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breve omaggio a Lou Reed nel giorno della sua scomparsa

Io questa cosa che è morto Lou Reed proprio non me l’aspettavo, ci sono rimasto di merda. Continuo a ripetermi che no, dai, non scherziamo, e vado a cercare la notizia su un altro sito, e anche lì dice che niente, è morto, bon.
Perché da uno così non ti aspetti che muoia e basta, lascia stare il grande musicista e i Velvet Underground, non è quello, cioè, è anche quello, ma non solo. Oltretutto a me neanche piacevano granché i Velvet Underground, l’album della banana ce l’ho, l’avrò ascoltato quattro volte, e quando volevo sentire Lou Reed mettevo su What’s Good, che è divertente e mi piace il testo, e appartiene a quel particolare periodo della mia vita che ricordo con nostalgia, ma non è il suo spessore musicale a farmi sentire come di fronte a una tremenda ingiustizia, è proprio la sua immagine e quello che la sua immagine rappresentava per me: un reduce di un tempo che non c’è più, una specie di vecchio capo indiano che invece di chiudersi nella riserva se n’è andato in cima alla collina e si è seduto controvento e ha tirato fuori la chitarra (suonava la chitarra Lou Reed? Nella mia fantasia si) e ha attaccato i suoi pezzi più difficili, quelli che piacevano a lui e basta, e se il resto del mondo si fosse dimenticato di lui a lui andava bene lo stesso, suca.

Ecco, nella mia testa Lou Reed era questo, e non ce lo vedo a morire così, come una persona normale. Secondo me Lou Reed doveva morire compiendo un’ultima grande impresa, buttarsi da uno shuttle o anche solo ammazzare Giovanardi regalandogli la sua autobiografia, andarsene col botto, come si addice a un personaggio del suo calibro.

Una volta l’ho visto, a Genova, era venuto per il festival della poesia a recitare delle sue composizioni ispirate agli scritti di Edgar Allan Poe; eravamo io e Andrea, ci siamo seduti in piccionaia in un teatro pieno e caldissimo, e lassù in cima mancava l’aria, e c’era Lou Reed che recitava le sue cose con un tono monocorde che ti saresti buttato di sotto per la disperazione, e ad un certo punto non ce l’abbiamo più fatta e siamo usciti, scusa Lou, ci hai frantumato i coglioni. Mi sono divertito di più quando sono stato a bere allo stesso tavolo di Lawrence Ferlinghetti.

Però Ferlinghetti quand’è morto non ci sono rimasto male come stasera, che se n’è andato uno dei grandi vecchi del mio immaginario di rockstarz che salvano il mondo.

Io ve lo dico, se e quando se ne andrà Mick Jagger sarà una cazzo di tragedia.

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centotre-e-tre n.4

Riassunto delle puntate precedenti:

Bruno Lauzi – Garibaldi
Peggy Lee – Why Don’t You Do Right?

Tony Bennett & Lady Gaga – The Lady Is A Tramp 

Eravamo rimasti a Tony Bennett, che fra una canzone pizzamandolino e l’altra trova il tempo per dipingere ed esporre i propri quadri allo Smithsonian di Washington D.C., ma non quello per comprarsi un paio di occhiali con una montatura di questo secolo, ma quelli sono affari suoi.

Il connubio fra pittura e musica è molto antico, si dice che già i nostri antenati delle caverne amassero intonare dei motivetti orecchiabili mentre lasciavano manate sulle pareti di roccia (anche se esistono altre correnti di pensiero riguardo la nascita stessa della musica), e da allora siamo stati testimoni di innumerevoli casi di musicisti/pittori, o viceversa.

Tutti sappiamo che Leonardo Da Vinci era uno straordinario pittore e anche un ottimo suonatore di lira, e l’amicizia che legava Vasilij Kandinskij ad Arnold Schönberg ci spiega un sacco di cose sul connubio fra queste due forme artistiche, ma per esempio pochi sanno che anche in tempi più remoti era usanza comune per un pittore intraprendere ad un certo punto della propria vita la carriera musicale: verso la fine del XIII secolo il pittore Cimabue, messo ormai all’angolo dal suo allievo Giotto, decise di appendere la tavolozza al chiodo e girare l’Italia cantando stornelli; duecento anni più tardi il Sassetta terminò alla svelta un’Adorazione dei Magi per poter partire in tournèe col suo gruppo hard rock, dove suonava la batteria.

