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e da noi la ricerca scientifica non viene neanche sostenuta..

C’è fermento nell’ambiente scientifico. Un’équipe internazionale capitanata dal professor Hans Delbruck pare avere finalmente risposto alla domanda che da molti anni anima i salotti accademici: quant’è bello lu primm’ammore?

La rivista scientifica Coliform Bacterium pubblica questo mese un’intervista all’eminente scienziato, già candidato al premio nobel nel 1989 grazie a uno studio sull’uso del congiuntivo.

Professor Delbruck, è vero quel che si dice, che avete scoperto quant’è bello lu primm’ammore?
Si, e il merito è tutto del gruppo che mi ha aiutato, lavorando giorno e notte, anche durante le feste di natale.

E ci dica, è possibile spiegare ai nostri lettori quant’è bello questo primm’ammore? Magari semplificando un po’, affinché sia comprensibile a tutti.
Beh, lei capisce che è difficile ridurre un concetto così ampio a una mera formula, ma se dovessi fare un discorso il più semplice possibile.. azzarderei trentasette.

Straordinario!
E tenga presente che ho arrotondato per difetto.

Quale saranno i possibili sviluppi della vostra scoperta?
La vita dello scienziato è sempre una gara a superarsi, raggiunto un traguardo se ne intravede un altro, e non ci si arresta mai. In questo caso sapere quant’è bello lu primm’ammore ci permetterà di rispondere a un’altra domanda di uguale importanza: lu secondo è chhiu bello ancor?

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Le Pablog au cinéma

pablog au cinema dettaglioKing Kong.

 

Un po’ di tempo fa Nancy era senza compagnia..
No, questa è un’altra storia.
Un altro po’ di tempo fa sono stato solo a casa.
La mia fidanzata era uscita un attimo a comprare i datteri, ma essendo il fruttivendolo locale sprovvisto aveva pensato di cercarli dove era sicura di trovarne, in Nordafrica.
Ne approfittai per finire di vedere un film che avevamo cominciato insieme, King Kong di Peter Jackson. Quella sera là dovevo essere stanco, ero crollato sul divano dopo venti minuti.
Ero certo però che il film meritasse una seconda possibilità, e mi ci dedicai un’altra sera, da solo.
Mezz’ora, e crollai di nuovo. Ma ero certo che il film meritasse una terza possibilità, e la sera successiva lo guardai finire.

La sera stessa mi misi a scrivere una recensione, ma crollai sulla tastiera dopo un quarto d’ora.
Riprovai qualche giorno dopo, ma resistetti un’altra mezz’ora, e oggi, finalmente, ci riprovo e la concludo.

 

Ora posso dire cosa ne penso con cognizione di causa.
E’ una vaccata.
King Kong
Ma cosa è successo a Peter Jackson? Il Signore Di Mordor gli ha prosciugato l’estro? Va bene, su un remake non puoi spaziare più di tanto, devi attenerti alla storia, ma in questo caso non è stata la storia a rompermi le balle, sono stati gli straordinari effetti speciali. Gli attori che dovrebbero interagire con le creature in computer grafica si limitano a sovrapporvisi e fingere di guardarle, col risultato di creare uno scollamento di immagine molto somigliante a quelli della pellicola originale. Allora la ragazza stava seduta su un tronco e osservava la lotta fra il gorilla e un dinosauro proiettata su uno schermo alle sue spalle, ma era il 1933, oggi mi aspetterei qualcosa di più.

Comunque, affinché la mia recensione fosse sufficientemente approfondita, ho chiesto un parere a un esperto di animali feroci, il professor Hans Delbruck, di professione domatore. Trovarlo è stato facile, abita dietro casa mia.

