Archivi tag: Rolling Stones

sympathy for the devil

Oggi dal panettiere ho speso 6 euri e 66, e la signora dietro il banco ha commentato “Brrr! Satana!”.
Per tranquillizzarla le ho detto che il mio conto era 659.34 euri più basso del numero della Bestia, e che comunque non credo che il Diavolo mangi le rosette, ma nel caso immagino che sarebbe un ottimo cliente, con tutti i dipendenti che ha ne dovrebbe comprare tantissime.

Uscito di lì ho continuato a ragionare su questa faccenda del Diavolo, e mi sono reso conto che forse lo abbiamo sempre consideriamo una figura negativa a torto, rifacendoci a un’immagine stereotipata di lui che ci tramandiamo da così tanto tempo da averne ormai perso l’origine, ma soprattutto basandoci su racconti messi in giro proprio dai suoi diretti avversari.
Dico, non vi sembra strano? Ci sono due forze uguali ed opposte che si contendono le anime degli esseri umani, e una sola delle due ha stabilito che lei e solo lei è quella che rappresenta il bene, e si è messa a raccontarlo a tutti. Non contenta, ha preso a screditare la forza rivale attribuendole le peggiori carognate che le passassero per la mente. È come se alla vigilia delle elezioni per la poltrona di sindaco solo uno dei due candidati si mettesse a fare campagna elettorale, e tappezzasse la città di manifesti che dicono che il suo avversario è un ladro e un puttaniere. Satana potrebbe addirittura essere la prima vittima di pregiudizi della storia.

Cominciamo dall’inizio e cerchiamo innanzitutto di capire di chi stiamo parlando. Mi scuso coi cattolici più esperti per le eventuali imprecisioni, ma l’ultima volta che ho frequentato catechismo avevo dodici anni e il parroco mi cacciò perché leggevo i fumetti invece di ascoltare la parola del Signore.

Dio è un essere soprannaturale, invisibile e onnipresente. È potentissimo, può generare dal nulla qualunque cosa gli venga in mente, infondere la vita, dare la morte, e sa le cose leggendoti nel pensiero. Sarebbe un supereroe praticamente invincibile, e forse è per questo che nessuno gli ha mai dedicato una serie.

Satana, per la tradizione cristiana, si chiamava inizialmente Lucifero, era l’angelo più bello di tutti e ne era consapevole, tanto che un giorno decise di ribellarsi al suo creatore (Dio) e gli mosse guerra, facendosi aiutare da un terzo delle schiere celesti. Venne sconfitto e precipitò all’inferno, diventando Satana, l’Avversario.
E qui ci sarebbe molto da leggere fra le righe. In pratica in paradiso Dio era il capo e Lucifero un suo dipendente; quando viene licenziato (e bisognerebbe vedere se c’era la giusta causa) se ne va all’inferno, che all’epoca è un posto come un altro, e lo trasforma. Oggi quando pensiamo all’inferno e al paradiso li consideriamo due entità uguali ed opposte, e il merito è tutto del vecchio Satana e delle sue straordinarie capacità manageriali.

Da lì in avanti le cose hanno preso una piega ben precisa: da un lato la cristianità ha lanciato una campagna mistificatoria contro il diavolo, descrivendolo come un essere malvagio e con le corna, zampe caprine e coda, che è un atteggiamento anche infantile, se vogliamo; dall’altro Satana ha portato avanti il suo piano in silenzio, senza proclami e senza una struttura organizzata e penetrante come la chiesa. Ci sarebbe da chiedersi perché non abbia cercato di rispondere agli attacchi almeno sul piano organizzativo, ma non sottovalutiamolo, ha già dimostrato di avere spiccate qualità gestionali, evidentemente ha un piano e non è ancora il momento di comunicarlo. Di certo il tenersi fuori dall’agone mediatico gli conferisce un certo stile.

Adesso immagino che alcuni di voi contesteranno la mia affermazione, ricordandomi che esistono sette religiose che si ispirano al suo nome, e che non sono certo composte di brava gente. È vero, ci sono, ma sono un numero talmente esiguo che possono essere tranquillamente etichettati come dei poveri matti. Voglio chiedervi però di considerare anche i danni inflitti dalla chiesa: se mettessimo su una bilancia il sangue versato in nome del diavolo e quello versato in nome di dio quale peserebbe di più?

