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le letture del.. boh, mese? anno?

Dice “È un po’ che non aggiorni il blog, che stai facendo? Scrivi un altro libro?”

Dire che sono stato risucchiato dal vortice di Tumblr e in pratica passo ogni minuto libero ad aggiornare la dashboard fa brutto, così ho deciso di raccontare alcune delle cose che ho visto, letto o fatto nell’ultimo decennio, fingendo di avere impegnato gli ultimi mesi in qualcosa che se non è produttivo sia almeno socialmente accettabile.

Allora, innanzitutto ho cominciato a pedinare una ragazzina di sedici anni dall’uscita di scuola a casa sua, ma pedinare non è il termine giusto, la tallonavo proprio, le stavo a un metro e le mormoravo parole oscene tipo icsfactor, libridimoccia e rapperitalianotrasgressivodistocazzo, e ogni volta che si voltava a rimproverarmi mi accarezzavo il pacco con lascivia [la-scì-via, se hai letto la-sci-vìa sei una brutta persona]. Poi mi è scaduto l’interinale alle poste e a consegnare la corrispondenza ci hanno messo un altro.

(questa cosa della ragazzina starebbe a sottintendere come la frequentazione di tumblr sia più immorale e deplorevole di un atteggiamento che puzza di pedofilia. Non ha molto senso spiegarlo, mi rendo conto, ma ultimamente su tumblr mi leggono i Bimbiminkia col senso dell’umorismo di un anello di totano, ma manco di quelli fritti, crudo, e allora rischio che la battuta non venga colta. Scusate.)

Pazienza, molto più tempo libero da investire in attività più socialmente accettabili della dashboard di tumblr, (vedi? devo sottolineare come alle elementari) che se non l’avete mai vista lasciate perdere, tutta quella pornografia mescolata a immagini di gattini potrebbe far perdere il senno a chiunque, io stesso oramai mi eccito ogni volta che sento miagolare.

Però non starò qui a raccontarvi delle mie fantasie erotiche, anche perché non tutte vi riguardano, ho scritto questo post per raccontarvi di quello che ho letto e visto, e tanto vi devo.

Quello che ho letto e visto

Comincio dal fondo, da quello che sto ancora leggendo perché è come quando ti invita a cena una che non sa cucinare e ci metti tre ore a finire il secondo perché se lo lasci magari si offende e poi va a finire che ti tocca passare la serata a guardare Men vs Food, che non so cosa sia, ma un amico me l’ha appena citato su facebook, e lui è uno che guarda delle vere porcherie.

Roba che se ad un certo punto compariva Ok Quack il romanzo poteva proseguire a Paperopoli e nessuno ci avrebbe trovato niente di strano.

 Si, ce l’ho con te, Stephen King, che prima mi illudi con tre capitoli piacevoli, poi mi esalti con un quarto che è un capolavoro, e poi mi presenti il conto con un quinto volume, I Lupi Del Calla,  piuttosto calante, un sesto, La Canzone Di Susannah, che bisognerebbe tirartelo dietro, e l’ultimo, La Torre Nera, che se non avevi più voglia di scriverlo bastava dirlo, l’avremmo capito. Guarda, ci parlavo io col tuo editore, una soluzione si trovava, ma metterti a discutere col lettore, diventare tu stesso un personaggio della storia, dai, è veramente la soluzione di chi non ha più niente da dire! Non sei d’accordo con me, lettore di questo blog?

Adesso ho questo romanzo a un quarto scarso, ne leggo due pagine la sera per vedere se migliora, salto le righe, mi dispero perché è di un noioso che non ci si crede, da un momento all’altro potrebbe raccontarmi del benzinaio preferito dai taheen e di quella volta che si è messo a regalare i punti carburante perché aveva avuto una crisi mistica e gli era apparsa Santa Teresa, che però lui non essendo pratico di cristianesimo aveva scambiato per San Pietro (oppure a causa dei baffi, che le Scritture non ne parlano perché non è bello che si sappia, ma Santa Teresa da ragazza la chiamavano Gino Cervi), e gli aveva confidato che il mondo stava per finire e che Marchionne avrebbe trasferito gli stabilimenti in Pakistan, perciò suo nipote avrebbe perso lavoro e sarebbe tornato a drogarsi. Siccome il nipote è quello del benzinaio e non quello di Marchionne capirete anche voi che al nostro amico quel giorno gli giravano le balle, e vi sarete fatti un’idea, cari lettori grandi e piccini, di com’è stato scritto l’ultimo volume di questa saga fantasy postatomica.

Roba che il tuo scrittore preferito dei tuoi anni di ragazzetto protonerd potrebbe perdere anche quel rispetto che gli devi ancora per le forti emozioni che ti ha fatto provare descrivendo un momento di petting fra il protagonista e la sua ragazza cheperòpoimuore ne Le Notti Di Salem, che tu una roba così spinta come lui che “fece scivolare una mano sul suo seno e lei si inarcò per offrirglielo pienamente, soffice e sodo com’era” non l’avevi mai letta e quella sera sei andato a dormire sconvolto.

