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il cinquantesimo compleanno di BjÓ.. di Bjå.. di Bjork

Oggi è il compleanno di Bj⌂|¿úíᡤõÒ…

Oggi è il compleanno di BjÕÔßÓ▀̦▄Ý…

Oggi è il compleanno di Bjäåã..di BjàâáÝJå.. di Bj,-!!↓..

Vabbè, di Bjork. E come avrete intuito io non so scrivere la o con l’umlaut, e forse è per questo che non sono andato alla sua festa di compleanno, perché ogni volta perdo ore a spiegare al tassista dove mi deve portare e finisco per non uscire mai dall’aeroporto di quel posto dove sta lei.
Ieri sera poi ho fatto tardissimo, che mi sono imbucato a un raduno clandestino di scrittori fingendomi lo psicanalista di una mia amica brava a fare quelle robe lì, e la serata stava andando molto bene, c’era Carver che parlava di cani morti, ma poi una bambina cinese si è intrippata a guardare un video rumoroso sul cellulare, e una ragazza invero molto bella ha cercato di attirare la sua attenzione agitando l’ombrello, come si fa coi gattini. La bambina era cinese, non stupida, una cinese nata in Italia da cinesi nati in Italia, e le ha lanciato un’occhiata che suggeriva un utilizzo molto più interessante dell’accessorio, e la serata si è un po’ ammosciata. Siamo andati a bere un amaro in un posto suggerito dal cugino di Odifreddi, un locale dove si ballava il tango, sua grande passione. Non ero mai stato in un posto così, mi sono guardato intorno e ho notato la signora Thatcher appoggiata al banco a bere vodka. La cosa mi ha stupito, ma ammetto di essere sempre stato ignorante in politica internazionale. La mia amica si è lanciata in un tango acrobatico col cugino di Odifreddi, io e la ragazza invero molto bella abbiamo scambiato qualche parola, ho cercato di impressionarla con la mia cultura e le ho detto “hehe”. Non mi sembrava di averla colpita, così ho provato di nuovo, “hehe”. È andata a parlare con la signora Thatcher.

Comunque è stata una serata divertente, sono tornato stamattina alle tre e mi sono messo a leggere l’Esorcista, la classica lettura delle tre. Una volta ho visto un film dove una ragazzina posseduta dal diavolo si svegliava tutte le notti alle tre, perché le tre è l’ora del diavolo, si vede che anche lui frequenta raduni di scrittori.

La sveglia è suonata alle sette, avrei dovuto prendere il treno per Milano e da lì l’aereo per l’Islanda, ma sinceramente ne avevo per le balle e mi sono girato dall’altra parte. A mezzogiorno mi sono trascinato in cucina e ho mandato un messaggio alla mia amica cantante, le ho detto che è venuta una tromba d’aria e mi ha divelto le persiane, che sono cadute sulla macchina di Checco e adesso non posso uscire perché c’è Checco che gira con le persiane sottobraccio e cerca il proprietario per menarlo. Se mi vede uscire dal portone gli ci vuol poco a capire che la finestra senza le persiane è la mia, perciò finché non se ne va devo stare chiuso dentro. Non che mi dispiaccia, fuori fa freddo. Anche in Islanda, ma perché devo farmi delle ore di aereo per andare a prendere lo stesso freddo che posso prendere comodamente qui?

Sono tornato a dormire fino a poco fa, quando mi sono reso conto che io il numero di Bjork l’ho memorizzato sotto Quella Bassa Che Canta, dato che non sapevo scriverlo giusto, quindi il messaggio non l’ho mandato a lei, l’ho mandato alla persona che avevo memorizzato sotto Bjork, ma in questo momento non ricordo chi sia, potrebbe essere chiunque, anche qualcuno a cui non parlo più da anni.

Ecco, se oggi verso mezzogiorno avete ricevuto un mio messaggio che spiegava la storia di Checco e delle persiane adesso sapete perché.
E “ég elska bobbingar þinn” è una formula di cortesia tipica di quelle parti, non fateci caso.

