Archivi tag: disordine

Piccoli passi verso la democrazia

Allora, per l’assemblea di mercoledì direi di cominciare a stampare dei volantini, poi potremmo distribuirli in città. Io li posso portare nei licei. Bene, io allora vado alle facoltà di economia e commercio e di filosofia. Potremmo anche contattare quelli del referendum sull’acqua pubblica. Si, chiediamo se possono venire a spiegarci bene la questione, la gente ha bisogno di essere informata. Ma ragazzi, così non funziona però. Cosa? Questa cosa qui! Siamo quattro gatti, dovremmo essere di più! Beh, col tempo.. Ma che tempo! Io ho trent’anni e faccio un lavoro di merda sottopagato dodici ore al giorno! Io a questa cosa ci credo! Bisogna cambiare! Eh, infatti, siamo qui per questo. No! Ma dovremmo essere di più, capisci? Dovrebbe esserci tutta la città qui in piazza! Perché se vado a parlare con la gente ci sono un sacco di persone che si sono rotte i coglioni di questa situazione, e poi in piazza siamo solo sei o sette. Ma perché? Me lo spieghi perché? Beh, la gente va convinta, informata.. E si! È quel che sto dicendo! Va informata! Non dobbiamo stare qui a mugugnare, dobbiamo fare qualcosa di concreto! Bisogna svegliarla questa città! Infatti, stavamo dicendo di andare a distribuire dei volantini. Si, ma qui non bisogna stare a parlare, bisogna muoversi! Ci vuole qualcosa che attiri la folla in piazza! I volantini servono appunto a dire alla folla di venire in piazza. Ecco! I volantini! Stampiamo dei volantini! Basta parlare!


progetti

Aveva ragione il dottore. Lui me l’aveva detto di installare wordpress e di farmi un blog fighissimo che ti vien voglia di passarci le giornate solo per l’aspetto anche se poi non c’è scritto niente, perché è quello il segreto del successo, non il contenuto. A chi verrebbe in mente di andare a parlare con la bruttina laureata seduta sul divano a leggere, quando di là c’è una modella brasiliana ubriaca che fa pole-dancing? E io invece niente, il blog ha ancora quell’aspetto provvisorio di appartamento senza lampadari né prese della corrente, scatoloni dappertutto e nessuna voglia di svuotarli, giusto il tavolo libero a metà per farci stare un cartone della pizza quando mi viene fame, e tanto letto a disposizione da potermi sdraiare e buttarmi una copertina addosso.
Ma non è che non ci abbia provato, davvero, mi sono messo lì un sacco di volte ad armeggiare col programma che mi ha fatto installare, easyqualcosa, ma è easy solo ad installarlo, poi lo lanci e compaiono due semafori, un sacco di spiegazioni complicate e mi viene voglia di andare a vedere cosa fa la brasiliana nella stanza accanto.

Però devo mettermi sul serio a fare qualcosa con queste pagine. Fra poco il mio romanzo verrà pubblicato e orde di lettori si precipiteranno qui affamati di notizie, devo dar loro informazioni, una grafica accattivante, al limite un’anteprima succosa di quello che sarà il mio nuovo bestseller, sennò finisce come con Katia, che non mi ha aggiunto ai link della sua pagina perché credeva che fossi morto, e per il dolore della perdita si è comprata una reflex.

Adesso oltre al senso di colpa verso i lettori privati di buona letteratura si aggiungerà quello verso gli amanti della buona fotografia. Speriamo almeno che ne pubblichi poche..

Certo che se mi mettessi a lavorare su un progetto concreto potrei compensare alla carenza visiva con qualche riga di qualità e la consapevolezza che presto o tardi.. Però non ne ho voglia, le due tre cose su cui sto lavorando non mi convincono ad impegnarmi più di una decina di righe la mattina se mi avanza il tempo fra un tumblr e una partita a elements.