Sai cosa, amico Stephen King? O mi tiri fuori un altro 22/11/63 o mi leggo tutta la bibliografia di Valerio Massimo Manfredi. NON STO SCHERZANDO!!

Il titolo è fuorviante, in realtà è un libro di ricette per cucinare le melanzane.

Per evitare di morire di noia mi sono procurato una lista di romanzi sui viaggi nel tempo, e poi, grazie al mio amicone Senko che un giorno mi ha detto “ti faccio una cassetta”, che negli anni ’80 indicava una compilation TDK da 90 minuti piena di musichine e adesso invece rappresenta una chiavetta usb da 16 giga piena di qualunque cosa, in questo caso libri, ho spulciato in un archivio grande più o meno come la provincia di Cuneo alla ricerca dei tiroli che mi interessavano.

Al momento sto leggendo Al Di Là Del Tempo di Connie Willis, che non è un romanzo ma un’antologia di racconti, e di viaggi nel tempo ne parla più o meno come ne sto parlando io qui, però finora si lascia leggere, e il primo racconto mi ha preso molto più di quanto mi aspettassi dal genere, che è una roba tipo ricordi di scuola e primi amori, che detta così mi fa un casino casalinga frustrata, ma in realtà è scritto bene davvero. Vedremo gli altri.

Lo so, non sto leggendo molto, direte voi amici colti, che divorate i libri come io divoro i pomodorini dell’orto, a cinque per volta e senza lavarli, che però per i libri è meglio fare così, che sennò poi si sgualciscono le pagine, per non parlare di chi legge col kindle, lascia perdere.

In realtà sto occupando il tempo che voi dedicate ai vostri romanzi preferiti per leggere una quantità disumana di fumetti, tipo tre o quattro, che però escono tutti i mesi!! È come se vi metteste a leggere.. dei fumetti, tipo.. che però escono.. tutti i mesi!! Non so se è chiaro il paragone.

Un momento tipico nella vita di una famiglia, e se a voi non è mai capitato vi compatisco assai.

Una delle serie che ho cominciato dal numero uno e sto portando avanti con soddisfazione è Saga, di Brian K. Vaughan e Fiona Staples, un racconto fantasy (daje) ambientato nello spazio, quindi di fantascienza, si però più fantasy. Adulto nei dialoghi e nelle situazioni (Parlano anche di sesso! Nei fumetti! Tutti i mesi!!), molto ironico, sempre lì che adesso succede qualcosa, ma senza l’ansia di ommioddio un mese senza sapere come va a finireh! L’ha consigliato anche Buoni Presagi, che poi sembra che leggo i fumetti che consiglia lui e non lo cito. In realtà l’avevo già lì da leggere da anni e anni e aspettavo di trovare la voglia, non è che ho cominciato perché me l’ha detto lui, e comunque io ne ho già letto tredici numeri e lui invece è fermo al terzo, gnegnegne.

Allora ci vediamo questa sera? Una serata fra amici, una chitarra e un omicidio.

Garth Ennis lo leggo per principio, mi piace, a volte si ripete un po’, a volte non ne ho voglia e lo pianto lì, a volte vorrei telefonargli a casa e tirarlo giù dal letto e dirgli “Oh Garth! Questa si che è una storia coi coglioni! Ma non i coglioni tipo i protagonisti della Torre Nera!”.
Red Team è appena cominciato, giusto quattro numeri, e sta scorrendo bene, una trama solida, dei protagonisti credibili che non fanno i pazzeschi come Barracuda, che è simpatico, ma tutti così no eh. È la storia di un gruppo di agenti che dopo aver visto com’è andata a finire con Berlusconi, che tre gradi di giudizio ed è ancora lì a rompere i coglioni, decidono di dare una mano alla giustizia e invece di arrestare i criminali li fanno fuori con azioni da commando.
Strega commando colori.
Non c’entra, ma mi faceva ridere.

L’amore. Quello con la a minuscola, ma col tizio che tira le frecce e fa il coglione per Brooklyn.

Mi sono tenuto per ultima la serie che mi ha fatto innamorare, Hawkeye, di Matt Fraction e David Aja, roba che non credevo che una serie regolare Marvel fosse ancora capace di. È il supereroe che abbiamo visto negli Avengers, sai quel film di supereroi fatto bene che ti ha fatto dimenticare le porcherie tirate fuori con Hulk, Spiderman e, lo so che non sarete d’accordo ma mi ha fatto cagare, Iron Man? Quello interpretato da quello che sembra sempre si sia appena svegliato, che ha fatto quel film che ammazzava una bella saga come quella di Bourne.
Insomma, niente a che vedere, queste sono le avventure di Occhio Di Falco (che non è stato tradotto e continua a chiamarsi Hawkeye anche in italiano) quando non indossa il costume pacchianissimo che lo fa somigliare a una versione campy della (orrenda) Catwoman di Halle Berry. Vive in un condominio di Brooklyn, piglia botte da buffi mafiosi russi che vanno in giro con la tuta dell’adidas e dicono Bro, salva un cane, cazzeggia coi condomini e finisce nei casini per delle donne. Adorabile, cialtrone, lontanissimo dallo stereotipo del supereroe, sia dell’antieroe indisciplinato tipo Wolverine che della macchietta fastidiosa che in questo momento non ricordo neanche come si chiama ma avete capito, è tutto rosso, ha due pistole ed è una specie di zombi ninja. Inoltre David Aja ha fatto un lavoro splendido nella costruzione della pagina, e alterna vignette che sembrano scarabocchiate, con pochissimi dettagli, ad altre molto complete. Insomma, si è capito che mi piace, cos’altro devo fare, comprarvelo e portarvelo a casa?

