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un rapido aggiornamento della mattina lavorativa

È ora di prepararsi un caffè e andare a lavorare, come stanno già facendo le persone che vedi dalla finestra, che sono tutte lì che si trascinano per il marciapiede del binario della stazione del treno delle ferrovie dello stato, e hanno una faccia che guarda, non lo diresti proprio che è venerdì, perché il venerdì in realtà non è più bello perché poi la sera e il giorno dopo e quello dopo ancora, è venerdì e basta, è un giorno di lavoro, sarebbe come dire che bello oggi muoio ma poi domani vado in paradiso, ma stigrandissimicazzi, scusa eh! Che oltretutto il paradiso non è più quel posto piacevole che ti faceva venire in mente Vanesse francesi sedute nude sul bordo di una piscina vuota in un tripudio di foglie secche mentre cantano una canzone accattivante che gliel’ha scritta Lenny Kravitz, ormai il paradiso è così affollato di celebrità in disuso che sembra la discoteca di Umberto Smaila. L’unica che potrebbe rendermi di nuovo il paradiso un posto interessante è la mia amica omonima, ma non scrive più niente, è proprio vero che quando raggiungi la pace degli studi poi tiri solo a campà. E ci credo che allora uno sceglie l’inferno, anche solo nella speranza di incontrare Hellboy, no?

Comunque lo vedete, il blog vivacchia, il suo padrone credo anche, non sono io il suo padrone, è il signor wordpress, che mi dicono se la cavi abbastanza bene, va al tennis tutte le mattine in scooter e pascola il sanbernardo, beato lui. Io devo dire sto piuttosto bene, cerco di non sciogliermi corpo e conto corrente, che devo comprarmi dei mobili e poi essere integro per poterli sfruttare (si, sto progettando di diventare uno sfruttatore di arredi, il mio sogno è mettere una libreria billy a cucire palloni da calcio), e poi ho cominciato una cosa che mi sta mettendo di quell’umore che non sai se cantare vecchie canzoni ritmenblù con un sacco di uaaah uaaah o scrivere pagine e pagine di idiozie svagate senza una vera ragione. Indovinate io quale ho scelto.

Poi fra poco comincio le ferie, non vado da nessuna parte perché sono diventato la Grecia, dico, nella sfiga manco la fortuna di diventare il Portogallo, no, la Grecia, che a me il mare manco piace, ma forse riusciamo a ritagliarci un fine settimana di svago in una città del centroeuropa fondata intorno al 1200, che mi fa venire voglia di rileggermi Q, e poi il resto dell’estate non lo so mica come lo passerò, che qui vanno via tutti, resteremo solo io e One-Eyed Jack a presidiare il fortino.

Vabbè, ho sempre un casino di fumetti da leggere, fra cui l’ultimo Hawkeye che è bello ma bello, e la saga cosmica scassatutto marvel che oramai lo sai come vanno certe cose, ma son più di duecento numeri, c’è da arrivarci al prossimo inverno e credo che avrei bisogno di un tablet, non uno superfigo, giusto un modello che mi permetta di leggerci sopra i fumetti. Devo cercarlo su ibei.

E basta, vado a chiudere la settimana, che se non lo faccio io qui si lavora ad oltranza fino a ottobre senza neanche dormire più, cosa che fra l’altro ormai faccio abitualmente, che fra concerti e telefonate e birrozzi con persone di dubbia moralità le ore di sonno si sono trasformate in minuti.

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Ferie

Domani cominciano le mie ferie. Cioè, tecnicamente sono cominciate venerdì alle cinque quando sono uscito dal lavoro, ma funziona che sei in ferie quando dovresti essere al lavoro e non ci sei pur non essendo malato o finto tale, quindi è da domani che avrò un casino di tempo da dedicare ai lavori che mi sono lasciato indietro e che non possono proprio aspettare, tipo tagliare la legna e piantare i pali per stendere e segare l’erba, da domani, non da oggi, oggi non sono in ferie e quindi ho tutto il diritto di perdere il pomeriggio cazzeggiando.

