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Ciao Pi.

Mi sono permesso di cancellare il tuo ultimo post, spero che non ti arrabbierai.

È che non credo fosse necessario.

Stai imparando un sacco di cose su te stesso, in questi ultimi anni. Certe volte ti guardo e davvero mi sembra di guardare un uomo adulto.
Sei intelligente, diverse volte hai dimostrato una sensibilità che non è così scontato trovare in una persona. E in certe situazioni difficili ti ho trovato diverso dal te stesso di prima, migliore. Più solido. Che non vuol dire più duro, anzi, ogni tanto può voler dire proprio il contrario.

Certo, hai ancora parecchio da fare, angoli da smussare, e c’è tutto un capitolo sull’empatia che andrebbe approfondito, ma ritengo che si debba guardare indietro oltre che avanti, e rispetto a dov’eri hai fatto un sacco di chilometri.

Sei anche fortunato, hai amici capaci di consigliarti quando ti fermi e aiutarti a correggere i tuoi errori, hai un’ironia ben oliata che ti evita di cadere nell’autocommiserazione, e credo che se ti lasciassi guidare di più dalla pancia riusciresti ad abbandonare i vecchi schemi rigidi a cui ti ostini a rimanere aggrappato.

È per questo che ho cancellato il tuo post. Era come urlare in faccia a qualcuno che non vuole capire il tuo punto di vista.
Spesso, se uno non capisce, la colpa è nostra, che non siamo stati capaci di spiegarci. Non tutti parlano la nostra stessa lingua, e accanirsi non serve a niente. Devi lasciarli liberi di comunicare a modo loro, e se occorre di farlo coi loro simili.

Non hai più bisogno di scrivere cose del genere, di portarti sulle spalle pesi inutili, di avere ragione a tutti i costi.

Volerla vinta significa non sapere accettare i propri sbagli, a che ti serve trascinarti dietro un vecchio errore? Guardalo, impara a non ripeterlo e lascialo lì.
E lasciaci tutto quello che ti fa male, è altro peso inutile che ti toglie il sorriso.

E a me piaci molto di più quando sorridi che quando mugugni.
Ti voglio bene,

Il tuo ombelico


Les lettres perdues de Pablelie Poulain

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l’ultimo capitolo della Trilogia Del Coisp

Riassunto delle puntate precedenti:

Il giovane Luke Skywalker, alla notizia che le truppe imperiali stanno costruendo una nuova Morte Nera per ridere più forte dei pestaggi del G8 scrive all’imperatore Palpatine chiedendogli che cazzo fa, e lo chiama bellamerda. Quello gli risponde che Darth Vader è suo cognato.
Avevo detto che no, cosa gli scrivo a fare, ma alla fine l’ho rifatto, che c’erano ancora due o tre cose che mi premeva di chiarire. L’ho scritta e spedita senza rileggerla, e il risultato si vede. Scusate le ripetizioni.

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Un paio di aggiunte, se posso.
Grazie a voi per la celerità della risposta. Aggiungo due righe tanto per chiarire alcuni punti. Non che lo ritenga necessario, ma non mi va di lasciare dei dubbi riguardo la mia posizione.

Chi vi scrive non è un manifestante o un attivista, sono un cittadino comune che crede davvero nell’importanza di un corpo di polizia, e che davvero nutre rispetto per i suoi rappresentanti. Sono ancora convinto che esistano agenti di tutto rispetto che cercano di fare il loro lavoro nel migliore dei modi, con mezzi insufficienti e rischiando la loro pelle e quella dei propri familiari, ed è per rispetto a loro che sto scrivendo di nuovo. Credo che un’iniziativa come quella perpetrata in questi giorni a Genova li stia offendendo, in un certo senso, come offende me. Perché sono offeso, indignato per la sfacciataggine con cui proponete la vostra versione dei fatti del G8. Come se undici anni di atti processuali fossero stati superflui, come se le indagini non avessero accertato a dovere le responsabilità.