Ci sono altre cose di cui dovrei parlare, alcune bellissime altre meno, prima di affrontare il discorso cinema, ma qui finisce che arriva l’alba e sono ancora alzato, e poi voi non mi leggete perché ho scritto troppo e ormai siete abituati ai microperiodi di facebook, e se uno scrive più di 160 caratteri senza faccine diventa prolisso.

Io poi prolisso lo sono già, ti lascio immaginare che succede. Facciamo che proseguo un’altra volta, eh?

 

Deadpool! Ecco come si chiama! Simpatico cinque minuti, poi torno a leggermi La Torre Nera.

Aggiornamento dell’ultimo minuto:
All’idea di dovermi sorbire altre pagine della Torre Nera sono andato su wikipedia e mi sono letto la trama. Non ve la racconto per evitarvi spoilers, ma sappiate che dopo aver scoperto cosa succede nelle pagine che mi mancano ho cancellato il file dal telefono, poi dal computer, poi ho buttato via la chiavetta usb di Senko, poi ho strappato il cavo del telefono e me lo sono mangiato.

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5 novembre 1997

old bailey

Salve cara signora, bella serata, vero? Mi perdoni l’impertinenza, forse intendeva fare due passi, oppure si stava godendo il panorama. In ogni caso mi sembrava ora che lei e io scambiassimo due parole.

Ah dimenticavo.. non ci siamo presentati. Non ho un nome, può chiamarmi V.

Signora Giustizia.. V.
V.. La Signora Giustizia.
Salve Signora Giustizia.
“Buonasera, V.”

Ecco, ora ci conosciamo. Per la verità l’ho ammirata a lungo. Oh, lo so cosa starà pensando.. “Questo povero ragazzo si è preso una cotta da adolescente per me.” Mi scusi signora, ma le cose stanno diversamente.
Si, l’ho ammirata a lungo, anche se solo da lontano.. Quand’ero bambino la guardavo dalla strada di sotto.
“Chi è quella signora?”, dicevo a mio padre. E lui: “E’ la Signora Giustizia”. E io: “Com’è bella!”

La prego, non creda che sia solo un fatto fisico, lo so che lei non è quel tipo di ragazza. No, l’amavo come persona, come ideale.

Ne è passato di tempo, e purtroppo ora ce n’è un’altra.
“Cosa? Vergogna V, mi hai tradito per una sgualdrinella, una gattina vanitosa con le labbra dipinte e un sorriso sfacciato!”

Io, signora? Mi consenta di contraddirla, è stata la sua infedeltà a gettarmi fra le sue braccia!
Sorpresa, eh? Credeva che non sapessi della sua tresca, vero? E invece lo so, so tutto.
Francamente quando l’ho scoperto non mi ha sorpreso, lei ha sempre avuto un debole per le uniformi.

“Uniformi? Non so di cosa stai parlando! Per me sei sempre stato il solo, V..”

Bugiarda! Puttana! Osi negare di esserti data a lui, coi suoi gagliardetti e i suoi stivali?
Che c’è, non parli? Lo sapevo..

Bene, ora sei finalmente smascherata. Non sei più la mia giustizia, sei la sua giustizia. Hai cambiato amante. Ma sappi che anch’io ho fatto lo stesso.

“Sob! Sniff! Chi.. chi è, V? Come si chiama?”

Si chiama Anarchia, e come amante mi ha insegnato ben più di te! Lei mi ha insegnato che la giustizia non ha senso senza la libertà. Lei è onesta. Non promette e non delude.. A differenza di te, fedifraga! Un tempo mi domandavo perché non mi guardassi mai negli occhi. Adesso lo so.

E dunque addio, cara signora. Ancor oggi il nostro commiato mi peserebbe, se tu fossi ancora la donna che amavo.

farewell


Diario americano – Flatiron district

Qui bisogna che ci diamo una botta se vogliamo vedere tutto quello che ci siamo prefissi, il 2012 è vicino e poi non si può più, che ai maya io non ci credo, ma gli americani sicuramente e ho paura che l’anno prossimo chiudano tutta l’America in un’astronave e abbandonino il pianeta in cerca di fortuna, compresi gli speculatori di Wall Street che li hanno messi in ginocchio, al limite se lo dovessero rifare li sparano nello spazio. È questa la ragione che mi spinge a saltare giù dal letto alle sei e mezza come se dovessi andare a spaccare il mondo, vai, porcodue!