Sono belle le domeniche trascorse nell’ozio, a godersi la tranquillità della via, solo qualche macchina in autostrada, nessuno che ti cerca, puoi cominciare un libro e addormentarti in mutande sul divano, o sulla sdraio in giardino.
Forse dovrei spiegarlo al mio vicino quanto sono belle le domeniche nell’ozio, che è da stamattina alle nove che ci dà di mazzetta per tirare giù una scala di mattoni e adesso che sono le tre del pomeriggio ha tirato fuori il martello elettrico e sta mandando a puttane la giornata a me e a El Bastardo qui accanto, che agita la coda nervosamente cercando di riaddormentarsi.

Qualche giorno fa mi sono arrivati per posta quattro librini dal Cino, che è il mio attuale editore, dato che pubblicherà il mio nuovo libro nella sua collana dal nome impossibile, Samis-qualcosa-at, Samis e una serie di consonanti, un nodo fonetico impossibile da sbrogliare, tipo Samis-dgtzv%simbolodibatman-at. Ho deciso di sostenere la sua politica di distribuzione clandestina, li leggerò e poi li abbandonerò per il mondo col sistema del bookcrossing, mi sembra un bel modo di far conoscere un libro, anche se temo che un settantacinquepercento di titoli abbandonati per strada finisca nella spazzatura senza passaggi intermedi: lettore abbandonatore / spazzino scoglionato / discarica. Non importa, credo sia giusto correre il rischio, così ho finito il primo, In Vece Di Un Addio, di Luigi Romolo Carrino, e poi l’ho lasciato su un muretto del teatro Carlo Felice ieri pomeriggio.
Ne ho approfittato per abbandonare anche una copia del mio primo libro, Acapistrani, in stazione Brignole sul binario diciotto.

Mi è piaciuto il libro di Carrino e mi sono sentito un po’ una merda a mollarlo su un muretto, ma bisogna provarlo questo bookcrossing per sapere se funziona, sono sicuro che anche il suo autore sarebbe d’accordo. È una persona molto alla mano, una volta mi ha pure offerto una cocacola.

Ieri mi sono portato anche Di Luce Nemmeno L’Ombra, di Antonio Koch, che è un autore che non conoscevo e che mi piace un casino, ha quel modo di scrivere che mi fa venir voglia di aggiungere qualche nota al blog e poi magari di raccogliere tutto in un libretto e pubblicarlo magari no, che quando scrivo pezzi senza lo scheletro, tipo questo, uno fa fatica a leggere e un libretto così magari non se lo comprerebbe, e di conseguenza un editore non ci si mette volentieri a stampare un libro che non vuole nessuno. Però potrei metterlo su issuu, che se lo leggerebbe giusto Misterteena, che lui le cose che scrivo le legge sempre tutte, anche quelle che fanno cagare, così poi può dirmi che gli hanno fatto anguscia e criticarmi un’ora, che si vede che un po’ ci gode.

Su issuu ho in mente di pubblicare il numero zero di una rivista fatta tutta da me, contenuti e impaginazione, che si chiama Plop! col punto esclamativo, ho già cominciato a scriverlo, ma poi mi sono accorto che la copertina mi fa l’effetto delle mie cose a Misterteena e mi sono arenato.