In realtà mi piacerebbe scrivere una cosa con poca punteggiatura, di quelle difficili da leggere, in barba ai lettori faciloni e anche a quelli più scafati, puntare direttamente all’eccellenza, che nel mio caso rappresentano quelli coi neuroni fritti dalle droghe, e dare alla luce un tomo massiccio fatto esclusivamente di pensieri liberi, slegati, con un minimo di filo conduttore che serva solo nel caso uno il libro se lo fotocopi fronte e retro ed esca dalla copisteria senza aver rilegato la sua bella risma stampata fitta fitta e sia una giornata di vento e venga scontrato da una bambina in bicicletta che corre per il marciapiede perché la mamma non vuole che vada in strada, che ci sono le macchine, e i fogli volino dappertutto e lui riesca a raccoglierne solo una parte e non sappia più in che ordine andavano. Ecco, io vorrei scrivere una cosa che in quel caso lì uno possa comunque arrivare in fondo senza perdere il filo del racconto. E poi se non lo legge nessuno pazienza, vorrà dire che non mi sentirò commentare che non fa ridere, che non è scritto bene, che non scorre o che scorre troppo. Mi piacerebbe, è tanto che ci penso e non comincio mai, per pigrizia, si, ma anche perché se devo dargli un minimo di storia devo anche sapere che storia dargli, non posso raccontare una storia qualsiasi, ce ne vuole una che si adatti a un libro così, e bisogna pianificarla a fondo, è una roba difficilissima, da non dormirci quasi.
Oppure si va a muzzo, che è l’altro metodo infallibile in casi come questi, si comincia senza sapere dove si andrà a parare e si prende a ditate la tastiera correggendo giusto quando vengono fuori delle cose tipo egsdfgdv, che non puoi spacciarlo per un personaggio norvegese, è troppo sfacciato anche per una storia così, e soprattutto devi giustificarne l’esistenza nella storia, anche in una storia con la trama esile e scomponibile. Ne sarei capace di scrivere una storia senza storia, fogli e fogli di ragionamenti aperti e subordinate infinite e liste di cose che potrebbe anche non finire mai?

Credo sarebbe ora di provarci.


e di nuovo cambio casa

E di nuovo scrivo questo post, che quando in casa ci sono due computer accesi il router va in crisi e perde la connessione ad ogni alito di vento. Forse dovrei pensare a comprarmi un'antenna da piantare sopra la porta d'ingresso, così da diffondere il segnale in tutto l'edificio, oppure quattro piccole antennine da piazzare sulla schiena degli animali domestici, così i vicini pensano che ho quattro cyborg e la puzza di merda che sentono è solo frutto della loro immaginazione.

Ciò che mi premeva comunicare al mondo è che ci sono voci che splinder stia chiudendo, o che non indicizzi più i blog sui motori di ricerca, o qualche altra magagna tecnica che non lo so se è vera e se è grave, ma io era da un po' che ne avevo le balle piene di questa piattaforma, e così mi sono aperto un blog su wordpress.
Non ci ho trasferito tutta la roba che ho postato qui, non ne ho voglia, non ne sono capace e neanche mi interessa poi tanto, ne ho fatto una copia su un file word e mi è sufficiente a non perderla, poi quella che rimane qui è giusto che qui stia, di là voglio ricominciare da capo per la terza volta, in preda a quella voglia di cambiamento che mi sta tirando per i piedi da qualche giorno.
Col tempo magari apporterò le varie modifiche che adesso mi sembrano allucinanti, tipo cambiare il font (!!) o comprarmi un dominio, ma non è escluso che finisca per cambiare un'altra volta indirizzo se dovessi scoprire che quello su wordpress fa cagare.

Per il momento me ne sto lì, mi allargo, semino la mia roba in giro, compresi i calzini usati, sbriciolo sul divano, rendo l'ambiente più simile a me e vedo come mi trovo. Se passate da quelle parti il mio indirizzo è 
 

https://lepablog.wordpress.com

 


colpo di stato

“Sono tornata!”, ha detto il Subcomandante Marzia appena varcata la soglia dell’ECLN.
“Cos’è sto casino??”, ha aggiunto immediatamente dopo.
“Possibile che non vi si possa lasciare una settimana da soli senza che riduciate l’accampamento in un.. la casa in un accampamento? Questo non è al suo posto! Questo è sul divano da quando sono partita! Non hai fatto la lavatrice! Non hai pulito i pavimenti!”

Era partita una settimana prima per andare a insegnare la revoluciòn ai popoli oppressi del Porto Antico, lasciando ai suoi fidati luogotenenti il comando dell’Ejercito Cadigattista, ma al suo ritorno le cose non sembravano soddisfarla.

“E non mi soddisfano no! Questa caffettiera è sporca del caffè che ho preparato io dieci giorni fa! E questi calzini sono buttati lì da almeno otto! E questi pezzi di cylone cosa ci fanno sul mio tappeto? Ti avevo detto di assemblarlo e rispedirlo nello spazio!”

Io non sapevo cosa dire, ho guardato El Bastardo cercando di fargli ricadere la colpa addosso, ma lui ha prontamente indicato One Eyed Jack, che si è voltato a cercare Morelia Toñita De La Selva De Lacandona, che però era in giardino a prendere il sole. È stato inutile, il Subcomandante era infuriato e non sarebbe certo stato con lo scaricabarile che avremmo evitato la condanna.