Usciamo comunque alle nove, che siamo due pigri di merda, ma nel frattempo posso sedermi sul divano a guardare l’East River.

Il Flatiron Building, pochi lo sanno, è la sede dei Boys, la più recente creazione di Garth Ennis, un fumetto molto violento e molto ironico che racconta quel che non sappiamo dei supereroi. La New York che fa da sfondo alle storie è molto simile a quella reale, salvo che l’undici settembre ha risparmiato le Torri Gemelle a danno del ponte di Brooklyn, e questo fa si che un lettore possa girare la città in cerca di luoghi descritti, lo stesso tipo di turismo cinematografico su cui ho già impostato la vacanza fin dalla sua preparazione.  Della sensazione che si prova a vedere una vignetta dal vivo ha già parlato Scott Ronson nelle sue ottime cronache americane, quindi vado avanti.

Se scendete dalla metro a Chelsea e vi avvicinate lungo la 23rd potete sbattere nel Chelsea Hotel,residenza storica di celebrità e teatro di un altrettanto celebre delitto: fu proprio qui che Nancy Spungen, fidanzata del bassista dei Sex Pistols Sid Vicious, venne trovata pugnalata il 12 ottobre 1978. Si parlò molto della cosa, se ne fece un film, ma la verità venne fuori solo molti anni dopo, ad uccidere Nancy fu il Professor Plum nella sala da biliardo con la chiave inglese. Quel che se ne fece del cadavere non ci riguarda.

Il Flatiron Building è tanto bello fuori quanto anonimo dentro, perlomeno il lato che ti lasciano visitare. I palazzi americani hanno tutti il portiere, un tizio ben vestito che ti osserva quando entri nella hall e non ti stacca gli occhi di dosso finché non te ne vai. A seconda di quant’è abituato ai turisti ti può lasciar pascolare o chiederti subito cosa vuoi, ma se provi ad avventurarti per le scale immagino che sia lì apposta per abbatterti davanti agli ascensori. Almeno questo è lo scopo dei portieri del palazzo in cui stiamo, e mi è sufficiente per non tentare di salire ai piani in nessun edificio in cui mi intrufolo, Flatiron compreso. Peccato, perché sono sicuro che salendo migliora parecchio.

Il vecchio Ferro da Stiro è in pratica anche l’unica tappa della giornata, visto che ci ronziamo intorno per un’ora, ma è un vecchio signore elegante, difficile tirarsene via prima che ti abbia raccontato di quand’era giovane e le macchine avevano le ruote di legno e tutto intorno erano casette basse e nei locali si suonava il charleston e la vuoi una mela cotta e ti ho già raccontato di quand’ero giovane e le macchine avevano le ruote di legno?

Una volta venuti via di lì ci facciamo un goodburger, che sarebbe l’hamburger che ti danno in una delle tante catene, molto buono davvero. Di fronte al ristorante i dipendenti Verisign, una specie di telecom locale, sono in sciopero contro i tagli aziendali, ed espongono cartelli che invitano gli automobilisti a suonare il clacson per manifestare la loro solidarietà. Questo rende il nostro pranzo un po’ rumoroso.

A Union Square, poco lontano da lì, delle anziane signore invitano i passanti a votare per una migliore ripartizione del denaro pubblico secondo un sistema intelligente: in pratica ti danno una bustina con delle monete e ti chiedono di infilarle in contenitori cilindrici su cui sono applicate etichette che dicono “spese militari”, “istruzione”, “cultura” e via dicendo. Una di loro si incarica di registrare le percentuali di voto su un quaderno che poi immagino spediranno a chi di dovere, o conserveranno da sfogliare nelle fredde serate invernali insieme ai nipotini.
Quando scoprono che siamo italiani indovinate di chi ci parlano, scuotendo la testa? Vi aiuto, non è l’ultimo fidanzato della Pellegrini.

Finiamo la giornata in un grande magazzino di Union Square a fare qualche foto dalla vetrata al quarto piano. Come ci sia voluto tutto il giorno è un mistero che non so spiegare, ma la sera c’è da andare a teatro!