 
Nel frattempo la mia fidanzata è tornata dal Nordafrica, ma i datteri non li ha presi, perché li produceva la Nestlè.

brain
Buonasera professor Hans Delbruck. Vorei chiederle un’opinione riguardo King Kong.
E’ grosso, peloso e incazzato. Se lo incroci è meglio che cambi marciapiede. Non che serva a molto attraversare la strada con un bestione alto più di un palazzo..
Si, ma io volevo sapere qualcosa sul film di Peter Jackson, l’ha visto?
Col lavoro che faccio è obbligatorio tenermi informato su tutto quello che accade nel mondo delle belve feroci. Guardare film sul tema ne è compreso, perciò me li sciroppo tutti, da Tarzan a Quattro Cuccioli Da Salvare.
Accidenti, quello si che è feroce! Un cagnolino abbandonato adotta quattro cuccioli di puma e li protegge dalle insidie della foresta! Da non dormirci la notte..
Infatti non ci ho dormito, ho passato la notte seduto sulla sedia in cucina, a tirare su col naso e piagnucolare per quel povero cagnolino abbandonato. Non dovrebbero girarli dei film così crudi!
Lei fa il domatore nei circhi. Ci parli del suo lavoro.
Tutte le sere mi chiudo in una gabbia, armato solo di una frusta, insieme a quattro leoni, due tigri, cinque coccodrilli, un ragno, sei scorpioni, un’aquila reale e dodici avvocati divorzisti. Li faccio sedere tutti su degli sgabelli, li faccio ballare la quadriglia, li metto uno sulla schiena dell’altro..
E loro lo fanno? Come li convince?domatori for dummies
Per esempio per far saltare gli avvocati divorzisti attraverso il cerchio di fuoco firmo loro una liberatoria che dichiara che in caso di incidente sono da ritenere l’unico responsabile. Se si fanno male io sono rovinato, mi portano via tutto, la casa, la macchina.. Gli avvocati divorzisti sono gli animali più feroci con cui abbia lavorato.
E non ha paura che si facciano male?
Macché, cosa vuole che sia un po’ di fuoco per gente con la pelle dura come loro? E poi alla gente piace, vengono a vederli sperando che ne muoia qualcuno, magari quello che ha difeso la loro ex-moglie e tutti i mesi li obbliga a spendere mezzo stipendio in alimenti.
Come si allena? Esiste una scuola di domatori?
Non esiste alcuna scuola, ma si può imparare quel che occorre per diventare un buon domatore comprando il mio libro, Domatori For Dummies, che spiega tutto sul mestiere più antico del mondo.
Ma il mestiere più antico del mondo è la bagascia!
E come crede che facessero i papponi a farsi consegnare l’incasso della giornata? Il primo protettore prese una frusta e hop, era nato un domatore.

and the winner is..

Cosa c’è di più bello, la domenica mattina, che dormire fino alle dieci? Mentre nella via piano piano la gente comincia a uscire, si incontra e si racconta, tu sei raggomitolato al caldo, sprofondato nel cuscino, e quel chiacchiericcio distante ti solletica le orecchie, rendendoti l’ozio ancora più piacevole.
Anche a me piacerebbe passare una domenica così, ma mi è impossibile. Appena riprendo coscienza, che siano le due o le undici, sono costretto ad alzarmi dal mio naso, che cambiando il ritmo del respiro si riempie di liquidi che premono verso l’uscita, e restare orizzontale mi diventa impossibile.
Per non privare del piacere della domenica anche chi mi dorme accanto sono obbligato ad alzarmi.
Stamattina per esempio erano le sei e mezza. E cosa fai a quell’ora? One Eyed Jack ha un’ottima idea, a suo dire, e me la spiega scodinzolando davanti alla porta. Vabbè, ma è sempre la stessa idea che ti viene ogni mattina appena mi alzo!
Però non mi dispiace uscire a fare due passi, finché la via è deserta. Il vialetto sotto la ferrovia ha assunto i colori dell’autunno, e a quest’ora, immerso nella nebbiolina che sale dal torrente, sembra di camminare in una fotografia.
Anche El Bastardo partecipa alla gita, ce lo vediamo arrivare fra le gambe come una palla pelosa e quasi sobbalziamo; sono sicuro che l’ha fatto apposta, lui adora queste entrate ad effetto. Con un balzo va a sistemarsi su un paletto appoggiato alla ringhiera, e comincia a farsi le unghie, soddisfatto.
Una volta rientrati a casa e consumata una piccola colazione l’orologio rivela che sono appena le sette e un quarto. Fino alle undici non ho nessun impegno, che faccio?
Per esempio potrei raccontarvi..

