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le catene di merda

La faccio breve, c’è in giro l’ennesima catena, e siccome alcuni dei miei amici sono dei sadici bastardi, sono stato tirato dentro.

Il regolamento prevede che riveli 7 segreti del mio passato, cose che non ho mai raccontato neanche a mia mamma, informazioni per cui i servizi segreti israeliani ucciderebbero, e le riveli qui, come se parlassi della ricetta migliore per fare un dolce al cioccolato.

Vado, ma ve ne pentirete.

  1. Sono stato un transessuale brasiliano. Mi chiamavo Candy Candy, per gli amici Candy, abitavo nei sobborghi di Pinerolo, e mi guadagnavo da vivere facendo il prostituto di alto bordo. Un giorno conobbi il Presidente Del Consiglio Di Amministrazione della Pozziginori, che si faceva un giro fra i travoni in cerca dell’ispirazione per i nuovi modelli di cessi, e appena mi trovai la bocca libera gli lasciai il mio curriculum. Mi assunse come modello per il gabinetto modello 500, e in poco tempo, grazie alle mie capacità, feci carriera e cominciai a guadagnare un bel gruzzolo. Spesi il primo mucchio di soldi per farmi operare e cambiai sesso, credendo che quella doveva essere la mia naturale crescita, ma mi accorsi presto che mi sbagliavo, la vita da donna non faceva per me: cominciai a provare un piacere assurdo a leggere rubriche cretine sulle riviste patinate, a guardare vetrine di scarpe, a criticare le acconciature delle mie amiche, e in poco tempo mi trovai a chiedermi se per caso non avevo commesso un terribile errore. Mi licenziai, e col denaro della liquidazione tornai a operarmi, diventando un metalmeccanico siciliano coi baffoni.
  • Ho sventato un golpe in Nicaragua. Ero in spiaggia a Managua, che pucciavo i piedi nel lago omonimo, quando mi si avvicina un generale dell’esercito e mi chiede se ho da accendere il suo sigaro. Capisco subito quali sono le sue intenzioni, da che mondo è mondo un generale col sigaro in bocca ha intenzioni bellicose, e telefono alla redazione del quotidiano locale denunciando l’accadente. Subito una troupe televisiva si mette sulle sue tracce, e appena lo trova lo infila nella casa del grandefratello come superpartecipante. Dopo un paio d’ore si è già scordato del golpe e si sta tacchinando una studentessa di architettura, che come recita il luogo comune, sono tutte fighe.
  • Ho vinto il Gran Premio di Montecarlo. Una volta stavo uscendo dal baretto di fronte al palco della premiazione e incrociai Ayrton Senna che correva in bagno, perché le vibrazioni del sedile gli avevano irritato la vescica. Ne approfittai biecamente prendendo il suo posto sul gradino più alto del palco. Lui se ne accorse appena tornò, ma a quel punto avevo già fra le mani il bottiglione di champagne e gli sparai il tappo nei denti, tramortendolo. Quella notte festeggiai con una studentessa di architettura locale.
  • Conosco la ricetta migliore per fare un dolce al cioccolato. Metti il cacao in un pentolino e lo fai sciogliere con un goccio d’acqua a fuoco moderato. Ripeti la stessa operazione in un altro pentolino con lo zucchero fino ad ottenere uno sciroppo (a fiamma bassa). Mescoli il cacao allo sciroppo e fai raffreddare prima di unire delicatamente la panna montata e la vanillina. Versa in una coppa di vetro e guarnisci con frutta candita o scaglie di cioccolato. Conserva in frigo.
  • Ho il numero di cellulare di Uma Thurman. Solo che è sbagliato.
  • Ho fatto quindici al totocalcio. E quando sono andato a ritirare la vincita dal tabacchino quel fesso ha chiamato i carabinieri! Roba da pazzi! Per fortuna che mi trovavo in una città dove non mi conosceva nessuno e sono riuscito a defilarmi, sennò chissà cosa sarebbe successo! Per un pezzo mi è anche corso dietro gridando mascalzone, poi è sbucata una macchina da una via laterale e lo ha travolto. Subito volevo tornare indietro e dirgli prova a ripeterlo adesso, ma mi fa senso la vista del sangue, e lì ce n’era davvero un casino.
  • Sono solito interrompere le catene di merda. E’ più forte di me, quando ricevo una catena di qualsiasi genere, magari ci partecipo per passarmi dieci minuti, ma poi la interrompo sempre. Non so perché, forse perché la considero una stronzata e non mi va di scassare le balle ad altri, chissà.

A parte questo ringrazio sentitamente Paoletta per avere pensato a me, anche se detesto le catene mi ha fatto piacere che mi abbia scelto, e mi sono anche divertito.

Ma la prossima volta le spezzo l’altra gamba.