Confronti di questo tipo se ne possono fare a decine, e ogni volta ne esce scornata la figura che corna non ha, vogliamo parlare della musica sacra e di quella diabolica? Da un lato canti gregoriani e bravi ragazzi per bene, dall’altra praticamente tutto il rock’n’roll, il jazz e il blues. Voglio dire, preferireste sedervi a un tavolo con Claudio Baglioni e Gigi D’Alessio o con i Led Zeppelin e Miles Davis?

Negli ultimi tempi anche la figura impeccabile della chiesa ha cominciato a mostrare segni di logoramento, i preti pedofili, un papa sempre più mefistofelico (non me ne voglia il diavolo se utilizzo ancora questi aggettivi denigranti, ma è solo per praticità), proibizioni anacronistiche e al di fuori della realtà ci hanno mostrato come il confine che separa i due poteri supremi è sempre più sottile. Dall’altra parte, invece, sempre lo stesso silenzio, che potremmo riassumere in un rassicurante “fai un po’ quel che ti pare”.

Già, il diavolo non ti impone alcun comportamento, non vuole sapere con chi vai a letto e se sei fedele a tuo marito, non ti impegna le domeniche e non vuole il tuo otto per mille. È talmente discreto che potresti credere che non esista. Eppure noi continuiamo ad affidare le nostre anime a quell’altro, che a ben vedere è un incredibile scassacazzi, e solo perché è stato lui a chiedercelo. Ci ha detto di essere buono e noi tutti dietro, ci ha detto che se non facciamo come dice verremo spediti in un posto orrendo in balìa di un essere malvagio, e ci siamo presi paura e gli abbiamo ubbidito. Cazzo, se si fosse candidato a presidente del consiglio lo avremmo addirittura votato, ammaliati dalla promessa di un milione di posti di lavoro e spaventati dal pericolo di cadere nelle mani dei comunisti!

Scegliendo da che parte stare abbiamo messo da parte la nostra razionalità, ci siamo bevuti delle storie senza uno straccio di prova che fossero autentiche e ci abbiamo creduto con una tale intensità da farle diventare dei dogmi, ovvero dei princìpi che vanno accettati come atti di fede. Tommaso D’Aquino nella Summa Theologiae scrive “Se il nostro avversario non crede alla rivelazione divina, non vi è più alcun mezzo di provare gli articoli di fede col ragionamento, ma solo di rispondere alle sue obiezioni – se ne ha – contro la fede”, che credo significhi, in pratica, “fidati e basta”. Il risultato è che tutto quello che sappiamo oggi sul diavolo ce l’ha detto dio.

Credo sia venuto il momento di dire basta a questa campagna denigratoria e di riabilitare il nome del Gran Cornuto, e mi piacerebbe chiudere con un’immagine positiva del Diavolo, ma se cerco su Google “good devil” trovo soltanto foto di elefanti, e non mi pare proprio il caso. Pazienza, farò a meno dell’immagine, quel che conta è che da oggi tutti ci si impegni un po’ di più a ripulire la figura di Satana. Bastano piccoli gesti quotidiani, tipo chiedersi “Ma che Dio succede?”, oppure mostrare il gesto delle corna per sottolineare qualcosa di positivo (come già fanno i rocchettari duri e puri), o far circolare proverbi edulcorati in cui la figura malvagia è rappresentata da qualche altra categoria professionale, magari gli avvocati (a proposito, d’ora in avanti quando volete stare sopra le parti dite che fate l’”avvocato dell’arbitro”): la farina dell’avvocato, il tranviere fa le pentole ma non i coperchi, tua madre non è brutta come la si dipinge e così via.