Ma ero rimasto a ieri, che all’andata ho letto il libro di Koch, ma al ritorno no, che nel mezzo fra i due viaggi sono stato in fumetteria dove ho speso due o tre fortune in fumetti di Garth Ennis, che al momento è il mio scrittore di fumetti preferito, ed è brutta come cosa perché oramai ho letto quasi tutto e non so più come farò dopo. Poi sono stato alla fnac, perché in fumetteria The Boys n.5 risultava esaurito e invece lì ce l’avevano ancora, e poi sono stato da Feltrinelli a prendere l’ultimo George Martin e a rischiare di portarmi via anche quello nuovo edito solo in inglese, che però non potrei neanche portarmelo in vacanza, che da solo pesa come una ruota dell’aereo, quindi o qualcuno mi regala un kindle da qui al sedici agosto oppure dovrò aspettare che esca in italiano diviso in tre volumi, cazzo di editori vampiri figli di troia che cercano di guadagnare tre volte sullo stesso titolo e io sapete cosa vi dico, che pubblico solo con editori clandestini e indipendenti come il Cino o come chi capiterà che avrà voglia di investire denari sulle mie seghe da tastiera, spero che facciate la fine di quello che state già facendo visto che in Italia ci sono più concorrenti al grandefratello che lettori di libri.

Nel frattempo il mio vicino deve avere imparato la bellezza del silenzio, perché non lo sento più.

Oppure è deceduto, metti che l’infermiera che abita dietro casa mia sia tornata stamattina dal turno di notte e si sia rotta le palle di trrrrrrrrraaaaaaaaaaaarrrrrrrrrrrrraaaaaaaaarrrrrrrraaatt e lo abbia ucciso in quella che diventerà la camera da letto, con un candelabro. Mentre il Colonnello Mustard lo teneva fermo.

A questo punto mi si presentano diverse opzioni: seguire il buon esempio di Frida, la nipotina adottiva di El Bastardo, che mi ronfa accanto tutta lunga sul copriletto; mettermi a scrivere quel racconto che non ha ancora un titolo né un finale e che per il momento si chiama Giulio Pennacchi Va Alla Guerra, perché per me Frank Miller ha scritto anche delle cose memorabili; continuare a leggere il libro di Koch, così da poterlo finire e mettere sotto quello di Ghezzi o quello del Cino; aprire quella cartella che so essere sotto questo foglio openoffice e che si chiama The Boys e vedere se il Piccolo Hughie ha altri posti interessanti da suggerire dopo aver eliminato tutti i G-Men ed essersi trombato per l’ennesima volta la pettoruta Annie.

Non so voi, ma io ho già deciso.

Splendiddio!


mari e monti

“Beato te che te ne stai in casa a riposare!”, mi dicono, come se le ferie fossero per me un periodo dedicato all’ozio più bieco. Io? Riposare? Ma quando mai! Giusto l’altro giorno ci ho provato, che dopo un’estenuante partita al gioco del Signore Degli Anelli avevo bisogno di staccare, ormai vedevo orchetti ovunque, armati di scale, accorrere sotto le mura del Fosso di Helm e fare a pezzi le mie difese sguarnite.

Me ne sono andato al mare, da solo, senza cane e fidanzata, per godermi quel po’ di sole di fine agosto che mi avrebbe regalato un colorito meno salmastro (termine che deriva da salma, ovviamente). Ho scelto Sori, bella vicina, tranquilla, popolata solo da vecchietti innocui, “metto su il vibro, leggo un bel libro, cerco un po’ di relax”. Mi sono addormentato, e al risveglio la luce era andata via.

“Ammazza quanto ho dormito”, mi sono detto, prima di rendermi conto che non stavo più in spiaggia, ma in una specie di cantina piena di roba.

“Maccheccaz..”, l’esclamazione mi è morta in gola alla vista dell’individuo che mi osservava dall’alto dello sgabello su cui era seduto: un tizio lungagnone, la faccia feroce, un tatuaggio raffigurante un fungo porcino che lotta con un’orata. L’ho riconosciuto subito, avevo già visto quell’espressione feroce al telegiornale in un servizio sulla pirateria nel mar Ligure, era il bieco Capitan Secchin, Terrore Del Tigullio, e mi aveva fatto prigioniero!

“Cosa vuoi da me? Lasciami andare, non ho niente, solo un telefonino pieno di canzoni scaricate illegalmente dalla rete e un romanzo in edizione economica!”

