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U2

– Quantoo? Ma tu sei fuori! – mi dirà Pino quando leggerà il pablog e scoprirà che ho comprato il biglietto per il concerto di domani sera degli U2. Avrà ragione, 63 euri è più del doppio di quanto avevo pagato nel ’97 per vederli a Reggio Emilia, e sono ancora uno dei fortunati che lo paga senza i sovraccarichi dei bagarini. Non è il biglietto più caro che ho comprato, comunque, per Fossati ho fatto di peggio.
– Che cosa dovevo fare? – gli risponderò. Mi hanno offerto il biglietto e non potevo mica dire di no, tanto più che da quando l’ho rifiutato mesi fa mi si è arrampicato un gibbone su per la schiena, e adesso ce l’ho sulla spalla che mi canta insistentemente Bullet The Blue Sky.

Questo mese ho speso più per i concerti che per la benzina, mi sembra di essere tornato alle superiori, quando mi facevo centinaia di chilometri per andare a vedere un gruppo nell’unica data italiana, dormivo sui treni, mangiavo panini sotto la pioggia seduto davanti ai cancelli, mi vendevo un rene per procacciarmi i soldi della maglietta rigorosamente ufficiale.

Poi il tempo passa, non hai più voglia di ammazzarti per un gruppo che neanche ti piace più tanto, non compri più cidi perché costano, vai a vedere solo concerti vicini e selezionati, la maglietta non la prendi o al limite ti fai bastare quella da dieci euri del napoletano ciccione, pensi che sei diventato grande, che stai attento alle spese, come un bravo ragazzo responsabile che ha dei progetti di adulto, e ti convinci che i concerti più belli sono nei teatri.

– Ho un biglietto in più per gli U2 a Milano, partiamo presto, ci sediamo davanti ai cancelli e ci picchiamo per accaparrarci le prime file. Vieni?
– Certo!

In culo ai progetti, per diventare grande c’è tutto il tempo.