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Riassunto della puntata precedente:
Rompo il telefono nuovo, lo mando a riparare, se lo tengono due mesi, mi fanno delle supercazzole, mi dicono che è pronto, litigo col titolare del negozio.

Dopo le vicissitudini di cui sopra sono andato in negozio stasera, e il titolare ha insistito per servirmi di persona, che aveva da spiegarmi bene la faccenda, che per telefono si vede che non avevo capito. Mi ha ripetuto che lui ai dipendenti dice sempre di non dire al cliente che lo richiameranno loro, perché non sempre c’è tempo, ma di chiamare lui, ogni tanto, se potesse essere così gentile. Gli ho elencato dettagliatamente le dieci quindici telefonate fatte nell’arco di due mesi, sottolineando quelle in cui la commessa l’ha interpellato, e ho potuto sentire la sua risposta “digli che lo chiamo io quando è pronto”. A quel punto ha potuto rispondere solo ah e la discussione è finita lì. Mi ha dato il telefono e ci ho messo scheda e batteria, sapendo benissimo che non avrebbe funzionato, perché se il problema è il touch screen serve a poco cambiarci il connettore usb, ci arriva anche un idiota come me. L’ho acceso, ho provato il touch screen, non funzionava.
Il titolare del negozio in quel momento ha fatto la faccia di chi vede la propria credibilità fargli ciao ciao dal ponte del titanic e si è prodigato in scuse.
Il resto è ordinaria amministrazione, ha telefonato all’assistenza e ha insultato la signorina in vivavoce, perché lui è “uno limpido che non ha segreti per nessuno”, ha compilato una nuova scheda in cui ha spiegato con eccesso di lirismo che problema c’è con l’apparecchio, ci ha scritto sopra URGENTE!!1!! e mi ha giurato sul chihuahua della sua fidanzata che in quindici giorni massimo venti ma deve proprio venire giù il mondo riavrò il mio telefono funzionante.
Ah, e mi ha prestato un motorola marcio che è pur sempre meglio del cellulare a pedali del mio capo.


sagra della bombamano e del tricchettracche

Son lì a bermi il mio mojito presso lo stand del mio amico cubano però di Brescia quand’ecco chi ti incontro? Ma t’incontro la Lessandra bellabbronzata come una che ha passato la domenica alla spiaggialiberadicamogli, con la sua borsetta tracolla cosa ci terranno mai le ragazze dentro le borsette tracolle chiavidicasa borsellino telefono e ti ci vuole una borsa così grossa? Oppure girano con quelle borse striminzite che i soldi ce li devi mettere per forza di carta perché uno spicciolo in più le sfonda. Le ragazze non conoscono vie di mezzo. 

Dicevo, son lì a bermi il mio mojito presso lo stand del mio amico cubano però di Brescia e parlando del più e del meno con Lorenzo l’entomologo e Pino l’incantatore di mignotte, quandecco tarriva lalessandra che saluta tutti con la nonscialanza di chi può ostentare un’abbronzatura da spiaggialiberadicamogli. Pino dice ciao, Lorenzo dice ciao, io dice ciao. Lalessandra dice ciao a Pino e Lorenzo, e anche se in matematica non sono mai stato un fenomeno mi accorgo che coi suoi ciai non riusciamo a fare uno a testa, ne manca uno, allora ripeto che si capisca bene, scandendo le parole come maicbuongiorno al telequiz quando fa la domanda da un fracco di soldi, c-i-a-l-e-s-s-a-n-d-r-a.
Stavolta mi risponde anche a me, ma il suo ciao è diverso dal ciaopino ciaolorenzo, è un ciao passato attraverso la grattugia del parmigiano, e anche schiacciando bello forte, che ti vengono giù le briciole grasse.
Mi pare di capire che la Lessandra non ha piacere a salutarmi, e non capisco perché, che io a lei non le ho mica mai fatto niente, per esempio non le ho risposto alla sua frase “vorrei trovare un uomo al mio livello culturale” con “prova ad aprire a caso l’elenco telefonico e a puntare il dito a caso”, come feci anni orsono con l’Aserena, non le ho regalato un distributore di numeri da supermercato il giorno del suo compleanno scrivendo nel biglietto “spero che ti aiuterà a fare ordine nella tua vita sentimentale”, come avevo fatto con la Ntonella.
Fino a stasera io e la Lessandra ci eravamo solo incrociati per le vie del borgo fra il ribollir dei tini e l’aspro odor dei vini, ci eravamo educatamente salutati e poi ce n’eravamo andati ognuno per la sua strada come si fa talvolta con le persone che si stimano ma non hanno argomenti di conversazione e finirebbero per restarsene lì a dire ehm ehm aspettando che arrivi qualcuno a toglierli dall’imbarazzo e allora preferiscono educatamente salutarsi e via dalle balle.

Mi guardo anche la camicia sportiva elegantemanonpretenziosa che non abbia delle patacche davanti tipo di sugo ma non ce n’è, da quando ho ripreso a mangiare col bavaglione vado sul sicuro.
Non ho neanche l’occhio vitreo da alcolista decorato, è il primo mojito che bevo e non sono ancora a metà. E allora che cosa cacchio cià sta deficiente che non mi saluta?

Glielo chiedo deciso, scusa Lessandra, c’è qualcosa che non va? E lei come se cadesse dalle nuvole tipo cherubino abbattuto a fucilate, nooooo! percheeeeeee!
Le vocali prolungate per accentuare il senso di caduta.
Perché mi pare di percepire nel tono della tua voce un accento sarcastico che solitamente non hai, e che mi fa pensare a una qualche antipatia nei miei confronti, di cui francamente non so spiegarmi l’origine, le rispondo.

Senti vaffanculo tu e il tuo senso dell’umorismo del cazzo

E se ne va. Lorenzo ci resta così, Pino non ne parliamo, ha la mandibola già in terra e c’è uno che ci sta camminando sopra senza accorgersi. Io sono stupito del mio più il loro, tanto stupito che devo farmi prestare un po’ dello spazio dove di solito ci si mette lo stupore perché il mio l’ho riempito.

Ma che risposta è? Senza una virgola, senza un punto alla fine, e poi messa così, in mezzo alla riga. Già che c’era poteva rispondere in grassetto, così se ne accorgevano anche quelli sul palco che stavano accordando gli strumenti.

Dovrò indagare, la cosa mi inquieta.