il giorno in cui Spassky si mangiò una merda

Quei maledetti dei miei amici, uno non è padrone di dire una cosa, così, tanto per fare il pazzesco, che loro subito a segnarselo, e a sbattertelo in faccia alla prima occasione.
In quella particolare situazione mi ci ero infilato per la ragione più stupida, il solito sovraccarico ormonale che a noi uomini fa dire cose stupide, convinti di apparire fichi. Una donna non lo farebbe mai, risponderebbe in modo garbato e poi sfogherebbe le proprie frustrazioni andando a comprare delle scarpe.
Era stata una di loro la causa di tutto, una donna. Mi aveva lasciato un commento sul blog chiedendomi di andare a votare un gioco demente su un sito altrettanto ignorante, una specie di Grande Fratello della rete. Questo mi aveva toccato ancor più nel profondo, il Grande Fratello stava al mio elevato intelletto come gli aforismi dei cioccolatini stavano al Dolce Stil Novo. La prosopopea era solo uno dei miei difetti, e neanche il più evidente, ma da quando avevo rinunciato ad avere rapporti nessuno faceva caso alle modeste dimensioni del mio pisello, così la fama che mi accompagnava era solo quella di un gran presuntuoso.
Fu così che non potei proprio ignorare un messaggio del genere, una donna sconosciuta veniva sul mio blog a chiedermi di partecipare a un gioco ignobile e degradante, non seppi trattenermi e le risposi come ho già accennato, con una stupidaggine esagerata e volutamente volgare, da “vero uomo”.
Naturalmente la donna in questione non lo lesse mai, era capitata sul mio blog per puro caso, spargendo qua e là i suoi inviti, goffa ed erratica come un folgoratore, mai più vi sarebbe tornata.
Ma tornarono i miei amici, anzi, quei bastardi dei miei amici, che lessero il mio commento, e subito attaccarono la solfa: “scommetto che non ce l’hai il coraggio”, “sei un quaquaraquà”, “ormai l’hai detto e devi farlo”, e via di seguito.
Non so se l’ho detto, ma nella lista dei miei difetti, oltre alla supponenza e al pisello piccolo, occupa un posto d’onore anche la permalosità. Esiste la parola permalosità? Non credo, ma sono certo che chiarisca bene il concetto, sono permaloso come una scimmia con la cravatta, mi offendo per un nonnulla. E comunque me ne frega un cazzo se non esiste, va bene?
Si, sono permaloso, ne hanno fatto le spese in tanti, persone che hanno commesso il solo errore di parlare senza riflettere, gli amici investiti da una grandinata di brutte parole (permaloso, supponente, microdotato e tendente al turpiloquio), ex fidanzate e fidanzate in corso, per questo immediatamente trasformatesi in ex.
E ti pare che gli amici si lasciano sfuggire un’occasione simile per farmela pagare con gli interessi? Eccoli là, a provocarmi nell’unico modo capace di funzionare, provocandomi.
Me lo sono ripetuto centinaia di volte, sono un cretino, sono un cretino, sono un cretino, e quando mi hanno fatto sedere di fronte a quel piatto me lo sono ripetuto ad alta voce, SONO UN CRETINO, SONO UN CRETINO, SONO UN CRETINO!
Nel piatto c’era una grossa merda arrotolata, come quelle dei cartoni animati di Arale, solo che questa non sorrideva. Non so se fosse di cane, temevo di scoprire che l’aveva appena scodellata Alberto. Lui sarebbe capacissimo di farlo, me lo immaginavo in bagno, a raccogliere il suo prodotto in un sacchetto di plastica, e ridere come un bimbo. Cercai di pensare ad altro, l’idea di mangiare una parte di Alberto mi faceva ancora più schifo che pensare che quella parte gli era uscita dal culo. Mi concentrai sulla merda di cane, pensai al cibo per cani, all’osso per cani, ai biscottini Ciappi. Ecco, i biscottini Ciappi, nel loro sacchetto giallo e rosso, quelli non mi disgustavano troppo. Pensai che forse mangiare qualcosa derivato dai biscottini Ciappi sarebbe stato più semplice.
Gli amici erano tutti intorno a me, ridevano come dei pazzi. Andrea mi porse forchetta e coltello, Alberto il tovagliolo. E una mentina. “Per dopo”, aggiunse.
Biscottiniciappibiscottiniciappibiscottiniciappi, avevo gli occhi serrati, con una mano mi tappavo il naso, con l’altra affondavo la forchetta in quella sostanza maleodorante. Biscottiniciappibiscottiniciappibiscottiniciappi, la forchetta trovò una leggera resistenza sull’esterno, quindi scivolò fino in fondo. Anche a occhi chiusi potevo immaginare la merda dividersi senza sbriciolare, sprigionare quel caratteristico odore di.. beh, di merda.
Biscottiniciappibiscottiniciappibiscottiniciappibiscottiniciappibiscottiniciappibiscottiniciappi!
Una lacrima mi scivolò lungo la guancia, soffocai un gemito, non volevo dare soddisfazione ai miei spettatori. Aprii la bocca e mangiai.
Non mi permisi di sentire alcun sapore, buttai giù il boccone intero, tanto non era da masticare. Deglutii tre quattro volte per togliermi ogni residuo dalla bocca, sperai di non sentire alcun sapore.
Se qualcuno volesse chiedermi di cosa sa la merda, ecco, non me lo chieda. Perché quel giorno tutte le mie speranze di cavarmela a buon mercato furono travolte dal sapore peggiore che abbia mai sentito in tutta la vita. Non è come sentire l’odore di merda, no, niente affatto! E’ cento, mille volte peggio, è la cosa più disgustosa che si possa immaginare, roba che a confronto il caffè autoscaldante è una delizia per gourmet.
Naturalmente vomitai, e continuai a vomitare per tutto il giorno e la sera. E nei giorni seguenti, ogni volta che ripensavo a quel che avevo fatto, per settimane.
L’unica soddisfazione me la diedero gli amici. Fino all’ultimo non avevano creduto che l’avrei fatto, quando misi la forchetta in bocca restarono talmente scioccati che ancora oggi, mi dicono, si svegliano in piena notte madidi di sudore, urlando. Andrea non ha più una vita sociale, per dormire deve ubriacarsi fino a svenire. Alberto una vita sociale non ce l’aveva neanche prima, ma ora è stato abbandonato dalla fidanzata, e anche i genitori hanno perso fiducia in lui.
Ci godo, così imparano, e se sperano che li perdoni si sbagliano, me l’hanno fatta troppo grossa. Piuttosto mi mangio una merda.