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le pablog au cinéma: Macbeth

Questa cosa delle barbe me la dovete spiegare.

Perché fino a ieri un uomo con la barba lunga era considerato alla stregua di un mugik afgano o, al limite, di un pastore amish, insomma, due categorie non propriamente appetibili per l’immaginario femminile, e all’improvviso lo stesso individuo vi scatena un arrunchio da groupies?

Perché proprio adesso che mi sono comprato i pantaloni da punk rocker e il mio sex appeal è passato da zero a centotrenta voi avete deciso che va di moda l’eremita squilibrato innamorato della propria pecora, annullando le mie possibilità di rimorchio?

Mi sono posto queste domande alla fine di Macbeth, quando si sono accese le luci in sala e tutte le donne presenti stavano sbavando con gli occhi a girandola.

forse dovrei andare in giro anch’io con le righe in faccia

Cioè, io e Muffin avevamo lo stesso sguardo, ma per ragioni diverse dall’ormone, nonostante la presenza di Marion Cotillard facesse supporre il contrario: intanto la presenza di Magneto sullo schermo, che non può lasciare indifferenti gli appassionati del cattivone col pitale in testa. È curioso il legame fra il thane di Glamis e i mutanti: Fassbender è il quarto attore ad aver interpretato sia Macbeth che un personaggio della saga degli X Men, dopo i due Professori X e l’altro Magneto.

Al di là del protagonista, Macbeth è un filmone, ha una regia impeccabile e il direttore della fotografia è quel signore che ci ha regalato True Detective, non so se avete presente, sarebbe quella serie tv dove il protagonista senza barba faceva muggire le donne che stavano con voi sul divano. No, mi spiace, non era il vostro deodorante.

Ma perché le bambine che compaiono dal nulla nella nebbia insieme a tre streghe devono risultare sempre così inquietanti, mannaggia a loro?

La colonna sonora rientra nella categoria “colonne sonore di film successivi a Inception”, ci sono diverse variazioni, ma il tema principale è quasi sempre POOOOOHHHH. Qui lo fanno dei violini, ma l’idea è quella, e comunque funziona. O forse è la gratitudine di non avere utilizzato delle maledette cornamuse, benché la storia sia ambientata in Scozia.

La storia è ambientata in Scozia, ed è quella raccontata nella tragedia di Shakespeare, con le tre streghe che predicono il futuro al
nobile Macbeth e lui il destino se lo crea da solo come pare che alla fine facciamo tutti, alla faccia di Rob Brezny.

Anche i dialoghi sono gli stessi della tragedia, quindi se vi piacciono i film con le frasi a effetto tipo “Nessuno mette Baby in un angolo” forse dovreste vedere qualcos’altro.

Visivamente il film deve molto a certe pellicole giapponesi, prima di tutto Kurosawa. Questa parte l’ho letta, io di Kurosawa ho visto solo un film con Richard Gere tanti anni fa al cinema di Ronco, e per una svista le bobine erano state proiettate invertite. Non so se vedere prima il secondo tempo del primo sia stata la causa della mia avversione verso questo regista, ma da allora mi sono tenuto distante dalle produzioni giapponesi, per sicurezza. Giusto una volta ho provato a forzare il blocco leggendo Kitchen, di Banana Yoshimoto, ma l’edizione di cui entrai in possesso era stata impaginata a rovescio e non ci capii nulla.

È per quello che quando mi proponete un film di Miyazaki vi rispondo che devo andare a trovare mia nonna, anche se è morta dieci anni fa.

Insomma, Macbeth miglior film del 2016, seguito da A Perfect Day. Ma adesso escono i pezzi grossi, la situazione potrebbe cambiare.


le pablog au cinéma: Shame

Image for Le pablog au cinèma: The Book Of Eli hits The Road

Una volta ho visto un film di cui avevo letto una bella recensione e sono andato a cercarlo dal mio spacciatore di film di fiducia, che è uno che siede sulla riva del torrente e aspetta che passi il cadavere del cagacazzi che scaricare i film è reato e se il mercato dell’home video è in crisi è colpa tua.

