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del masochismo

E’ durante il mio ultimo giovedì di ferie che i sensi di colpa mi aggrediscono tutti insieme. Insomma, mi dicono, la tua fidanzata è a Nervi a sbattersi a servire cocktails difficilissimi a vecchiette col gomito dell’alcolista, a sedare torme di bambini selvaggi, a impedire che il mare si porti via i tavolini, a tenere lontani pancabbestia milanesi con manie di grandezza, e tu sei a casa tutto il giorno e non fai mai un belino. Ma non ti vergogni?

Ci provo a rispondergli che no, insomma, non più di tanto, che io sono in ferie, e quando sei in ferie ti riposi, ma una parte di me è già compromessa, e si sta già facendo dei film pazzeschi, di lei che torna a casa stravolta e c’è tutta la casa in fiamme, e il cane e i gatti in strada che osservano l’incendio con occhi sgomenti, e io in un angolo tranquillo, steso sulla sdraio a leggermi il giornale.
C’è poco da fare, coi sensi di colpa perdo sempre, così stamattina mi sono preso in contropiede, e mentre salivo le scale del giardino di ritorno dalla passeggiata col cane, mi sono obbligato a mettermi lì e pulire. Se non mi prendo di sorpresa non esiste che mi metto a lavorare, ma così di solito funziona. Mi sono obbligato a raccogliere i pezzetti di mollette e ciabatte che il cane ha sparso fra l’erba, e quando ho finito mi sono imposto di andare a cercare una paletta per tirare su la terra che una volta faceva parte del giardino, ma che grazie all’opera scavatoria di quella talpa a quattro zampe è tutta disseminata lungo le scale. Riportato quel lato del giardino a un livello di decenza mi sono messo a tagliare la vite dall’altra parte. L’uvafragola una volta copriva metà prato, poi l’abbiamo potata (estirpata), ma come tutte le piante infestanti che si rispettino ha ripreso subito a infestare. forse è d’accordo col cane, non so, fatto sta che da un lato lui scava, dall’altro lei copre, in una cooperazione letale alla vista.
Cesoie e via, in un attimo ho fatto sparire quei serpenti vegetali che camminavano fino contro la porta.

Avrei potuto anche piantarla lì, no? Ormai erano le dieci, potevo tranquillamente stravaccarmi sul divano e guardarmi un film, no?
Vallo a dire alla mia coscienza, ormai che ero lì a lavorare ho pensato bene di continuare, ed è lì che ho commesso l’errore.

Premessa: Marzia, come tutte le donne, soffre di quella sindrome detta “Del Trasloco”, che si manifesta all’improvviso, e le fa venire voglia, così da un giorno all’altro, di modificare completamente la pianta di casa. Tutti i mobili del salotto devono andare a finire in camera da letto, e tutti quelli della camera da letto si spostano in bagno, e tutti quelli del bagno vanno nel ripostiglio, mentre la roba che prima stava nel ripostiglio finirà in solaio.
Il risultato di solito è quello di riempirsi il salotto di cianfrusaglie polverose, ragni e topi, ma tanto durerà solo fino al prossimo spostamento, perché il primo trasloco non è mai quello definitivo, è tuttalpiù un trasloco di prova.
Qualche tempo fa mi ha buttato lì con noncuranza: “Certo che quei due scaffali pesantissimi dove teniamo i libri i cidi e i divudì starebbero meglio al piano di sopra, in ghiacciaia”. La ghiacciaia è la stanza non riscaldata dove non viviamo, e usiamo per tenerci armadio scarpiera e attrezzi vari.
Ovviamente quando una donna la butta lì con noncuranza significa che ti conviene occupartene quanto prima, che le donne non fanno mai niente con noncuranza, così stamattina, in un impeto di masochismo, ho cominciato a spostare uno dei due scaffali, quello accanto al pici.

L’ho fatto così, per saggiarne il peso e la mobilità, non avevo realmente l’intenzione di adempiere ai miei doveri, anche perché per portarne su uno, tempo fa, ho dovuto farmi aiutare da un amico che ha faticato tanto che gli sono venute le allucinazioni, ha visto Dio e adesso non mi parla più. Brutto quando vedi Dio, ti dice delle cose..
Insomma, che sposta un po’, tira un altro po’, mi sono trovato con questo scaffale pieno di cidi e divudì in mezzo al salotto, e a quel punto non potevo fare altro che portarlo via.
Ho provato a chiamare mio padre, che è in pensione e non gli sembra vero di poter aiutare il suo primogenito a fare qualche lavoro molto maschio e faticoso.
Non c’era, o se c’era non rispondeva. Si vede che ha subodorato che c’era da farsi un culo inverosimile, e mi ha diseredato.

