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cose da fare in una domenica troppo calda

A parte dormire, che a dormire in una domenica troppo calda son capaci tutti, basta mettersi sul letto a fare qualunque altra cosa e finisci per svegliarti due ore dopo in un lago di sudore. Per esempio mi è già capitato di mettermi sul letto a stirare, o a girare la polenta, e dopo dieci minuti SBAMM! bello lungo. No, dormire in una domenica troppo calda sarebbe da evitare, anche perché poi arrivi alla sera, quando si dorme anche bene, che non hai più sonno, e stai a tirare le due a parlare col cane, che lui invece vorrebbe dormire, è stanco, ha boccheggiato tutto il pomeriggio.

Puoi aprire tutte le finestre e metterti a giocare a Skyrim, ma le finestre aperte sbattono, che fa un caldo maiale, ma c’è anche corrente, e già stamattina ti sei svegliato tappato come neanche in quegli inverni gelati in cui uno si tappa le vie respiratorie solo per restare più caldo, e a dirla tutta neanche Skyrim è una buona idea, che prima dovresti aprire il computer e pulirlo, che pure lui è tappato dalla polvere e quando fai qualcosa di più impegnativo che spostare il cursore del mouse comincia a sbuffare e ti sembra di maneggiare il ferro da stiro.

Potresti pulire il computer, ma ci vogliono i cacciavite a stella, e finora hai comprato solo quelli piatti perché ti sembrava che fosse una buona idea. Come quella volta che hai tolto i dadi alla ruota della bici di tua sorella per vedere cosa succedeva e lei è caduta e si è sfrantata tutti i denti, lo stesso tipo di buona idea.

Potresti smettere di pensare alle buone idee, e quello si, potresti farlo davvero, ma non è un’attività che ti porta via parecchio tempo, smetti di farlo, basta, finito. E poi?

Potresti stirare. Hahhaahhahhaahahaha! Ochei, e poi?

Potresti uscire e affrontare il caldo della strada e poi alzare la testa e vedere se si può convincere il drago appollaiato sul tetto ad alitare in un’altra direzione, ma solo uscire dal portone è rischioso, ultimamente mi dicono spesso che sono un anziano, e questa mia nuova condizione mi impone di restare chiuso in casa nelle ore più calde e bere molti liquidi, e dato che le ore più calde di questa domenica sono dalle otto di mattina alle undici di sera mi sa che uscirò pochissimo e molto tardi.

Potresti studiare la chitarra, guardarti un film, leggere i fumetti, telefonare alla ragazza, morire, cambiare le lenzuola, fare la lavatrice, preparare la cena, finire un libro, scrivere, costruire un robottone, chiuderti in cantina, terminare tutte le birre in frigo, ciattare su feisbu con qualche amico simpatico, insultarne qualcuno antipatico, approfondire la conoscenza con qualcuno che non hai ancora capito se ti sta simpatico o antipatico e poi regolarti di conseguenza, potresti fare una lista di cose da fare, potresti cominciarla solamente e poi interromperla sul più bello senza neanche metterci un punto


dubbing (nel senso di “avere dei dubbi”)

Domenica di un caldo maiale che anche solo l’idea di uscire fa sudare, e poi dove vuoi andare, che non c’è nessuno e finisci sempre per fare un passo a trovare i parenti, manco ne sentissi la mancanza, che già vederteli comparire su facebook ti fa venir voglia di emigrare, e allora te ne stai in casa, e pazienza se il cane si annoia, andrà in giardino ad abbaiare ai vicini, oh è un cane, non posso insegnargli a giocare a scacchi. Io invece prendo la tavoletta grafica e scarabocchio, poi carico su tumblr e faccio passare mezz’ora, poi faccio qualche lavoro in casa, e altro tempo lo tiro via così, ma è sempre poco, e la sensazione di stare buttando via la giornata è ancora presente. Tira di qua e sposta di là sono arrivate le settemmezza, ci starebbe bene guardarsi qualcosa, ma adesso che ho finito breaking bad non ho più niente da vedere, osservo il contenuto della cartella Video sperando che si materializzi qualche nuovo film stracazzuto, ma niente, c’è solo la storia del tizio sepolto vivo che telefona a tutti e manco sottoterra la smetti di cagare il cazzo, ma muori no?

