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15/7/1989

Oggi sono felice. La causa della mia felicità non è dovuta al cidi rossoconuntriangolobianco che mi sono appena comprato, anche se è un acquisto che mi riempie di gioia rimanderò a dopo ogni secondo di sorrisi che mi strapperà. La mia felicità di questo momento risale a una sera di troppo tempo fa, la sera in cui i Pink Floyd suonarono a Venezia.
Un concerto mediocre, visto con gli occhi di oggi, ma allora mi sembrò la cosa più incredibile del mondo, e come tale lo seguii, inchiodato al divano di casa, volume da vetri vibranti e vicini ululanti. Non potendo essere anch’io là, a imbrattare Piazza San Marco, cercavo di fare la mia parte pisciando sulla porta della stanza dei miei genitori.

Non fu una cosa lunga, il gruppo terminò prima di mezzanotte, se non sbaglio, lasciandomi carico di adrenalina ed entusiasmo da condividere con altri melomani come me.
Oggi basterebbe collegarsi alla rete e riempire pagine sul primo forum, ma allora internet non c’era, e a Ronco dovevamo arrangiarci. Feci un passo alla festa della Chiesa, a cercare interlocutori disponibili.
Gli unici due coetanei, in mezzo a una folla di famigliole con prole, erano Christian e un altro tizio che conoscevo di vista, che si pettinava come Scialpi.

Christian era un tipo simpatico, le nostre sorelle andavano in colonia in una cittadina dell’adriatico, e quando con le nostre famiglie andavamo a trovarle insieme, io e lui ne approfittavamo per noleggiare un risciò e fare il rally saltando giù dai marciapiedi.
Eravamo in quell’età in cui demolire un risciò può cementare la più insolita delle amicizie.

Mi avvicinai ai due e, rivolgendomi a Christian, con cui avevo confidenza, cercai di trasmettere tutto il mio entusiasmo:
“Ho appena visto in televisione il concerto dei Pink Floyd a Venezia! Che sballo, l’ho registrato!”
“Ah”, rispose Christian, che neanche sapeva chi fossero i Pink Floyd. Aveva giusto una mezza idea di cosa fosse Venezia.
L’altro ragazzo invece sgranò gli occhi e, rivolgendomi la parola per la prima volta, mi chiese:
“Me lo presti?!?”.
“Ma non so neanche chi sei”, gli risposi.
“Hai ragione, scusa. Ciao, mi chiamo Francesco. Me lo presti?!?”

E’ cominciata così la mia amicizia con questo buffo ragazzo pettinato come Scialpi, è partita da un concerto e nel corso degli anni è diventata molto profonda. Sempre con della gran bella musica in sottofondo. Insieme abbiamo ascoltato tonnellate di dischi, ci siamo contaminati i rispettivi bagagli culturali con libri, con film. Una volta ci siamo innamorati della stessa ragazza, ma non è stato un problema, tanto non cagava nessuno dei due. Ci siamo pianti sulle spalle quando una relazione finiva male, e ci siamo dati grosse pacche fraterne quando ne cominciava una buona. Statisticamente erano più pianti che pacche sulle spalle, ma fra una tristezza e una gioia abbiamo percorso una bella strada insieme, da buoni amici. La Grecia, la Francia, la Spagna, o meglio, i negozi di dischi di Grecia Francia e Spagna, i concerti ad Arezzo, a Firenze, le vacanze nei posti più sporchi del mondo, cessi che camminavano, menù a quattro sterline in una bettola londinese, quella volta in cui mi ha parlato della sua nuova ragazza dicendo “Ha una quarta! Capisci? Una quarta!”, e ho capito che era vero amore.
E oggi lo chiamo e lo trovo fuori dalla sala operatoria, i nervi tesi come le corde di una chitarra ben accordata (perciò non la sua), nel momento più importante di tutta la sua vita, e mi dispiace di non essere lì a condividere anche questa tappa.
Vorrei essere lì, a dirgli cazzate, rompergli le palle fino a esasperarlo, ricordare a tutti i parenti di quella volta in cui lo hanno scambiato per una ragazza orrenda.
Soprattutto oggi, quando si è aperta la porta, avrei voluto essere lì per abbracciarlo, il mio amico Francesco, che è diventato papà.

Christian invece non lo so che fine abbia fatto.


ciucio inciorno a ce

Alcuni lettori del mio blog hanno ricevuto un mio messaggio sul proprio cellulare, domenica mattina, dove li informavo che avevo cambiato numero, e li invitavo a sostituirlo con l’attuale.

I più fortunati fra loro hanno ricevuto non uno, ma due messaggi, dato che il primo gliel’ho mandato col vecchio numero, attirandomi diverse risposte sarcastiche che non starò a riportare.

E’ successo che il numero che tutti conoscevano lo stavano conoscendo un po’ troppo tutti, e quando dico tutti intendo proprio i miei datori di lavoro, che non ricordano mai quando finisce la mia giornata e mi cercano anche oltre tale orario. Pensavo di risolvere il problema adottando una scheda alter ego, di quelle che contengono due numeri, e tu come niente passi da uno all’altro rendendoti irreperibile quando occorre.

Detto fatto mi sono recato presso Stereoqualcosa, un negozio dall’insegna enorme all’inizio di Novi Ligure, proprio davanti al supermercato, e mi sono fatto spiegare il funzionamento della scheda, ho versato 15 euri e me la sono infilata nel telefono, sotto gli occhi compiacenti della commessa.

