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una storia di natale

M: “E’ ora di mettersi in cammino, avete trovato niente?”
G: “Sarà anche il suq più fornito della Mesopotamia, ma per i bambini c’è davvero poco.”
B: “Io ho preso un braccialetto d’oro.”
M: “Un classico. E tu, Gaspare?”
G: “Gli ho comprato dell’incenso.”
B: “Incenso? E ti sembra un regalo adatto a un bambino?”
G: “Ma hai sentito dove vivono? In una stalla! Hai idea della puzza che ci dev’essere? Vedrai se apprezzeranno di più il tuo oro o il mio incenso!”
B: “E tu, Melchiorre, cos’hai comprato?”
M: “Ho trovato un banchetto là dietro che vende prodotti biologici, gli ho preso della mirra.”
G: “E ti pareva che non faceva il pazzesco! L’avrai pagata una fortuna!”
M: “E’ tutta roba naturale, senza pesticidi. Beh, si, è un po’ cara, ma la qualità si paga.”
B: “Melchiorre se lo può permettere, viene da una famiglia di nobili.”
M: “Cosa vuol dire? Veniamo tutti da famiglie nobili, non ci chiamiamo mica Magi Metalmeccanici!”
B: “Si, ma la tua famiglia è sempre stata quella più ricca, dai. Lo sanno tutti.”
M: “Scusa, non ho capito. Cosa c’entra la mia famiglia adesso?”
B: “Ma si, siete sempre stati quelli eccentrici, gli anticonformisti.. Mica per niente ti hanno chiamato Melchiorre, voglio dire.”
M: “Embè? Tu ti chiami Baldassarre!”
B: “Ma Baldassarre è un nome normale! Che razza di genitori chiamerebbero il loro figlio Melchiorre? Poi per forza che viene su strano!”
M: “Io non sono strano! Come ti permetti?”
G: “Ragazzi basta! Piuttosto, la sapete la strada?”
M: “Mio cugino mi ha spiegato che bisogna attraversare il deserto fino ad Aqaba, poi svoltare a destra.”
B: “Tuo cugino Garmin, dici? Stiamo freschi allora! Una volta si è perso al mercato!”
M: “Oh! Prima i miei genitori, adesso mio cugino, si può sapere cosa vuoi da me?”
B: “Cosa voglio io? Cosa vuoi tu piuttosto! Mi hai convinto a prendere ferie per venire con voi a fare le vacanze in Giudea, sole e figa in quantità, e adesso salta fuori che si va ad adorare un bambino! Chi è questo bambino, cosa c’entriamo noi con questo bambino?”
M: “Come sarebbe chi è? È il Messia! L’hai letto il tuo contratto quando sei stato assunto? In caso di nascita di Messia i Re Magi sono tenuti a fargli visita e omaggiarlo con doni, è scritto nelle clausole! O credevi di cavartela scrivendo un paio di oroscopi alla settimana?”
B: “E chi l’ha detto che è il Messia? Cos’ha, un cartello appeso fuori dalla stalla?”
G: “Una stella.”
B :“Che stella?”
G: “La sua stella, ma come ci sei diventato remagio?”
M: “E glielo chiedi ancora? Non lo conosci Hussein di Baghdad?”
G: “Il re? E cosa c’entra con lui?”
M: “Diglielo, Baldassarre.”
B: “Basta con questa storia! Mio zio non c’entra niente, sono entrato alla scuola zoroastriana lavorando sodo e senza raccomandazioni!”
M: “Si, certo. E il posto da astrologo di corte l’hai ottenuto attraverso un concorso.”
G: “Non si fanno i concorsi per diventare astrologo di corte, lo sanno tutti. È un posto che si tramanda da padre a..”
M: “Eccallah!”
B: “Basta con queste fandonie! Ditemi piuttosto da che parte dobbiamo andare, prima adoriamo il bambino e prima possiamo andare in spiaggia!”
M: “Mio cugino dice che è tutta dritta fino al mare, bisogna seguire le indicazioni per Sharm El Sheikh.”
B: “Bel posto, ci sono stato l’anno scorso con la tipa.”
G: “La fenicia? Com’è che si chiama?”
B: “Ariene.”
G: “Ah si, bella topa, se mi permetti. State ancora insieme?”