di quella volta che ho vinto il Nobel per la Letteratura

1.
La sera del 13 aprile 2006, sulla strada che da Dresden porta al piccolo paese di Flugendorf, l’auto del professore di lettere antiche Hans Delbruck uscì di strada, forse a causa di una distrazione del conducente, e andò a schiantarsi contro un pulmino Volkswagen parcheggiato in una piazzola.
I due giovani a bordo del mezzo, una coppia di studenti, ne ricavarono ferite lievi, più che altro un grosso spavento e la delusione di un amplesso interrotto proprio sul più bello.
Molto peggio andò al professor Delbruck, che morì sul colpo.
La stampa non diede alcun peso all’accaduto, giusto un trafiletto sul quotidiano locale, ma in un ufficio di Stoccolma il telefono della signorina Ulla Lagerlöf diventò incandescente: la sua principale, Selma Engdahl, segretaria permanente dell’Accademia Svedese, era infuriata, e quando ciò accadeva Ulla era la prima persona a farne le spese.
“Il professor Delbruck faceva parte della giuria che deve assegnare il Nobel per la letteratura! Come facciamo adesso?”
Ulla ascoltava in silenzio, non si azzardava a interrompere la sua principale quando era di quell’umore, sapeva benissimo che avrebbe scatenato la sua ira incontrollata. Ne aveva già fatto le spese una volta, e da allora non si era mai più permessa di aprire bocca, neanche quando sembrava che la domanda prevedesse una risposta da parte sua, come ora. Non c’era mai una risposta, la signorina Selma Engdahl era convinta che nessuno meglio di lei sapesse come far funzionare quell’ufficio, e i suoi subordinati erano solo strumenti, alla stregua di macchine da scrivere, buoni esclusivamente per alleggerirle il lavoro. Si è mai vista una macchina da scrivere che risponde alle tue domande? Che si rende utile? Che pensa? Ulla era pagata per lavorare, non per pensare, e anche se questa continua vessazione la umiliava peggio che se fosse stata picchiata, accettava in silenzio, pensando che prima o poi avrebbe trovato la forza di andarsene di lì. Oppure sarebbe impazzita.
“E adesso sono solo tre i giurati ancora disponibili!”
Per forza, pensò Ulla, se componi una giuria di soli ultraottantenni non ti devi stupire se nell’arco di qualche mese dieci su quattordici ci lasciano le piume. La sua opinione era che la signora Engdahl non avesse la minima idea di come funzionava l’organizzazione del Premio Nobel. Suo padre si, era stato un ottimo datore di lavoro, arguto, intelligente, aperto ai consigli, ma da quando era morto, lasciando tutto nelle mani della sua figlia più grande, la situazione era precipitata. Questa cretina che aveva accumulato tutta la propria esperienza lavorativa dietro la cassa di un supermercato non aveva la minima idea di come si gestisse un evento di quella portata.
“Dobbiamo reagire!”
Ulla avrebbe reagito volentieri, se lo sognava la notte di reagire, sfondare a calci la porta dell’ufficio della sua principale, ribaltare la scrivania davanti ai suoi occhi spalancati e piantarle un tagliacarte nella gola, ma non prima di averle rivelato cosa pensava di lei, del nomignolo che le aveva coniato durante quegli anni, e che sussurrava ogni volta che riappendeva il telefono: Scorreggia di Renna.
“C’era quel sito che ci fa da sponsor, quello di appassionati di letteratura, prendi dei nominativi da lì, quest’anno nominiamo una giuria popolare!”
“Quanti ne devo prendere?”, chiese timidamente Ulla.
Scorreggia di Renna non aspettava altro per potersi sfogare.
“Macheccazzo ne devo sapere? Sono una segretaria io? Eh? Razza di deficiente! Prendi quelli che servono e lasciami in pace, che ho cose importanti da fare, io! Sono la responsabile del Premio Nobel, io!”.
Non c’era una vera ragione per cui Ulla decise di averne abbastanza, non dipese dal tono, o dalle parole che le vennero riversate addosso. Erano lo stesso tono e le stesse parole che si era sentita ripetere per dieci anni, solo che fino a cinque minuti prima era stata capace di sopportarle, ora improvvisamente non ci riusciva più.
La reazione più comune sarebbe stata quella di andarsene, mollare il lavoro e non tornare neanche a prendersi lo stipendio, ma Ulla voleva terminare quell’ultima incombenza, era una donna disciplinata, e proprio non ci riusciva a piantare un lavoro a metà. Restò seduta ancora un po’ a pensare, poi scrisse un paio di lettere, che avrebbe spedito una volta uscita da quella porta per l’ultima volta:
una era la convocazione a partecipare a una giuria popolare, l’altra la sua lettera di dimissioni.

