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scendo


“Scendo subito, perché non posso lasciarmi stritolare dalla routine del lunedìvenerdì, quando mi vado a nascondere dietro l’altro me stesso zozzo e barbuto e maleducato e scostante e infinitamente scoglionato, che aspetta solo di arrivare a casa per spegnersi davanti a qualunque cosa non gli chieda di impegnare le sue scarse facoltà mentali. Devo approfittare di questa parentesi di lucidità e affrontare il mio destino mentre la penna dell’encefalogramma si muove ancora, anche se sono le dueunquarto e in televisione danno Gli Uccelli di Hitchcock, che sarà anche un grande regista, ma come mi fa notare un amico, significa “prurito al cazzo”, e “Gli Uccelli Di Pruritoalcazzo” non fa venire in mente un gran bel thriller, tuttalpiù un mediocre porno, soprattutto quando lo sceriffo dichiara “Una volta mia moglie ha trovato un uccello sul sedile posteriore dell’auto”. Caro sceriffo, chissà quante donne ricordano con piacere esperienze simili..”

Così decidevo di agire nella notte fra sabato e domenica, preoccupato di ciò che avrei potuto trovare in fondo alla scala che si perde nel buio del buco che ho trovato nell’orto, ma irretito dall’enorme fascino che sprigionava. Sono una persona che ha visto il proprio indicatore di preoccupazioni passare di colpo da Defcon 3 a Tuttialmare, non sono più abituato a qualcosa che entra nella mia vita e me la incasina. Il massimo di fastidi che vivo oggi è racchiuso quasi sempre fra le ottoeunquarto di mattina e le cinqueunquarto del pomeriggio, dopodiché è vacanza, ovvio che un’incognita simile sotto casa, senza neanche dover guidare fino a Genova, è una tentazione non da poco.

Poi mi sono alzato presto, il campanaro della chiesa qui di fronte dev’essersi procurato della roba migliore del solito, e in preda a un delirio di onnipotenza ha suonato tutto il repertorio sacro degli ultimi ottant’anni: Il Signore E’ Il Mio Pastore, Laudato Sii, Nella Casa Del Padre, Jesus Is My Life, La Rumba Della Madonna, Altissima Luce, Ho Visto La Madonna Ti Saluta Tanto, Com’è Bello Confessarsi Da Trieste In Giù.

Non potevo stare in casa col Subcomandante che cercava di coprire il suono delle campane con quello delle bestemmie, temevo che un fulmine ci incenerisse seduta stante, così l’ho caricata in macchina e l’ho portata alla Festa Di Maggio a Bosio.
Uno immagina una sagra paesana nel Monferrato come un tripudio di sapori, salami e formaggi e vini a profusione, maiali in mezzo alla strada che ti accolgono grugnendo festosi, l’orchestrina di liscio inseguita da contadini ubriachi armati di forcone, ed è forte il disappunto quando arrivi e ti trovi quattro bancarelle deserte che vendono solo sassi dipinti e fiori secchi. Non c’è niente da mangiare, niente da bere, nessuno che suona, solo questi quattro disperati che ti osservano con la morte negli occhi, perché sono le undici e devono stare lì per tutto il giorno e la sera.
L’unico soddisfatto è il presidente della pro loco, che alla vista di due foresti decreta il successo della manifestazione, e promette che l’anno prossimo farà venire a suonare Prince.

Era meglio se mi infilavo nel buco in giardino.

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cose che si trovano nel giardino di casa

Dietro le continue insistenze del Subcomandante mi sono deciso a vangare un altro pezzetto di terreno, giù nell’orticello. Forse riusciremo a farci stare anche una piantina di basilico, ho pensato.

Dopo un paio di palate il mio attrezzo ha scontrato qualcosa di metallico. I cocci dell’ultimo oggetto che ho frantumato lottando col gatto li ho nascosti più in là, sotto il nocciolo. Vuoi vedere che il vecchio proprietario ha sepolto un baule pieno di monete d’oro ed è morto prima di riprendersele? Immaginando un futuro da multimiliardario ho ripreso a scavare con maggiore lena, e in breve ho dissotterrato una lastra di metallo con un oblò al centro: una botola.

Cosa ci fa una botola nel mio orto? Ci ho scavato tutto intorno, fino a rivelare le pareti di un pozzo che scendeva nel sottosuolo, ben oltre le mie capacità perforatorie. Non c’era che una possibilità per scoprire cosa si nascondesse al suo interno, aprirla.
Come la apri una botola senza maniglie nè serrature? Se nei pressi di casa mia ci fosse un relitto di nave contenente dell’esplosivo potrei pensare di servirmene, ma qui intorno ho solo una drogheria, e il proprietario non vende niente di più pericoloso del latte scaduto.

Consultatomi col Subcomandante decidiamo di non dire niente al padrone di casa, se ci fosse un tesoro non vorremmo certo dividerlo con qualcuno! Non abbiamo intenzione di raccontarlo a chicchessia, sarà il nostro segreto, e questo significa che ce lo apriremo da soli, anche a costo di sfondarlo a testate.
Alla terza il Subcomandante si ritira, ne ha le balle piene. Mi raccomanda di non camminare sulle piantine di pomodoro, sennò è la volta che mi caccia di casa.

Aspetta un attimo, esplosivo non ne ho, ma ho dei calzini sporchi di una settimana di utilizzo intensivo, contengono tanto gas che potrei usarli come dinamite.. Ne prendo un paio dalla cesta della biancheria da lavare, ignorando i commenti della coinquilina sul mio scarso utilizzo della lavatrice, e vado a sotterrarli accanto alla botola, lasciandone fuori solo un’estremità, a cui lego un pezzetto di spago imbevuto d’alcool, a mò di miccia.

