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gravity

Esco dal cinema, porto a casa i miei amici e mentre sto facendo retromarcia per rimettermi in strada arriva un Golf nero tutto assettato, che sta per superare la Velocità Smodata, ma prima di finire in Zona Plaid mi si infila nel bagagliaio.
L’urto è tremendo, la macchina gira su sè stessa come priva di peso, cerco di sganciarmi per non essere trascinato via, ma è impossibile, chi ha costruito quelle cinture di sicurezza sapeva il fatto suo.

Dopo un po’ il veicolo si stabilizza in mezzo alla strada, ancora sulle sue ruote. Dallo specchietto riesco a vedere il mondo con le sue luci accese, senza l’ingombro del lunotto posteriore e dei piantoni e della carrozzeria che una volta componeva il retro della mia auto, perché dove una volta c’era il bagagliaio di una Toyota Yaris adesso c’è lo spazio.
Sul sedile accanto al mio George Clooney, vestito da astronauta, sorseggia con la cannuccia una bottiglia di vodka saltata fuori da sotto un sedile, e mi sorride placido: “È bello qui, vero? Sei al sicuro qui dentro, nessuno può farti del male, puoi spegnere la luce e dimenticarti di tutto.. Ma non è il momento di lasciarsi andare, devi scendere e scassargli la faccia a quello stronzo, hai visto come veniva giù? E parlava al cellulare, pure!”.
Scrollo la testa e la visione se ne va, anche se poteva almeno lasciarmi la vodka, che credo di averne bisogno, ma prima è meglio scendere e valutare l’entità dei danni per poter fare rapporto al mio carrozziere.

L’asfalto intorno al relitto della Yaris è disseminato di frammenti, che riflettono la luce dei lampioni ognuno a suo modo: i miei occhi si spostano da un pezzo di paraurti elastico e poroso a una scheggia di luce di posizione, trasparente e appuntita, fino a un rettangolo di alluminio che chissà per cos’era stato disegnato dagli ingegneri che lavorano laggiù, poi il vetro del lunotto posteriore, un altro pezzo di paraurti di cui si indovina la forma, poi un paio di nike rosse, dei jeans di marca ignota stretti sulle caviglie, un giubbotto Paul & Shark nero e la faccia di un tizio con la bocca spalancata e le sopracciglia all’insù che mi sta urlando qualcosa, ma è come se fossi nello spazio, le mie orecchie non percepiscono alcun suono.
Concentrati, Pablo! Concentrati!

“…osacazzofaih! Manommaivistoh! Coglioneh! Lamiamacchinah!!”

Mi volto e c’è George Clooney che mi guarda dal sedile del passeggero del mio catorcio, sereno e pacioccone come se stesse guardando uno dei suoi film in televisione, ma non Syriana, sennò ti saluto la serenità. Alza le spalle come a dire che me l’aveva detto.

“..damiinfacciaquandotiparloh! Coglioneh! Lamiamacchinah!”

Il mio pugno saetta nell’aria come un proiettile e il suo naso esplode senza alcun rumore. Un fiore di sangue e muco sboccia nello spazio fra noi per un istante, poi si disperde in mille direzioni. Il cretino perde la perpetua lotta contro la gravità e va giù senza aggiungere altri improperi.

Buzz Lightyear da Comando Stellare

“E adesso?”, chiedo a George Clooney che continua a sorridere soddisfatto.
“Ah non guardare me”, risponde, “io servo solo ad attirare pubblico al cinema, sennò un film con Sandra Bullock non se lo sarebbe cagato nessuno! Ma se proprio vuoi un consiglio ti direi che adesso devi cercare di tornare a casa sano e salvo.”
“E come? È notte e qui non c’è nessuno! È una zona talmente desolata che avrei più possibilità di incontrare degli esseri umani se fossi in orbita intorno alla Terra!”
“Tut tut, come direbbe Zio Paperone. La vedi quella pensilina laggiù? È la fermata dell’autobus, e se ti sbrighi potresti riuscire a prendere l’ultimo prima di domani mattina.”
“E come ci vado fin laggiù? La macchina è distrutta!”
“A piedi, come sennò?”
“A piedi? Ma quanta vodka hai bevuto? È lontanissimo! Saranno duecento metri! Non ho sufficiente autonomia per arrivare fin là!”
“Ma devi camminare, di che autonomia parli?”
“Del cellulare, testadicazzo! È quasi scarico, non ci arrivo fin laggiù senza cellulare! E se mi perdo? Senza il navigatore del telefono potrei girare a vuoto per l’eternità!”