2.
“Guarda un po’, ti è arrivata una lettera dalla Svezia”, mi disse Marzia un sabato mattina.
“Sarà una pubblicità dell’Ikea”, risposi, continuando a trafficare sulla tastiera del pici.
“Sulla busta c’è scritto Svenska Akademien, mi sa di no. Dev’essere pubblicità di qualcos’altro”.
La lettera all’interno diceva più o meno che ero stato scelto per far parte di una giuria popolare che avrebbe dovuto assegnare nientemeno che il Premio Nobel per la Letteratura.
“E lo mandano proprio a te?”, mi chiese Marzia sbalordita. “Cosa ne sai tu di come si assegna un nobel?”
“Credo sia perché mi sono iscritto a quel sito di letteratura, è uno sponsor della cerimonia.”
“Quello che pubblica le sceneggiature dei suoi iscritti?”
“Tales From The Script, si, ma le mie non le hanno mai pubblicate, quegli stronzi!”
“Grazie, gli hai mandato le Nuove Avventure di Godzilla, ci voleva un bel coraggio!”
“E perché? Erano storie di un personaggio leggendario ambientate in una realtà più attuale!”
“Dì piuttosto che erano espedienti per far morire tutte quelle persone che ti stanno sulle balle! Come si chiamava la prima avventura? Godzilla Sull’Isola Dei Famosi?”
“No, quella era la seconda. La prima si chiamava Godzilla Contro I Pokemon”
“Hai dato addosso a chiunque, i cabarettisti che non fanno ridere, i pubblicitari che inventano spot cretini, i sampdoriani..”
“Erano storie che rispecchiavano i malesseri comuni dell’uomo moderno! Andavano lette in una chiave più critica! Soppesate!”
“Ma come fai a soppesare Godzilla Contro Il Partito Democratico! È ridicolo! Voglio proprio vederti a giudicare delle opere serie.”
“E cosa ci vuole? Basta votare come ha fatto quello prima di me, la frase da tenere a mente è ‘Io la penso uguale a lui!’”
Marzia mi vide sobbalzare:
“Che succede? Ci chiedono dei soldi?”
“Ci invitano a Stoccolma! Viaggio e soggiorno gratis per una settimana!”
Stavo parlando da solo, Marzia era già di sopra a fare le valigie.

3.