Il Sassetta dietro la batteria del suo gruppo Spingarde’n’Roses

In tempi più recenti i musicisti che si fanno apprezzare anche come pittori sono un esercito: Franco Battiato, Ron Wood, Bob Dylan, il già citato Tony Bennett e la cantante di cui parlerò oggi, Joni Mitchell.

Canadese, un carattere difficile fin da bambina, quando litiga con la maestra di pianoforte perché di suonare i classici non gliene frega niente, lei ha imparato Nella Vecchia Fattoria e vuole fare solo quella. Comincia a dipingere, e dopo il liceo si iscrive a una scuola d’arte, ma anche lì non funziona, le danno da studiare dei quadri che non ritiene adeguati alla propria formazione, e molla tutto.

Nella seconda metà degli anni sessanta è a Toronto che cerca di sfondare come musicista, e incontra, fra gli altri, Leonard Cohen. Non faccio la prossima puntata su di lui perché il suo più fedele seguace, Hardla, non me l’ha ancora chiesto, e quindi vi racconto ancora qualcosa sulla sua biografia, che comincia a farsi interessante quando Joni si trasferisce a New York e comincia a suonare per davvero, e nel 1969 si fidanza con David Crosby, che aveva mollato i Byrds un paio d’anni prima. Altri due anni e la troviamo insieme all’amico e collega di Crosby, Graham Nash.

Questa dev’essere la foto che uno ritrova anni dopo dentro un vecchio libro e mormora fra i denti parolacce irripetibili.

Ho provato a cercare aneddoti su questa storia, ma non ne ho trovato nessuno, immagino sia stato un passaggio abbastanza indolore, visto che poi la collaborazione artistica è proseguita con entrambi, ma è più divertente immaginare che ci sia stata una sera in cui lui è tornato a casa e l’ha trovata seduta a tavola, e quando s’è tolto la giacca lei si sia alzata, l’abbia raggiunto nell’ingresso e gli abbia detto “David, dobbiamo parlare”.

Non credo ci sia bisogno di scendere nel dettaglio, ogni discorso è diverso, ma tutti si reggono sulle stesse fondamenta; di sicuro ad un certo punto c’è stato qualcuno che ha detto “non sei tu, sono io”, e siccome una Joni Mitchell l’abbiamo incontrata tutti nella vita sono sicuro che lei deve avergli fatto un discorso del tipo “siamo troppo diversi, tu sei un pesce e io uno stambecco”, e a nulla sarà valso a quel punto ricordarle che tecnicamente l’animale con le corna era lui, alla fine della conversazione David avrà osservato sgomento la schiena della sua a quel punto ex fidanzata scomparire dietro la porta della camera da letto e si sarà posto la domanda che tutti si sono posti arrivati a quel punto della discussione: “ma se ti chiudi in camera da letto io dove cazzo dormo?”.

Nonostante tutta la caparbietà che ha contraddistinto la sua carriera artistica, o forse proprio per quello, che la caparbietà è solo una delle caratteristiche che le contraddistinguono, io credo che Joni Mitchell appartenga alla categoria di Quelle Che Si Cercano. È una specie molto vasta di donne che comprende le tizie coi problemi mentali e quelle che all’apparenza sono normali, ma che poi si iscrivono ai corsi di buddismo tantrico e massaggio tibetano e quando le rivedi dopo dieci anni ti raccontano che la loro vita è cambiata e pace e amicizia ed è meglio che a quel punto corri via veloce, che se commetti l’errore di invitarle a cena ti accorgi che sono esattamente le stesse stronze di dieci anni fa, solo che ora portano i sandali. Non hanno una casa, non hanno un lavoro, si circondano di amici misteriosi che le ospitano in giro per il mondo e le coprono di regali, e si rapportano a voi nello stesso modo in cui voi vi rapportate al vostro medico: vi considerano indispensabile, ma cercano di frequentarvi il meno possibile. Cercare di tirar fuori qualcosa di costruttivo dalle Tizie Che Si Cercano è inutile e alla lunga dannoso, un po’ come mettersi con una persona tossicodipendente convinti di poterla aiutare. Le Tizie Che Si Cercano non sono dei teneri orsetti pacioccosi a rischio estinzione, sono degli squali perennemente in cerca di preda, sempre in movimento coi loro occhietti inespressivi e i denti affilati, quando se ne avvista una è meglio correre a chiamare il bagnino e far mangiare lui.

L’ho già scritto che Joni Mitchell è anche un’ottima pittrice?

