro al motore, mentre fa correre via la macchina a vapore, e non pelato e imbolsito per le strade di Cambridge, mentre cerca di convincere il giornalaio che i Pink Floyd senza di lui non sono nessuno, nonostante il loro singolo Spice Up Your Life sia uno dei più venduti della storia.