La signora Selma Engdahl non parlava una parola di italiano, palazzo accademiama tutto il suo imbarazzo mi venne trasmesso dall’interprete, che cercava di spiegarmi che c’era stato uno spiacevole disguido, una cosa mai accaduta prima di allora, e che erano tutti terribilmente mortificati.
“Che succede? Ci chiedono dei soldi?”, mi domanda Marzia da dietro. Ultimamente abbiamo avuto delle spese, e siamo diventati molto sensibili sulle questioni di denaro.
“No, dicono che c’è stato un casino, la loro segretaria ha combinato qualcosa, e insomma che io sono l’unico giurato”.
“Tu? E adesso? Come fai a giudicare obiettivamente dei libri che non hai neanche letto?”
“E’ quello che mi hanno chiesto anche loro, si sono raccomandati caldamente di essere onesto e obiettivo, di ricordarmi che sono responsabile dell’assegnazione del premio più importante del mondo, di valutare con attenzione tenendo sempre bene in mente che l’opinione pubblica di tutto il pianeta mi sta osservando, che da me dipende il destino di autori vessati dal proprio governo, le idee delle generazioni future, la linea commerciale di migliaia di case editrici, la scaletta di milioni di trasmissioni televisive..”
“Insomma, ti ha detto di non fare cazzate.”
“Non preoccuparti, ho già una mezza idea”

4.
Quando mia mamma accese la televisione e vide la mia faccia sullo schermo ebbe un mezzo accidente, poi si rese conto che quello non era un servizio di cronaca nera, ma di cultura, e allora si riprese, ma solo finché la conduttrice non lesse la notizia, a quel punto svenne.
Al mio rientro in Italia erano tutti ad aspettarmi all’aeroporto, amici, parenti e giornalisti, tutti a tempestarmi di domande, come mi sento, cosa farò ora, a chi dedico il premio, se mi sembra etico assegnare un premio così importante a sé stessi.
A quest’ultima domanda mi arrestai e tornai indietro fino a raggiungere il giornalista. Era un inviato del Tg4.

“Tu non ti devi permettere”, gli gridai contro puntandogli addosso il dito, “Perché io sono una persona per bene, e tu sei solo un coglione!”
“Non hai capito la domanda”, fece lui tranquillo, “Ti ho chiesto se ti sembra etico assegnare a sé stessi un premio così importante”
“Ah, scusa, avevo capito Viva Vittorio Mangano.. Ecco, il fatto che la giuria fosse composta esclusivamente da me.. posso immaginare che abbia scatenato delle polemiche.. e ci mancherebbe.. anch’io al vostro posto avrei pensato male.. ma voglio rassicurarvi, il premio al mio libro Acapistrani è stato assegnato in piena obiettività, senza pensare minimamente ai vantaggi che mi avrebbe portato”
io, emma e il nobelIl giornalista parve rassicurato, e mi lasciò andare.
Davanti alla porta di casa stava il mio editore, indossava un mantello di ermellino e una corona tempestata di rubini. Lo scettro l’aveva lasciato sul cocchio, posteggiato lì accanto.
L’aveva presa bene..
“Ti ho preparato una serie di serate nei salotti migliori, e anche una collana editoriale dal titolo ‘Scelti dal nobel’, e ti sto facendo costruire un ufficio in un’ala del castello dove trasferirò la casa editrice, ci ho messo anche l’idromassaggio..”
In casa trovai un paio di centraliniste a rispondere al telefono, mi mostrarono la lista delle chiamate ricevute fino ad allora, era lunga tre quaderni. Sfogliandola trovai nomi illustri, Dario Fo e Harold Pinter volevano complimentarsi, Saramago mi dava del pagliaccio. Poi c’erano i luminari italiani, Bevilacqua stava raccogliendo firme per farmi ritirare il premio ed espellermi dal Paese, Maggiani, Ferrero e la Maraini mi denunciavano per danni all’immagine della letteratura italiana che essi rappresentavano. Moccia mi chiedeva una copia autografata del mio libro, Pontiggia si era suicidato e mi chiamava per dirmelo.
Nei giorni seguenti il mio libro balzò ai primi posti delle classifiche, come previsto, io partecipai a ogni genere di trasmissione culturale, compreso Portaaporta, Marzia venne invitata in quelle più mondane, nelle vesti di Compagna del Nobel. Dopo le prime intemperanze nei confronti di multinazionali illegali, governi bastardi e sfruttatori, e presidenti di lega mafiosi, cominciò a venire invitata in quanto Compagna e basta, e ben presto si ritagliò un suo spazio in un ambito più politico, cominciò a raccogliere sostenitori e si buttò in politica con lo slogan “Salviamo gli italiani da sé stessi”.
La popolarità toccò anche Morelia Toñita De La Selva De Lacandona, che si affrettò a dare alle stampe il libro-scandalo “El Bastardo, la mia vita accanto a un despota”, al quale fece immediato seguito il diario verità dell’accusato “Il croccantino logora chi non ce l’ha”, quindi entrambi si rivolsero a Fabrizio Corona per essere presi sotto contratto.