“Voglio il tuo aiuto”, mi ha risposto, lasciandomi basito. Come il mio aiuto? Il pirata più feroce dei sette mari ha bisogno di aiuto? E per fare cosa?

“E per fare cosa?”, ho ripetuto ad alta voce, dato che dubitavo che potesse leggere la voce narrante.

“Per andare a pesca di mormore!”, mi ha detto. “Carica tutta questa roba in barca!”, mi ha indicato dei grossi secchi blu, i remi, il motore e un salvagente.

“Grazie signor pirata, ma non occorre disturbarsi, sono un provetto nuotatore!”

“Non è per te, idiota, è per lui!”, mi ha risposto indicando un altro losco figuro che stava in silenzio a osservarmi, nell’oscurità. Era il suo socio, il Piratarquata, il secondo filibustiere più feroce che abbia mai solcato i mari. Giusto per dare un’idea, si dice che sia talmente sanguinario che anche il mare ha paura di lui, e la prima volta che ha messo in acqua il suo vascello le onde si siano ritirate fino a farlo incagliare, e da allora sta là, ad Arquata, ad aspettare che torni la marea per poter salpare.

Fino ad allora presta il proprio servizio ai bucanieri più feroci e barcadotati, come Secchin.

Il Piratarquata è venuto verso di me e mi ha porto un secchio, suggerendomi di adoperarlo se volevo vomitare. Ho ringraziato, rassicurandolo sulle mie condizioni di salute, e lui me l’ha sbattuto in testa strillando “E allora alza il culo e carica la barca!”.

Appena tutto il materiale è stato messo a bordo abbiamo preso il mare, Capitan Secchin di poppa, a vegliare sul motore, il Piratarquata nel mezzo, a controllare che non ci speronasse una lampara, e io ai remi, a vogare come una bestia, che la benzina costa e il motore spaventa i pesci.

Una volta raggiunto il (lontanissimo) punto di pesca Secchin e il Piratarquata hanno gettato il palamito, mentre io boccheggiavo per la fatica.

“Allora? Che fai, ti riposi?”, mi ha detto il terribile secondo. “Pant!”, ho cercato di rispondere, ma lui mi ha sbattuto il solito secchio sulla testa e si è messo a strillare “Riportaci a riva! E’ ora di andare a dormire!”.

A dormire loro, chissà dove, io sono stato legato alla barca a vegliare sul motore e sul salvagente fino all’alba.

Il mattino successivo capitan Secchin si è presentato di nuovo, con un altro equipaggio. Stavolta si trattava del ferocissimo Capitan Filippo Barbanera e del suo aiutante, Medusa Occhioditriglia, ricercati fino alle Barbados per atti di pirateria e furto di focaccia. Ho saputo da loro che il Piratarquata è stato catturato da James Brooke, il rajah di Sarawak, ma è subito riuscito a fuggire portando con sè la nipote del tiranno, Marianna. I due sono convolati a nozze e partiti in luna di miele in Canada, o negli Stati Uniti, o forse in Australia, il racconto a questo punto non è molto chiaro.

Chiarissima invece era la mia condizione di prigioniero, costretto a riprendere il mare per tirare su il palamito. Razze, stelle marine, pericolosissime agne (agne? agne, agne..), gronchi, polmoni, subbaqui, pesci paduli, di tutto abbiamo tirato su sotto quel sole a picco che ci squagliava il cervello, e quando sono finiti gli ami e la pesca non è stata sufficiente qualcuno ha suggerito di buttare in mare me, per cercare di attirare qualche pesce più grosso. A quel punto mi sono dato alla fuga nel modo più veloce che conoscevo, cambiando canale.

Capitani coraggiosi

Sul terzo infatti trasmettevano Alle Falde Del Kilimangiaro, con quella scassacazzi di Licia Colò, che la detesto da quando faceva Bimbumbam. Il servizio parlava del Monte Reale, e della difficile impresa tentata dai due scalatori Compabloni e Lajackelli. Qui sotto le foto.

