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alè la lista!

Che non scrivo mai, e rompere il silenzio con una lista è una delle cose più belle che possono capitarmi in una giornata.

Le cinque cose più belle che mi possono capitare in una giornata sono:

  1. Trovare 50 euro per terra;
  2. Trombare;
  3. Battere l’Inter;
  4. Leggere Ratman;
  5. Rompere il silenzio del blog con una lista.

Detto questo, non ho potuto scrivere subito il post che avevo in mente dopo aver letto il blog della mia fidanzata perché, come anticipato sui suoi nuovissimi troppo fighi che non mi dirà mai come ha fatto commenti popapp che a dire la verità non so se vorrei avere i commenti popapp, che mi rompe le palle dover leggere a partire dal fondo, che non sono nè arabo nè giapponese..

Le cinque nazionalità che non sono sono:

  1. arabo;
  2. giapponese;
  3. turco;
  4. venusiano;
  5. svizzero.

..avevo da terminare alcune faccende importantissime.

Le cinque faccende importantissime che dovevo terminare sono:

  1. Battere l’Atalanta alla playstation, ma questo non significa che quando ho scritto battere l’Inter intendessi in maniera virtuale, io l’Inter voglio fargli il culone davvero, a Marassi e poi anche a Inter. Le cinque squadre che voglio fargli il culone davvero sono: 1bis. la Iuve; 2bis. La Talanta; 3bis. il Mila; 4bis. i Ciclisti; 5bis. l’Afiorentina;
  2. Guardare la pagina sportiva dove mi fanno vedere di nuovo che figura di merda abbiamo fatto sull’ennesimo calcio piazzato porcatroia;
  3. Cagare, dopo aver rivisto la figura di cui sopra;
  4. Vedere la figura ancora peggiore che hanno fatto quelli della Ciclistica Sampierdarenese e tornare a cagare, ma col sorriso;
  5. Ricordarmi che mi sono scordato di fare ARTErnativa, ma oramai la faccio dopo che ho finito questo post, sennò questo post non lo finisco più.

Ecco, dicevo che il post che avevo in mente non è che ce l’avessi proprio in mente, mi è venuto in mente quando ho letto sul blog di quell’altra là che il Guardian ha stilato l’ennesima lista, dedicata agli album da ascoltare assolutamente prima di morire, e mi è tornato in mente che questa notizia l’avevo letta anch’io, e già allora mi era venuta voglia di tirare giù la mia lista. Quale occasione migliore di questa, per buttare giù non cinque, perché cinque sono pochi, e pazienza se Nick Hornby fa tutte le liste di cinque nel libro che metterei assolutamente fra i miei cinque libri indispensabili..<

I cinque libri indispensabili sono:

  1. Alta Fedeltà di Nick Hornby;
  2. Il Pendolo Di Foucault di Umberto Eco;
  3. Il Bar Sotto Il Mare di Stefano Benni;
  4. Bassotuba Non C’è di Paolo Nori;
  5. Acapistrani di Pablo Renzi.

..ma una serie di titoli di album che consiglio vivamente, limitandomi a fatica a uno per artista, e scusandomi prima di tutto con me stesso se, alla fine di questa lunghissima e tediosissima e assolutamente priva di un ordine che non sia quello dettato dalla mia memoria, avrò lasciato fuori qualche capolavoro.

Vado di lista:

E comincio secco con Tom Waits, per cui non finirò mai di ringraziare il mio mentore, Seaweeds. Non è semplice sceglierne uno, soprattutto quando fra tutti quelli che apprezzo ne ho giusto due che reputo assoluti. Diciamo che scelgo Bone Machine, perché sono particolarmente affezionato a I Don’t Wanna Grow Up, nonostante The Black Rider contenga una delle nenie che mi canticchio più volentieri per la strada.

E già che tiro in ballo gli amici che mi hanno introdotto alla musica, non posso dimenticare il mio fratellino più brutto, che vive lontano e ascolta un sacco di porcherie, ma una volta mi ha fatto una cassetta dei Queen, dove da un lato c’era A Night At The Opera, e dall’altro quello meno bello dei due, News Of The World.

Ochei, mi ha suggerito anche un altro album indispensabile, Post di Bjork, ma se ne dico due che mi ha fatto scoprire lui poi devo metterne due per tutti, ed è vero che il blogger dalla faccia tonda mi ha tormentato per anni coi Beatles, ma c’è voluta la mia fidanzata perché eleggessi Abbey Road una delle pietre miliari della mia crescita musicale.

E’ che non basta tirare giù una lista di nomi, che la bellezza di una canzone è spesso legata alla situazione di cui quelle note sono colonna sonora, e limitare il ricordo al semplice titolo è come scrivere la recensione di un ristorante parlando solo dell’arredamento. Per questo non riesco a suggerire Grace di Jeff Buckley senza accennare al piccolo albergo di Atene in cui lo ascoltai la prima volta, o Us di Peter Gabriel, che scoprivo a pezzetti ogni domenica sera, durante la trasmissione radiofonica che conducevo a Ronco con un paio di amici, l’anno prima del servizio militare, l’ultimo prima di cambiare abitudini e compagnia, e neanche per l’ultima volta.

A quella fase della mia vita sono legati tanti dischi che mi sono tenuto vicino fino a oggi, trasformandomi per gradi nel solito “anziano” limitato, che non apprezza la musica contemporanea e resta fedele ai suoi gusti di trent’ani prima, come i nostri genitori, e i loro prima di loro. The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd di cui ho distrutto la cassetta, rendendo il suono finale ancora più psichedelico di quando l’ho comprata, Aguaplano di Paolo Conte, con cui facevo avanti e indietro sul treno per la scuola, Canzoni D’Amore di De Gregori, Achtung Baby il primo album degli U2 che ho aspettato fuori dal negozio, di cui ho seguito la genesi, lo sviluppo attraverso i singoli, fino all’esplosione di godimento del concerto a Milano. Mai altro concerto mi ha appassionato così tanto, anche se poi ne ho visti di migliori.

Andiamo avanti, che ci sono delle belle cose che meritano di essere riportate.
Per un certo periodo di tempo ho lavorato a Londra, dove mi sono portato poche cose mirate:
Dal Vivo, il doppio album live di Ivano Fossati, Creuza De Mà, l’album in genovese di Fabrizio De Andrè, qualcos’altro che non ricordo, ma soprattutto l’indirizzo di un negozio che ha decuplicato il numero di cidi nella valigia del ritorno: Reckless Records.
Ci ho comprato dei veri gioielli, I Do Not Want What I Haven’t Got di Sinead O’Connor, The London Years dei Rolling Stones, Are You Experienced? di Jimi Hendrix, Ladies & Gentlemen di George Michael.
Devo andare avanti? Sono già oltre il livello di tolleranza del lettore medio, molto oltre quello del Subcomandante che da dietro le spalle sbircia la mia scrittura, però ce ne sarebbero talmente tanti..
Mia mamma un natale molto triste mi regalò MTV Unplugged dei Nirvana, io stesso un giorno molto felice trovai su una bancarella Eat The Phikis di Elio E Le Storie Tese, e poi c’è Wish, il mio album preferito dei Cure, e porcamerda per colpa del mio impegno di inizio post devo lasciar fuori Disintegration, un altro concerto acustico, l’Acoustic Session di Fish, o L’Era Del Cinghiale Bianco di Battiato.
L’ultimo che mi sento di inserire fra gli indispensabili è il più recente, anche per questioni anagrafiche, Ovunque Proteggi, di Vinicio Capossela.
E basta dai, che sennò diventa davvero infinito.