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il ritorno di Gesù

Una domenica apro internet e leggo che Gesù è tornato sulla Terra e va in giro per Torino.

Sarà un amico della ballerina Anna, penso, e passo oltre, che a me dei matti frega solo quando me li trovo davanti armati. Solo che questo non è matto, è Gesù, e per dimostrarlo si mette subito a fare proselitismo per strada, ma nessuno lo caga, tranne la polizia che lo porta in questura per accertamenti. È senza documenti, lo mettono in cella, ma il giorno dopo lo rilasciano, dopotutto non ha fatto niente di male, se vuole andare in giro vestito con un lenzuolo sono cazzi suoi.

Così Gesù torna in strada, e dopo qualche giorno che se ne va in giro evitato da tutti si avvicina una ragazza e gli chiede se possono farsi una foto insieme da mettere su facebook.

“Cos’è facebook?”, chiede Gesù.

“Minchia raga, questo non conosce facebook!”

In un attimo tutti vogliono incontrare Gesù, parlare con lui e farsi la foto insieme a quella bestia strana che non ha mai visto facebook. Il giorno dopo lo conoscono tutti come “l’uomo che non è su facebook”, e i giornali cominciano a parlare di lui. Adesso che è diventato famoso bisogna aprirgli una pagina facebook, che viene chiamata “la pagina facebook dell’uomo che non è su facebook”, ma siccome è un po’ troppo complicato lui suggerisce di chiamarla semplicemente Gesù.

Sembra funzionare tutto per il meglio, in un attimo si fa dodici amici coi quali condivide parabole brevi ed efficaci che diventano subito virali. Il suo video in cui cammina sulle acque fa il botto su youtube, Fazio lo invita in trasmissione, l’hashtag #messia è il più utilizzato ovunque. Impennata di conversioni, la popolarità della chiesa è alle stelle. Gesù ci prende gusto, si apre un blog, passa le giornate su twitter, sulla sua pagina instagram le foto di pane e pesce si moltiplicano.

Finché.

Una mattina, sul blog www.iocristo.it, compare un articolo contro i mercanti farisei, che hanno adibito il tempio cittadino a luogo dove concludere i propri commerci. Gesù sostiene che il comune dovrebbe fornire loro un edificio più consono, e restituire la chiesa alla propria funzione, che non è di certo quella di maneggiare denaro.

La reazione è immediata: per primi si alzano i sindacati di categoria, stanchi di fare da capro espiatorio, già ci fate pagare le tasse, cos’altro volete da noi, piuttosto convincete i turisti a girare nei giorni feriali, che la domenica siamo chiusi e non possiamo guadagnare.

Poi viene il comitato di quartiere: se ci mettete il mercato vicino a casa non sappiamo più dove parcheggiare, e i camion tutta la notte, qui siamo gente per bene che si alza presto.

Poi il centro islamico che reclama un luogo di culto per sé, ce lo siamo pagato, lasciatecelo costruire dove ci pare.

Poi di nuovo quelli del quartiere, che gli islamici no allora meglio il mercato.

Poi Salvini che le chiese ve le fate a casa vostra, ma non si capisce più a quale si riferisca, fra l’altro anche Gesù è arabo, tanto per aumentare la confusione.

L’unico che si tiene fuori dalla polemica è Gasparri, che quando ha visto la foto di Gesù su internet ha commentato “Avete rotto il cazzo con sto Jim Morrison”.

Gesù prova a difendersi: lo hanno già crocifisso una volta, non rifarà gli stessi errori. Scrive sulla sua pagina facebook un messaggio ai fedeli in cui li esorta al perdono e alla comprensione, ma ricorda loro che ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione in tutta libertà, e che il confronto civile è alla base della democrazia e stimola la crescita intellettuale.

Le risposte più garbate gli augurano di morire gonfio, c’è chi gli insulta la madre e chi mette in dubbio la sua discendenza divina. Danno del cornuto a San Giuseppe, alludono a un’amicizia particolare fra la Madonna e l’asinello, gli suggeriscono che se non vuole più risalire al cielo può ricreare la comunione celeste ficcandosi la cometa nel culo.

I filoisraeliani lo odiano in quanto palestinese, ma lo aggredisce anche la sinistra radicale perché comunque resta un ebreo.

Circolano delle immagini animate in cui John Travolta mostra la sua merce nel tempio e Gesù gli tira una scarpa.