Mi sono messo lì, ho svuotato lo svuotabile dallo scaffale e me lo sono preso in braccio. Letteralmente. Non so come sono riusciuto a sollevarlo, non pesava come quello che ricordavo, era solo incredibilmente ingombrante. Ho cominciato a salire la scala, immaginando la scena di me bloccato a metà scala con l’armadio che lentamente mi scivola dalla presa e va a fracassarsi contro la porta di casa, magari sfondandola pure, per sovrappiù.

Sono arrivato in cima, non senza fatica, maledicendo me e i miei sensi di colpa del cazzo. Ho provato a inclinare lo scaffale per farlo passare sotto la porta, e ho scoperto con orrore che non ci passava. Ho provato a spingerlo dall’altra parte, ma non ci passava lo stesso. L’unica soluzione era di rifarlo scendere di un paio di scalini, e di peso inclinarlo e farlo scivolare ruotandolo attraverso la porta. Impossibile riuscirci da solo, già così ho rischiato di imbelinarmi giù un paio di volte. Ho provato a richiamare mio padre. Stavolta mi ha risposto, per dirmi che andava a pranzo fuori, che stava proprio per partire, e che fino al pomeriggio non ci sarebbe stato.

Ora sono qui, già mangiato, con uno scaffale a ostruirmi l’accesso in camera, ad aspettare che mio padre arrivi per aiutarmi a mettere via quello e a portare su l’altro, che sarà da svuotare, camallare, e riempire di tutti i libri che dovrò nel frattempo portare su in una ventina di viaggi.
Tutto perché i miei sensi di colpa bastardi non sanno farsi i cazzi loro.

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la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto

Ora che la conosco posso affrontare il mio destino con leggerezza. Stamattina, mentre tagliavo l’erba nel prato sotto casa, cantavo, forte della mia nuova consapevolezza. Anche quando mi sono piantato la messuia in un piede, sapevo di non temere alcun dolore, e anche se mi faceva un male boia sorridevo.

Ma come ho potuto raggiungere un simile livello di saggezza, roba che neanche Neo dopo che è risorto?
Beh, è stato complicato, qualche giorno fa sono andato alla Fnac, e ho chiesto il libro che illustrasse la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto, ma la cassiera mi ha spedito nel reparto filosofia, e ci stavano facendo dei lavori, era tutto spostato. Ho trovato uno accanto all’altro la storia degli indiani d’America, l’autobiografia di Fabrizio Corona e un libro denuncia sulle collusioni fra mafia e governo, più un manuale di satanismo e il grande libro delle barzellette di Bramieri seconda edizione riveduta.

Ho capito che la Fnac non poteva darmi le risposte che cercavo, oltretutto i romanzi di Paolo Nori non li teneva, e di Culicchia aveva soltanto l’ultimo.
Me ne sono andato, ancora ignaro di ciò che mi riservava il destino, e ho provato da Mondadori.

Non ci entro mai volentieri in quella libreria, le edizioni che tiene sono poche e mal fornite, e a differenza della Fnac non cerca neanche di compensare offrendomi videogiochi e alta tecnologia. Ho dato un’occhiata alle riviste, non tanto per trovare una risposta alla domanda fondamentale sulla vita l’universo e tutto quanto, quanto per vedere se nell’ultimo numero di PSM c’erano dei demo per playstation che valessero i soldi dell’acquisto.

Per fortuna dall’altra parte della strada c’è la mia libreria preferita, dove sono entrato certo di ottenere soddisfazione. E infatti, poco dopo, avevo fra le mani il libro che contiene la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, sull’universo e tutto quanto.
Stamattina, seduto sul cesso, ho terminato le ultime quattro pagine, e finalmente posso dire di conoscere la risposta, ma c’è un altro problema che è sorto giusto all’ultima riga:
Cosa servono nel Ristorante Alla Fine Dell’Universo?

Oggi pomeriggio potrei scendere in città con largo anticipo, e andarmi a comprare il libro che risponderà a questa ulteriore domanda, e poi portarmelo alla partita.

Mi vedo già, ai cancelli, a cercare di spiegare al poliziotto le ragioni per cui sto cercando di introdurre un libro all’interno dello stadio.

Cos’è quello? Un libro. E cosa se ne fa? Lo leggo prima che cominci la partita. Non mi fido, lo apra per favore. Ecco, vede? Non c’è niente dentro. Come niente? E quelle parole? Sono il contenuto del libro. Secondo il nuovo regolamento bisogna controllare che non ci sia scritto niente di offensivo riguardo l’altra squadra o la Lega Calcio. Ma è un romanzo, è stato pubblicato anni fa, come può esserci qualcosa contro la Lega Calcio? Poche storie, si accomodi laggiù, il mio collega ispezionerà il contenuto del suo libro, e se è tutto in regola la lascerà andare.