Ma davvero stiamo ancora discutendo di queste cose? Mi sembra incredibile che dopo undici anni nessuna delle parti in causa sia stata in grado di ammettere le proprie colpe e ancora ci si facciano queste ripicche da ragazzini. Il manifesto del Coisp arriva dopo sentenze che hanno tutelato il Corpo più di quanto fosse lecito, e hanno inflitto condanne alla parte opposta ben più severe di quelle comminate in precedenza per casi analoghi: c’era davvero bisogno di ribadire la vostra posizione? E’ stata una caduta di stile e di buongusto, una ripicca da ragazzini, appunto.

Io a Genova ci abito, durante il G8 non partecipai a nessuna manifestazione, non ero “impegnato”, e le immagini trasmesse dalla televisione mi trovarono a parteggiare per la polizia, impegnata a tutelare la sicurezza di fronte a un esercito di barbari. E’ dopo che ho cambiato idea, quando è venuto fuori che la sicurezza era tutelata con troppo zelo, e soprattutto verso chi non rappresentava affatto un pericolo; ma non sono diventato una “tuta bianca”, la retorica mi fa tanto schifo quanto le bastonate, per questo la mia visione sull’argomento cerca di essere imparziale. E si, la vostra iniziativa l’ha scalfita parecchio.

Quando mi parlate di dietrologia sugli infiltrati vi state nascondendo dietro a un dito, la realtà dei fatti è chiara e documentata, a disposizione di chiunque voglia informarsi. Ridurre tutto a “un estintore” è generalizzante, è mascherare la verità, è omissione. Credo che la Polizia avrebbe dovuto prendere le distanze da quanto accadde allora, isolare i responsabili degli eccessi e punirli. Invece ha scelto di coprire chi ha sbagliato, e ancora oggi non conosciamo i responsabili del pestaggio alla Diaz, per dirne una. Queste sono le cose che fanno perdere fiducia nella divisa, non le amenità sulle regie occulte. E a farne le spese sono anche quegli agenti che fanno il proprio dovere con professionalità. Per questo ho scritto che la vostra iniziativa offende anche loro: invece di scendere in strada e denunciare le condizioni in cui siete costretti a lavorare, la carenza di fondi e di strumenti, decidete di ribadire che al G8 vi hanno trattati male, poverini.
Credetemi, “belle merde” descrive solo in parte la frustrazione che provo.

Fra parentesi, esprimere la propria opinione è una delle attività proprie della democrazia, manganellare chi la esprime no.

Buona giornata,

Pablo Renzi

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Poco dopo mi arriva la risposta, che non commento neanche perché mi sembra superfluo.

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Lei ritenga pure che la realtà non sia quella rappresentata dalle vele del Coisp, può anche credere che quelle immagini siano frutto di fantasia. Purtroppo, in primis per noi che quella violenza la abbiamo affrontata a genova e continuiamo ad affrontarla in molte altre occasioni, non abbiamo il lusso della scelta di stare a casa.

Ovviamente lei può credere che le fotografie delle scene di violenza facciano torto a quei poliziotti che quella violenza l’ha subita a genova ed in molte altre occasioni, anche molto recentemente.

Ragionamento parecchio contorto .

Il rispetto che dichiara di aver perso, fondato su basi tanto solide quali “belle merde”, la qualifica da se, tanto quanto credere che sia espressione democratica il dissenso espresso a bombe molotov.

In Italia, è un reato, anche se viene trascurato dai magistrati che su questi fatti,  non indagano.

L’attività di denuncia del Coisp sulla situazione delle Forze dell’Ordine è ferrea, diffusa anche nella sua città con ogni mezzo. Ci dispiace che lei non l’abbia notata in questi ultimi cinque anni,. Pazienza. Continueremo ad agire con la medesima determinazione con la quale abbiamo voluto ricordare chi e cosa è accaduto a Genova.

Anche chi sta a guardare dalle finestre, spesso, sente di poter giudicare. Nel 2001 come oggi.

Nel rispetto delle opinioni di tutti, non riteniamo di dover ulteriormente replicare ai suoi insulti.