Annunci

rewind

Già ero.. seccato (esiste un termine più fedele per “disappointed”?) che il post che volevo scrivere se lo fosse preso qualcun altro, e senza neanche la possibilità di lamentarmi, che non puoi protestare quando il tuo pensiero emigra nella testa di chi ti vive accanto, conferma solo che siete molto simili, ma il pezzo che avevo cominciato, e che si intitolava Impressioni di Settembre, è stato inghiottito dalla rete per colpa di un errore di splinder che non sto a spiegare perché non sono un noiosissimo ingegnere. Parlava del perché non scriverò quello che mi gira in testa da giorni, riguardante le bellissime sensazioni che mi riaccendono certe canzoni.
Che tutto è cominciato da quando ho cambiato la musica nel telefono, che me la ascolto in treno, la domenica, mentre vado allo stadio, e poi ancora allo stadio, mentre aspetto il mio socio, anche se lì è più complicato, con tutta la gente che parla chiama grida canta offende Cassano, ci vorrebbero delle casse grosse così.
E’ un peccato che non possiate leggere che i primi due brani di cui avrei parlato se il mio post precedente fosse ancora vivo fossero quelli di cui non avrei potuto parlare perché già recensiti dalla mia fidanzata, perché secondo me, quando passa in cuffia, Last Minute è una perla elettrica, in cui ogni componente, la musica, le parole, l’arrangiamento, la metrica, contribuiscono a farne una delle più belle canzoni italiane degli ultimi anni. E non vedo l’ora di essere seduto nelle prime file del Carlo Felice (in galleria no, che ha un’acustica che fa cagare) per ascoltarla dal vivo.
Poi sarà perché viene subito dopo nella lista di brani, o perché le chitarre producono un suono molto simile, ma ultimamente ogni volta che ascolto quella canzone mi viene da andarmi ad ascoltare Cowgirl in the Sand.
Che io Neil Young l’ho scoperto tardi, durante un rigetto per tutta la musica che avevo in casa, e che conoscevo ormai a memoria. Ricordavo di lui una vecchia ballata, Harvest Moon, uscita in quel 1992 foriero di tante novità, prima fra tutte Mtv Uk, che mi arrivava attraverso le frequenze di Telecittà. Fu una rivoluzione per me, che non avevo mai visto un videoclip intero, e muovevo allora, con molto ritardo, i primi passi nel mondo della musica oltre quelle tre quattro cassette che giravano per casa.
Ecco, la passione per quel canadese anarchico è rimasta in incubazione per più di quindici anni, e adesso sta maturando.

E poi, se volessi scrivere ancora quel post a tema musicale, chiuderei con un brano che mi gira nelle orecchie almeno un paio di volte al giorno, e che sarebbe il titolo di un post che non scriverò probabilmente mai: Sympathy For The Devil.
E di cosa puoi parlare in un pezzo che si intitola così? Di Berlusconi? Di Ming The Merciless? Naah, anche riferendosi al più subdolo dei manigoldi faresti un torto al più elegante, astuto, affascinante dei cattivi, il Grande Cornuto, e di conseguenza anche a questo pezzo, che del personaggio ispiratore mantiene inalterata la classe, che scuote senza eccedere, che trasmette tutta l’energia di quarant’anni fa, esattamente il 6 dicembre 1968, senza mostrare la tela neanche su una nota.

Ecco, mi sarebbe piaciuto scriverlo, un omaggio alla “musica che mi gira intorno”, ma è già mezzanotte passata, e quello che avevo cominciato a scrivere è andato perso.

Pazienza, sarà per un’altra volta.


ciucio inciorno a ce

Alcuni lettori del mio blog hanno ricevuto un mio messaggio sul proprio cellulare, domenica mattina, dove li informavo che avevo cambiato numero, e li invitavo a sostituirlo con l’attuale.

I più fortunati fra loro hanno ricevuto non uno, ma due messaggi, dato che il primo gliel’ho mandato col vecchio numero, attirandomi diverse risposte sarcastiche che non starò a riportare.

E’ successo che il numero che tutti conoscevano lo stavano conoscendo un po’ troppo tutti, e quando dico tutti intendo proprio i miei datori di lavoro, che non ricordano mai quando finisce la mia giornata e mi cercano anche oltre tale orario. Pensavo di risolvere il problema adottando una scheda alter ego, di quelle che contengono due numeri, e tu come niente passi da uno all’altro rendendoti irreperibile quando occorre.