B: “No, ci siamo lasciati il mese scorso.”
M: “Uh che peccato! E come mai?”
B: “Guarda, non mi va di parlarne, ti spiace?”
M: “No no, ci mancherebbe, scusami.”
B: “…”
M: “…”
G: “…”
M: “..Certo, adesso è tutto più chiaro..”
B: “Cosa?”
M: “La faccenda delle vacanze in Giudea, dico. Se stessi ancora con lei non avresti accettato.”
G: “In effetti mi stavo proprio chiedendo come mai ti lasciasse partire.”
B: “La volete smettere? Ho detto che non mi va di parlarne!”
M: “Vedrai che te la faremo dimenticare in fretta!”
G: “Si, ho sentito che le giudee fanno certi lavoretti..”
M: “Chiodo schiaccia chiodo!”
B: “Basta!”
M: “Scusa.”
G: “Scusa.”
B: “…”
M: “…”
G: “…”
B: “Che lavoretti?”
G: “Eh?”
B: “Le giudee.”
G: “Ma niente, roba che ho sentito da un amico, stupidaggini.”
B: “Eh.”
G: “No, è che dicono che siano brave, tutto lì.”
B: “Brave a fare cosa?”
G: “Ma lo sai, quelle robe che si raccontano.. lo sai, no?”
B: “E no che non lo so, sennò non te lo chiedevo. Che robe?”
M: “Hai mai sentito parlare di Sodoma e Gomorra?”
B: “Minchia! Quelle Sodoma e Gomorra?”
G: “Sono poco distanti da dove andiamo noi.”
B: “Ma sapevo che le avevano chiuse.”
M: “Si, ma lo sai come vanno queste cose, una volta che si crea il giro..”
G: “Diciamo che tutta la regione ha mantenuto un certo.. gusto per la trasgressione.”
M: “Insomma, se uno sa dove cercare..”
B: “E noi lo sappiamo?”
G: “Abbiamo un paio di indirizzi”
B: “Ma grandi! Allora è deciso, eh? Si va a salutare il ragazzino e via! Non è che ci dilunghiamo, eh?”
M: “Tranquillo, facciamo una visita di cortesia, molliamo i doni e ce ne andiamo.”
B: “Un paio di preghiere, due inchini.. Mezz’ora e siamo fuori?”
G: “Capirai, in una stalla. Mezz’ora sarà tanto, venti minuti e chi s’è visto s’è visto!”
M: “E poi quindici giorni di lussuria sfrenata!”
B: “Sole, mare e figa!”
G: “Che gran lavoro fare i re magi!”
B: “Oh, raga! Che ne dite se l’anno prossimo prevediamo l’arrivo di un altro Messia?”
M: “Mmm, dici che si può fare?”
B: “E che ci vuole? L’astrologo di corte può fare tutte le previsioni che gli pare.”
G: “Ma sai che non è una cazzata? Arriviamo in questo posto.. com’è che si chiama?”
M: “Betlemme.”
G: “Betlemme. Facciamo l’adorazione come va fatta..”
B: “Breve.”
G: “Certo, brevissima. Poi quando torniamo indietro, fra due settimane, diciamo che le stelle si sono sbagliate.”
M: “Le stelle?”
G: “Eccerto! Vuoi mica dire che ci siamo sbagliati noi? Che razza di astrologi saremmo? Si sono sbagliate le stelle, quello non era il Messia vero, e l’anno prossimo prevediamo un’altra nascita in un altro posto. Come la vedete Ibiza?”
M: “Ma le stelle non si possono sbagliare, dai!”
G: “Una congiunzione astrale negativa ha occultato la visione, checcazzo ne so! Diamo la colpa ad Angra Mainyu, tanto gira che ti rigira c’è sempre lui di mezzo. Semmai ce lo facciamo confermare dall’astrologo di corte.”
B: “Io?”
G: “No, tua madre. Certo che parlo di te, sei l’astrologo più importante del regno, la tua parola varrà qualcosa o no?”
B: “Si, beh.. certo.. è che non so se è il caso di tirare troppo la corda.”
M: “Baldassarre, stiamo parlando di Ibiza, la perla del Mediterraneo!”
G: “Viaggio e soggiorno a spese del regno!”
M: “Se le giudee ti attizzano pensa a cosa devono essere le spagnole!”
B: “Ragazzi, siete due diavoli!”
M: “Tre diavoli, collega!”
G: “Ma che diavoli! Siamo i re magi!”
M: “Andiam, andiam, andiamo ad adorar!”