Una volta a distanza di sicurezza accendo, e dopo un attimo BADABUUM!!

Ai vicini allarmati dico che dev’essersi rovesciato un camion in autostrada, e tutti corrono a vedere se c’è qualcosa da portarsi via. Guardo giù, e al posto della botola c’è una scala a pioli, che scende nell’oscurità..

Che faccio? Scendo subito o aspetto l’inizio della seconda serie?


guerrilla gardening

Ochei, non parlerò più delle disavventure della Juventus, anche perché, dopo che gli scandali hanno raggiunto anche i giocatori coinvolti nel calcioscommesse, resta soltanto la scoperta che dietro la morte di Gaetano Scirea c’era lo zampino di Bettega.

Non ne parlo ma ci godo.

Parlerò invece delle mie disavventure, che oggi si è capovolto un camion in autostrada, e si è creata una codona chilometrica, che mi ha obbligato a passare dai monti per arrivare a Busalla.
Al ritorno a casa ho trovato il Subcomandante sul piede di guerra.

– Merda! – mi ha gridato.
– Non l’ho rotta io, è stato il gatto! – mi sono subito difeso, credendo si riferisse al suo soprammobile preferito, una testa di Stalin di cristallo che fino a stamattina campeggiava sopra il caminetto. Non l’ho rotta io, davvero, è stato il gatto: lo inseguivo cercando di staccargli la molletta da bucato che gli avevo attaccato alla coda, ed è saltato sulla mensola del caminetto, abbattendo ogni cosa fra soffi e grida.

Evidentemente il Subcomandante non aveva ancora guardato nella buca in giardino dove erano nascoste le prove, perché mi ha chiesto “cos’altro hai rotto?”, alzando ancor di più la voce.

Detta così sembra che ogni giorno io rompa qualcosa, oltre le balle a chi mi sta intorno, ma non è così, un paio di volte si trattava di oggetti in bilico sul tavolo che ho urtato passando.
Che poi sul bordo del tavolo ce li avessi messi io per farmi posto quando mi preparavo un panino è un altro discorso.

Ma questo non c’entra col mio racconto, torniamo a oggi, quando sono tornato a casa e il Subcomandante mi ha gridato “Merda!”, e quando ho capito che non mi stava insultando le ho chiesto “A chi?”.

– All’orto! Merda! Tanta merda! Andiamo a prenderla!

Si riferiva all’orto da concimare, da quando ha deciso di rendersi indipendente dalla verdura capitalista dell’Iper è un continuo viavai di zappe, vanghe, trivelle e irrigatori pneumatici. E’ un mese che mi fa vangare quel quadrato di terra che abbiamo sotto casa, sembrava che volesse piantarci un baobab, poi si è presentata con un paio di piantine rachitiche, ma ciò non è bastato a placare le sue manie di grandezza. Oggi è stata la volta del letame.

Ci siamo caricati in macchina una conca che poteva contenere comodamente le deiezioni di tutti gli elefanti di Moira Orfei, e abbiamo raggiunto la stalla di Ugo, l’asino di famiglia.
Non vi racconto la fase di raccolta, ma dirò che è stata molto accurata, ho selezionato personalmente ogni singolo panino, scartando tutti quelli che non raggiungevano il chilo, avevano un colore pallido e un sapore troppo acquoso.

Al ritorno puzzavamo come il depuratore di Calcutta, ma il Subcomandante era soddisfatto del carico: se lo teneva in mano e lo guardava con occhi amorevoli.
Lo abbiamo scaricato nell’orto e l’abbiamo disperso per tutta l’area coltivabile. Il Subcomandante si è nuovamente montato la testa e ha indossato un completo di lino bianco, da latifondista, con tanto di doppietta a tracolla e sigaro. Io per assecondarla camminavo curvo e cantavo spirituals.

E’ stato allora che ha notato la buca.

– Cos’è quella?
– Quella quale? – ho chiesto terrorizzato.
– Quella buca enorme!
– Aahh queellaa!! Beeeh, potrebbe essere… una buca?
– Lo vedo che è una buca! Chi l’ha fatta? Cosa c’è dentro?
– Non saprei.. uno smottamento del terreno.. mi ha detto il vicino che qui sotto passa una faglia..
– Oddio! El Bastardo! C’è El Bastardo qui dentro! Con dei cocci di cristallo a forma di busto di Stalin!

E’ dalla prontezza di reazione che si riconosce il genio: mi sono gettato sul gatto, l’ho scrollato e gli ho urlato sul muso “Bruttofigliodiungatto! Cos’hai fatto del busto di Stalin? Eh? L’hai rotto e volevi nascondere le prove, vero? Siamo arrivati appena in tempo per coglierti sul fatto!”
Gli scossoni l’hanno risvegliato, ha risposto un “meow” confuso, ma non ha impietosito il Subcomandante, che cieco di rabbia gli è saltato addosso e l’ha infilato nuovamente nella buca.

– Stasera dormirai qui, traditore!
– Da te non ce lo saremmo mai aspettato – ho aggiunto, con un pelo sullo stomaco lungo così.

Domani El Bastardo sarà obbligato a scontare la pena lavorando nell’orto coi ceppi alle zampe, mentre io potrò starmene tutto il giorno in panciolle, a godermi il sole sorseggiando mojito.
E dire che all’inizio ero contrario ai gatti in casa!