Monte Reale

trì tù uàn..

Essonoinferiee!

Ora che ho a disposizione tredicotre settimane di vacanza in cui fare tutti i miei porcissimi comodi, posso mettere in atto il mio “piano diabbolico di trascorrimento delle ferie”, elaborato in un intero anno di fatiche di qui e di là.

Detto piano consiste in:

  • dormire fino a ore invereconde tipo le novemmezza unquartoalledieci;
  • scrivere il mio nuovo romanzo che parla di uno che non fa un cazzo tutto il giorno tranne starsene seduto a guardare il muro e contare da uno a fin quando ce la fa. E’ una specie di sfida con sè stesso, no? Deve sedersi lì e contare a voce alta uno, due, tre, quattro, e andare avanti finché non crolla, o impazzisce, o si fa la pipì addosso. Il mio nuovo romanzo racconterà delle privazioni che questo tizio è costretto a subire per poter portare a termine la sua grande impresa. Non me la sono inventata, è tratta da una storia vera, la mia, che quando avevo cinque anni mi sono fatto la pipì addosso perché non avevo voglia di alzarmi per andare in bagno;
  • svaccarmi in giardino a prendere il sole sulla sdraio;
  • andare a scroccare il pranzo a mio papà;
  • preparare cene elaborate per la gioia della mia fidanzata, che quando tornerà da lavorare stanca e disperata per le continue vessazioni subite e mi troverà in giro per casa in mutande, a grattarmi le balle con aria annoiata, avrà sicuramente voglia di pestarmi per sfogare quindici ore di aggressività repressa (forse non lo sapete, ma la mia fidanzata di lavoro cuce palloni in una fabbrica gestita da due ex SS e un deputato leghista), ma si addolcirà immediatamente quando vedrà quali prelibatezze le ho preparato;
  • portare Jack a fare lunghe passeggiate nei boschi, dove non si ode suono che non sia quello degli alberi che stormiscono, delle alci che garriscono, degli scoiattoli che finiscono sul fondo degli zaini (e qui ho fatto la citazione a un amico che l’avrete certo capita tutti quanti, visto che dei miei milioni di lettori ne siete rimasti solo i soliti cinquesei), dei leprotti avventurieri che esplorano i dintorni con timidi avvicinamenti saltellanti, delle ruspe che in punta di cingoli spianano il monte per costruirci un centro commerciale;
  • giocare con la pleistesciondue a svariati giochi fra cui Quellodellamacchinachedeviprenderelepatenti 4, Quellodellosnobòrdchedeviconquistarelamontagna 3, Quellodelcalcettodistradachedevicomprartironaldigno, Quellodellostudentechedevimenareicompagnidiscuola;
  • navigare su internient per leggere la pagina delle notizie sportive e non sportive ma che comunque gira che ti rigira parlano sempre del Genoa;
  • andare a vedere le amichevoli a Marassi ma solo quelle dove gioca la squadra che ha la maglia di due colori soltanto;
  • andare al mare;
  • preparare lo spettacolo di settembre in cui dovrò fare qualcosa a Villa Imperiale e non ho idea di cosa, tranne mi sa una figura di merda;
  • leggere dei bei libri anche se non so proprio quali, visto che quelli che stavo leggendo li ho finiti e mi è rimasto solo l’ultimo di Baricco che non ne ho proprio voglia ma niente eh, che per leggere Baricco devi avere la mente abbariccata, e ora come ora non ce l’ho affatto;
  • guardarmi tutte le puntate di Gundam che mi sono rimaste lì da vedere.

Mi sa che per fare tutto non mi basteranno tre settimane. Io non so come fanno quelli che dicono che se diventassero miliardari e non dovessero più andare a lavorare non saprebbero come passare le giornate e cadrebbero in depressione.