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Hiroshi Shiba ci salverà dal natale

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La prima ondata di feste è passata non senza fatica, che avranno un bel dire i minatori, ma vorrei vederli a trascorrere due giorni di fila in famiglia senza alzarsi da tavola e con un transito ininterrotto di cibo davanti, neanche si fosse sulla Piacenza-Brescia. A natale da mia mamma è stato impegnativo, che anche quando si tiene prepara comunque da mangiare per undici persone minimo e non importa che si sia in quattro o sei, lei ci tiene a non sfigurare, e poi al limite si dà al cane, che oramai somiglia più a un barbapapà che a un.. che razza è poi? Boh, vabbè.

Oltre alla quantità smodata di vettovaglie c’è anche da sostenere gli sbalzi di Adrena Lino, il nano di famiglia, che non vuol mangiare, poi si, poi no, poi vuole andare a giocare con la gru, poi col papà, poi con Carletto, poi torna sulla sedia, poi ha sonno, poi finalmente si caga addosso e sta tranquillo, ma appena lo cambiano interviene la Squadra Speciale Disinfestazioni Nucleari, che ha riscontrato un improvviso aumento di radioattività nella zona che a confronto Chernobyl era un ruttino, e ci evacua.

E’ in situazioni simili che provo invidia per Hiroshi Shiba, il giovane giapponese che quando le cose si fanno difficili si arrotola su sè stesso e dice a Miba di lanciargli i componenti. Lui in un caso del genere farebbe presto, diventerebbe Gigrobodacciaio e con lo stomaco proporzionato a un robottone di quaranta metri ingurgiterebbe tutto il pranzo di natale compresi gli invitati in una botta sola, quindi si alzerebbe da tavola sfondando il soffitto e si congederebbe dicendo “Grazie di tutto, è stato buonissimo, ma ora devo andare a sconfiggere i mostri Haniwa che vogliono radere al suolo Tokyo”.

Passato il pranzo, trovandomi sprovvisto di componenti che mi trasformino in Gigrobodacciaio, mi sbatto sul divano e accendo la tele, cosa che non sono abituato a fare e si vede, resto imbambolato davanti a quelle figurine che si muovono e dicono cazzate, e bisogna che arrivi Marzia a scuotermi dicendo “Va bene rincoglionirsi davanti alla tele, ma almeno non la messa di natale!”

E io che ne so che era la messa di natale, mi incuriosiva quel buffo individuo col cappello a punta che cade di faccia, credevo fosse il festival del circo di Montecarlo.

Per sviare la mia attenzione ci mettiamo a giocare a Catan, che dovrebbe durare un’ora e mezza, ma che con giocatori agguerriti come noi arriva anche a due ore buone.

Finita la partita non ci alziamo neanche, che è quasi ora di cena, e rimangiamo gli avanzi del pranzo, finendo per ingolfarci come bibini, poi ringraziamo, salutiamo, e ciondoliamo verso casa come personaggi di un quadro di Botero.

Potrebbe essere finita, ma non è così, perché a Santo Stefano si replica, con la differenza che c’è più gente a mangiare, ci sono ancora più portate, perché la mamma di Marzia ha saputo della ricchezza di portate della consuocera e ci tiene a non sfigurare neanche lei. È una specie di battaglia a distanza nella quale noi ci troviamo come crocerossini fra due trincee nemiche che invece dei proiettili si sparano bolliti misti.

Dopo il pranzo gargantuesco arriva il dolce, e dopo il dolce l’amaro, che essendo terminato viene sostituito dalla cugina di Marzia col fidanzato, che schivano per un pelo una meringata alla crema chantilly che sarebbe stato un delitto non mangiarne almeno mezza.

E una volta archiviata la pratica alimentare vorrai mica rinunciare a una massacrante partita a Catan, che quest’anno pare essere diventato il Gioco Supremo? In questo caso gioca anche la sorella di Marzia, che è un po’ come giocare vicino a un buco nero, ogni volta che tocca a lei il tempo si dilata e la materia viene inghiottita da un nulla vorticoso. Avviene così che una partita che generalmente dovrebbe durare un’ora e mezza si prolunghi fino al parossismo, e finiamo per far vincere la cugina Francesca più per sfinimento che per reale competizione. Torniamo a casa che ho un gran bisogno di disintossicarmi a brodino e morra cinese.

Ecco come ho trascorso le mie vacanze di natale, con l’incubo di un san silvestro a tema gastroludico all’orizzonte. Speriamo solo di dimenticarci Catan a casa, o di ritrovare il numero di cellulare di Miba.


uh uh peinis soclos tuplesgiur

Ovvero, come ricevere nell’arco di due ore il bello e il brutto da questa vita porcabbastarda. Dove poi il bello, se andiamo a vedere, non è neanche così bello come lo si dipinge; che uno potrebbe dire vabbè, dai, hai vinto un dvd solo spedendo un messaggio, e grazie, ma il dvd è quello di Hulk, a momenti vale di più il messaggio che ho spedito per partecipare! Ma l’ho vinto, non mi lamento, mi arriverà a casa e potrò metterlo nello scaffale e prestarlo alla sorella di Marzia che non me lo restituirà più (stasera salto pasto, pazienza).
Due ore dopo la mia definitiva consacrazione a campione dei radioquiz, eccomi steso sul lettino del dentista, pronto a farmi estrarre il dente del giudizio. Ci sono già passato due volte, è una passeggiata, e infatti scherzo con l’assistente ostentando una sicurezza financo eccessiva.
L’ora seguente sono ancora lì, steso, ho la bocca come quella di pacman, il dentista ci si è infilato dentro fino al torace, ha in mano una pinza da elettricista, martello e scalpello, e chiede all’assistente di passargli la fresa. Le ha già tentate tutte, dalla vaselina allo spago legato alla porta, ma il dente è sempre lì. Ora sta indossando un paio di guanti di gomma e mi chiede di voltarmi, cercherà di estrarlo dal di sotto.
Alla fine dell’interminabile seduta mi sento come se mi avessero buttato giù da un aereo, mi trascino fino alla macchina e vado a cercare una farmacia, dice il dentista che l’indomani soffrirò come una bestia, non mi sentirò più mezza faccia, dovrò nutrirmi con una cannuccia per i prossimi sei mesi, avrò il viso talmente gonfio da essere scambiato per Storace. “Ma ti sto mettendo davanti solo le possibilità peggiori”, mi dice alla fine, “potresti anche morire stanotte e non sentire assolutamente niente”.