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sympathy for the devil

Oggi dal panettiere ho speso 6 euri e 66, e la signora dietro il banco ha commentato “Brrr! Satana!”.
Per tranquillizzarla le ho detto che il mio conto era 659.34 euri più basso del numero della Bestia, e che comunque non credo che il Diavolo mangi le rosette, ma nel caso immagino che sarebbe un ottimo cliente, con tutti i dipendenti che ha ne dovrebbe comprare tantissime.

Uscito di lì ho continuato a ragionare su questa faccenda del Diavolo, e mi sono reso conto che forse lo abbiamo sempre consideriamo una figura negativa a torto, rifacendoci a un’immagine stereotipata di lui che ci tramandiamo da così tanto tempo da averne ormai perso l’origine, ma soprattutto basandoci su racconti messi in giro proprio dai suoi diretti avversari.
Dico, non vi sembra strano? Ci sono due forze uguali ed opposte che si contendono le anime degli esseri umani, e una sola delle due ha stabilito che lei e solo lei è quella che rappresenta il bene, e si è messa a raccontarlo a tutti. Non contenta, ha preso a screditare la forza rivale attribuendole le peggiori carognate che le passassero per la mente. È come se alla vigilia delle elezioni per la poltrona di sindaco solo uno dei due candidati si mettesse a fare campagna elettorale, e tappezzasse la città di manifesti che dicono che il suo avversario è un ladro e un puttaniere. Satana potrebbe addirittura essere la prima vittima di pregiudizi della storia.

Cominciamo dall’inizio e cerchiamo innanzitutto di capire di chi stiamo parlando. Mi scuso coi cattolici più esperti per le eventuali imprecisioni, ma l’ultima volta che ho frequentato catechismo avevo dodici anni e il parroco mi cacciò perché leggevo i fumetti invece di ascoltare la parola del Signore.

Dio è un essere soprannaturale, invisibile e onnipresente. È potentissimo, può generare dal nulla qualunque cosa gli venga in mente, infondere la vita, dare la morte, e sa le cose leggendoti nel pensiero. Sarebbe un supereroe praticamente invincibile, e forse è per questo che nessuno gli ha mai dedicato una serie.

Satana, per la tradizione cristiana, si chiamava inizialmente Lucifero, era l’angelo più bello di tutti e ne era consapevole, tanto che un giorno decise di ribellarsi al suo creatore (Dio) e gli mosse guerra, facendosi aiutare da un terzo delle schiere celesti. Venne sconfitto e precipitò all’inferno, diventando Satana, l’Avversario.
E qui ci sarebbe molto da leggere fra le righe. In pratica in paradiso Dio era il capo e Lucifero un suo dipendente; quando viene licenziato (e bisognerebbe vedere se c’era la giusta causa) se ne va all’inferno, che all’epoca è un posto come un altro, e lo trasforma. Oggi quando pensiamo all’inferno e al paradiso li consideriamo due entità uguali ed opposte, e il merito è tutto del vecchio Satana e delle sue straordinarie capacità manageriali.

Da lì in avanti le cose hanno preso una piega ben precisa: da un lato la cristianità ha lanciato una campagna mistificatoria contro il diavolo, descrivendolo come un essere malvagio e con le corna, zampe caprine e coda, che è un atteggiamento anche infantile, se vogliamo; dall’altro Satana ha portato avanti il suo piano in silenzio, senza proclami e senza una struttura organizzata e penetrante come la chiesa. Ci sarebbe da chiedersi perché non abbia cercato di rispondere agli attacchi almeno sul piano organizzativo, ma non sottovalutiamolo, ha già dimostrato di avere spiccate qualità gestionali, evidentemente ha un piano e non è ancora il momento di comunicarlo. Di certo il tenersi fuori dall’agone mediatico gli conferisce un certo stile.