La Segreteria Nazionale del Coisp

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Mentre sto scrivendo questo post ricevo un’ulteriore missiva da un certo Franco, che immagino essere un membro del sindacato, visto che risponde direttamente alla mia prima email, allegata sotto:

…..Fra 10 anni per il Sig. Pablo Renzi i No TAV saranno descritti come dei tranquilli campeggiatori disturbati da Poliziotti delinquenti che scaricavano lacrimogeni nocivi in mezzo al bosco….. Non so che ambienti frequenti il il Sig. Renzi, ma vista la distorsione della realtà che riesce ad elaborare la sua testa, è evidente che certe sostanze non circolano solo “nelle caserme”. Franco.

Evidentemente sono stato l’unico a lamentarsi per l’infelice iniziativa del manifesto, e forse è la cosa che mi rattrista di più.


la replica del Coisp

Dopo la mia lettera di venerdì ecco arrivare pronta la risposta della Segreteria Nazionale del Coisp.
Non mi aspettavo niente di più, purtroppo, ed è per questo che ho deciso da subito di adottare un tono sarcastico e rinunciare al dialogo: da parte loro non ne ho visto alcuno.
Né ho intenzione di replicare, non ho altro da aggiungere di fronte alla cecità di queste belle persone.

 

Grazie per le belle parole. Non esiste la benché minima proporzione quantitativa tra le immagini esposte dal Coisp sul camion che gira a Genova in queste ore e gli undici anni di immagini che sono state proposte ovunque (forse lei non frequenta le manifestazioni) le dietrologie sugli infiltrati e le regie occulte e tutte le amenità sull’argomento, hanno sepolto la realtà dei fatti.

Siamo certi che la sua visione sull’argomento non sarà scalfita dalla nostra iniziativa che, dato il successo che sta riscuotendo, cercheremo di riproporre fino a quando l’espressione democratica “belle merde” le sarà consentita, noi  esprimeremo la nostra opinione.

Nelle nostre caserme  si pensa che “ci è andata bene” quando portiamo a casa la pelle. Liberissimo di continuare a credere altro.

La Segreteria Nazionale del Coisp


Ottimo lavoro!

“Ottimo lavoro!” è l’oggetto dell’email che ho appena spedito al COISP, il sindacato di Polizia, che oggi ha affittato un camion pubblicitario per portare a spasso per le vie di Genova il suo manifesto commemorativo dei fatti del G8.

Sono fotografie delle devastazioni in città da parte dei manifestanti durante il vertice del 2001, corredate dallo slogan “L’estintore quale strumento di pace. Liberi di fare questo!”.

Non sto a raccontarvi come mi ha fatto sentire un gesto del genere, ma l’ho raccontato a loro, potete leggerlo qui sotto:

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“Sentenze della Cassazione sulla Diaz: ora svoltiamo pagina e non fomentiamo l’odio nei confronti dei servitori dello Stato!

Questo l’ho trovato sulla prima riga del vostro comunicato stampa successivo alle sentenze sulla Diaz, e devo dire che mi ha trovato abbastanza d’accordo, l’odio nei confronti delle forze dell’ordine è sbagliato a prescindere dal loro comportamento, e poi ci si dimentica troppo facilmente di chi svolge il proprio dovere con impegno, e di quei poveracci che dentro la divisa ci hanno lasciato la pelle.
Certo, se da parte di chi ti difende ci fosse anche l’impegno a non scassarti di botte sarebbe tutto molto più facile, ma bisogna capirli, sono stressati, li insultano, qualcuno si prende anche degli sputi, e poi capita a tutti una giornata storta, no? E comunque la polizia al G8 non ha ammazzato nessuno, quelli sono stati i carabinieri!

Oggi invece leggo che il COISP di Genova, il sindacato di Polizia, ha affittato un camion pubblicitario e l’ha tappezzato di foto delle devastazioni compiute in quei giorni in città; lo slogan scelto a commento è una perla di stile: “L’estintore quale strumento di pace. Liberi di fare questo”.