George Clooney non riesce a capire e mi guarda con gli occhi sgranati, seppure ostenti ancora il suo sorriso beota. Mi indica col braccio teso la pensilina sul marciapiede, mi dice che è impossibile sbagliare traiettoria, basta camminare nella stessa direzione fin là, ma non ne voglio sapere, è troppo pericoloso! So di cosa parlo, una volta una mia amica non ha voluto affidarsi alla tecnologia ed è finita con la macchina in un quartiere malfamato. La mattina dopo c’era rimasto di lei soltanto l’accendisigari.

“Senti Ryan, quell’autobus è la tua unica possibilità di tornare a casa sano e salvo, fai come ti dico e domani mattina sarai a casa tua a Villavecchia e potrai raccontare la storia più pazzesca della tua vita. A proposito, che razza di nome è Ryan?”
“Che ne so, mi chiamo Pablo.”

Le parole di George Clooney mi infondono quel coraggio che mi occorre per abbandonare il relitto al quale sono appeso e tentare la traversata impossibile fino alla fermata dell’autobus. Mi stacco con un sospiro dallo specchietto retrovisore, che cade a terra con un tonfo, e comincio a camminare, dapprima molto lentamente, poi sempre più veloce. Alle mie spalle la voce dell’ex dottor Ross mi grida di sbrigarmi, che l’autobus sta arrivando, poi di rallentare, che sono arrivato, poi mi volto per vedere cos’ha da sbraitare, che non capisco una parola, e di colpo sbatto contro il palo della fermata. Sono arrivato! Ce l’ho fatta! Sono salvo!

Commander Chris Hadfield is not amused.

Allo stremo delle forze sollevo un braccio, e il mezzo arancione si ferma. Mi butto contro la porta, che si apre di colpo facendomi perdere l’equilibrio, ma riesco a rimanere agganciato e metto un piede sul gradino, poi l’altro, poi qualcosa mi trattiene per la giacca, ma cosa cazzo??
È il tizio della golf, la faccia rossa, non vuole lasciarmi partire senza avergli prima compilato il foglio di constatazione amichevole.

Mi stacco dalla maniglia dell’autobus e gli crollo addosso con tutto il mio peso, facendolo finire per terra, poi gli salto sopra e lo uso per darmi una spinta verso la salvezza. Le porte si chiudono un centimetro dietro la mia scarpa. Sono salvo!

Disteso sul pavimento del notturno Borgoratti/Stazione Brignole sento tutta la fatica della mia impresa eroica salirmi per le gambe. I muscoli tremano, non so più trattenere le lacrime, e mi lascio andare in un pianto disperato, ma felice. Ringrazio George Clooney, ovunque sia, gli prometto che guarderò anche Ocean Twelve, nonostante il primo mi abbia fatto veramente cagare.

Poi mi arriva una voce dall’alto, immagino sia Dio, non ho la forza di aprire gli occhi, solo che questa voce mi chiede se sto bene e poi se ho il biglietto, e non ricordo molto del catechismo, ma Dio non ti chiede se hai il biglietto, perciò mi sa che la mia avventura non è ancora terminata, e allora è meglio se tengo gli occhi chiusi e faccio finta di essere morto.


di marinai e balene e sirene (con buona pace dei profeti)

Il nuovo disco di Vinicio Capossela si chiama Marinai, Profeti e Balene, un omaggio alla letteratura di mare, da Omero a Melville, ma c’è anche Celine, che è come incontrare Gargamella in pizzeria, e non è un caso che il tour prenda il via da Genova: il cantautore ha sempre dichiarato il proprio amore verso la città e il teatro Carlo Felice sembra fatto apposta per celebrare la navigazione d’altri tempi, col pubblico seduto sul ponte di una caravella, i suoni che rimbombano dal palco come dentro un secchio, il mal di mare che ti viene se pensi a quanto cazzo hai pagato il biglietto.