Appuntamento a Chelsea, al McKittrick Hotel, un edificio trasformato fino a ottobre in un set dove si tessono le cupe trame di Sleep No More, decisamente lo spettacolo più accattivante cui abbia mai partecipato: arrivi e ti mettono una maschera bianca col becco, da signore veneziano, ti dicono di non parlare con nessuno e ti infilano in un ascensore dopo averti separato dagli amici; quando si aprono le porte non c’è l’orgia di Eyes Wide Shut, ma un edificio su quattro piani in cui sono stati ricavati giardini, stanze, uffici, un manicomio, un salone da ballo e un mucchio di altri ambienti tetri in cui sei libero di girare e mettere le mani. Letteralmente. Puoi aprire cassetti, armadi (in uno c’è anche un passaggio segreto), leggere le lettere e raccogliere indizi per legare insieme le scene cui assisti in giro per l’edificio. Devo dire che, per mio limite, le scene fra attori sono state l’aspetto negativo di tutto lo spettacolo: lentissime, prive di dialogo e quasi sempre risolte in una specie di balletto con i protagonisti che saltano sui mobili; inoltre la libertà di muoversi all’interno della scena diventa un ostacolo per gli altri spettatori, che spesso si trovano a dover sgomitare per capire cosa stia succedendo. Dovessi rivederlo, e lo rivedrei volentieri, eviterei di ciondolare per il palazzo finendo per caso in qualche situazione, ma seguirei un personaggio dall’inizio e guarderei la storia attraverso i suoi occhi. Magari la fattucchiera, che mi ha già baciato una volta, metti che ci esca qualcosa di interessante.

La notte sogno omicidi al rallentatore, ma perlomeno Godzilla non c’è.


Diario americano – o famo strano

La High Line è un giardino incolto a sei metri da terra, un biscione che si snoda fra i palazzi da Chelsea fino al Meatpacking District, e dato che prima ci passava il treno era tutto un abbandonare gli edifici in cerca di posti migliori, mentre adesso che è un parco che attira gente in quantità c’è la corsa opposta a recuperare i palazzi adiacenti, ed è tutto un cantiere, ma con questo non voglio mica dire che sia brutto, eh? Che camminare sospeso sopra il traffico e vedere l’Hudson da una parte e i grattacieli dall’altra e i tetti delle case sotto e la città che si muove tutto intorno ti dà la sensazione di stare in un acquario.

Il Meatpacking District è carino, edifici bassi, strade acciottolate, diversi ristoranti italiani, fra cui uno che si chiama Macelleria, dove però non siamo entrati, che mangiare italiano all’estero è una di quelle esperienze che sta nella mia classifica delle cose da provare almeno una volta nella vita subito dopo l’assumere eroina e il sesso anale.

A proseguire per quella strada che mi pare si chiami Washington qualcosa, ma non ho voglia di verificare anche se ho google maps aperto, pensa la pigrizia, ma checcazzovuoi sono in vacanza, si arriva in una zona del Greenwich Village abitata dalle celebrità come Sarah Jessica Parker e Sbirulino, ma a noi non interessano né i clown né i cavalli, quindi ci dirigiamo verso Washington Square, dove abbiamo appuntamento con la cognateria.

C’è l’arco di trionfo de noatri sotto il quale Harry viene scaricato da Sally, è più piccolo di quel che credevo, ma sarà che sono abituato agli standard europei, e tutto intorno c’è un uso degli spazi pubblici cui non sono abituato. Insomma, da noi se vedi delle persone coi piedi a bagno nella fontana pensi subito che il Genoa è tornato in serie A, oppure ti chiederanno degli spicci.

Appena dall’altra parte della strada ci abita Martin Mystère, che a quanto pare ha tolto l’edera dalla facciata, e ancora più in là si estende l’East Village, che trasuda musica da ogni angolo.

 

 

C’è il negozio punk, dove l’unico punk è il proprietario, che gli altri non ce li spendono tutti quei soldi per dei vestiti strappati. Io però gli anfibi al mio nipotino li avrei presi, che per esclamare dei “rocchenroll!” credibili è bene indossare abiti adeguati.

 

 

C’è il palazzo che compare sulla copertina di Physical Graffiti dei Led Zeppelin e c’è la via dove Bob Dylan si è fatto fotografare abbracciato alla fidanzata su quella di The Freewheelin’, e scusate se poi alla fine la foto non l’ho fatta, che non rendeva l’idea e poi a me Dylan neanche piace così tanto.

C’è il negozio di dischi dove ti accoglie una signora sui sessanta in costume da bagno e per sbirciare l’enorme quantità di dischi negli scaffali devi spostare i vestiti appesi in giro e c’è il negozio dove neanche riesci ad entrare da quanta roba è ammucchiata alla porta, e il padrone è anziano e disperato perché sono trent’anni che non riesce più a trovare l’uscita e ti guarda da dietro una pila di cidi e dimmi un po’ se quelle non sono audiocassette, ma cosa se ne farà.

 

C’è una banca anonima dalla facciata bianca che di fronte ha dei pali ricoperti di mosaici a ricordare ai posteri che quello una volta era il Fillmore East e ci hanno suonato anche i Pink Floyd, e fuori c’è un signore che mostra a dei ragazzini le foto di com’era quando il mondo andava avanti col rocchenroll invece che con le speculazioni finanziarie.

 

C’è l’ex Palladium, dove si esibivano i gruppi e il bassista dei Clash ha sfondato il suo strumento sul palco ed è finito sulla copertina di London Calling, e adesso ci dormono gli studenti, spero che ogni tanto qualcuno si faccia prendere dalla nostalgia e fracassi la chitarra del compagno di stanza, giusto per celebrare, dai, cosa t’incazzi, domani te la ricompro.