Beh, ragazzi, tanto di cappello, davvero! La Polizia di Stato ha salvato la faccia tante volte che non si contano più: gli abusi del G8, i vari Cucchi e Aldrovandi, la cocaina che girava per le caserme, la mano pesante in Val Susa..  C’è sempre stato qualcun altro a cui dare la colpa, in qualche modo ve la siete sempre cavata, ci voleva una bella figura di merda dall’interno!

Perché se ci pensate è un vero colpo di genio: dopo le sentenze miti agli agenti per le torture alla Diaz e la sproporzione di quelle ai manifestanti per le vetrine spaccate, dopo la promozione sul campo di tutti i pezzi grossi coinvolti, dopo che l’opinione pubblica è riuscita in qualche modo a metabolizzare anche questa ennesima porcata, ecco che il COISP manda per strada il suo messaggio dove interpreta, pensa un po’, la parte della vittima. Le vittime! Non avete pensato di starvene zitti e ringraziare che anche stavolta v’è andata bene, no, macchè! A Genova si direbbe che avete “rimestato la merda col bacchetto”, e non credo di dovervi spiegare cosa significa.
Ma chi è stato quel mago del marketing che ha avuto questa bella pensata? Davvero, se avessi voluto infangare l’immagine della Polizia non avrei saputo scegliere un sistema più efficace che far circolare a Genova, nell’anniversario del G8, un’immagine che riporta alla memoria quei giorni in cui la giustizia non stava più dalla parte di nessuno, i pacifisti facevano la guerra e chi doveva proteggere i cittadini li massacrava.

Genova se le porta ancora addosso quelle ferite vecchie di undici anni, non c’è bisogno che qualcuno vada a buttarci del sale sopra, e soprattutto non che a buttarcelo sia una delle parti che quelle ferite le ha provocate. Volevate ricordare che i manifestanti erano brutti e cattivi? E volete ricordarcelo voi?? Ma credete di vivere in mezzo a dei deficienti o cosa? Va bene che a frequentare solo caserme poi uno si confonde, ma vi garantisco che qui fuori esistono anche dei cervelli funzionanti, ci sono persone in grado di ricordare quel che è successo, e se è il caso sbattervelo in faccia. Certo, non fa male come un tonfa (soprattutto quando impugnato al contrario), ma lascia delle ferite che ci mettono molto più tempo a rimarginarsi. Pensate se per le strade circolassero le foto di Alessandro Perugini, allora vice capo della Digos, mentre prende a calci in faccia un minorenne, peraltro tenuto fermo da due agenti, metti che non riesca a centrarlo. Pensate che bell’immagine a corredo delle assoluzioni, prescrizioni e insabbiamenti che hanno restituito al Corpo quel candore che in fondo sa benissimo di non meritare.

Oppure davvero l’intenzione del sindacato di polizia era quella di svergognare il corpo una volta per tutte, e far capire che la violenza eccessiva non è dovuta ad alcune mele marce nei reparti, ma è un sistema riconosciuto e giustificato, un valore da difendere, un diritto acquisito insieme alla divisa, e in culo al cittadino.

Per quel che mi riguarda ci siete riusciti, quel poco di rispetto che il G8 di Genova non era riuscito a strapparmi me l’ha portato via il vostro manifesto.
Belle merde.

Pablo Renzi

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un doveroso omaggio

Incontrando una vecchia collega ho saputo che Valeria, una ragazza con cui lavoravo fino all’anno scorso, ha avuto una bambina. Non sapevo neanche fosse rimasta incinta, sebbene me l’aspettassi, era sempre stato il suo desiderio, e dopo il matrimonio immaginavo sarebbe stata solo questione di tempo.

Non posso e non voglio chiamarla per esprimerle le mie congratulazioni, i nostri ottimi rapporti si sono rovinati tempo fa, dopo che ha cercato di piantarlo nel culo a me e ad altri colleghi.

Ciononostante sento il bisogno di felicitarmi, in nome di un’ottima amicizia che andava ben oltre il rapporto professionale, per cui penso che scriverò due righe per lei, nell’eventualità che leggesse ancora il mio blog.

Valeria,
ho saputo che sei diventata mamma, e sono davvero molto felice per te, ma resti comunque una gran troia.

Pablo