Mi sarebbe tanto piaciuto proseguire la mia catena musicale con Graham Nash, visto che anni dopo ha suonato con David Gilmour nel suo meraviglioso tour acustico, ma abbiamo detto che dev’essere un viaggio di scoperta, no? Joni Mitchell la scopro oggi, e devo continuare in questa direzione; i Pink Floyd che scoperta sono, che li ascoltavo in terza media?

Del gruppo, all’epoca del tumultuoso ingresso di Joni Mitchell, ha fatto parte anche Stephen Stills, che immagino nella scomoda veste dell’amico confidente che poi alla fine non scopa mai, svergliato nel cuore della notte da David che non sa dove andare a dormire, da Joni che vorrebbe un consiglio disinteressato e infine da Graham, divorato dai sensi di colpa. Non parlerò neanche di lui nella prossima puntata, ma del quarto elemento, arrivato dopo e scampato al tumultuoso giro di telefonate notturne.

Per il momento ascoltatevi uno dei successi di Joni Mitchell, tenendo presente che prima o poi la figlia di Bill Clinton deciderà di buttarsi in politica, e se un giorno il primo presidente donna degli Stati Uniti si chiamerà come una squadra di calcio londinese sarà tutta colpa di questa canzone.


campionato mondiale di referrers

Tanto tempo fa scrivevo su queste pagine (che ancora erano le pagine di splinder, ma se risalite ai mesi precedenti le trovate su queste pagine, perciò è inutile fare tante questioni) una rubrica intitolata Campionato Mondiale di Referrers, dove cercavo di dare soddisfazione ai visitatori accidentali del mio blog, quelli capitati chissà come, cercando foto di Sbirulino in reggicalze. Mi mettevo lì e pubblicavo una foto del pagliaccio mezzo nudo, contando che alla visita successiva i miei anonimi frequentatori avrebbero appagato i loro pruriti. Ovviamente non capitavano solo gli appassionati di nudi da avanspettacolo, le chiavi di ricerca del mio blog erano stracolme di assurdità, tanto che ci sarebbe stato da scriverne per mesi.

Non lo facevo solo io, il mio amico Hardla curava sulle sue pagine una rubrica simile, chiamata “La posta dei lettori“, che faceva molto ridere, ed è ben strano, perché chi lo conosce lo trova di solito una persona noiosa e pedante e che non sa perdere alle cacce al tesoro. Purtroppo ad un certo punto della sua vita ha scoperto l’opera lirica, e adesso trascorre tutto il suo tempo libero a fotografare cantanti e scorci di teatro, ad impararsi a memoria le arie più difficili del Parsifal, tipo quel pezzo che dice “Stunztumpatafûlmen ho finito le rape rosse” e il suo blog è finito alle ortiche, e io mi sono trovato senza niente da leggere e mi è toccato abbonarmi a Internazionale, dove c’è anche la posta dei lettori, ma non è divertente come quella di Hardla.

Adesso ero qua senza niente da leggere, che Internazionale nuovo non è ancora arrivato, e mi arriva un’email da un sito che si chiama Timehop Abe, che ogni giorno mi dice cosa scrivevo su facebook un anno fa (lo so, voi persone normali lo troverete un servizio assurdo, ma per noi malati di alzheimer è piuttosto utile): io un anno fa finivo di leggere l’ultimo volume del Trono di spade, quello che in Italia ne sono usciti solo due terzi e ancora stanno a chiedersi. Io un anno fa finivo tutto il libro e ci restavo così, con un grande interrogativo che si pone sempre chi legge un libro di Martin, e non vi sto a dire quale perché magari voi non l’avete ancora letto, e poi perché stavo parlando d’altro, non so come ci sia finito a parlare di tronidispade.

Comunque è un anno che resto senza niente da leggere, e di solito risolvo rileggendo il mio vecchio blog, o sbirciando le statistiche, che sono una cosa piatta e desolante che poi ci credo che mi scrive la tizia spammer esperta di siti web che mi chiede di collaborare e mi presenta un curriculum che sticazzi, ma allora mi chiedo perché col tuo curriculum che sticazzi ti sei ridotta a chiedere l’elemosinaa uno che fa il blogger a tempo perso e lo leggono al massimo in venticinque di cui venti sono sempre lui quando non ha altro da leggere?

Insomma che stavo dando un’occhiata alle chiavi di ricerca, e ce ne sono certe che ueila! Sarebbe il caso di rispondere a queste certe, mi sono detto, e allora sai cosa? Rimetto in piedi il Campionato nazionale di referrers, ma con un titolo meno pretenzioso, che non mi faccia pensare che tutti i mesi dovrò mettermi lì a proseguirlo per non sentirmi in colpa. Stavolta lo chiamerò Gino, che mi sembra un nome parecchio non pretenzioso.

