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tutto è relativo

Oggi ho capito che la verità non esiste, come la bellezza sta tutta nell’occhio di chi guarda.
Berlusconi era atteso a Genova, verso l’ora di pranzo, proprio mentre me ne stavo tornando a casa a mangiare, e il giornalista del GR regionale raccontava di quel che stava succedendo in piazza.

C’era pieno di militanti agitati che lo aspettavano per sostenerlo, sotto lo sguardo vigile della polizia, che già che c’era sequestrava treppiedi di macchine fotografiche in via preventiva. La folla rumoreggiava, spingeva, e le forze dell’ordine sono state costrette a premere affinché i marciapiedi restassero liberi. Un militante forzitaliota con un grosso porro sulla fronte, stanco di essere spintonato, ha perso il controllo e ha preso a male parole gli agenti, gridando “Comunisti! Comunisti!”.

E qui non ci ho capito più niente. Ma come sarebbe “comunisti”? Ma cos’è, il gioco dell’incontrario? Fino a ieri erano i radicali, quelli della sinistra che sta a sinistra della sinistra che sta al centro, a chiamare i poliziotti fascisti, e dai e dai prima o poi è capitata anche la volta che hanno avuto ragione, ma adesso che viene fuori che i poliziotti sono comunisti cosa facciamo? Rimettiamo in discussione tutto quanto?

No, no, questa confusione finirà per danneggiare gli uni e gli altri, un militante di qualsivoglia schieramento politico deve avere la possibilità di sapere se l’agente che lo sta investendo coll’idrante è un suo avversario o un compagno.
La soluzione c’è, bisogna che si dotino gli agenti di un apposito test di militanza: prima di colpire col manganello il manifestante con la kefia, il poliziotto fa la pipì su una specie di termometro; se si accende la luce rossa vuol dire che è comunista, e il drogato del centro sociale, rassicurato, poserà immediatamente il sampietrino e si farà fracassare le vertebre. Se la luce è azzurra, o verde, o resta spenta, si tratta del classico poliziotto squadrista, da cui difendersi a colpi di estintore cantando “non ne possiamo piuu delle divise bluu”.


san valentino

Anche al fronte arriva il momento di sospendere la battaglia e lasciare il giusto spazio ai sentimenti. Per questo oggi ho messo da parte i sacrosanti ideali dell’ECLN, l’Esercito Cadigattista di Liberacion Nacional, e mi sono presentato al cospetto del mio Subcomandante con una scatola di cioccolatini.

“Buon San Valentino amore mio!”
“Vai a cagare”, mi ha risposto, credendo che scherzassi.

Poi ha visto i cioccolatini.

“Brutto bastardo! Come ti permetti di insultarmi così?”
“Insultarti?”
“Credi davvero che mi abbasserei a celebrare una festa finta come San Valentino?”
“Come finta? E’ un santo del calendario..”
“E’ consumistica! Le multinazionali speculano sui sentimenti, e voi siete così stupidi da lasciarvi manipolare!”
“Adesso mi sembra che la stai facendo troppo tragica..”
“Ma non vi rendete conto che vi stanno chiudendo in una gabbia? Che vi dicono cosa comprare e quando? Siete come cani di Pavlov, loro suonano la campanella e voi cominciate a sbavare sulla merce. A Natale i regali per i bambini, i panettoni, l’otto marzo la mimosa, a Pasqua uova e colombe, la festa del papà, quella della mamma, adesso celebrate pure Halloween!”
“Beh..”
“No, dico, Halloween! Non se lo cagava nessuno fino all’anno scorso, ci si ricordava giusto di andare a cambiare i fiori al nonno al cimitero, finché qualche furbo non ha deciso di importare la tradizione americana, e adesso è tutto un fiorire di zucche intagliate, streghe e pipistrelli!”
“No, dai, Halloween è nata in Europa, era una festa celtica”
“Un cazzo! Anche i druidi sono nati in Europa, ma cosa sappiamo dei druidi? Eh?”
“Per esempio che avevano un falcetto d’oro e si arrampicavano sugli alberi per raccogliere il vischio, che si radunavano una volta l’anno nella foresta dei Carnuti, che avevano lunghe barbe bianche e tuniche candide, che i loro nomi finivano in ix..”
“A parte quello che si legge su Asterix”
“Beh.. ecco..”
“Appunto, un bel niente! E lo sai perché? Perché in America i druidi non vendono niente, e allora non si conoscono neanche qua. Questo è colonialismo culturale, altroché! Lo sai che il Babbo Natale vestito di rosso l’ha inventato la coca cola?”
“Credevo i comunisti”
“Da noi i regali li portava San Nicola. L’hai mai visto San Nicola? Era vestito di rosso e aveva la barba bianca, ma era magro come un picco. Poi l’hanno preso i pubblicitari della cocacola, l’hanno ingrassato e gli hanno cambiato nome in Santa Claus”
“Sankt Nicholaus dei tedeschi.. L’ho sentito nominare”
“E Santa Lucia? E la festa dei vigili il 6 gennaio? Niente, spariti! Ora si festeggia Halloween! Non passerà tanto che mangeremo il tacchino del Ringraziamento!”
“Ma almeno i cioccolatini mangiali, li ho comprati per te”

“I cioccolatini???”. Era inviperita.

“Non appartengono a nessuna multinazionale, li ho comprati da Nonna Abelarda, li fa lei nel suo retrobottega!”
“Nonna Abelarda è pagata dalla Dolciecalci SpA, che è una filiale della Malimentari, che appartiene al gruppo Mario E Pippo Santonastaso, che è il nome locale della Nestlè! Io mangio scarafaggi canditi equosolidali e tu finanzi l’esercito americano! Te li dò io i cioccolatini!”

E me li ha tirati addosso uno per uno, inseguendomi fino in strada.

Sono sicuro che se le avessi regalato un anello d’oro con un diamante da un etto non si sarebbe infuriata così.