L’unico che non cercò di approfittare della situazione fu One Eyed Jack, che se ne stava tranquillo nella sua brandina a dormire.

5.
Ma si sa, la notorietà di un Premio Nobel dura poco, non può competere con i pesi massimi che arrivano dalla televisione. Appena si concluse l’ennesima edizione del Grande Fratello i miei spazi sui media subirono un calo vertiginoso, l’inizio del campionato di calcio mi diede il colpo di grazia. Tentai di riciclarmi come opinionista in una trasmissione sportiva, ma venne fuori che non parteggiavo per una squadra da alta classifica, e mi sostituirono con la mascotte del Milan, un pupazzone a forma di diavoletto che raccontava barzellette spinte e faceva le corna alla telecamera.

Ai miei compagni non andò meglio, Marzia non superò lo sbarramento per presentarsi alle politiche, e già in seno al suo partito stavano nascendo movimenti scissionisti, ebbe il buonsenso di farsi da parte prima che la situazione precipitasse e qualcuno invitasse Mastella a entrare nello schieramento; El Bastardo e Morelia Toñita scoprirono che il cerone che ti spalmano per apparire in televisione impiastrava loro il muso, rendendoli dei mascheroni bruttissimi, e questo non li aiutava a diventare più simpatici, tanto che non li presero nemmeno a Zelig.

Fu a quel punto che scoprimmo che One Eyed Jack aveva firmato un contratto miliardario con la Luxottica per farle da testimonial. Mentre noi ci sbattevamo per ottenere il successo lui lo aveva aspettato in panciolle, e adesso ci guardava attraverso il suo monocolo da sole firmato Ferrè.

Ci lasciò una mattina, saltando sulla sua Harley e sparendo insieme a una levriera, verso una nuova vita.


Le Pablog au cinéma

banner cinemaQuesta settimana il Pablog ha visto un film catastrofico, L’Alba Del Giorno Dopo, che vede il ritorno sugli schermi di Dennis Quaid, attore molto bravo con la peculiarità di non essersene mai andato, in realtà ero io che non ho più visto un suo film.


La storia: Un climatologo ex marito di Meg Ryan scopre che il modo migliore di sapere se domani piove è quello di guardare che tempo faceva diecimila anni fa. Va a dire al vice presidente che sta per venire un freddo pazzesco, ma quello se ne sbatte le balle, e il freddo pazzesco arriva lo stesso, lui va a
locandina New York a piedi per salvare suo figlio che voleva provarci con una compagna di scuola ed è rimasto chiuso in biblioteca, il vice presidente diventa presidente e quelli sui tetti dei palazzi gesticolano di andarli a prendere. Praticamente non c’è altro, il resto sono effettoni speciali e un vago senso di inquietudine che la mattina dopo mi ha fatto guardare le nuvole nere in arrivo con occhi diversi.
 
Come in ogni film catastrofico che si rispetti non devono mancare le cazzate, e anche da questo punto di vista la pellicola eccelle. Si va dai cellulari che prendono anche sotto un nubifragio, ai telefoni pubblici che funzionano anche sott’acqua. I grattacieli di Los Angeles vengono fatti letteralmente a fette da una tromba d’aria, ma quelli di New York subiscono l’urto di uno tsunami gigantesco senza battere ciglio. E poi caminetti spenti per secoli che una volta accesi funzionano anche quando la neve è così alta da superare il tetto, gente che muore congelata in dieci secondi, mentre altri riescono ad attraversare a piedi l’intera costa est del paese..
 