La Chiesa, che prima lo aveva supportato con calore, gli volta le spalle: papa Francesco in un’omelia invita i fedeli a diffidare dei falsi profeti.

È un inferno, la popolarità di Gesù è ai minimi termini, il governo gli affida una scorta quando gli recapitano una busta con dentro un proiettile; la gente per strada lo ignora, poi in rete gli augura la peste nera.

Poi qualcuno gli tende una mano, inaspettatamente: Gianni Morandi gli scrive una lettera e la pubblica su facebook, visibile a tutti. Il cantante gli suggerisce di modificare la propria condotta: “se vuoi avere successo devi mostrarti amico di tutti! Spendi sempre una buona parola per i più deboli e soprattutto non criticare mai!”. Dice che non deve perdersi d’animo, che ha fatto del bene a tutti e che è certo, tutti se ne ricorderanno e gli perdoneranno una piccola svista. In fondo nessuno è perfetto, ed è giusto che non lo sia neanche lui, perché è un uomo come noi, coi suoi difetti e le sue debolezze, ed è proprio per questo che gli vogliamo tutti bene. Un abbraccio.

Tutte le critiche cessano, le cattiverie vengono spazzate via. Dall’oggi al domani tutti vogliono essere amici di Gesù e fanno a gara a chi gli mostra più comprensione. Gli stessi che davano della donna facile a Maddalena ora mostrano il petto in difesa del pover’uomo così ingiustamente bistrattato. Anche Gianni Morandi viene osannato, ma quello succedeva anche prima.

Dopo qualche giorno i due si fanno fotografare insieme mentre vanno al cinema a vedere l’ultimo Guerre Stellari.

Gianni Morandi gli suggerisce di scrivere qualcosa a riguardo, ma di non prendere posizioni, che i fans sono piuttosto suscettibili su quell’argomento.

“Scrivi un commento che metta d’accordo tutti, non ti sbilanciare troppo”.

Gesù pubblica un tweet: “Gran bel film! Peccato che non sia stato tenuto il miglior personaggio della saga, quel simpatico alieno con le orecchie da cocker!”.

Il giorno dopo internet esplode.


pena de alma

Senti, io ci ho provato a scrivere qualcosa di pancia, ma le disgrazie mi fanno tacere, e dopo dieci minuti salta fuori qualcuno più bravo che dice le cose veramente profonde e mi passa la voglia di aggiungere la mia voce alle sei o sette (cento (mila)) che intanto hanno trovato la foto della Tour Eiffel o si sono messe il tricolore sulla foto profilo, e io cos’altro posso aggiungere, che mi sono mangiato una baguette?
Sarebbe il caso di scrivere qualcosa di diverso perché la vita va avanti nonostante le tragedie, e anzi, soprattutto, che a piantarsi lì come chiodi si finisce per ribadire concetti certe volte pure sbagliati, che basta un attimo che salta fuori lo scaltro opportunista capace di dire la cosa di pancia che ci vuole in quel momento, e certe volte il guadagno si esprime in like, altre in voti, e intanto di qua è un florilegio di frasi e pensieri ed emozioni che ti fanno capire quanto sia inutile odiare il tuo prossimo, siamo davvero tutti uguali, basta guardare la bacheca di facebook.
Guarda, io ci ho provato, ho scritto una roba che mi è uscita così, di pancia, ma a metà ho fatto la cazzata di andare a vedere cosa succedeva in giro, e mi sono trovato quello che soffre ascoltando Aznavour, quello che empatizza alla mostra di fotografia su Parigi, quello che sei mesi fa era proprio lì e ti mostra la foto del biglietto del Louvre, madonna quante lacrime, e io scusa, ma le cose che mi fanno male non sono capace di condividerle, e infatti qui non voglio farti sapere come mi ha fatto sentire la notizia, vorrei solo ricordarti che non sei un esperto di politica estera, non sei un sociologo, e neanche un poeta, scusa, davvero, evita di andare a capo a cazzo quando condividi il tuo dolore, va bene lo stesso, ci crediamo. Però meno, per favore. Soffri un po’ meno.


cinque aggiornamenti del profilo facebook attinenti al caldo più interessanti di “cazzo che caldo!”

Va bene che facebook è fatto per scambiarsi pensieri semplici, ma quando venti persone in bacheca sentono il bisogno di far sapere al mondo che “fa caldo!” anche la poca fantasia smette di essere una scusa e mi viene il dubbio di avere a che fare con dei decerebrati. Per forza che “fa caldo!”, siamo d’estate, cosa deve fare, freddo? E quando facesse freddo cosa dovrei leggere se non i vostri commenti sul fatto che “fa freddo!”? Ma davvero non avete altro da dire a riguardo?