Adesso immagino che alcuni di voi contesteranno la mia affermazione, ricordandomi che esistono sette religiose che si ispirano al suo nome, e che non sono certo composte di brava gente. È vero, ci sono, ma sono un numero talmente esiguo che possono essere tranquillamente etichettati come dei poveri matti. Voglio chiedervi però di considerare anche i danni inflitti dalla chiesa: se mettessimo su una bilancia il sangue versato in nome del diavolo e quello versato in nome di dio quale peserebbe di più?

Confronti di questo tipo se ne possono fare a decine, e ogni volta ne esce scornata la figura che corna non ha, vogliamo parlare della musica sacra e di quella diabolica? Da un lato canti gregoriani e bravi ragazzi per bene, dall’altra praticamente tutto il rock’n’roll, il jazz e il blues. Voglio dire, preferireste sedervi a un tavolo con Claudio Baglioni e Gigi D’Alessio o con i Led Zeppelin e Miles Davis?

Negli ultimi tempi anche la figura impeccabile della chiesa ha cominciato a mostrare segni di logoramento, i preti pedofili, un papa sempre più mefistofelico (non me ne voglia il diavolo se utilizzo ancora questi aggettivi denigranti, ma è solo per praticità), proibizioni anacronistiche e al di fuori della realtà ci hanno mostrato come il confine che separa i due poteri supremi è sempre più sottile. Dall’altra parte, invece, sempre lo stesso silenzio, che potremmo riassumere in un rassicurante “fai un po’ quel che ti pare”.

Già, il diavolo non ti impone alcun comportamento, non vuole sapere con chi vai a letto e se sei fedele a tuo marito, non ti impegna le domeniche e non vuole il tuo otto per mille. È talmente discreto che potresti credere che non esista. Eppure noi continuiamo ad affidare le nostre anime a quell’altro, che a ben vedere è un incredibile scassacazzi, e solo perché è stato lui a chiedercelo. Ci ha detto di essere buono e noi tutti dietro, ci ha detto che se non facciamo come dice verremo spediti in un posto orrendo in balìa di un essere malvagio, e ci siamo presi paura e gli abbiamo ubbidito. Cazzo, se si fosse candidato a presidente del consiglio lo avremmo addirittura votato, ammaliati dalla promessa di un milione di posti di lavoro e spaventati dal pericolo di cadere nelle mani dei comunisti!

Scegliendo da che parte stare abbiamo messo da parte la nostra razionalità, ci siamo bevuti delle storie senza uno straccio di prova che fossero autentiche e ci abbiamo creduto con una tale intensità da farle diventare dei dogmi, ovvero dei princìpi che vanno accettati come atti di fede. Tommaso D’Aquino nella Summa Theologiae scrive “Se il nostro avversario non crede alla rivelazione divina, non vi è più alcun mezzo di provare gli articoli di fede col ragionamento, ma solo di rispondere alle sue obiezioni – se ne ha – contro la fede”, che credo significhi, in pratica, “fidati e basta”. Il risultato è che tutto quello che sappiamo oggi sul diavolo ce l’ha detto dio.

Credo sia venuto il momento di dire basta a questa campagna denigratoria e di riabilitare il nome del Gran Cornuto, e mi piacerebbe chiudere con un’immagine positiva del Diavolo, ma se cerco su Google “good devil” trovo soltanto foto di elefanti, e non mi pare proprio il caso. Pazienza, farò a meno dell’immagine, quel che conta è che da oggi tutti ci si impegni un po’ di più a ripulire la figura di Satana. Bastano piccoli gesti quotidiani, tipo chiedersi “Ma che Dio succede?”, oppure mostrare il gesto delle corna per sottolineare qualcosa di positivo (come già fanno i rocchettari duri e puri), o far circolare proverbi edulcorati in cui la figura malvagia è rappresentata da qualche altra categoria professionale, magari gli avvocati (a proposito, d’ora in avanti quando volete stare sopra le parti dite che fate l’”avvocato dell’arbitro”): la farina dell’avvocato, il tranviere fa le pentole ma non i coperchi, tua madre non è brutta come la si dipinge e così via.


certe volte non si limitano a toglierti il saluto..