Prof. Hans DelbruckQuanto alla possibilità che il clima terrestre subisca un così repentino cambiamento lo abbiamo chiesto al professor Hans Delbruck, laureatosi climatologo presso l’università di Ratisbona e tuttora residente dietro casa mia in cerca di occupazione.
 
 
Professor Delbruck, è possibile che il clima terrestre subisca un calo così drastico da farci vivere una nuova era glaciale in una decina di giorni?
Lo ha visto in un film? Se lo ha visto in un film allora è possibile.
 
Non credo di aver capito.
Non si fa un film su una cosa che non è possibile, perché sennò la gente poi pensa “che stronzata!”. Quando si gira un film ci si documenta, e sulla base di dati reali e incontrovertibili si scrive la storia. Se è uscito un film su una nuova era glaciale che arriva all’improvviso vuol dire che può succedere.
 
Scusi, ma sono stati girati anche film su invasioni extraterrestri.
E allora? Che, non può succedere? Il fatto che gli alieni non siano ancora arrivati a distruggere New York non significa che non arriveranno mai. Pensi a quanto è grande l’universo, il rapporto fra l’universo e il nostro pianeta è molto più ampio di quello fra il nostro pianeta e una formica, ma lei si sentirebbe di escludere che una formica di Genova possa prima o poi incontrarne una che vive in Australia?
 
In particolari condizioni.. forse..
Appunto, in particolari condizioni anche gli extraterrestri potrebbero arrivare a distruggere New York, e se lo ha detto un film prima o poi succederà, stia tranquillo.
 
Ma perché proprio New York? Perché tutti i film catastrofici sono ambientati a New York? Arrivano gli alieni e vanno a New York, arriva Godzilla e va a New York, King Kong, le comete, le cavallette, i tifoni, le inondazioni, i terremoti, i Simpson..
Lei è mai stato a New York?
 
No, mai.tifoni
E ci andrebbe?
 
Certo, dev’essere una città straordinaria!
Vede? Si è risposto da solo.
 
Restiamo sul film. Ammettiamo la possibilità di un’era glaciale lampo, che arriva in una settimana e se ne va in un’altra. Allora l’umanità per sopravvivere ha semplicemente bisogno di una buona scorta di cibi in scatola e maglioni pesanti.
E giochi da tavolo, le ricordo che durante l’era glaciale l’elettricità non ci sarà.
 
Ma nel film i telefoni pubblici continuano a funzionare, uno dei protagonisti fa una chiamata da una stanza sommersa dall’acqua.
A parte la difficoltà a parlare con la bocca piena d’acqua, ma ha idea di cosa significhi mantenere interessante una conversazione per due settimane di fila? Solo le persone più resistenti potrebbero farcela.
 
Mia sorella non avrebbe problemi.
Neanche mia suocera. E’ per quello che ritengo indispensabile dotarsi di giochi da tavolo. Per salvaguardare il futuro dell’umanità. Credo che senza giochi da tavolo il genere umano si ridurrebbe a un pugno di donne logorroiche e ossessionate dalle scarpe.
 
Una prospettiva orribile!
Immagini lo scenario apocalittico di un pianeta intero abitato solo da donne chiacchierone, con tutti quei supermercati abbandonati, miliardi di calzature a disposizione!
 
Tutti i telefoni occupati!
E posteggi pieni di auto parcheggiate storte! File interminabili davanti ai parrucchieri! Riviste di gossip quotate miliardi! Maria De Filippi presidente della Repubblica!
 
 
Lo scenario sconvolgente dipintomi dal professor Delbruck mi toglie il coraggio di proseguire quest’intervista. La pubblico così com’è, senza ritocchi nè tagli, affinché tutta l’umanità possa rendersi conto di dove stiamo andando a finire col nostro comportamento irresponsabile verso la natura. Siamo ancora in tempo per recuperare, ma dobbiamo sbrigarci!