Ecco perché ho pensato di venirvi incontro redigendo cinque (non dieci, cinque) possibili aggiornamenti del profilo di facebook in cui si dice che fa caldo, ma si parla anche d’altro, come dovrebbe essere fra persone intelligenti.

  1. Informativo: La temperatura odierna ha stabilito un picco di 38°C nelle principali città italiane che non si registrava dal luglio 1979, a Milano, quando i vigili urbani, per non restare squagliati agli incroci, adottarono come divisa estiva la canottiera nera e il perizoma. L’idea non ebbe il successo sperato: le caserme vennero tempestate di segnalazioni da parte di cittadini terrorizzati, che credevano di essere stati invasi dai pinguini spaziali di Urano, e si dovette tornare alla vecchia divisa.
  2. Nostalgico: Questo caldo mi fa tornare in mente quella volta in cui mio nonno Spaturnio mi portò al mare. Avevo sei anni, passai il pomeriggio sotto il sole a scavare buche nella sabbia con la mia paletta. Il nonno mi guardava da sotto l’ombrellone, sorridendo, poi si appisolò. Dopo tre ore dormiva ancora. Dopo sette ore la spiaggia aveva cominciato a svuotarsi, il bagnino stava ritirando le sdraio, ma mio nonno era sempre lì a ronfare placido. Si scoprì che gli era venuto un colpo, poverino. Lo seppellimmo sotto una cabina e io venni adottato da un ambulante napoletano, con cui trascorsi i successivi dieci anni vendendo cocco bello.
  3. Ludico: Oggi fa caldo come in quel film dove dei tizi cominciano a litigare in una pizzeria, poi la cosa degenera e uno muore strangolato da un poliziotto. Chi sa dirmi il nome del proprietario della pizzeria?
  4. Poetico: Nonostante il caldo opprimente di questi giorni, sto molto fuori.
    So fin troppo bene quanto questa bellezza sia effimera,
    come rapidamente si accomiata ed io sono così bramoso,
    così avido di questa bellezza dell’estate che declina!
    Vorrei vedere tutto, toccare tutto, odorare e assaporare
    tutto ciò che questo rigoglio estivo offre,
    vorrei conservare tutto questo e tenermelo per l’inverno,
    per i giorni e gli anni futuri, per la vecchiaia.
  5. Allarmista: E se la temperatura continua a salire e ad un certo punto i corsi d’acqua evaporano e i mari si prosciugano e la Terra diventa un immenso deserto con le navi arenate sulle dune e tutta l’agricoltura del mondo avvizzisce e i vegetali diventano una merce così rara e preziosa che c’è gente disposta ad uccidere per procacciarsi una piantina qualunque, c’è una vaga possibilità che mia moglie la smetta di cucinarmi bietole per cena?

l’uomo che si cancellò da facebook

Lo si legge ovunque, facebook è un sistema subdolo, che ti fa entrare in un attimo, e poi ti impedisce di uscire. Hai, certo, l’illusione di esserti cancellato, ma in realtà il tuo profilo è sempre lì, intatto, e basta ripensarci, inserire nuovamente la password, ed eccoti di nuovo dentro, tutti i tuoi amici presenti, come se non te ne fossi mai andato.
“Bello!”, dirà quello che non se ne vorrebbe mai andare e passa le giornate attaccato a word challenge.
“Bello!”, dirà quello che vorrebbe anche cancellarsi, ma sa che non troverà mai il coraggio sufficiente, e intanto che ci pensa sfonda tutti i record a geo challenge.
“Bello!”, dirà quello che non sa neanche di cosa sto parlando, perché troppo impegnato a perdere diottrie davanti a belincheteneghe challenge.

Ebbene signori, conosco uno che è riuscito a cancellare completamente ogni traccia di sè dagli archivi di quello che in molti definiscono “il diavolo di internet”, e siccome non mi sentivo abbastanza fico, l’ho intervistato.

Abbiamo qui il signor Pablo Renzi, ex utente di facebook. Buongiorno signor Renzi, vuole raccontarci la sua storia?
Certo! Vede, io ero lì che mi stavo spaccando a giocare a Pet Society, quando..