Arrivato a casa ho subito realizzato che qualcosa non andava come avrebbe dovuto, quando ricevevo chiamate sul numero nuovo, corrispondente al profilo 2, il telefono mi visualizzava “identità sconosciuta”. Che fosse uno sconosciuto davvero o mia sorella, il mio cellulare non faceva distinzioni, per lui erano tutti sconosciuti, e io dovevo tirare a indovinare chi fosse la voce dall’altra parte.

Ohibò, e a che mi serve un telefono figo che memorizza foto e suonerie per ogni contatto, se poi quando mi chiamano mi appare sempre la faccina grigia dell’estraneo? Qui bisogna armarsi di coraggio e telefonare al 190!!

Ogni volta che devo chiamare il servizio clienti vodafone mi viene da piangere, in genere consumo tutta la batteria prima di digitare il numero corrispondente al servizio richiesto, sorbendomi dalle dieci alle quindici volte la pubblicità alla promozione del momento.

Vabbè, bisogna farlo, non ci sono alternative..

Benvenuto al castomercher di Vodafone! Scopri la nuova Infam Card! Con Infam Card parli e invii messaggi quanto vuoi, e il costo del servizio viene addebitato a un abbonato a caso!
Digita 1 se vuoi comprare subito Infam Card, se vuoi avere informazioni sull’abbonato sfortunato che dovrà pagarti le cazzate che spari per ore e ore ai tuoi amici, se vuoi conoscere questa straordinaria opportunità o se vuoi lasciare un messaggio di scherno alla segreteria telefonica dell’abbonato prescelto;
Digita 2 per informazioni su qualunque altra offerta Vodafone, per sperare di avere assistenza da quei tre poveretti che alle nove di domenica sera sono ancora al lavoro in barba a qualunque carta dei diritti del lavoratore, per scoprire i vantaggi che Vodafone ha tenuto in serbo per te, per tua sorella e per tua zia;
Digita 3 per informazioni su come attivare…

Digito 2 maledicendo la vocina registrata e la sua voce esageratamente allegra, si vede che a lei non hanno venduto un servizio maffo..

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Digita 2 se vuoi ascoltare le tre quattro risposte vaghe e frettolose che i nostri operatori hanno fornito ai clienti prima di chiudere la conversazione simulando un guasto alla linea;
Digita 3 se vuoi mandare a fare in culo Luca Conforti del servizio clienti e tutta l’azienda compresa Meganghei;

La faccio breve, digitando 2, poi 9, poi 3, arrivi a parlare con un operatore, o meglio, arrivi al nastro registrato con la canzoncina dei Rolling Stones che impari subito a detestare, dato che l’attesa varia dagli 8 ai 25 minuti.

Alla fine mi passano Riccardo, cui espongo il problema.
Riccardo è molto gentile, ma di schede sim alter ego ne sa poco più di me, mi consiglia di provare la scheda su un altro telefono e sperare, sennò di richiamare, che chiederà all’ufficio tecnico.

See, richiamare e trovare di nuovo lui al primo tentativo.. Se avessi così tanto culo vincerei al superenalotto e me ne sbatterei le balle di questi problemi.

Riprovo a chiamare dopo avere constatato che la scheda su un altro apparecchio funziona bene. Mi risponde Marco.
Marco ne ha per i coglioni di stare lì la domenica sera alle nove, e si sente. Forse ha una ragazza che lo aspetta a casa, da qualche parte in Lungarno (Marco ha un forte accento fiorentino), forse la ragazza lo ha appena chiamato sul suo cellulare privato che funziona e mostra immediatamente chi c’è dall’altra parte, e gli ha detto che le dispiace ma non lo ama più. Magari non gliel’ha neanche detto a voce, magari gliel’ha scritto via email, e adesso Marco ha una carogna sulla spalla che agita la coda e la sfrega sul pavimento. E di ascoltare me non glene potrebbe fregare di meno, così mi liquida in fretta mostrandomi tutta la propria impazienza: “Swiccia fra un numero ell’altro no? Holla vosce attiva numero no?”, e mi molla lì.

Naturalmente è inutile che gli faccia presente che tale voce sul menù non compare, mi ha già sbattuto il telefono in faccia, lasciandomi a riflettere sull’abilità di sua madre nello swicciare fra un siluro e l’altro.

Il terzo operatore della serata si chiama Andrea, e si capisce subito che è la persona giusta. Intanto mi fa presente che ogni volta che passo da un numero all’altro spendo 19 centesimi, cosa che la signorina del negozio mi aveva allegramente omesso; inoltre mi chiede, ed è il primo, quale telefono sto usando, “perché sa, ci sono telefoni che non sono compatibili con questo tipo di schede”, e guarda un po’, il mio è proprio fra questi. Anche questo avrebbe dovuto dirmelo la signorina del negozio Stereominchia di Novi Ligure proprio davanti al supermercato all’inizio del centro abitato arrivando da Serravalle.
Pare che la signorina di Stereobastardo mi abbia tirato quello che familiarmente è definito un culo, perciò io domani dovrò tornare in quella ridente località, fare le mie ragioni, e invitare la simpatica signorina di Stereoammazzati a prendersi in casa la sua concittadina Erika e a regalarle una collezione di spade giapponesi molto affilate.