“Siete tutti sottoposti a embrago, così imparate!”

Embargo? Ci siamo guardati tutti perplessi, l’ECLN non è una nazione dipendente dalle risorse estere, cosa ci avrebbe impedito di portare in casa il nostro jefe?

“El Bastardo e Morelia si vedranno bloccare i croccantini! One Eyed Jack le scatolette al manzo!”
“Quelle al manzo?”, ha protestato il gringo, “Non si potrebbero embargare quelle con la trippa, che mi fanno cagare?”. Anche i due baffudos hanno cercato di convincere il loro Subcomandante che non poteva togliere loro il pasto, e di cosa avrebbero campato? Ma Marzia era inflessibile. “Mangerete quello che saprete procurarvi!”

Ho dedicato ai poveri compañeros un’alzata di spalle, ma la revoluciòn richiede sacrifici. Me ne stavo andando di là a giocare con la pleistescio, quando il tiranno con cui divido la branda mi ha bloccato.

“Tu rinuncerai ai fumetti di Ratman!”
“Coosaa? Masseifuoorii??”
“Niente proteste, ho deciso così e così dev’essere!”
“Ma non posso rinunciare ai fumetti di Ratman! Cosa leggerò?”
“Non mi frega. Arrangiati.”

Ho tentato una mossa di sottile astuzia, chiedendo se potevo almeno continuare a comprare la copia del Ratto per un mio amico che vive all’estero, ma evidentemente il Subcomandante è più astuto di me, perché ha risposto che l’avrebbe presa lei, e se la sarebbe tenuta giù in negozio.

Era una tragedia, già mi vedevo a disegnarmi da solo le tavole di Ratman e poi rileggerle, e scoprire che non mi facevano ridere perché conoscevo già le battute, ma poi che storie avrei saputo inventare? L’unica che mi veniva in mente era quella di Kingpin che scopre l’identità segreta del Ratto e gli fa revocare la licenza di avvocato, ma avevo il sospetto che fosse già stata usata.

“Ti rendi conto che non sopravviveremo, vero?”
“Palle! I cubani ci riescono benissimo da decenni!”
“Ma i cubani stanno a Cuba! Mi ci vedi a suonare i timbales e cantare la bayamesa?”
“I timbales voglio suonarli io!”, ha detto El Bastardo.
“Io la chitarra! Io la chitarra!”, è saltato su One Eyed Jack.

A rimettere le cose a posto è stata, inaspettatamente, Morelia Toñita, rientrata dal giardino, che all’idea di dover cacciare lucertole per pranzo ha acceso la miccia della rivolta.

“Noi non accettiamo gli ordini di un tiranno senza cuore!”
“Io non sono un tiranno! Sono il capo della revoluciòn!”
“E allora viva la revoluciòn della revoluciòn! Libertà! Libertà!”
“Libertà!”, ha gridato subito El Bastardo.
“Libertà!”, mi sono aggiunto io.
“La chitarra!”, ha gridato One Eyed Jack, che come al solito era rimasto indietro.

In men che non si dica abbiamo catturato il Subcomandante e l’abbiamo legato alla sedia, poi Morelia è andata in giardino ad ammainare la bandiera dell’ECLN. Al suo posto avremmo voluto issarne una nuova, che ci rappresentasse, ma nella fretta di sovvertire l’ordine costituito non abbiamo pensato a niente. El Bastardo ha suggerito di disegnare una torre, che desse l’idea del fortino in cui ci siamo arroccati, “La Torre della Giustizia!”, ha esclamato. “La Torre della Libertà!”, ho aggiunto io. “Se non posso suonare la chitarra mi va bene anche il basso!”, ha detto il Guercio.
Sotto il simbolo abbiamo scritto anche un motto, ma non in latino, che poi la gente non lo capisce; abbiamo scelto un grido di battaglia che induca chi lo legge a prendere coscienza della realtà che lo circonda: “Svegliatevi!”

All’ombra della nuova insegna abbiamo letto alla nostra prigioniera una carta dei diritti in dodici articoli:

  1. I membri del rifondato ECLN dichiarano di essere liberi da ogni tipo di schiavitù, gerarchia, potere esterno che non sia la legge di gravità e le fluttuazioni del mercato dei croccantini;

  2. I membri del rifondato ECLN sono liberi di mangiare, bere, dormire sulla roba stirata, puzzare, perdere pelo, giocare ai videogiochi e leggere quanti fumetti vogliono;

  3. E di suonare la chitarra, o al limite il basso;

  4. Chiunque minacci la libertà del nuovo ECLN dovrà dormire sul divano, o non dormirci più, nel caso fosse One Eyed Jack;

  5. I prigionieri politici sono obbligati a lavare i piatti e preparare la cena per tutto l’organico dell’ECLN;

  6. Le scatolette di trippa fanno cagare;

  7. ..