Anche il palco è allestito sullo stesso tema, i musicisti sono vestiti da marinai, c’è una prua sul palco (proprio davanti al mio posto, cristodio), il pennone dell’albero maestro fa da sfondo e le ossa della balena si aprono e si chiudono sulla testa di quello strano equipaggio. Il capitano della nave ha il tricorno in testa, è seduto al pianoforte illuminato da una candela, e appena si apre il sipario attacca con le canzoni dell’ultimo disco.

Ecco, Marinai Profeti E Balene non è immediato come Ovunque Proteggi, forse non ne possiede neanche la freschezza, ma non è neanche tetro come Da Solo, e dopo i primi due tre ascolti cominci a sospettare di essere davanti a un prodotto migliore, pieno di riferimenti letterari senza risultare pesante, stratificato come la millefoglie di cipolla, e quando arrivi a sentir suonare le conchiglie, le catene, una sega e il carillon più complicato del mondo il sospetto si tramuta in certezza, quello in copertina col cappello da Napoleone è un genio.

Ma dicevo del concerto, che scorre via come una fregata fra leviatani e sirene. Tutta la prima parte è occupata dalle canzoni nuove, d’altronde è un album doppio, e dai vecchi cappelli di Capossela, cui si aggiunge il tricorno che indossa nelle foto promozionali. Parla col pubblico senza esagerare, presenta il susafonista di altezza variabile, dice due parole sulle canzoni, ma è quasi esclusivamente musica, tanto che quando escono i coristi si limitano a muovere la bocca senza proferire alcun suono, lasciandoci tutti un po’ scossi. Scopriremo poi che c’era un problema fonico.

Solo alla fine della parte “concept” il cantante introduce il gruppo, e scopriamo che dietro le casse che abbiamo di fronte, dietro la prua della barca da cui ogni tanto va a cantare Capossela, ci sono altri due membri dell’orchestra, di cui uno con dei capelli pazzeschi, bianchi e riccioli e sparati in ciuffi che sfidano la gravità.

Comincia la seconda parte, quella dedicata ai “relitti che porta la risacca”. Una versione rallentata di Che Coss’è L’Amor, la sorpresa di Morna, che io e il Subcomandante ci guardiamo a bocca spalancata e poi lei muore di gioia, poi qualche altro pezzo nuovo, poi tutti in piedi per L’Uomo Vivo e Il Ballo Di San Vito, poi Camminante, che non sto neanche a riguardare il Subcom, la raggiungo all’altro mondo con un sorrisone in faccia. Chiude con Le Sirene, che più lo ascolto più credo che sia una perla.

Oggi tutte le mie certezze sulla musica stanno barcollando, non sono più sicuro neanche di chi sia il mio cantante preferito, ho solo voglia di sedermi da qualche parte e mettere su il mio ultimo acquisto. E non ho ancora visto l’altra cosa che mi sono comprato, il dvd del tour precedente, che ho già collocato fra i tre più bei concerti cui abbia mai assistito. Vi saprò dire..


chi uoccia gli uocciàri

Chi vigila sui vigilanti, chi controlla i controllori, chi guarda i guardoni, chi osserva gli osservanti, chi cura i curati?

Domani sarebbe stata una settimana da che sto cercando di scrivere la mia recensione di Watchmen senza arrivare neanche vicino a quel che volevo dire, e la cosa cominciava a frustrarmi.

Per fortuna che esiste Scott Ronson.

 

Chiudo con lo spoiler più divertente del mondo.


Le Pablog au cinéma

pablog au cinema dettaglioKing Kong.

 

Un po’ di tempo fa Nancy era senza compagnia..
No, questa è un’altra storia.
Un altro po’ di tempo fa sono stato solo a casa.
La mia fidanzata era uscita un attimo a comprare i datteri, ma essendo il fruttivendolo locale sprovvisto aveva pensato di cercarli dove era sicura di trovarne, in Nordafrica.
Ne approfittai per finire di vedere un film che avevamo cominciato insieme, King Kong di Peter Jackson. Quella sera là dovevo essere stanco, ero crollato sul divano dopo venti minuti.
Ero certo però che il film meritasse una seconda possibilità, e mi ci dedicai un’altra sera, da solo.
Mezz’ora, e crollai di nuovo. Ma ero certo che il film meritasse una terza possibilità, e la sera successiva lo guardai finire.