 

C’è Tompkins Square Park dove una compagnia di ragazzi sta mettendo in scena Shakespeare con un baule di vestiti usati e due barbe finte, e c’è un omone con tutta la testa tatuata come i maori, e la musica trasuda appena fuori, sul murale dedicato a Joe Strummer, che non sono neanche stato l’unico ad andare lì e abbracciarmelo.

 
Salutiamo la cognateria non lontano dal bar dove Sally simula l’orgasmo davanti a Harry, un bel modo di chiudere la parentesi anche se in mezzo ci siamo occupati di tutt’altro che di commedie romantiche, e andiamo a vedere il graffito del topolino con la scopa sulla base di cemento di un lampione, che uno non capirebbe l’emozione di trovarsi di fronte quello scarabocchio se non sapesse che il primo Banksy è come il primo bacio e non si scorda mai.

Per essere il primo giorno abbiamo girato tutto il Village di qua e di là, Chelsea e Meatpacking District. E neanche un negozio di fumetti!

Punto diretto su Forbidden Planet per una versione inglese di V For Vendetta. Sulla strada visitiamo Toy Tokyo, che è pieno di cazzate che uno non ci crede, e facciamo conoscenza con l’autista di Tom Cruise che non ci introduce al magico mondo della celluloide, ma va detto che neanche prova ad affiliarci a scientology. Se ne sta lì in doppia fila ad aspettare che qualcuno della famiglia esca dal portone del palazzo che si chiama Genesis ed è proprio dopo l’ex Palladium, non puoi sbagliare, ci sono anche i paparazzi sotto che fanno i misteriosi. Noi però preferiamo i fumetti.

Per cena il nostro facoltoso ospite ci porta nel miglior ristorante di sushi della città, Sasabune. È talmente sofisticato che se non segui le indicazioni del cameriere e metti la soia dove non ci va il cuoco fa seppuku sul marciapiede.

La notte sogno di trovarmi in fondo alla Quinta Avenue e di dover arrivare in cima e sono scalzo e la metro non funziona e piove e tutti i taxi sono pieni tranne uno che però lo guida Godzilla. Forse ho mangiato troppa salsa wasabi.


L’ESTA ti tenta tre volte tanto

Ochei, ho pagato l’Esta, che sarebbe quella tassa che devi pagare se vuoi andare negli Stati Uniti per turismo, e insieme ho compilato il breve questionario che serve ai funzionari della dogana per inquadrarti meglio: “Vuoi venire negli Stati Uniti per commettere genocidi?”, “Sei appestato?”, “Hai intenzione di restare qui a fare un cazzo a spese dello stato?”, se rispondi no a tutte le domande puoi pagare quattordici dollari, ma ti avvisano che una volta arrivato là potranno decidere comunque di rispedirti a casa tua, metti che ti presenti alla dogana dell’aeroporto con una maglietta raffigurante la mamma del doganiere con un grosso vibratore fucsia infilato in gola. Non lo so dove l’hai comprata, ma hai l’aspetto di uno che potrebbe avercela una maglietta così, e metti che la stai indossando proprio il giorno del tuo arrivo al JFK. Potresti incorrere in fastidiosi grattacapi.

Io una maglietta così non ce l’ho, credo che ti lascerò sbrigare tutte quelle noiose formalità che richiedono le braghe calate e un guanto in lattice, e mi fionderò nella caotica vita della metropoli.

A New York voglio vedere:
* Il Flatiron Building * La casa di Martin Mystère * Il Palazzo della Marvel * Quello della DC * La panchina di Manhattan * Il ristorante dove pranza sempre Kingpin * La caserma dei vigili del fuoco di Ghostbusters * Il MOMA * La Statua Della Libertà * Il museo di Ellis Island * Il luna park fantasma di Coney Island * La portaerei, che va bene contro la guerra, ma un bestione così chi l’ha mai visto * Il graffito di Joe Strummer * La sede di Tumblr * Il Palazzo Di Vetro * Il Metropolitan Museum * Il più grande negozio di fumetti della città..

Insomma, per me New York è prima di tutto cinema, fumetti e cazzate, perciò voglio dedicare la mia visita a queste tre cose prima di tutto il resto. Poi certo, i musei, Les Demoiselles d’Avignon, dev’esserci anche un grosso Renoir in giro per la città, se non ricordo male. E a dirla tutta una sera suona pure B.B. King, e vuoi saltarti il re del blues? Però voglio fare il turista nerd nella città più nerd che conosco.
Accetto anche suggerimenti.


il Fantastico Quattro

21/03/2011, a dirla tutta un lunedì mattina, quindi un post breve, che il lunedì mattina si va a lavorare incarogniti, e forse è questa la ragione per cui mi sento come un appartamento vuoto, col cartello affittasi appeso alla fronte e tutte le persiane chiuse a rimbombare il silenzio. Si, probabilmente è quello, e non l’effetto della prolungata esposizione a me stesso senza gli scudi termici e i deflettori da astrocaccia che la presenza di Marzia mi garantisce. Perché quando sono da solo mi trasformo in una specie di riassunto dei Fantastici Quattro, divento invisibile anche ai vicini, mi allungo a prendere la parte di casa che ho a portata di braccio senza alzarmi dalla sedia, mi si infiammano gli occhi per le eterne sessioni di videogiochi e a non lavarmi la pelle si ricopre di un roccioso strato di sporcizia.