“Oh il sette cosa ci mettiamo?”
“Che vogliamo la stufa accesa anche d’estate!”
“Ho detto di no! D’estate fa caldo!”
“Ma non è vero!”
“Vabbè, di solito fa caldo, e comunque siamo senza legna”
“Mettici che possiamo farci le unghie sulla sponda del divano!”
“Io non me le faccio le unghie!”
“E allora? Io non mangio la trippa, però ce l’abbiamo messo! Metti le unghie sul divano!”

  1. I membri dell’ECLN sono liberi di farsi le unghie sul divano tutte le volte che gli pare.

  2. ..

“Le unghie sul divano!”
“Ce l’ho messe! Guarda! Sono lì!”
“E sulle tende!”
“Cosa?”
“Le unghie! Voglio essere libera di farmi le unghie anche sulle tende!”
“Ma non ti basta il divano?”
“Eeh, ma le tende sono le tende.. Si muovono!”

Prima di arrivare a uno scisma abbiamo sospeso la redazione della carta dei diritti, ma contiamo di profilo feisbucctornarci quanto prima. Nel frattempo abbiamo modificato il profilo di facebook del Subcomandante, per far sapere a tutti che è nostro prigioniero, e poi siamo andati ad aprire la porta, che avevano suonato.

Erano due tizie con un giornale in mano che volevano parlarci della salvezza dello spirito.
Le abbiamo cacciate in malo modo, ma dopo dieci minuti abbiamo sentito suonare un’altra volta.
Erano altre due tizie che ci volevano spiegare come piacere a Dio.
Dopo di loro altri due personaggi ci hanno chiesto se sapevamo come avere una famiglia felice, e dietro si stava già formando una coda che arrivava in strada.
Il giardino si è riempito in un momento di tizi col borsello e un giornale in mano, che hanno preso a battere contro le finestre, a spingere per entrare.

“Macheccaz..”, ha borbottato El Bastardo, poi insieme abbiamo spinto il tavolo contro la porta.
“Devono essere invasori mercenari controrivoluzionari!”
“Neanche il tempo di cominciare che subito arrivano i norteamericanos!”
“Venderemo cara la pelle!”

Mentre scrivo queste note la battaglia infuria fuori dalla finestra. Il nemico è sempre più numeroso, ma lo sparuto manipolo di guerriglieri arroccato nel fortino della libertà non si arrende. Sappiamo che la notte lascerà il posto all’alba, e che col sole ritroveremo anche il coraggio per una sortita.

One Eyed Jack è convinto che domattina troveremo ad aiutarci la Foresta Incantata di Fangorn, ma secondo me ha visto troppa televisione.


stasera cena fuori!