La prima ricerca cui voglio dare una risposta riguarda iban postepay, che è la voce più cercata in assoluto fra i lettori che capitano su queste pagine.

Iban Postepay è un quarantenne di Kaluga, una città a 150 chilometri da Mosca famosa per aver dato i natali alla prima moglie di Pietro Il Grande e alla seconda di Michail Fedorovich Romanov. Oltre a sfornare zarine, Kaluga non offre granché, c’è un museo dedicato agli astronauti, una ferrovia e un’università. E fa freddo. Tanto freddo. Così freddo che la sorella di Iban è stata costretta a comprarsi una stufa per sè e per sua figlia piccola. Elena, così si chiama la donna, è una spammer di professione: spedisce a tutti richieste di denaro cercando di impietosire gli utenti internet più gonzi raccontando la triste storia di lei che deve comprarsi una stufa, ma non ha un reddito. Suo fratello Iban ha cercato di convincerla a trovarsi un lavoro più serio, le ha promesso di mettere una buona parola alla fabbrica della Peugeot dove raddrizza antenne, ma lei niente. Dice che lo spam le rende molto di più e che un giorno lo vedranno tutti che aveva ragione.

Per il momento quel giorno non è ancora arrivato, e intanto Elena si è ridotta ad aver bisogno davvero della stufa perché dai e dai si è venduta tutti i caloriferi, e adesso le lettere che spedisce sono vere, ma ha rotto tanto il cazzo prima che oramai non ci crede più nessuno.

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La seconda voce più cercata riguarda le onnipresenti donne nude, ma non mi sembra il caso di indirizzarvi, cari amici ornitoconcussori: le donne nude e i gattini sono le due categorie di immagini più frequenti sulla rete, se ancora riuscite a sbagliarvi e capitate qui siete oltre ogni possibile aiuto, beccatevi un virus e tanti saluti.

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Tolte le due categorie che la fanno da padrone tutti i mesi vorrei passare alle ricerche settimanali, dove viene fuori tutta la creatività dei miei lettori.

Questa settimana quattro visite sono arrivate da uno che cercava strisce fumetti signor bonaventura.
Buongustaio, ma ignorante: il signor Bonaventura non si è mai fatto di coca, lo sanno tutti che la sua droga preferita è l’LSD.

Poi qualcuno mi chiede Holly Michaels chi è. Ignorante e basta, Holly Michaels è una pornostar dalle grosse poppe che va per la maggiore sui siti specializzati. Puoi vedere il suo video migliore qui.

E vorrei concludere prima di tediarvi, sebbene ce ne siano ancora di pazzesche, con zucche e pirati. La prima cosa cui ho pensato è stata una cosa di questo genere, ma in realtà google la pensava diversa, e mi ha suggerito un sito. Ci ho dato un’occhiata, ma mi è venuto in mente il budino e ho piantato lì.

Alla prossima.


felicità raggiunta, si cammina per te su fil di lana

Stasera sono particolarmente felice, e non è perché la mia fidanzata si è levata dalle balle andando su a vedere chilavisto, nè perché non mi ha mozzato le mani quando ha scoperto che avevo passato il pomeriggio a preparare una cena miserrima dove non ci mangiava neanche lei che mangia come un fringuello morto.