(si allontanano fischiettando)


ggioventù bruciata

Ora ci rido, ascolto la musica mentre scrivo, e “What’s really happening?”, mi domanda il signor David Robert Jones con la sua inconfondibile voce scolpita nel mercurio.  “All the clouds are made of glass, and they’re slowly sinking. Falling like the shattered past, were we built to last?”, e non posso che rispondergli che non lo so, io sento una voce che dice “fai una strage”. Ma poco fa, sulla statale, non ero così ilare.

Mentre venivo a casa dopo un giorno di lavoro, l’ero stanco come un mulo, mi ha sorpassato la classica golf satura di gioventù, finestrini aperti, musica spinta fuori a badilate, e non ho potuto fare a meno di buttare un occhio dentro. Era inevitabile, ti sorpassa un mezzo che starebbe bene in mezzo al carnevale di Notting Hill, guardi se ci sono dei giamaicani sopra, anche se ammetto che i caraibici hanno gusti migliori in fatto di musica. La prima cosa che ho visto mi ha fatto pensare che neanche un giamaicano pieno di erba avrebbe il coraggio di indossare un cappellino con visiera come se fosse una tuba, appoggiato sopra la testa. Questi sbarbati invece li sfoggiavano come medaglie, indifferenti dell’aspetto ridicolo che offrivano al paese. Forse ne ho già parlato precedentemente, ma non posso fare a meno di ripetermi, ogni volta che incontro qualche rappresentante della moda “conehead” mi viene da ridergli in faccia.

Oggi l’ho fatto, e la golf traboccante di pubertà ha fatto inversione e mi è venuta dietro. Essendo io in Vespa, lasciarmela alle spalle in mezzo al casino di Busalla è stato semplice, ma quasi a Ronco me la sono vista nello specchietto, nell’unico che funziona.  Arrivava al galoppo come un bisonte, soffiando fumo dalle narici, a testa bassa, e la faccia delle teste a cono sui sedili non prometteva niente di buono.

Non so se sottrarmi alla pugna sia stato buonsenso o codardìa, ma lì per lì non me lo sono chiesto troppo, ho messo la freccia e mi sono infilato in un caruggio. La golf ovviamente mi è venuta dietro, ma come prima in mezzo al casino mi trovavo su un terreno sfavorevole alle quattro ruote, e ho allungato abbastanza da poter raggiungere indisturbato la prima strada che mi permettesse di defilarmi.
Pericolo scampato, mi sono detto, e canticchiando me ne sono tornato a casa.

Davanti al cancello una sorpresa, i tre tizi di prima, senza la macchina, ma con la stessa espressione bellicosa che hanno certi SUV quando ti si piantano dietro in autostrada e cercano di passare.

Se questo fosse un racconto di fantasia finirebbe con me che me ne torno a casa tranquillo e pettinato.. no, pettinato neanche in un racconto di fantasia.. mentre loro arrancano verso la Golf con tutte le ossa fuori posto, domandandosi come può una persona muoversi così velocemente e picchiare così forte senza essere Bruslì.

Purtroppo non è un racconto inventato, e quando me li sono trovati davanti ho pensato prima “Come cazzo hanno fatto a trovarmi?”, e poi, dopo aver riconosciuto in uno di loro un ragazzino che vive nella mia strada, “Bastardo, ma ti beccherò da solo..”, quindi, immediatamente dopo, “Questi mi fracassano di botte”. Perché è vero che erano poco più che ventenni, ma erano comunque tre, e io sono da sempre poco avvezzo al combattimento all’arma bianca. Di solito tendo ad avere qualche possibilità di non prenderle se ho in mano un lanciarazzi e il mio avversario è Rita Levi Montalcini.
Li ho comunque squadrati da capo a piedi senza mostrare incertezze: uno indossava il cappello conehead di cui sopra, un altro era a testa scoperta, i capelli biondi tagliati cortissimi e la carnagione chiara gli conferivano un aspetto da pedofilo olandese smentito in parte dall’età, che di solito i pedofili olandesi stanno intorno ai trentacinque quaranta, prima sono “vittime di pedofili olandesi” e poi sono in galera; il terzo aveva la pelle molto scura, non sembrava italiano, senonché la maglietta “De puta madre” lasciava pochi dubbi riguardo le sue origini nostrane. E se devo dirla tutta anche riguardo il suo Q.I.