Due case più giù della mia ci sta una tizia che ha disseminato il giardino di nanetti di Biancaneve. Altro che sette, ce ne saranno settanta, e siccome non trovava abbastanza di cattivo gusto questo trip disneyano ha pensato bene di aggiungere altre minchiate, farfallone di terracotta, coniglietti, bestioline carine e girandole luminose. Ma l’attentato ai sensi non si accanisce solo sulla vista: da un anno un cazzo di coniglietto di plastica fischia di approvazione ogni volta che ci transiti davanti, deve avere una fotocellula in bocca che reagisce al movimento, bei tempi quando ci tenevano le carote; e adesso, dato che non bastava un rompicazzo sonoro, è comparso un tenero gattino che emette un miagolio squaqquero come se l’avessero appena investito. Tu scendi dalla strada e senti nell’ordine “mieauw” e “fuit fuiuu!”, e mi chiedo quanto costerebbe farmi fare una schedina con una pila, una fotocellula e un aggeggio che riproduca dei suoni, e poi nasconderglielo sotto qualche nanetto, e fare in modo che quando ci passi davanti una voce incattivita tiri giù una grossa madonna.

Fra tre quarti d’ora comincia la partita dell’Italia, non sto più nella pelle al pensiero che dovrei farmi qualcosa da mangiare, oppure ordinare una pizza, chissà se me la portano ancora o inventano scuse puerili tipo che vogliono vedere la nazionale, ma d’altronde in frigo non ho neanche più i ragni col cappotto, cosa posso mangiare? Farmi invitare a cena non ne ho voglia, poi bisogna sostenere delle conversazioni, non so neanche più se sono capace. Meno male che domani lavoro, questi fine settimana mi ammazzano.


sunday bloody sunday

Il titolo banale l’ho messo solo per far piacere a Seaweeds, anche perché spero che questa domenica si raddrizzi alla svelta da come è cominciata.
Prestissimo è cominciata, alle sette, col cane che si è svegliato e ha cominciato a fare le pulizie domenicali, e prima si è messo a leccarsi tutte le parti di sè che riusciva a raggiungere, con gran cigolare di brandina, quindi ha deciso che è inutile lavarsi se poi il letto dove dormi è sporco, e allora si è messo a leccare tutta la brandina.
Il cane non ha la lingua ruvida come i gatti, ma sfregata ripetutamente nel silenzio della stanza produce comunque un suono di grattugia, che alle sette potrebbe infastidire chiunque, figurarsi me, che quando mi sveglio non riesco più ad addormentarmi, che comincia a colarmi il naso, e devo andare in bagno, e vi vien da starnutire, e allora tanto vale che mi alzo, così almeno chi divide il letto con me può continuare a dormire.

E tanto dovevo fare ARTErnativa, e tempo che mi lavo, cazzeggio un po’, mangio qualcosa, mi metto a scrivere e suonano alla porta.

Di domenica. Mattina. Alle nove.

Chiunque sia non merita una risposta gentile, di domenica mattina alle nove nessuno ha il diritto di andare a suonare alla porta di nessuno, nella mente mi si profilano due possibilità, il solito marocchino o i testimonidigeova.

Spero vivamente che siano i testimonidigeova, avrei la possibilità di scaricare su di loro l’aggressività che non ho riversato sul cane. Potrebbero essere, non sanno che ho cambiato casa, questa non l’hanno ancora registrata come pericolosa, ma dentro di me lo so che è il solito marocchino, e per questo non mi meraviglio di trovarmi davanti Mohamed.

– Ciao amico!
– Ciao Mohamed – gli rispondo sedendomi con lui in giardino, in ciabatte e mutande.
– Dove moglia?
– Moglia dorma – biascico.
– A quest’ora? Domenica mattina! No dormire!

Potrei spiegargli perché non bisogna suonare in casa della gente la domenica mattina, ma lui lo fa per necessità, non per il piacere perverso di rompere il cazzo a fini religiosi, non mi permetto di infierire.
Apre il borsone e comincia a tirar fuori roba, lo so già cosa mi mostrerà, la volta scorsa gli ho chiesto di portarmi dei pantaloni per lavorare, ma prima che ci arrivi la trafila è lunga, ci sono i calzini (grazie, ma ne ho), le magliette (no, davvero, non mi servono), i pantaloncini corti (questi non vanno bene, li voglio lunghi), camicie di colori imbarazzanti (ma chi te le ha vendute?), e finalmente i pantaloni. Leggeri, con l’elastico in vita, i tasconi, un paio di braghe che al mercato potrei trovare tranquillamente a dieci euro me li porto a casa per una cifra superiore al doppio.

– Aiutimi! Andiamo Marocco!

Si, va bene, ci mancherebbe che non ti aiuto, però potresti portarti via anche il cane?