No, stasera sono particolarmente soddisfatto perché una sera di qualche tempo fa, ravattando nel pici, avevo trovato una vecchia cartella documenti risalente a qualche antica ripartizione, e mi ero deciso a fare un po’ di pulizia e l’avevo eliminata senza neanche farla passare dal cestino; il problema si era posto mentre la cartella, che era di notevoli dimensioni, si disfaceva sotto i miei occhi, mostrando una barretta azzurra in crescita e una serie di nomi sopra che mi dicevano ciaociao: parecchi di quei nomi erano uguali precisi ai miei racconti terminati, incompleti o solo abbozzati. Insomma, in poche parole mi ero accorto troppo tardi di avere buttato via il lavoro (via, lavoro..) di una vita.
La mia prima reazione è stata "ops", seguita immediatamente dopo da un bizzarro ripasso dei miei studi di catechismo, in cui ogni nome proprio che riuscivo a ricordare veniva associato alla parola maiale.
Dopo avere aggiornato l’elenco telefonico del paradiso facendo finire ogni inquilino alla lettera p ho cercato di convincermi che in fondo si trattava solo di dati inutili, che tanto i racconti più belli li avevo già pubblicati, che da qualche parte avevo ancora un cidi dove conservavo i più vecchi, che sarebbe stata una bella occasione per rinnovare il mio stile, magari smettendo di scrivere una volta per tutte, non come ora che mi racconto di fare chissà che e invece alla fine non concludo una cippa. Ho fatto spallucce, mi sono voltato di là, ma era solo per non far vedere che stavo piangendo.
Perché io a quei racconti incompleti ci tenevo, cacchio! Era il mio periodo felice e spensierato in cui mangiavo bile a colazione e mi restava l’alito cattivo per il resto della giornata, in cui mi distruggevo di seghe (anche) mentali e scrivere rappresentava l’unico momento in cui riuscivo a far tacere il rumore che avevo nella testa, o perlomeno gli facevo dire quello che volevo io e non quello che piaceva a lui.
Mica come adesso che quando cerco di buttare giù due parole devo starci a pensare, a rileggere, e correggo, limo, riscrivo e alla fine mi scogliono e butto via tutto. Non mi sento spontaneo, probabilmente perché la spontaneità non è più necessaria, e tutto quello che scrivo mi sembra somigliare a un trattato: parole difficili, lunghe, periodi complessi, frasi corte, perfino un uso frequente del puntoevirgola, io che la punteggiatura l’ho sempre considerata un condimento da usare con parsimonia. E poi non so come sia, ma tutto quello che scrivo mi viene fuori allitterato! "Considerata un condimento", "risalente a ripartizione", sembra che lo faccia apposta, e la cosa che mi fa incazzare è che se lo faccio apposta non ci riesco, decido di scrivere allitterato e mi fermo alla terza parola e pianto lì.

Ma non è che volessi mettermi qui a raccontare del perché non so raccontare, tanto ho perso l’uso delle metafore, risulterei noioso, puntoevirgola! Quello che volevo dire stasera è che ho aperto un’altra cartella posteggiata lì senza arte nè parte e ci ho trovato dentro tutto il mio archivio intatto e aggiornato, compreso il vecchio blog che avevo cancellato, cioè questo che (non) state leggendo. Sono di un contento che potrei mettermi a cantare a.. Ecco, un’altra cosa che non mi riesce più di fare è usare i soliti luoghi comuni, mi pesa, mi schifa anche un po’. A squarciagola è un modo di dire che non voglio più usare, piuttosto dico che mi metterei a cantare a un volume che potrebbe risultare sconveniente a quest’ora, ma così si perde il ritmo e la freschezza del racconto, e senza ritmo non c’è più niente, infatti quando la fiat l’ha ritirata dalla produzione ha cominciato a fare la duna, che è una macchina che va bene giusto per i rapimenti.

Mi metterei, dicevo, a cantare come un castrato, elevando il mio tono a frequenze sopportabili solo da un sordo con la testa infilata in un secchio di sabbia..

..a proposito di sabbia, oggi ho visto Tropic Thunder, e una delle battute migliori è di Tom Cruise che al telefono coi terroristi grida "Ti inculo con la sabbia!"..

..chiuso dentro una cassaforte sepolta nella stiva di una nave affondata in mezzo all’oceano, ma il Subcomandante mi griderebbe di smetterla che non riesce a sentire la Sciarelli che intervista la mamma di Denise per sapere cosa ne pensa della scomparsa di Emanuela Orlandi rapita dalla banda della Magliana secondo la ricostruzione di Gianloreto Carbone. Li so tutti!