La sera stessa mi misi a scrivere una recensione, ma crollai sulla tastiera dopo un quarto d’ora.
Riprovai qualche giorno dopo, ma resistetti un’altra mezz’ora, e oggi, finalmente, ci riprovo e la concludo.

 

Ora posso dire cosa ne penso con cognizione di causa.
E’ una vaccata.
King Kong
Ma cosa è successo a Peter Jackson? Il Signore Di Mordor gli ha prosciugato l’estro? Va bene, su un remake non puoi spaziare più di tanto, devi attenerti alla storia, ma in questo caso non è stata la storia a rompermi le balle, sono stati gli straordinari effetti speciali. Gli attori che dovrebbero interagire con le creature in computer grafica si limitano a sovrapporvisi e fingere di guardarle, col risultato di creare uno scollamento di immagine molto somigliante a quelli della pellicola originale. Allora la ragazza stava seduta su un tronco e osservava la lotta fra il gorilla e un dinosauro proiettata su uno schermo alle sue spalle, ma era il 1933, oggi mi aspetterei qualcosa di più.

Comunque, affinché la mia recensione fosse sufficientemente approfondita, ho chiesto un parere a un esperto di animali feroci, il professor Hans Delbruck, di professione domatore. Trovarlo è stato facile, abita dietro casa mia.

 
Nel frattempo la mia fidanzata è tornata dal Nordafrica, ma i datteri non li ha presi, perché li produceva la Nestlè.

brain
Buonasera professor Hans Delbruck. Vorei chiederle un’opinione riguardo King Kong.
E’ grosso, peloso e incazzato. Se lo incroci è meglio che cambi marciapiede. Non che serva a molto attraversare la strada con un bestione alto più di un palazzo..
Si, ma io volevo sapere qualcosa sul film di Peter Jackson, l’ha visto?
Col lavoro che faccio è obbligatorio tenermi informato su tutto quello che accade nel mondo delle belve feroci. Guardare film sul tema ne è compreso, perciò me li sciroppo tutti, da Tarzan a Quattro Cuccioli Da Salvare.
Accidenti, quello si che è feroce! Un cagnolino abbandonato adotta quattro cuccioli di puma e li protegge dalle insidie della foresta! Da non dormirci la notte..
Infatti non ci ho dormito, ho passato la notte seduto sulla sedia in cucina, a tirare su col naso e piagnucolare per quel povero cagnolino abbandonato. Non dovrebbero girarli dei film così crudi!
Lei fa il domatore nei circhi. Ci parli del suo lavoro.
Tutte le sere mi chiudo in una gabbia, armato solo di una frusta, insieme a quattro leoni, due tigri, cinque coccodrilli, un ragno, sei scorpioni, un’aquila reale e dodici avvocati divorzisti. Li faccio sedere tutti su degli sgabelli, li faccio ballare la quadriglia, li metto uno sulla schiena dell’altro..
E loro lo fanno? Come li convince?domatori for dummies
Per esempio per far saltare gli avvocati divorzisti attraverso il cerchio di fuoco firmo loro una liberatoria che dichiara che in caso di incidente sono da ritenere l’unico responsabile. Se si fanno male io sono rovinato, mi portano via tutto, la casa, la macchina.. Gli avvocati divorzisti sono gli animali più feroci con cui abbia lavorato.
E non ha paura che si facciano male?
Macché, cosa vuole che sia un po’ di fuoco per gente con la pelle dura come loro? E poi alla gente piace, vengono a vederli sperando che ne muoia qualcuno, magari quello che ha difeso la loro ex-moglie e tutti i mesi li obbliga a spendere mezzo stipendio in alimenti.
Come si allena? Esiste una scuola di domatori?
Non esiste alcuna scuola, ma si può imparare quel che occorre per diventare un buon domatore comprando il mio libro, Domatori For Dummies, che spiega tutto sul mestiere più antico del mondo.
Ma il mestiere più antico del mondo è la bagascia!
E come crede che facessero i papponi a farsi consegnare l’incasso della giornata? Il primo protettore prese una frusta e hop, era nato un domatore.