LOURDES, UCCIDE MADRE A COLPI DI CROCIFISSO

PARIGI  – Credeva di essere il diavolo e così una donna di 34 anni ha ucciso la madre di 81 colpendola con un crocifisso e una lampada: è successo la notte scorsa nella città mariana di Lourdes, in Francia, una delle principali mete per i pellegrini cattolici di tutto il mondo. E’ stata la stessa donna a chiamare i soccorsi dopo aver colpito a morte la madre. Al loro arrivo gli agenti di polizia l’hanno trovata ricoperta di sangue, inginocchiata accanto al letto dove si trovava il corpo straziato dell’anziana: "ho avuto delle visioni, ho creduto di essere il diavolo, di essere il male", ha tentato di spiegare la donna poi ricoverata all’ospedale psichiatrico di Tolosa. Madre e figlia, entrambe molto credenti, in base a quanto riferito dagli inquirenti, si erano trasferite due anni fa a Lourdes, dove la Vergine è apparsa, secondo la tradizione cattolica, alla pastorella Bernadette Soubirous. Le due donne vivevano in un piccolo appartamento con le pareti interamente ricoperte di crocifissi e oggetti religiosi.


nirrem! nirrem!

esorciccioMi si è rotto il pici.
Schermo blu, frasi incomprensibili, impossibile il riavvio in qualunque modalità, anche quella dummies, insomma, le solite cose. Cosa fai? Provi un po’ a remenarlo, ma quando vedi che non c’è verso ti arrendi e lo porti in negozio. Anzi, lo riporti, visto che è già la seconda volta che te lo fa.
In negozio ci trafficano un po’ dentro, gli cambiano dei pezzi, e lo tengono acceso qualche giorno per testarlo. Sembra funzionare, te lo puoi riprendere, ma quando torni a casa e lo avvii, ecco che i problemi si ripresentano, ancora più gravi.
Allora cosa può avere? Escludendo la disonestà del negoziante, che siamo stati i primi in prima elementare ad abbandonare la matita per passare alla biro, e son cose che ti legano per sempre, impedendoti ogni scorrettezza futura, cosa resta?
Che il mio pici è posseduto da un demone.
E allora ci vuole un esorcismo.

Ne avevo già praticato uno una volta, su queste stesse pagine, per liberarmi di un altro diavolo, che si era impossessato della mia mente, e mi faceva dire delle cose, tipo “E’ innamorata di me, ma non possiamo stare insieme perché adesso ha da fare”, e aveva funzionato abbastanza bene, ero rinsavito, anche se liberarmi la mente mi aveva portato ad asportare tre quarti della mia materia grigia, rendendomi simile a un novantenne in preda all’alzheimer.

Sono pronto a rifarlo.
L’esorcismo, non l’asportazione del cervello, che già così la mia ragazza non mi sopporta più e scuote la testa sconsolata ogni volta che le racconto che a Varinella ci abitava mia nonna.

Come si pratica un esorcismo? Ora che ho di nuovo internet vado a cercare su guggol, e mi procuro il necessario.

Intanto dice di recitare una formula. Essendo il rito praticato allo scopo di liberare un computer credo che dovrò fare qualche modifica:

Noi ti esorcizziamo, spirito immondo, potenza satanica, invasione del nemico infernale, legione, riunione e setta diabolica; in nome e potere di Asus, di Intel e del signor Guggol sii sradicato dal mio pici e dall’hard disk riscattato col prezioso Denaro Contante. D’ora innanzi non osare più, perfido serpente, ingannare il genere umano, perseguitare le apparecchiature elettroniche né scuotere e crivellare, come frumento, i componenti di questo pici.
Te lo comanda l’altissimo Io, al quale, nella tua grande superbia, presumi essere simile.
Te lo comanda Io Pablo; te lo comanda Io Spassky; te lo comanda Io Chemiincazzoquandononfungeilpici.
Dunque, Dragone maledetto, e tutta la legione diabolica noi ti scongiuriamo, cessa d’ingannare le umane creature e di versare su di loro il veleno della dannazione eterna; cessa di nuocere alla Casa e di mettere lacci alla sua libertà. Vattene, Satana, inventore e maestro d’inganni, nemico della salvezza dell’uomo e della sua Scheda Madre.
Umiliati sotto la potente mano di Umberto o sotto quella di Maurino, dipende chi mi ha riparato il pici, trema e fuggi all’invocazione fatta da noi del santo e terribile Nome Del Negozio Dove Ho Comprato Il Computer che fa tremare l’inferno.
Dalle insidie del diavolo liberaci, o Signore.

Se non funziona neanche così non so proprio cosa fare..


di quando il diavolo ha posseduto la mia doccia

La mia doccia fa paura. Ma non perché sia sporca, benché dopo che ne sono uscito resti uno strato di moquette piuttosto stomachevole a chi non è abituato. No, la mia doccia fa paura per il suo misterioso funzionamento. La manopola dell’acqua calda fa uscire un getto di liquido a 99° C, suppergiù, e se ti ci trovi sotto ti lascia delle strisce rosse dalla faccia alla coscia che per farle sparire ci vuole il miele per rigenerare i tessuti. Uno dice, chi se ne frega, apro l’acqua fredda e miscelo, come si fa in tutte le docce normali. Il problema si presenta lì, quando devi aprire la manopola dell’acqua fredda quel tanto da ottenere una temperatura soddisfacente. È praticamente impossibile, lo scarto fra il gelo e la lava è compresso in uno spazio che non si può misurare neanche con l’apparecchiatura più sofisticata.

La settimana scorsa abbiamo chiamato un prestigioso centro di ricerche giapponese, perché venissero a regolarci la temperatura della doccia. Sono arrivati tre ghostbusters con gli occhi a mandorla e un aggeggio al laser in grado di calcolare l’infinitesimale.
Ci sono stati attaccati due giorni, con computer e calcolatrici e foglietti e collegamenti con non so quale satellite che elaborasse tutti i dati che gli inviavano, e dopo due giorni sono usciti, tutti sudati. Avevano delle pippe che sembravano a un funerale, uno piangeva sulla spalla di un altro, mi hanno rivelato che non ci sono riusciti. La distanza fra il punto di fusione e quello di congelamento è così piccola che non è più matematica, ma filosofia.

Allora ho chiamato un filosofo. Mi ha spiegato che per i greci esisteva questo problema, di misurare l’infinitesimale, mi ha parlato di Euclide, di Eudosso di Cnido, mi ha spiegato una teoria secondo la quale il punto non ha spazio, perciò una linea che contiene infiniti punti non dovrebbe avere spazio eppure ce l’ha, ma due segmenti di lunghezze diverse contengono lo stesso numero di punti. Non ci ho capito una sega, io volevo solo farmi una doccia, per queste cose difficili di solito mando un’email a qualche amico ingegnere.
Me l’ha spiegato come lo spiegherebbe al suo cane.

“Facciamo finta che il punto in cui la tua doccia butta fuori acqua bollente si chiami A, e che quello in cui viene fuori gelida si chiami B. Attraverso il segmento AB passano infiniti punti, siccome il punto non ha dimensioni. Quindi potremmo dire che un segmento, essendo costituito da infiniti punti privi di dimensione, è privo di dimensione esso stesso. Perciò il punto che serve a te, quello che si trova fra A e B, che chiameremo X, si trova in uno spazio che non esiste in natura, essendo situato in un luogo privo di dimensione. Ne deriva che il punto X è Dio. D’altronde, ti avranno insegnato a catechismo, Dio è ovunque, qui, sotto il divano, in camera da letto, e allora perché non nel punto della manopola compreso fra A e B?”
“Allora è per quello che quando non riesco a far venire giù l’acqua tiepida bestemmio?”
“Non l’ho mai considerata sotto quest’aspetto. Essendo il punto X Dio l’unico modo per poter trovare la temperatura ideale è farsi regolare la manopola da un uomo di chiesa”