Perciò taccio e mi rileggo un vecchio pezzo di quando sapevo ancora scrivere come si deve.
Che poi lo so che fra un paio d’anni riaprirò questa pagina e mi divertirò a leggerla e penserò che oggi sapevo ancora scrivere, mentre nel futuro che sarà il mio presente avrò perso ogni velleità artistica e passerò le mie giornate al bar a bere la ceres con quell’ubriacone di Hardla, che da quando si sarà sposato avrà perso ogni voglia di vivere e anche di tornare a casa perché quella strega di sua moglie lo maltratterà costringendolo ad andare all’ikea a vedere se sono arrivate le tende nuove che quelle della camera da letto la faranno sentire costipata nell’animo o qualche altra definizione assurda che saprà inventare lapperlà, e Hardla mi racconterà che si era innamorato di lei proprio per quel suo modo sofisticato di parlare, e che ora (ora di fra due anni, naturalmente) la ammazzerebberà (futuro condizionale continuato) ogni volta che apre bocca, quindi ordinerebbe un’altra camomilla al mirtillo e prugna, perché dal matrimonio sarebbe diventato astemio (parrà che la moglie lo avrà minacciato di scegliere fra astemio e astinente, e lui non vorrà rinunciare a quell’ultimo raro piacere, visto che neanche più allo stadio lo lascerà andare, la vipera), e io per consolarlo gli rivelerò che ho sentito Secchin, e che lui fa una vita ancora peggiore, che a confronto le nostre mogli/conviventi sono Madre Teresa Di Calcutta, e Hardla girerà il coltello nella piaga dicendomi "Beh, la tua ci somiglia un casino a Madre Teresa, è invecchiata veramente malissimo!", e allora sarò io a ordinare un’altra ceres, che a me la ceres mi fa pure cagare oggi come fra due anni, ma a quel bar lì dove ci vedremo io e Hardla non serviranno altro che ceres e camomilla al mirtillo e prugna, infatti saremo gli unici due clienti, tanto che il gestore sarà costretto a chiudere dopo poco e ad ammettere di avere sperperato tutti i miliardi accumulati in una vita di lavoro prestigioso, ma d’altronde si era capito che non ci sapeva fare con gli affari quando aveva comprato cinquemila sottobicchieri dipinti a mano da Picasso e si era fatto ricavare il cesso del locale da uno scarto di lavorazione di Michelangelo. Povero Panchin, si divertiva di più quando stava dalla parte giusta del banco.


a furor di popolo

Oh ma allora, sto gioco.. è finito o no? Pare che sia finito, si, qualcuno è arrivato in fondo. E dirlo? Che è una settimana che sto a girare tutti i siti di Tom Waits cercando di capire come arrivare al secondo indizio? Ma a cosa ti serve? Cosa? Girarti i siti di Tom Waits. A risolvere il gioco, no? Ma no, bastava indovinare il titolo della canzone! That feel? Ecco, quello era un pezzo dell’indirizzo del sito in cui trovare il secondo indizio. E io come faccio a capirlo? Cosa sono, un mago? Bastava guardare, c’era una strofa, punto free qualcosa, punto it. Quel qualcosa era il logo di wordpress, come potevi facilmente intuire cliccando col tasto destro sulle proprietà d.. Di stocazzo! Una settimana ci ho messo! Mi sono anche scaricato tutta la discografia, e me la sto sciurbendo tutti i giorni in macchina e a casa! E ti piace? Ma chi? Tom Waits? Mavaa! Sembra un ubriaco con la bocca piena di vetri!

Vabbè, diciamo “A furor di due o tre”, si è conclusa la prima Grande Caccia Al Tesoro Del Blog Di Spassky, ed è ora di proclamare i vincitori.

Primo classificato Hardla, che ha staccato tutti gli avversari con una celerità che ha dell’incredibile. Mentre loro si dibattevano a cercare di risolvere il primo difficilissimo rebus lui aveva già sbagliato strada e stava analizzando tutti i video di you tube girati in Bhutan, e mentre i suoi avversari arrivavano sul sito di Bhutan Times lui gironzolava per Punta Arenas, trovava le foto, cambiava pagina, rispondeva alla domandona finale e vinceva!

Secondo classificato, a sorpresa, Panchin, che con un’incredibile rimonta superava il suo diretto concorrente e mi lasciava la risposta esatta con alcune ore di anticipo.

Terzo classificato colui che per tutta la gara aveva mantenuto un buon piazzamento, Secchin. Evidentemente sulla distanza ha avuto la meglio lo scarso allenamento. Ci godo, così impara a farmi perdere al suo giochino.

Perso per strada Fry Simpson, che quando ha saputo che Hardla era più avanti di lui si è rotto le balle ed è tornato a fare le pulci alla Worldwide School of English.

Dietro Tutti gli altri, che mi hanno mandato allegramente a fare in culo appena hanno letto di cosa si trattava. Un sentito grazie anche a loro, ci vediamo sulla Grande Caccia Al Tesoro Del Blog Di Spassky 2.0!


referrers

Non avrei voluto scrivere altro, ma un’occhiata ai referrers mi ha spinto a cambiare idea. Vado subito al sodo, che ne vale la pena.

Sveva Sagramola nuda. Sempre lei, ormai è un mito. Quasi quasi apro un altro blog e fondo lo Sveva Sagramola Nuda Fans Club. Magari spargo la voce per vedere se qualcuno ha voglia di partecipare, e chiedo a Hardla se si occupa del template..