Al di là delle considerazioni fumettistiche, oggi dovrebbe essere una bella giornata, che quando tornerò a casa la troverò abitata da creature con cui posso parlare. No, meglio, da cui posso aspettarmi una risposta. E pazienza se mi aspetterà una scudisciata per aver lasciato la casa in condizioni tali da far ribrezzo a un libico di ritorno dal Giappone, sarà bello riaverla in giro a lamentarsi. Un po’ meno sarà dover preparare cene socialmente accettabili a orari prestabiliti, che l’unico vantaggio del vivere soli è il panino improponibile delle cinquemmezza, che ti fa un po’ da pranzo e un po’ da cena.


colpo di stato

“Sono tornata!”, ha detto il Subcomandante Marzia appena varcata la soglia dell’ECLN.
“Cos’è sto casino??”, ha aggiunto immediatamente dopo.
“Possibile che non vi si possa lasciare una settimana da soli senza che riduciate l’accampamento in un.. la casa in un accampamento? Questo non è al suo posto! Questo è sul divano da quando sono partita! Non hai fatto la lavatrice! Non hai pulito i pavimenti!”

Era partita una settimana prima per andare a insegnare la revoluciòn ai popoli oppressi del Porto Antico, lasciando ai suoi fidati luogotenenti il comando dell’Ejercito Cadigattista, ma al suo ritorno le cose non sembravano soddisfarla.

“E non mi soddisfano no! Questa caffettiera è sporca del caffè che ho preparato io dieci giorni fa! E questi calzini sono buttati lì da almeno otto! E questi pezzi di cylone cosa ci fanno sul mio tappeto? Ti avevo detto di assemblarlo e rispedirlo nello spazio!”

Io non sapevo cosa dire, ho guardato El Bastardo cercando di fargli ricadere la colpa addosso, ma lui ha prontamente indicato One Eyed Jack, che si è voltato a cercare Morelia Toñita De La Selva De Lacandona, che però era in giardino a prendere il sole. È stato inutile, il Subcomandante era infuriato e non sarebbe certo stato con lo scaricabarile che avremmo evitato la condanna.

“Siete tutti sottoposti a embrago, così imparate!”

Embargo? Ci siamo guardati tutti perplessi, l’ECLN non è una nazione dipendente dalle risorse estere, cosa ci avrebbe impedito di portare in casa il nostro jefe?

“El Bastardo e Morelia si vedranno bloccare i croccantini! One Eyed Jack le scatolette al manzo!”
“Quelle al manzo?”, ha protestato il gringo, “Non si potrebbero embargare quelle con la trippa, che mi fanno cagare?”. Anche i due baffudos hanno cercato di convincere il loro Subcomandante che non poteva togliere loro il pasto, e di cosa avrebbero campato? Ma Marzia era inflessibile. “Mangerete quello che saprete procurarvi!”

Ho dedicato ai poveri compañeros un’alzata di spalle, ma la revoluciòn richiede sacrifici. Me ne stavo andando di là a giocare con la pleistescio, quando il tiranno con cui divido la branda mi ha bloccato.

“Tu rinuncerai ai fumetti di Ratman!”
“Coosaa? Masseifuoorii??”
“Niente proteste, ho deciso così e così dev’essere!”
“Ma non posso rinunciare ai fumetti di Ratman! Cosa leggerò?”
“Non mi frega. Arrangiati.”

Ho tentato una mossa di sottile astuzia, chiedendo se potevo almeno continuare a comprare la copia del Ratto per un mio amico che vive all’estero, ma evidentemente il Subcomandante è più astuto di me, perché ha risposto che l’avrebbe presa lei, e se la sarebbe tenuta giù in negozio.

Era una tragedia, già mi vedevo a disegnarmi da solo le tavole di Ratman e poi rileggerle, e scoprire che non mi facevano ridere perché conoscevo già le battute, ma poi che storie avrei saputo inventare? L’unica che mi veniva in mente era quella di Kingpin che scopre l’identità segreta del Ratto e gli fa revocare la licenza di avvocato, ma avevo il sospetto che fosse già stata usata.

“Ti rendi conto che non sopravviveremo, vero?”
“Palle! I cubani ci riescono benissimo da decenni!”
“Ma i cubani stanno a Cuba! Mi ci vedi a suonare i timbales e cantare la bayamesa?”
“I timbales voglio suonarli io!”, ha detto El Bastardo.
“Io la chitarra! Io la chitarra!”, è saltato su One Eyed Jack.