Le Pablog au cinéma

banner cinemaQuesta settimana il Pablog ha visto un film catastrofico, L’Alba Del Giorno Dopo, che vede il ritorno sugli schermi di Dennis Quaid, attore molto bravo con la peculiarità di non essersene mai andato, in realtà ero io che non ho più visto un suo film.


La storia: Un climatologo ex marito di Meg Ryan scopre che il modo migliore di sapere se domani piove è quello di guardare che tempo faceva diecimila anni fa. Va a dire al vice presidente che sta per venire un freddo pazzesco, ma quello se ne sbatte le balle, e il freddo pazzesco arriva lo stesso, lui va a
locandina New York a piedi per salvare suo figlio che voleva provarci con una compagna di scuola ed è rimasto chiuso in biblioteca, il vice presidente diventa presidente e quelli sui tetti dei palazzi gesticolano di andarli a prendere. Praticamente non c’è altro, il resto sono effettoni speciali e un vago senso di inquietudine che la mattina dopo mi ha fatto guardare le nuvole nere in arrivo con occhi diversi.
 
Come in ogni film catastrofico che si rispetti non devono mancare le cazzate, e anche da questo punto di vista la pellicola eccelle. Si va dai cellulari che prendono anche sotto un nubifragio, ai telefoni pubblici che funzionano anche sott’acqua. I grattacieli di Los Angeles vengono fatti letteralmente a fette da una tromba d’aria, ma quelli di New York subiscono l’urto di uno tsunami gigantesco senza battere ciglio. E poi caminetti spenti per secoli che una volta accesi funzionano anche quando la neve è così alta da superare il tetto, gente che muore congelata in dieci secondi, mentre altri riescono ad attraversare a piedi l’intera costa est del paese..
 
Prof. Hans DelbruckQuanto alla possibilità che il clima terrestre subisca un così repentino cambiamento lo abbiamo chiesto al professor Hans Delbruck, laureatosi climatologo presso l’università di Ratisbona e tuttora residente dietro casa mia in cerca di occupazione.
 
 
Professor Delbruck, è possibile che il clima terrestre subisca un calo così drastico da farci vivere una nuova era glaciale in una decina di giorni?
Lo ha visto in un film? Se lo ha visto in un film allora è possibile.
 
Non credo di aver capito.
Non si fa un film su una cosa che non è possibile, perché sennò la gente poi pensa “che stronzata!”. Quando si gira un film ci si documenta, e sulla base di dati reali e incontrovertibili si scrive la storia. Se è uscito un film su una nuova era glaciale che arriva all’improvviso vuol dire che può succedere.
 
Scusi, ma sono stati girati anche film su invasioni extraterrestri.
E allora? Che, non può succedere? Il fatto che gli alieni non siano ancora arrivati a distruggere New York non significa che non arriveranno mai. Pensi a quanto è grande l’universo, il rapporto fra l’universo e il nostro pianeta è molto più ampio di quello fra il nostro pianeta e una formica, ma lei si sentirebbe di escludere che una formica di Genova possa prima o poi incontrarne una che vive in Australia?
 
In particolari condizioni.. forse..
Appunto, in particolari condizioni anche gli extraterrestri potrebbero arrivare a distruggere New York, e se lo ha detto un film prima o poi succederà, stia tranquillo.
 
Ma perché proprio New York? Perché tutti i film catastrofici sono ambientati a New York? Arrivano gli alieni e vanno a New York, arriva Godzilla e va a New York, King Kong, le comete, le cavallette, i tifoni, le inondazioni, i terremoti, i Simpson..
Lei è mai stato a New York?
 
No, mai.tifoni
E ci andrebbe?
 
Certo, dev’essere una città straordinaria!
Vede? Si è risposto da solo.
 
Restiamo sul film. Ammettiamo la possibilità di un’era glaciale lampo, che arriva in una settimana e se ne va in un’altra. Allora l’umanità per sopravvivere ha semplicemente bisogno di una buona scorta di cibi in scatola e maglioni pesanti.
E giochi da tavolo, le ricordo che durante l’era glaciale l’elettricità non ci sarà.
 