Detto fatto mi sono recato presso Stereoqualcosa, un negozio dall’insegna enorme all’inizio di Novi Ligure, proprio davanti al supermercato, e mi sono fatto spiegare il funzionamento della scheda, ho versato 15 euri e me la sono infilata nel telefono, sotto gli occhi compiacenti della commessa.

Arrivato a casa ho subito realizzato che qualcosa non andava come avrebbe dovuto, quando ricevevo chiamate sul numero nuovo, corrispondente al profilo 2, il telefono mi visualizzava “identità sconosciuta”. Che fosse uno sconosciuto davvero o mia sorella, il mio cellulare non faceva distinzioni, per lui erano tutti sconosciuti, e io dovevo tirare a indovinare chi fosse la voce dall’altra parte.

Ohibò, e a che mi serve un telefono figo che memorizza foto e suonerie per ogni contatto, se poi quando mi chiamano mi appare sempre la faccina grigia dell’estraneo? Qui bisogna armarsi di coraggio e telefonare al 190!!

Ogni volta che devo chiamare il servizio clienti vodafone mi viene da piangere, in genere consumo tutta la batteria prima di digitare il numero corrispondente al servizio richiesto, sorbendomi dalle dieci alle quindici volte la pubblicità alla promozione del momento.

Vabbè, bisogna farlo, non ci sono alternative..

Benvenuto al castomercher di Vodafone! Scopri la nuova Infam Card! Con Infam Card parli e invii messaggi quanto vuoi, e il costo del servizio viene addebitato a un abbonato a caso!
Digita 1 se vuoi comprare subito Infam Card, se vuoi avere informazioni sull’abbonato sfortunato che dovrà pagarti le cazzate che spari per ore e ore ai tuoi amici, se vuoi conoscere questa straordinaria opportunità o se vuoi lasciare un messaggio di scherno alla segreteria telefonica dell’abbonato prescelto;
Digita 2 per informazioni su qualunque altra offerta Vodafone, per sperare di avere assistenza da quei tre poveretti che alle nove di domenica sera sono ancora al lavoro in barba a qualunque carta dei diritti del lavoratore, per scoprire i vantaggi che Vodafone ha tenuto in serbo per te, per tua sorella e per tua zia;
Digita 3 per informazioni su come attivare…

Digito 2 maledicendo la vocina registrata e la sua voce esageratamente allegra, si vede che a lei non hanno venduto un servizio maffo..

Scopri la nuova Infam Card! Con Infam Card parli e invii messaggi quanto vuoi, e il costo del servizio viene addebitato a un abbonato a caso!
Digita 1 se vuoi ascoltare tutte le 750 domande che i nostri clienti hanno posto ai nostri operatori riguardo la nuova Infam Card!
Digita 2 se vuoi ascoltare le tre quattro risposte vaghe e frettolose che i nostri operatori hanno fornito ai clienti prima di chiudere la conversazione simulando un guasto alla linea;
Digita 3 se vuoi mandare a fare in culo Luca Conforti del servizio clienti e tutta l’azienda compresa Meganghei;

La faccio breve, digitando 2, poi 9, poi 3, arrivi a parlare con un operatore, o meglio, arrivi al nastro registrato con la canzoncina dei Rolling Stones che impari subito a detestare, dato che l’attesa varia dagli 8 ai 25 minuti.

Alla fine mi passano Riccardo, cui espongo il problema.
Riccardo è molto gentile, ma di schede sim alter ego ne sa poco più di me, mi consiglia di provare la scheda su un altro telefono e sperare, sennò di richiamare, che chiederà all’ufficio tecnico.

See, richiamare e trovare di nuovo lui al primo tentativo.. Se avessi così tanto culo vincerei al superenalotto e me ne sbatterei le balle di questi problemi.