Un attimo, a giocare a cosa?
A Pet Society, un gioco in cui interpreti una specie di pupazzetto, che vive in una casa e ha degli amici.

E che ci fa in quella casa?
Niente, si affama e comincia a puzzare. Però può comprare delle cose, tipo vestiti, arredi, cibo..

Ma è un tamagochi!
Più o meno, però ci giochi coi tuoi amici.

E lei aveva creato questo pupazzetto?
Si, si chiamava Rantolino, viveva in una casetta in centro, col caminetto e la scritta “Rantolino Spacca” appesa sopra. Aveva un sacco di amici, e ogni tanto li andava a trovare.

E puzzava?
Da paura. Però era simpatico.

E poi cos’è successo?
Vede, per potersi comprare le cose bisognava guadagnare del denaro, virtuale ovviamente, solo che nel mondo dei pupazzetti non si può andare a lavorare.

Vendeva droga?
No, neanche quello si può fare. Si guadagnano soldi andando a trovare gli amici. Oppure ci si fa regalare roba e la si rivende.

Vendeva droga!
Macché, non quella roba! Vede, per facilitare la cosa ci si poteva iscrivere con un altro nome e crearsi un altro personaggio, poi si intratteneva un fitto scambio fra i due, e ciò permetteva di guadagnare più velocemente e comprarsi cose molto costose.

Non ho capito, ma mi sembra una stronzata.
Beh si, non ha molto senso.

In pratica cos’è successo?
Eh, che ho creato un nuovo utente di facebook, e gli ho assegnato, per comodità, lo stesso indirizzo che avevo associato al mio profilo reale. Siccome non è possibile condividere lo stesso indirizzo, quando ho confermato il cambio il sito ha sovrapposto il profilo del nuovo utente, ancora vuoto, al mio, di fatto eliminandolo.

Ha cancellato tutto?
Tutto. Contatti, record ai giochi, foto..

Anche il pupazzetto Rantolino, quindi.
Anche lui. Poverino, non aveva nessuna colpa, e si è volatilizzato nel nulla della rete, così, senza alcun preavviso.

Eh già, la vita è talmente fragile..
Ora ci sei, ora non ci sei più.

E’ triste?
All’inizio ci sono stato male, sa, ci ero affezionato a quel mostro, gli avevo appena comprato due tazze rosse e blu da mettere sopra il letto..

Perché sopra il letto?
Metti che di notte gli scappa e non riesce ad arrivare al bagno..

E ora le è passata?
Eh i primi cinque minuti sono stati frastornanti, ma poi è subentrato un sentimento nuovo.

Quale?
Onnipotenza. Ho il potere di vita e di morte su una creatura, seppure virtuale. Si rende conto che figata? Oggi gli dò da mangiare, domani lo schiaccio come un verme! Muah hah hah hah!!

Già.
Argh argh argh!!

Pensa di reiscriversi al network?

E sbattermi a ricrearmi tutti i contatti? No, guardi, se mi scrive facebook e mi dice “Ci siamo accorti che hai fatto un casino, abbiamo rimesso a posto ma la prossima volta stai attento” potrei anche riprendere, ma altrimenti credo che ne approfitterò, e mi dedicherò a passatempi più redditizi. Sa cos’ha facebook? Che ti permette un sacco di cose, ma alla fine non fai niente. Hai la possibilità di entrare in contatto col mondo, ma poi non gli dici niente, al mondo. E’ dispersivo. E perdi un sacco di tempo che potresti dedicare ad altro.Insomma, come impiegherà il tempo libero da facebook? Filantropia?
Siti porno.

Ha intenzione di riprendere in mano il blog?
Credo che abbandonare facebook avrà anche questa conseguenza. In effetti è principalmente questo la ragione per cui ho accettato di farmi intervistare, comunicare agli amici che me ne sono andato da lì e sono tornato qui.

Però qui ci deve anche scrivere, sennò uno come fa a capire che è tornato davvero qui e non si trova invece fra qui e là, in un luogo intermedio che chiameremo, per esempio, last fm?
Last fm è una figata, ma non ha i giochini.

Tanto ai giochini la battevano sempre tutti.
Bastardi, non ci tornerò mai più su quel sito di merda!!!

Non è che la ragione del suo rifiuto improvviso di facebook è in realtà questa?
No no, però sono tutti dei bastardi, soprattutto Lara e Cinelli.

Ebbene si, gente, cancellarsi da facebook è possibile, e non è neanche vero che si muore!
Almeno nei primi dieci minuti.