Ma nel film i telefoni pubblici continuano a funzionare, uno dei protagonisti fa una chiamata da una stanza sommersa dall’acqua.
A parte la difficoltà a parlare con la bocca piena d’acqua, ma ha idea di cosa significhi mantenere interessante una conversazione per due settimane di fila? Solo le persone più resistenti potrebbero farcela.
 
Mia sorella non avrebbe problemi.
Neanche mia suocera. E’ per quello che ritengo indispensabile dotarsi di giochi da tavolo. Per salvaguardare il futuro dell’umanità. Credo che senza giochi da tavolo il genere umano si ridurrebbe a un pugno di donne logorroiche e ossessionate dalle scarpe.
 
Una prospettiva orribile!
Immagini lo scenario apocalittico di un pianeta intero abitato solo da donne chiacchierone, con tutti quei supermercati abbandonati, miliardi di calzature a disposizione!
 
Tutti i telefoni occupati!
E posteggi pieni di auto parcheggiate storte! File interminabili davanti ai parrucchieri! Riviste di gossip quotate miliardi! Maria De Filippi presidente della Repubblica!
 
 
Lo scenario sconvolgente dipintomi dal professor Delbruck mi toglie il coraggio di proseguire quest’intervista. La pubblico così com’è, senza ritocchi nè tagli, affinché tutta l’umanità possa rendersi conto di dove stiamo andando a finire col nostro comportamento irresponsabile verso la natura. Siamo ancora in tempo per recuperare, ma dobbiamo sbrigarci!

la vendetta dei sith

Questa la dedico alla bella serata di venerdì, a memoria dei posteri, anche se la canzone in sottofondo mi spingerebbe a percorrere ben altri sentieri..

La Vendetta Dei Sith

Il messaggio sul telefono mi sciorina il programma della serata, con un’enfasi che non riesco a condividere: dopo la delusione del primo episodio e il distacco verso il secondo, mi preparo a questo Episodio Tre con la stessa emozione con cui vado a tagliarmi i capelli.
Per La Minaccia Fantasma non è stato così, ricordo come alzavo la testa al capoccione lucido di Darth Vader che sovrastava l’insegna dell’Odeon di Leicester Square, e mi ripetevo “ancora una settimana, dai!”. Poi la sala piena, il ciccione fumettaro dei Simpson seduto accanto che sputazzava popcorn e rideva come un matto, gli sbadigli delle mie aspettative davanti all’odioso cocker spaziale tirato su a corsi di lingue De Agostini dalle pagine mischiate.
Un susseguirsi di pugnalate al mito mi avevano preparato a quest’ultimo episodio, mi sono presentato al bar della stazione con le tasche piene di “I have a bad feeling about this”, ma speravo che ci fosse un limite alle vaccate.
Sia chiaro, è solo un film, non puoi pretendere che ti cambi la vita, ma io Quel Guerre Stellari Là l’ho visto a Natale al cinema di Novi Ligure, in una sala che ora neanche esiste più, e dopo ventotto anni me lo ricordo come se fosse successo un paio d’ore fa. Sono pochi i film che mi si sono annidati in testa con la stessa pertinacia, questo ha pilotato la mia infanzia ed è stato la causa di tutto quello che sono ora. Perché fatico a innamorarmi di una ragazza, se non per la paura inconscia che questa in un futuro non troppo lontano si riveli come mia sorella? Perché ancora oggi ho un rapporto travagliato con mio padre, diffido delle persone che ansimano, tento di spostare gli oggetti con la forza del pensiero, non sopporto proprio questi Jawas, creature disgustose?
Per non parlare del mio primo rapporto sessuale, quando ho sfoderato la spada laser esclamando “Che la Forza sia con me!”.
Insomma, sono uno di quelli che si offendono quando gli si tocca il mito, e venerdì, quando si sono riaccese le luci, ero incazzato, mugugnavo per conto mio in attesa che qualcuno mi desse l’opportunità di sfogarmi.