A rimettere le cose a posto è stata, inaspettatamente, Morelia Toñita, rientrata dal giardino, che all’idea di dover cacciare lucertole per pranzo ha acceso la miccia della rivolta.

“Noi non accettiamo gli ordini di un tiranno senza cuore!”
“Io non sono un tiranno! Sono il capo della revoluciòn!”
“E allora viva la revoluciòn della revoluciòn! Libertà! Libertà!”
“Libertà!”, ha gridato subito El Bastardo.
“Libertà!”, mi sono aggiunto io.
“La chitarra!”, ha gridato One Eyed Jack, che come al solito era rimasto indietro.

In men che non si dica abbiamo catturato il Subcomandante e l’abbiamo legato alla sedia, poi Morelia è andata in giardino ad ammainare la bandiera dell’ECLN. Al suo posto avremmo voluto issarne una nuova, che ci rappresentasse, ma nella fretta di sovvertire l’ordine costituito non abbiamo pensato a niente. El Bastardo ha suggerito di disegnare una torre, che desse l’idea del fortino in cui ci siamo arroccati, “La Torre della Giustizia!”, ha esclamato. “La Torre della Libertà!”, ho aggiunto io. “Se non posso suonare la chitarra mi va bene anche il basso!”, ha detto il Guercio.
Sotto il simbolo abbiamo scritto anche un motto, ma non in latino, che poi la gente non lo capisce; abbiamo scelto un grido di battaglia che induca chi lo legge a prendere coscienza della realtà che lo circonda: “Svegliatevi!”

All’ombra della nuova insegna abbiamo letto alla nostra prigioniera una carta dei diritti in dodici articoli:

  1. I membri del rifondato ECLN dichiarano di essere liberi da ogni tipo di schiavitù, gerarchia, potere esterno che non sia la legge di gravità e le fluttuazioni del mercato dei croccantini;

  2. I membri del rifondato ECLN sono liberi di mangiare, bere, dormire sulla roba stirata, puzzare, perdere pelo, giocare ai videogiochi e leggere quanti fumetti vogliono;

  3. E di suonare la chitarra, o al limite il basso;

  4. Chiunque minacci la libertà del nuovo ECLN dovrà dormire sul divano, o non dormirci più, nel caso fosse One Eyed Jack;

  5. I prigionieri politici sono obbligati a lavare i piatti e preparare la cena per tutto l’organico dell’ECLN;

  6. Le scatolette di trippa fanno cagare;

  7. ..

“Oh il sette cosa ci mettiamo?”
“Che vogliamo la stufa accesa anche d’estate!”
“Ho detto di no! D’estate fa caldo!”
“Ma non è vero!”
“Vabbè, di solito fa caldo, e comunque siamo senza legna”
“Mettici che possiamo farci le unghie sulla sponda del divano!”
“Io non me le faccio le unghie!”
“E allora? Io non mangio la trippa, però ce l’abbiamo messo! Metti le unghie sul divano!”

  1. I membri dell’ECLN sono liberi di farsi le unghie sul divano tutte le volte che gli pare.

  2. ..

“Le unghie sul divano!”
“Ce l’ho messe! Guarda! Sono lì!”
“E sulle tende!”
“Cosa?”
“Le unghie! Voglio essere libera di farmi le unghie anche sulle tende!”
“Ma non ti basta il divano?”
“Eeh, ma le tende sono le tende.. Si muovono!”

Prima di arrivare a uno scisma abbiamo sospeso la redazione della carta dei diritti, ma contiamo di profilo feisbucctornarci quanto prima. Nel frattempo abbiamo modificato il profilo di facebook del Subcomandante, per far sapere a tutti che è nostro prigioniero, e poi siamo andati ad aprire la porta, che avevano suonato.

Erano due tizie con un giornale in mano che volevano parlarci della salvezza dello spirito.
Le abbiamo cacciate in malo modo, ma dopo dieci minuti abbiamo sentito suonare un’altra volta.
Erano altre due tizie che ci volevano spiegare come piacere a Dio.
Dopo di loro altri due personaggi ci hanno chiesto se sapevamo come avere una famiglia felice, e dietro si stava già formando una coda che arrivava in strada.
Il giardino si è riempito in un momento di tizi col borsello e un giornale in mano, che hanno preso a battere contro le finestre, a spingere per entrare.

“Macheccaz..”, ha borbottato El Bastardo, poi insieme abbiamo spinto il tavolo contro la porta.
“Devono essere invasori mercenari controrivoluzionari!”
“Neanche il tempo di cominciare che subito arrivano i norteamericanos!”
“Venderemo cara la pelle!”

Mentre scrivo queste note la battaglia infuria fuori dalla finestra. Il nemico è sempre più numeroso, ma lo sparuto manipolo di guerriglieri arroccato nel fortino della libertà non si arrende. Sappiamo che la notte lascerà il posto all’alba, e che col sole ritroveremo anche il coraggio per una sortita.

One Eyed Jack è convinto che domattina troveremo ad aiutarci la Foresta Incantata di Fangorn, ma secondo me ha visto troppa televisione.