E mi toccherà starmene fuori dallo stadio ad aspettare che il suo collega finisca di leggere tutto il libro. Sicuramente poi incapperò nel classico personaggio che ama leggere a tavola, quindi prima che cominci a ispezionarmelo dovrò aspettare che ordini una pizza, e poi vuoi che la mangi da solo? Caruso! Di Michele! La volete una pizza? Che pizza vi prendo? Quattro formaggi e? Margherita col tonno? E da bere? Va bene, cocacola per tutti.
Io ci potrei provare a inserirmi nell’ordinazione, visto che perderò l’incontro almeno riempirmi la pancia.. Ma il poliziotto sarà inflessibile, la pizza rientra in un’operazione di polizia, quindi il suo consumo è riservato ai tutori dell’ordine.

E mentre tutti saranno dentro ad applaudire la squadra che farà un figurone contro un avversario certamente non all’altezza, io dovrò star fuori ad aspettare il ragazzo delle pizze insieme a tre celerini, tutto perché non avrò voluto aspettare per conoscere la risposta alla domanda che viene dopo la domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto.

E’ il mio destino, lo affronterò sorridendo.


il mattino ha l’oro in bocca

Mi sveglio con la cena di ieri sullo stomaco e in testa una canzone di Peppino Gagliardi. E non sono neanche le sette. Marzia è di sotto, fra poco andrà a lavorare, se mi alzo ora avrò davanti una giornata lunga da dedicare al cazzeggio più folle, rischio di annoiarmi.
Ci provo a dormire ancora un po’, ma Jack, che è rimasto ai piedi del letto fino a quel momento, comincia le sue pulizie mattutine leccando rumorosamente la brandina. Frug, frug, frug, frug, la sua lingua è inarrestabile, e quel rumore di grattugia umida mi impedisce di prendere sonno. Tanto vale alzarsi.
Colazione a tè e biscotti e Guida Galattica Per Autostoppisti, sempre sotto lo sguardo vigile del cane, aspetta l’uscita mattutina che seguirà, ma non disdegnerebbe un biscotto come anticipi di attenzioni. Gli concedo il coperchio e il fondo del barattolo di yogurt bianco, e sembra soddisfatto.
Mi vesto, andiamo a fare due corse sulla strada che costeggia i binari del treno. Ha piovuto a lungo ieri, e l’aria è bella fresca. Cerco di sintonizzarmi i pensieri su quel che dovrei scrivere una volta a casa, ma stamattina i miei circuiti sono in sciopero, non so proprio cosa succederà a Francesco una volta incontratosi con Maciste Contro Tutti. Pazienza, il mio romanzo non avrebbe visto la luce entro stasera in ogni caso.
Mi ricordo di avere lasciato il bucato nella lavatrice appena rientro in casa, così salgo a prenderlo e lo stendo in giardino, poi torno su e ne carico un altro. Non c’è molto da lavare, che lo finisca o meno il mio contributo ai lavori domestici non sarà granché. Però se stirassi quel che c’è già lavato..

Lanciato come un ciclista che ha preso male la curva e ha scavalcato un guard rail giù dallo Stelvio vado a prendere l’asse da stiro, il ferro, preparo tutto davanti al pici e faccio partire Gundam. Passerò un paio d’ore a stirare e ne approfitterò anche per guardarmi un po’ della roba accumulata. Sono troppo un grande!

Un’ora dopo ho stirato alla vivailparroco un paio di magliette, qualche calzino e delle mutande, più un asciugamano e un grembiule. Sono sfinito, le piege del tessuto non ne vogliono sapere di cedere sotto i colpi impietosi del mio ferro, la battaglia è impari, e le mie balle sono arrivate al limite della sopportazione. Oltretutto Gundam si sta rivelando una palla incredibile, i primi dieci episodi si possono riassumere con:

– la Base Bianca viene attaccata dai nemici;
– i profughi pensionati a bordo vogliono scendere;
– Peter Rey esce in battaglia col Gundam e gli apre un culo così (ai nemici, i pensionati sono sempre lì);
– il tenente Shea dell’esercito nemico dice che quel Mobil Suit è incredibile, ma la prossima volta lo sconfiggerà.

Vabbè, mettiemoci a fare qualcosa di serio.. Clic, klak, wrrr.. BZZAPP! BZZAPP! GNEOOWWW BOOOOM!! TATATATATATATA BANG BANG!! Complimenti! Hai sconfitto le forze nemiche! Prova il livello successivo! BADABUUM! SBRANG! PEM! PEM! TOTOOOM!