Riprovo a chiamare dopo avere constatato che la scheda su un altro apparecchio funziona bene. Mi risponde Marco.
Marco ne ha per i coglioni di stare lì la domenica sera alle nove, e si sente. Forse ha una ragazza che lo aspetta a casa, da qualche parte in Lungarno (Marco ha un forte accento fiorentino), forse la ragazza lo ha appena chiamato sul suo cellulare privato che funziona e mostra immediatamente chi c’è dall’altra parte, e gli ha detto che le dispiace ma non lo ama più. Magari non gliel’ha neanche detto a voce, magari gliel’ha scritto via email, e adesso Marco ha una carogna sulla spalla che agita la coda e la sfrega sul pavimento. E di ascoltare me non glene potrebbe fregare di meno, così mi liquida in fretta mostrandomi tutta la propria impazienza: “Swiccia fra un numero ell’altro no? Holla vosce attiva numero no?”, e mi molla lì.

Naturalmente è inutile che gli faccia presente che tale voce sul menù non compare, mi ha già sbattuto il telefono in faccia, lasciandomi a riflettere sull’abilità di sua madre nello swicciare fra un siluro e l’altro.

Il terzo operatore della serata si chiama Andrea, e si capisce subito che è la persona giusta. Intanto mi fa presente che ogni volta che passo da un numero all’altro spendo 19 centesimi, cosa che la signorina del negozio mi aveva allegramente omesso; inoltre mi chiede, ed è il primo, quale telefono sto usando, “perché sa, ci sono telefoni che non sono compatibili con questo tipo di schede”, e guarda un po’, il mio è proprio fra questi. Anche questo avrebbe dovuto dirmelo la signorina del negozio Stereominchia di Novi Ligure proprio davanti al supermercato all’inizio del centro abitato arrivando da Serravalle.
Pare che la signorina di Stereobastardo mi abbia tirato quello che familiarmente è definito un culo, perciò io domani dovrò tornare in quella ridente località, fare le mie ragioni, e invitare la simpatica signorina di Stereoammazzati a prendersi in casa la sua concittadina Erika e a regalarle una collezione di spade giapponesi molto affilate.


I know what I like and I like what I know

Gli Stones che suonano Paint it black, per esempio, o Duke Ellington, che è come passeggiare scalzo su un prato.
What am I here for.
Pietà per gli indecisi e per i codardi, a loro appartiene il futuro, se sapranno liberarsi dei parassiti che rovinano tutta la categoria.
Ti farò male più di un colpo di pistola, è appena quello che ti meriti
Nel 1808 Beethoven è visitato dai fantasmi, scrive un trio divenuto celebre per la tetra parte centrale. Quando la fa ascoltare alla padrona di casa, la contessa Kakamollo, e ai suoi invitati, si ha un momento di imbarazzo: tutti aspettavano un brano salottiero, non questo rodimento interiore.
Chiamato a fornire spiegazioni il compositore risponde “Non rompetemi i coglioni!” e alcuni giorni dopo abbandona l’appartamento.
Diecimila voci nella testa gridano in coro “Meritiamo di più!”, devo fermarmi un attimo, appoggiare i pensieri, ma oggi proprio non si può.
Com’è che non riesci più a volare?
Il ritratto appoggiato al muro mi rivela che dieci anni fa mi avresti schiantato il cuore, ora si cercano i gechi nei vasi buttando un occhio al traffico.
Com’è che non riesci più a volare?
Torna nei negozi l’artista che ha fatto impazzire il mondo con la sua canzone “Venti minuti di fischio ininterrotto”. Ratzinger è tedesco, ma quando lo senti per radio sembra doppiato da Alberto Sordi, “sei uno stupìdo”. Passi davanti a un garage che si è appena chiuso, un paio di secondi in ritardo sul tuo destino, “sei uno stupìdo”.
Il tuo futuro pianificato ha bisogno di una riscrittura, ma forse è la testolina che è da registrare, continui a cercare di sfondare le pareti della gabbia, e non ti rendi conto che hai la chiave in tasca.
Won’t you please save me from myself, I’m not scared of anyone else
Sto in una bolla guardo fuori allungo le mani mi sento sicuro mi sento alieno a questo mondo sto bene sto male. Se cado da qui faccio un bel volo sai che tonfo.
Me, I’m just a lawnmower. You can tell me by the way I walk.