Ecco che la faccenda si fa complicata, nella casa in cui vivo è molto difficile farci entrare un prete, e ancor di più convincerlo a restare una volta varcata la soglia. Non è tanto per la candela a forma di Stalin che campeggia sopra il caminetto, né per il manifesto di Lenin appeso alla porta del bagno, il più grosso deterrente per un religioso è dato dalla padrona di casa. Marzia, infatti, quando ne vede uno avvicinarsi al cancello comincia a ringhiare e gli abbaia contro. Se mi trovo nei pressi mi basta prenderla per il collare e chiuderla nella legnaia, ma è capitato che il parroco del paese venisse a benedire la casa una mattina che mi trovavo al lavoro. Non sono mai riuscito a sapere cosa sia successo, ma la settimana successiva è tornato il parroco accompagnato da due carabinieri e da un esorcista. Adesso Marzia ha ricevuto un’ingiunzione dal giudice che le proibisce di avvicinarsi a meno di dieci metri dalla chiesa, ma non se ne fa un cruccio, anche prima le era impossibile transitarvi a meno di venti senza mettersi a ululare.

Ho approfittato del primo sciopero dei treni, quando Marzia deve fermarsi a dormire a Genova. Ce n’è uno ogni tre quattro giorni, basta scegliere quello più comodo. Per convincere il parroco a tornare a casa nostra ho avuto bisogno dell’intercessione di quel mio amico in odore di santità di cui parlavo tempo fa. Gli ho fatto dire che volevo convertirmi, che la promiscuità con una comunista mangiabambini mi ha fatto capire l’importanza della religione. Una pecorella da riportare al gregge è un bocconcino troppo invitante per qualunque prete, il giorno dopo era seduto nel mio salotto e mi parlava con la voce vellutata e gli occhi pieni di dolcezza. Se non fossi stato certo che i preti certe cose non le fanno avrei giurato che ci stava provando.
Nonostante le mie certezze mi sentivo un po’ appiccicoso, non so se per i modi del parroco o perché ormai da giorni non mi lavavo, e portai la conversazione sull’idraulica. Gli ho spiegato il mio problema, ho fatto apparire il suo ruolo come fondamentale nella lotta fra il bene e il male, dove il male è rappresentato dal boiler incandescente, certo riscaldato dal demonio.

“Non temere, figlio. Se Mosè ha separato il Mar Rosso non credo che per me sarà più difficile farlo con l’acqua della doccia”, e si è chiuso in bagno.
Cinque minuti dopo è venuto fuori e mi ha detto “prova”. Ho allungato un dito titubante, ma il parroco mi ha afferrato il braccio e me l’ha buttato sotto il getto. Ho gridato di paura, ma l’acqua non scottava. Era alla temperatura perfetta, quella che non ti fa sentire i brividini e non ti fa ritrarre ustionato. L’ho abbracciato, euforico.
“Provala, figlio”, mi ha invitato, sollevandomi la maglietta.
“Magari dopo”, ho risposto, spingendolo fuori dal bagno.
“Allora chiudiamola, che sprecarla è peccato”.
“NO, PERDIO!”
Il parroco mi fissava, sconcertato.
“Volevo dire.. non importa, domenica vengo a confessarmi. Adesso però è meglio che vada, Marzia potrebbe tornare da un momento all’altro”.
Per convincerlo a venire gli avevo detto che sarei stato solo per tutto il giorno, e quest’ultima affermazione mi contraddiceva, ma il don non si è preso il tempo di riflettere, ha fatto su la borsa di pelle nera, il cappotto, e si è dileguato giù per la via.

Oggi avevo la stufa che buttava fuori fumo nero, e non so come interpretare la cosa: sarà una questione di tiraggio o devo preoccuparmi seriamente?