Crisi in cucina, quando la ricetta per un piatto semplice semplice da far trovare pronto al capo al suo rientro si rivela una trappola mortale. Avrei dovuto immaginare che il libro “In cucina con Mr.Bean” non è indicato per un consulto credibile.
Quando me ne sono reso conto il danno era fatto, mezzo frigo era già assemblato in un tegame dall’aspetto orrendo, e privo di sapore, roba che neanche One Eyed Jack, sebbene abituato a saltare pasto per giorni, e quindi disposto per fame a mangiare qualunque porcheria, si è azzardato ad assaggiare. Me l’ha liquidato con uno sguardo che riassumeva il concetto di “Piuttosto mi mangio una zampa”.
Ochei, rifacciamo, butta via tutto e nascondi le tracce prima del ritorno a casa del Subcomandante. Se c’è una cosa che la fa imbestialire è che qualcuno le faccia casino in cucina. Intruglio nella spazzatura, spazzatura nel bidone dei rifiuti umidi in fondo alla strada, bidone dei rifiuti umidi giù nel fiume, che non si sa mai. Poi la cucina, che sembra l’inizio di Lost. Qui c’è poco da fare, un’impresa di pulizia a pieno regime non la riporterebbe agli antichi splendori in meno di mezza giornata, e io ho solo un’ora scarsa.
Che fare? L’unico modo perché non si noti il disordine della cucina è coprirlo col disordine del resto della casa. Per ottenere questo un’ora è più che sufficiente!
Venti minuti più tardi la casa è in condizioni inimmaginabili, letto disfatto, vetri sporchi e roba fuori dai cassetti, il gabinetto tappato e puzzolente, gli specchi pieni di ditate, tutti i cuscini del divano in terra, e sporcizia e polvere e ragnatele ovunque posi lo sguardo. Non per vantarmi, ma ho un certo talento per queste cose.
E adesso preparare di nuovo la cena, via!
Con quel poco che ho salvato della dispensa, vale a dire delle castagne mezze secche, la buccia di una patata e un pezzo di salsiccia ancora congelato, non ci si può realizzare un piatto da gourmet, ma una volta a militare il cuoco della caserma mi rivelò che il segreto per mascherare la scarsità di ingredienti è coprire tutto con un sapore forte, perciò caccio tutto in una pentola e ci vuoto dentro un barattolo intero di cannella, uno di curry e delle noci moscate. Pepe non ce ne metto, che dicono faccia male al cuore.
Viene su un odore che impregna le pareti e ti si avvinghia alla gola, striscia lungo il soffitto e si spinge ad annidarsi su tende e poltrone. Dopo questa ricetta la casa sarà ridotta alla pari di un tugurio di Calcutta, devo impedirlo! Spalanco le finestre e lo faccio uscire, ma la vicina si affaccia a chiedermi se per caso non stiamo ospitando un santone.
“No, signora, sto cucinando”, le rispondo.
“E checcazzo stai bollendo, Sandokan?”
Quando ritengo che il mio intruglio sia diventato commestibile spengo la fiamma e avvicino le narici prudentemente.
La zaffata mi stordisce per alcuni secondi, nei quali immagino di essere l’addetto alla pulizia del recinto degli elefanti al circo.
Troppo speziato, meglio diluirlo con qualcosa. Il tempo stringe, e sottomano ho solamente dell’olio e una bottiglia di birra. L’alcool è meglio tenermelo per dopo, quando dovrò doparmi per sostenere l’estenuante predica della mia fidanzata. Vada per l’olio allora, mezza bottiglia dovrebbe bastare, una bella mescolata e via, servire caldo.

Marzia arriva un quarto d’ora più tardi, gli occhi le lacrimano per l’odore acre che permea le stanze, ma è talmente intenso da rincoglionirla quel che basta perché non noti il caos. Mi saluta con l’espressione della ciucca migliore, poi crolla sulla sedia. Ochei, o la va o la spacca, e non dico in senso figurativo.
Con un cucchiaio di legno servo la “pietanza”, che scivola nel piatto come un cobra di bitume rimasto coinvolto nel crollo di un negozio di spezie.
Marzia guarda prima il piatto, poi me. Io guardo lei, poi il piatto, poi di nuovo lei. La mia coscienza è divisa in due, una parte di me vorrebbe evitarle di avvelenarsi, in fondo è la persona con cui voglio trascorrere il resto della mia vita, ma nello stesso tempo il mio orgoglio di cuoco esige soddisfazione.
I sentimenti riguardanti il mio stomaco invece sono chiari, e ruotano intorno all’istinto di conservazione: stasera salto pasto.

In uno stato mentale decente non ci sarebbero dubbi, Marzia salterebbe in piedi e caccerebbe prima un urlo, poi la cena nel cesso, poi me di casa, ma coi sensi ottenebrati dalle spezie resta pacifica, e diligentemente prende il cucchiaio e lo infila nel blob che ha davanti.
E’ troppo unto perché si riesca a tirare su, ci riprova una, due, tre volte, poi l’aria pesante e carica di sostanze ha la meglio, e si accascia priva di sensi sul tavolo.

E’ andata, la lascio priva di sensi in cucina, con le finestre spalancate, e me ne vado a dormire: voglio dimenticare quest’incidente quanto prima.
Ahimè, non ho considerato che le spezie indiane possiedono un’altra caratteristica, oltre a quella di coprire i sapori. Me ne accorgo a luce spenta, quando una sagoma scura si avvicina al letto mimando una danza erotica, e mi sussurra con voce suadente di prepararmi alla venuta di Kalì.
Non ricordo chi sia questa Kalì, ma immagino la protagonista di qualche pornazzo indiano.
Questa serata la ricorderò a lungo, penso, già soddisfatto dell’inaspettata svolta che ha preso, ma quando la mia fidanzata entra nel cerchio di luce proiettato dalla finestra le vedo gli occhi iniettati di sangue, e soprattutto il pugnale che tiene in mano, e ricordo tutti insieme i romanzi di Salgari, e il culto della dea, e mi sa che il ricordo della serata sarà brevissimo.