Brigata Speloncia. Saranno i brigatisti speloncini a visitarmi? E se sono davvero loro, leggeranno quel che scrivo sulla tifoseria organizzata rossoblù? E se lo leggono, lo apprezzeranno? E se, come immagino, non lo apprezzano, avranno mai pensato a rispondermi? E se hanno pensato a rispondermi, saranno in grado di formulare una frase di senso compiuto che non sia “Ti rompo la faccia bastardo”?

Cori Genoa. “Mi ricordo quand’ero bambinooo/ Sognavo una maglia e un pallooon/ Sentendo la curva che cantaaa/ Io provo la stessa emoziooon/ Ed ecco che il Genoa entra in campooo/ Fortissimo batte il mio cuooor/ Mi trema la voce e son certooo/ Che il Genoa è il mio unico amooor”

Giusy nuda. E anche il Leprotto Milcaro, via. Se qualcuno avesse una foto che ritrae insieme questi due eclettici conduttori di trasmissioni musicali pomeridiane, meglio se in atteggiamenti equivoci, è pregato di inviarmele. Giuro che le posterò immediatamente.

Mario e Pippo Santonastaso. Due cabarettisti che a naso classificherei negli anni ottanta. Qui alcune loro foto.

Berlusconi checca. Beh, non so, se ne sono dette tante.. Certo, se venisse fuori che anche lui è un “mezzi-mezzi” la sua coalizione dovrebbe rimangiarsi tutto quello che ha detto sul candidato di Rifondazione.

Evviva Vittorio Mangano. Vabbè, dai, cambiamo argomento. E poi tu che sei capitato sul mio blog cercando queste parole ricordati che io sono una persona perbene, mentre tu sei un elettore di centrosinistra.

Falso finto. Dunque, un falso finto dovrebbe essere un falso, ma essendo finto come falso si dovrebbe cosiderare un’opera autentica, da non confondere col finto falso, che è l’imitazione di un falso, quindi una copia di una copia di un originale.

Foto zozze. Mi inviti a nozze, caro amico. Ti suggerisco di cercare qui, poi qui, e se non ti basta ancora qui.

Gli orecchioni possono causare infertilità? Diliberto ha due aquiloni ai lati della testa, e in rete non sono riuscito a trovare notizie su sue possibili discendenze. Vuoi vedere che è vero?

Installatori ochei su ghiaccio. L’ochei su ghiaccio è quella disciplina che permette di dare il proprio assenso mentre ci si trova su superfici scivolose. Funziona così: Un incaricato detto “installatore” vi prende e vi porta in mezzo a una pista di pattinaggio su ghiaccio, se non se ne ha una a disposizione va benissimo anche un lago ghiacciato, purché solido. Qualcuno, dal bordo, vi sottopone delle domande, alle quali dovete dare il vostro assenso all’americana, cioè alzando il pollice di una mano e dicendo forte “occhei!”. Una volta terminato il gioco l’installatore viene a riprendervi e vi porta al riparo, dove qualcuno potrebbe offrirvi una cioccolata calda.

Mi fai vedere le bambine nude di 13 anni. No.

Miriana Travisan. Cugina della nota miss, non ebbe lo stesso successo, perché quando dovette iscriversi al concorso per eleggere la più bella d’Italia fece confusione col modulo e si iscrisse a un corso di ingegneria meccanica for dummies. Sua cugina ha avuto fortuna e successo, lei costruisce presse industriali in uno stabilimento di Orgosolo.

Omini di Cro Magnon. Sono i progenitori dei Puffi.

Quaquaraquà, Don Pablo, film. Ho capito, si tratta del mediocre film del regista messicano Victorio Las Zapatas “Un Otro Mexicano Presidente”, uscito sulla scia del filone “Un Mexicano”. Su quest’ultimo, molto più famoso, non occorre che spenda parole, ma se qualcuno volesse maggiori delucidazioni può visitare il blog di Seaweeds e sperare che prima o poi si decida a ripubblicarne la biografia. Ma torniamo alla bieca imitazione di cui sopra. In questa squallida pellicola il protagonista, Pedro Gutierrez, una specie di Mr.Bean locale, decide di candidarsi presidente del proprio paese, e fonda il partito ” Forza Quaquaraquà”. Fra figuracce a livello internazionale e una pessima gestione del proprio governo, il povero Pedro verrà cacciato a calci nel culo dai cittadini infuriati. Somiglia un po’ al quadro politico italiano, solo che lì c’è un lieto fine.