“Cazzo ci avevi da ridere?”, mi chiede Testaacono.
“Quando?”, rispondo con fintissima ingenuità.
“Quando ci hai incrociato a Busalla!”, replica quello con la mamma zoccola.
“Non mi ricordo. E poi chi vi dice che stessi ridendo per voi?”
“Ridevi per il suo cappellino!”, mi accusa Pedofilo Olandese.

Lancio un’occhiata al presunto oggetto delle mie risate, e ne trattengo a stento una: l’espressione incazzosa che spunta sotto conferisce alla persona un aspetto che va ben oltre il comico. E’ come vedere Stanlio e Ollio fare una comparsata in un film di Bergman. “Perché? Cos’ha?”, chiedo con una smorfia che cerco di vendermi come preoccupata.
“Pensi che con questo cappellino faccia ridere il cazzo!”, esclama Testaacono indicandosi il copricapo.

La conversazione è andata fin troppo avanti perché questi tre siano una vera minaccia. Evidentemente sto assistendo a una sbruffonata. Finirà con loro che mi minacciano di violenze fisiche, e io che li mando a dare del culo, come da copione. Se non finirà a botte tanto vale che me la goda.

“Scusa, come fai a sapere che penso che il tuo cappellino faccia ridere il cazzo? Ti senti ridicolo a portare un cappellino così?”
“Checazzovuoi? Il mio cappellino è troppo figo, e tu devi farti i cazzi tuoi senza andare a guardare le teste degli altri!”
“Quel che voglio dire”, cerco di assumere un tono da fratello maggiore, in fondo potrei avere quindici anni più di loro. “Quel che voglio dire è che se pensi che io ti consideri ridicolo è perché tu stesso sospetti di esserlo, no?”
“Aspetta, c’erano dei congiuntivi nella frase?”
“Boh.. si..”
“Ah è per quello che non ho capito, quando hanno spiegato i congiuntivi ero in settimana bianca”

Perché recepisca quel che sto cercando di dire devo coniugare tutto all’imperfetto.
Intanto che il messaggio si fa strada attraverso l’oscurità della sua mente, gli altri due ragazzi confabulano, tirandomi delle occhiate in tralice.

Poi Madrezoccola mi fa: “Tu leggi?”
“EH?”
“Libri!”, aggiunge Pedofiloolandese.
“Si, perché? Tu no?”
“L’hai letto il Gatto Leopardo?”
“Pardo! Il Gatto Pardo!”
“Si, l’ho letto..”
“Ce lo fai un riassunto? La prof di lettere ce l’ha dato da leggere per l’estate, ma è una palla!”

Adesso tutti e tre mi guardano come se fossi il Messia, venuto giù dal cielo per indicare loro la via verso il cazzeggio estivo più sfrenato. Mi fanno tenerezza, poverini, non riesco a dire di no.

“Ce l’avete carta e penna?”
“Da scrivere? Ma sei fuori?”
“Scrivere è da sfigati!”
“Cazzo scrivi a fare se ci sono i cellulari!”
“Vabbè, li ho in casa. Aspettate qui, ve lo scrivo io. Quanto dev’essere lungo?”
“Corto!”
“Cortissimo!”
“Più corto che puoi, non abbiamo tempo di copiarlo, dobbiamo andare al mare!”
“Che stia su un sms!”

Ci metto due minuti, glielo riporto e li guardo andare via con in mano la chiave dell’eterna felicità.
Non vorrei essere al loro posto quando lo consegneranno all’insegnante..

riassunto