Era una specie di distopia con Keira Knightley, che è quella tizia finita nello schiacciatore di rifiuti della Morte Nera ma senza un comlink, dove ci sono questi ragazzi che vengono tenuti in un collegio e si capisce subito che c’è qualcosa che non va. La protagonista era una ragazza bionda, capelli lunghi, piuttosto carina, molto semplice, il tipo che potresti incontrare sull’autobus e farci due chiacchiere e poi tre figli.

un film veramente inglese con persone vestite veramente inglese

Qualche tempo dopo ho visto un altro film, leeeentoo, su uno che guida la macchina e bazzica la malavita e ad un certo punto si mette a frequentare la vicina di casa, che è la stessa attrice di prima, la bionda carina, ma non l’ho riconosciuta, si è tagliata i capelli, mi sono limitato a pensare accidenti che carina questa ragazza.

Poi forse non li ha neanche davvero tagliati, li ha infilati nella cofana.

Così sono andato a vedere che altri film aveva fatto, e ho scoperto di averla già vista in altre due pellicole, e di non averla mai riconosciuta, e mi sono recato di nuovo dal mio spacciatore di fiducia per procurarmi un altro suo film, e oggi l’ho visto.

Lei è Carey Mulligan, il film è Shame, adesso ve ne parlo.

C’è questo tizio glaciale, e difatti poi si scopre che era l’androide di Prometheus, che non sta bene, ha un problema, forse dovuto a un’infanzia difficile, forse ha perso i suoi genitori in un campo di concentramento nazista e gli sono usciti i superpoteri magnetici, non si sa, non lo spiega mai, fa solo vedere che ha un problema, e in seguito a quel problema rimorchia donne di continuo e se le tromba. E voi mi direte minchia, vorrei averlo io il suo problema, ma non è così facile, perché quando non rimorchia si arrangia per conto suo, ha la casa piena di riviste porno, il computer di casa e quello del lavoro traboccano di sesso, insomma, esattamente come voi e me, ma con una maggiore facilità nell’abbordaggio.

Un giorno torna a casa e trova Carey Mulligan sotto la doccia. Fine.

– Come fine? Finisce lì?
– No, non finisce lì, ma se tornassi a casa e trovassi la mia attrice preferita tutta nuda sotto la doccia non vorrei sapere come va a finire, chiamerei al lavoro e mi licenzierei e mi farei mantenere tutta la vita da un’attrice famosa che mi piace pure tanto e dedicherei il resto della mia esistenza a farle dimenticare il cantante dei Mumfordenson che oltretutto fanno pure cagare.
– Ma noi vogliamo sapere cosa succede dopo!

Va  bene, allora succede che lei è sua sorella, una di quelle che si cercano, che non hanno una casa, che vivono un po’ come capita, insomma, avete capito a chi mi riferisco, e gli chiede ospitalità, e a lui questa cosa dà fastidio, che di solito quando torna dal lavoro si mette comodo davanti al computer e si tira una raspetta, come fai se c’è tua sorella in casa? E difatti ad un certo punto lei lo becca in bagno. Aggiungi che la sera prima si è portata a letto il capo di lui, un personaggio che ci prova anche coi paracarri e va in bianco nove volte su dieci (ehi ma questo film parla proprio di noi!), non è proprio la famiglia Ingalls.

Siigh

Poi succedono altre cose, nello specifico nessuna troppo importante, ma che danno il tono a tutto il film e se fossi un critico parlerei di spirale di morbosità e malattia e dolore e vabbè, non sono un critico, la faccio breve, tanto volevo solo parlare di Carey Mulligan: il film mi è piaciuto, scorre bene, ha un bel ritmo, nonostante la trama non proprio vivace, e lei mi è piaciuta di più altrove, ma siccome ormai ho deciso di sposarla pianto lì di scrivere e vado a Venezia, che ieri c’era, magari deve ancora ripartire, le faccio sentire una cassetta maxell c90 di Salviamo il Salvabile, che è la trasmissione che conducevo con altri due eroi ai tempi delle radio libere, e quando parte la canzone di Rockie Robbins le infilo la lingua in gola.

Statemi bene.