Salto sul pisello. Se la cosa ti diverte, perché no? Solo cerca di non ferirlo, un mio amico ha dovuto farcisi dare tre punti, e adesso lo chiamano tutti “lo sfregiato”.


referrers

Ragazzi, quanta soddisfazione mi danno i miei referrers!
Siamo solo al 9 febbraio e già le persone che capitano qui tramite motore di ricerca mi stupiscono per la loro immaginazione.

Dominano come sempre i cercatori di Sveva Sagramola nuda. Di schifosi pervertiti ne ho conosciuti tanti, ma certi eccessi mi disturbano ancora.

Seguono a ruota quelli di Brigata Speloncia. È da un po’ che non parlo di loro, o degli altri allegroni dell’Ottavio Barbieri. Devo dire che nelle ultime settimane hanno dimostrato una certa civiltà, non hanno picchiato chi sosteneva Preziosi, non hanno cercato di andare a sparare alla propria moglie, non hanno assaltato le tifoserie avversarie. Ochei, si sono fatti multare per avere introdotto e acceso fuochi d’artificio allo stadio durante l’ultima partita, ma siamo sinceri, è stata l’unica cosa bella che si è vista in campo in novanta minuti! Continuate così, ragazzi.

Alessandra Lazzari non so chi sia, non ho voglia di cercarla su guggol. Se qualcuno la conosce può segnalarmelo, provvederò a includere una sua breve biografia in uno dei prossimi post, a uso dei malcapitati visitatori.

C’è anche, fra i miei visitatori, chi ha cercato “confini” mignanego busalla. Dovrebbe rivolgersi al catasto comunale, credo che lì sappiano qualcosa di più, io posso solo immaginare. Dunque, così a spanne dovrebbero essere dalle parti dell’ospedale di Busalla, sai dove c’è quella baracca che si vede dalla statale? Da lì prosegui verso il Passo dei Giovi, quando arrivi al traliccio dell’alta tensione (non il primo, il secondo) chiedi.

“formaggi norvegesi” Roma. Ma Roma è la marca dei formaggi norvegesi? Non mi stupisce, in Francia ho trovato una Pizzeria Milano che mostrava sull’insegna la Torre di Pisa e il Colosseo.

“Quarantaquattro gatti” pina. Questa la lascio all’esperto, il Dott.Hardla. Io davvero non saprei cosa rispondere. È forse una sequenza inedita di un Fantozzi, dove la moglie del protagonista intonava l’allegro motivetto con risultati discutibili?

“tradivo mio marito”. Anche lui, se proprio lo vuoi sapere. Con tua cugina.

“>Cara democrazia fossati eugenio“. Si, è la nuova canzone del cantante che ha scritto anche Una Notte In Italia. Ha cantato anche una canzone con quello che canta Extraterrestre, Ivano Finardi.

Qualche coraggioso ha chiesto consigli per “>cena romantica Novi Ligure“. Spero di non dovermi mai trovare in una situazione analoga, il posto più romantico di Novi è il rettilineo di Barbellotta, non tanto per l’atmosfera evocativa, quanto per il numero di “distributrici a pagamento di pratici surrogati del rapporto amoroso”. Voglio comunque tentare di dare una mano: se doveste trovarvi a Novi Ligure con una ragazza desiderosa di romanticherie, e fosse tosto l’ora di cena, ecco un paio di soluzioni rapide:
1. Panino al bowling, partitella a ping pong per digerire ed elegante infratto presso l’attiguo motel. Parcheggio in comune, molto comodo;
2. Cena alla pizzeria di cui mi sfugge il nome, quella al primo piano di un orrendo edificio, dove una sera con gli amici abbiamo festeggiato il compleanno dell’uomo nero, e infratto nel viale del cimitero, che non dovrebbe distare molto. In alternativa c’è il posteggio della piscina comunale, ma attenti a non incappare nei Cabiddu, famigerata famiglia mafiosa che imperversa in quella zona;
3. Aperitivo da Carletto, la pasticceria di Via Girardengo. Dopo non è prevista alcuna copula, il culo ve lo fanno loro a tutti e due quando vi presentano il conto.

Insidie nella testa. È quando canti una canzone che ti gira lì per lì, e per qualche subdola associazione di idee ti ritrovi a pensare a quella sera in cui sei tornato a casa e hai trovato tua moglie appesa alla spalliera del letto, con uno sconosciuto che le schiacciava i punti neri sulla schiena.

Paolo scopa. Beato lui.

Spassky, 18 febbraio. È quando ho scritto quel dialogo su quello che ci prova con quella fidanzata, e tutatuntratto entrano i Monty Python.