– Beh, nonostante qualche ingenuità, credo che sia il migliore dei tre – azzarda un amico, che mi fa capire che a casa sua si guarda troppa televisione.
E mi salta il tappo.
– Io credo che sia la porcata più grossa che ho visto in tutta la mia vita – esagero, ma ho bisogno di picchiare forte. E forse non ho neanche esagerato troppo, se uno sconosciuto davanti a me, con lo stesso livore dipinto in volto, alza la mano e replica “mi associo”.
Da dove cominciare a demolire? Dal montaggio con la motosega o dai dialoghi imbarazzanti?

Partiamo da quello che mi è piaciuto, che si fa presto. Ho visto una continuità di stile che mi ha sorpreso, dopo le linee esageratamente futuristiche dell’Episodio I c’è un percorso logico che arriva a fondersi coi mezzi scassati della trilogia classica, le navicelle contengono le linee dei mezzi che seguiranno, è un bel colpo d’occhio.
Ho trovato una regia attenta nelle sequenze di battaglia, come già nell’episodio precedente, ma non ce l’ho l’occhio per questi aspetti tecnici, può essere che mi sbaglio e che Lucas diriga i film come Pezzali scrive le canzoni.

Poi gli aspetti negativi, il montaggio che passa da un duello a un dialogo seguendo la prassi del “tagliamolo sul più bello così prolunghiamo la suspance”, senza rendersi conto che non basta un bisturi per fare un chirurgo, e da due che si menano di colpo ti trovi in un salotto anni 70 però spaziale a guardare gli unici ologrammi seduti della storia del cinema di fantascienza.
E questo sarebbe il meno, Lucas l’ha sempre detto di non essere capace a gestirsi più trame, infatti l’Impero Colpisce Ancora e Il Ritorno Dello Jedi portano la firma di un altro regista.
Ma i dialoghi! La recitazione! Io volevo vedere il terzo episodio di una saga che conta appassionati in tutto il mondo, non Star Wars For Dummies, qui ogni situazione veniva anticipata di un quarto d’ora, sottolineata e ripetuta affinché tutti i lobotomizzati in sala potessero avere ben chiaro in testa chi fosse il cattivo, chi il buono, chi il personaggio bisognoso di uno psicanalista. Perché con tutti gli autori in gamba che ci sono a Hollywood Lucas ha dovuto far scrivere il film allo sceneggiatore dei Teletubbies?
Se l’avesse fatto recitare a dei fustini di detersivo, poi, avrebbe ottenuto maggiore espressività, ochei il belloccio col nome difficile che interpreta Anakin, lui si sa che l’hanno preso solo per l’aspetto, è l’Alan Ford del film, passiamoci sopra, ma Ewan Mc Gregor mi pareva che sapesse recitare, Samuel Jackson son sicuro di averlo visto interpretare un personaggio qualche volta, perfino Natalie Portman ha avuto i suoi novanta minuti di credibilità, perché se li metti davanti a uno schermo blu assumono tutti l’espressione drammatica di Paperoga?

“Devo darti una notizia bellissima”, dice il peperone che un tempo è stato Natalie Portman, “sono incinta”. Il cespo di lattuga che le sta di fronte scuote leggermente le foglie, manifestando il proprio tormento, poi fissa il vuoto, o forse ha solo dimenticato la battuta e cerca il gobbo, chissà.

Poi? Pesco a caso, ce ne sarebbe da riempire più di un post, c’è un droide con la tosse (come se la curerà, con una latta di olio per auto?) che sfodera quattro spade laser. Nel primo episodio Darth Maul ne aveva una doppia, se tanto mi dà tanto arriveremo a un ipotetico Episodio IX dove il nipote di Luke Skywalker combatterà il famigerato Polipo Spaziale Dei Sith e le sue ventiquattro lame di energia; c’è la trasformazione del cancelliere Palpatine in Malvagio Culo Rugoso, per poi tornare a essere, nella trilogia classica, un vecchio con gli occhi rossi e la voce da tabagista; c’è la tanto attesa spiegazione sul perché D3-BO, il droide dorato, non ricordi di essere mai stato su Tatooine (Episodio IV) benché sia stato costruito proprio lì all’inizio dell’Episodio I: “Generale Antilles, le affido questi due droidi, faccia cancellare la memoria del droide protocollare”. Punto.

Grazie George Lucas, a scrivere una storia così ero capace anch’io.